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martedì 20 maggio 2008

Pensiero del giorno... Architettura e sogni

Avete presente la teoria freudiana relativa al Es, Io e Super-Io? Riassumo in breve: ogni uomo ha una rappresentazione mentale di se che si chiama IO. Questo è il prodotto dell'ES, ovvero l'inconscio, la nostra vera essenza, filtrata dal Super-Io, meccanismo censore che ci limita e ci frena. Quando si dorme il Super-Io si disattiva e l'Es prende il sopravvento su tutto. Emergono le nostre follie, le nostre perversioni, le nostre paure e una serie infinita di cosette che tentiamo opportunamente di occultare allo sguardo estraneo. L'architettura dei nostri sogni non è soltanto un'ambizione o un modello che più o meno coscientemente accettiamo o usiamo, ma qualcosa che permanentemente risiede in noi e va al di là di qualsiasi stile architettonico, convinzione, teoria o critica contemporanea. E' un idea, un idea perversa di cui siamo gli unici autori e gli unici fruitori. E' un architettura immateriale che paradossalmente viviamo con gli stessi strumenti delle architetture fatte in mattoni duri e freddi: impulsi elettrici che giungono al cervello. Potremmo dire che sognare un'architettura è qualcosa di più che visitarla.
La casa nei sogni difficilmente coincide con "la casa dei sogni" che ha il "difetto" di rispondere alle molteplici necessità-esigenze che la vita ci impone. Qualcuno usa l'espressione casa onirica o meglio ancora case oniriche, considerandone le poliformi percezioni.
Ultimamente mi è capitato di vedere un film parecchio interessante da questo punto di vista: Mulholland Drive del regista David Lynch . Alla maggior parte di voi non dirà nulla questo titolo, ma credo che sia uno di quei pochi lavori cinematografici che danno una lettura assolutamente particolare dell'architettura. Non ho alcuna intenzione di rovinarvi lo spettacolo; posso solo anticiparvi che il film è di difficilissima comprensione, tanto è vero che il regista, pur non fornendo l'interpretazione originale, suggerisce dieci elementi da attenzionare per capirlo fino in fondo. Qui potrete trovare l'interpretazione più largamente condivisa. Questa ambiguità di significati suggerita dal film dovrebbe farci riflettere sul rapporto che la materia architettonica ha con la propria essenza, scolastica distinzione tra significante e significato. Se ad un segno linguistico o matematico corrisponde un idea ben precisa o condivisa, al gesto architettonico corrispondono una molteplicità di pensieri, suggestioni, riferimenti, condizionamenti non sempre leggibili, proprio come accade per l'interpretazione dei sogni. Parliamo di una molteplicità di soluzioni corrette e attendibili, non certo nate da scienze esatte, ma contaminate da un indicibile quantità di variabili. Questo è il sogno, questa è l'architettura.

Voglio darvi qualche flash del film:

1 - una ragazza che guarda esterrefatta un soffitto che non viene mai inquadrato
2 - la casa dei sogni americana
3 - la stanza del boss più pauroso di tutti i tempi
4 - una strada di periferia ventosa, scura e tetra
5 - le megalopoli di notte, le luci delle auto, i fari della polizia (vedi foto sopra)
6 - una luce per ogni situazione


Vi ho convinto a vedere il film?? lo avete già messo in download su emule?? bene... vi regalo uno spezzone troppo interessante... guardatelo tutto e con attenzione!!!

venerdì 2 maggio 2008

Pensiero del giorno... La mia Catania

E' sempre difficile parlare delle cose che ci appartengono, che ci appartengono in senso lato, come i nostri genitori, la nostra casa, i nostri amici, la nostra città.
La sociologia urbana ha coniato un termine che ben descrive il mio rapporto con Catania: sono un City-User, ovvero un individuo che va in città solo per fruire di alcuni servizi, una piattola insomma. E come parassita, il più delle volte, si viene trattati, altro che city-users portatori di moneta. L'alienazione che vivono la maggior parte dei lavoratori, soprattutto i conduttori di autobus, fa si che non riescano a comprendano che il loro posto fisso è frutto solo ed unicamente degli abbonamenti comprati da persone come me. Se gli si chiede una qualche informazione rischiate un mega cazziatone con tanto d'insulti: non si ammette ignoranza. Questo è il primo ricordo che ho, di quando poco più che 12enne mi avventurai da solo nella selva di Catania. E ho come l'impressione che questa sia anche la prima visione di molti visitatori e turisti.
Scesi dall'autobus si è semplicemente disorientati, nauseati da un paesaggio mai uguale a se stesso, un insieme di visioni, belle e brutte, che satura la mente ed è impossibile pensare. Benché dovrei essere assolutamente assuefatto al panorama che mi si presenta ogni giorno, non posso non stupirmi di quello che vedo, la commistione di generi e forme, la sovrapposizione di ruoli e luoghi, la compenetrazione di usi ed'usanze, un circo a cielo aperto insomma. Esempio? Piazza Duomo con la cattedrale, il municipio, il liotru (l'elefante simbolo di ct) il tutto in stile tardo barocco altamente rappresentativo e accanto cosa vi si trova? la pescheria, il mercato storico che sembra una bolgia dantesca dove vengono messi in bella mostra i cadaveri di qualsiasi animale, ai limiti della commestibilita: mezzi suini appesi per un piede, filetto di cavallo, teneri agnelli scuoiati, lumache in cesti di vimini, teste di tonno, vongole vive che schizzano acqua sui passanti. Se siete fortunati potrete vedere i calderoni con il Sangeli, ovvero una porcheria d'altri tempi: budella di chissà quale animale ripiene di frattaglie tritate e miste a sangue. Da una parte chi serve e dall'altra chi mangia i comodi bocconcini rosastri, una sorta di mcdonald medievale. A meno di 50 metri qualcuno celebra il matrimonio in pompa magna, si confessa, prega... altri cento metri e ci si trova nel vecchio cuore del sapere Catanese, Piazza Università. Fino a pochi anni fa era parcheggio di autobus, oggi è l'orgoglio dei Catanesi, ma solo di coloro che hanno apprezzato il restauro effettuato in pieno stile Barocco anti-contemporaneo. Da li si prosegue per via Etnea, il vero centro rappresentativo della città, compromesso ad ogni incrocio da una selvatica circolazione su ruote. A pensarci bene, ciò che appesta la vita cittadina, sono i trasporti e la viabilità in generale. Il problema più evidente è il traffico, ma questo credo che sia endemico di molte città italiane. E neanche i mega interventi operati sulla circonvallazione sono giovati a nulla: hanno sostituito i semafori con delle rotonde sottodimensionate e così i problemi sono aumentati. Ma quello che non accetterò mai è che la linea ferrata e la stazione abbiano compromesso gran parte del water front cittadino. Se non altro questo è servito ad avere la fermata della metropolitana più bella d'Italia: è direttamente sul mare, su una splendida scogliera. Peccato che la metropolitana servi una tratta assolutamente inutile e assurda, che ha il suo unico motivo di esistere nelle probabili e future espansioni.
Mi accorgo che in periodo di vacanza Catania si svuota particolarmente: tutti gli studenti universitari fuorisede tornano a casa. Sono city-user come me, un capitale economico che dà vita a tutta la città, capitale ignorato o sottovalutato soprattutto dal punto di vista umano e sociale. E'grazie alla presenza dei giovani, infatti, che Catania è un bel posto in cui stare. Non mi riferisco certo ai quei ragazzi che si scannano negli stadi, ma a tutti quelli che hanno voglia di fare, imparare, condividere, insomma, tutti quei ragazzi che mi hanno cresciuto, io che ero un piccolo e povero ragazzotto di provincia.

giovedì 24 aprile 2008

Pensiero del giorno... Le città che cambiano

Non appena l'uomo si convinse di avere il controllo su tutto il creato, dovette fare un passo indietro: la natura ribadisce la propria supremazia anche nelle città, dove sembrava essere stata definitivamente addomesticata. Racchiusa in un'aiuola; al guinzaglio di qualche passante; su una bancarella del mercato; sui vetri di un'auto in corsa. Poi arriva il punto di rottura: una natura che si ribella e sfugge al controllo dell'uomo in una maniera assolutamente imprevedibile. Oggi tuttociò ha un nome: punteruolo rosso delle palme, uno scarafaggetto per intenderci. Sto strano animaletto ha avuto la brillante idea di trasfrirsi dalla vicina Africa in Sicilia e quindi in gran parte d'Italia. Quì ha trovato delle succose palme che da qualche secolo caratterizzano il landscape dell'isola. Alberi che un tempo segnavano l'ingresso alle proprietà terriere; oggì si trovano soprattutto sui Waterfront a cui donano un tocco di Californietà mediterraneissima. Scuasate, donavano... già, perchè il simpaticissimo insetto si nutre del loro midollo, vi deposita le uova, le uccide ed infine si trasferisce su nuove piante, generalmente in estate. L'emergenza a Palermo è già scattata da qualche anno, a Catania invece ha avuto il suo esploit quest'anno dove i cadaveri legnosi si contano incessantemente. Ma la natura non si è limitata a creare questo killer botanico, questo killer selettivo (colpisce solo le palme, solo gli esemplari adulti e quindi di un certo valore), gli ha pure donato l'immortalità. Infatti, al momento non esiste un insetticida in grado di sterminare questo strano flagello. L'unica soluzione è quella di abbattere le piante infettate, e in generale anche quelle vicine, per poi incenerirle prima che i nuovi nati spicchino il volo. Le piazze si trasformano in cimiteri di alberi dove le lapidi sono sotrituite dai tronchi segati.
Sapete, in passato molte popolazioni piutosto che farsi conquistare e schiavizzare preferivano togliersi la vita e ho come l'impressione che la natura abbia deciso di fare lo stesso: piuttosto che essere sottomessa ha deciso di suicidarsi...

Mappa concettuale sul punteruolo rosso

martedì 22 aprile 2008

Pensiero del giorno... Architettura per Architetti


E' un concetto che si esprime con tre parole, "architettura per architetti", eppure mette tanta di quella carne al fuoco che ci si potrebbero scrivere interi libri.Vi è mai capitato di sentire una fitta allo stomaco in seguito alla visione di qualche opera che apprezzate particolarmente? e vi è pure capito di notare che ciò che voi considerate come un miracolo di scienza e tecnica, venga etichettato dagli altri (i non-architetti) come una abominio a sfregio di chissà quale bellissima città? Ecco, allora capite esattamente qual'è il significato delle tre paroline.
Questa è una malattia endemica di ogni disciplina: prima o poi i professionisti tagliano ogni rapporto con gli utenti creando una sorta di lobby autosufficiente. L'architettura non poteva esserne immune. Ragionando in questo senso potremmo fare una rilettura di tutte l'architettura dell'ultimo secolo: siamo passati dai grandi maestri, la cui popolarità era direttamente proporzionale all'impatto che avevano sul mondo reale, agli archistar osannati dagli addetti ai lavori e ignorati dal resto dell'umanità. Realizzare le opere progettate, diventa quasi un optional che nulla toglie all'importanza e al prestigio di questi guru. Dopotutto, nell'era contemporanea, si cercano incessantemente dei riferimenti che vadano oltre la materialità, ma si fondino sulle idee, i concetti (non potrebbe essere altrimenti, se si pensa che solo la Cina ogni anno sforna 2 milioni di ingegneri, bruti della tecnica che perdono la competizione sul piano intellettuale). Lo scarto che passa tra il fisico e lo spirituale dell'architettura si paga in comprensibilità da parte degli utenti finali, fino a giungere all'architettura per gli architetti (e basta). E' un fenomeno contenuto al momento, ma ho l'impressione che avanzi inesorabile...

giovedì 17 aprile 2008

Pensiero del giorno... Danza e architettura

Solita storia: il prof di architettura e composizione II continua ad improvvisare incontri con persone che lui ritiene utili alla nostra formazione. L'unico problema è che fa delle lezioni propedeutiche che la maggior parte delle volte sono più interessanti degli incontri stessi. Questa volta dovevamo incontrare un tizio che si occupava di danza contemporanea e quindi ci ha riempito la testa con tutte le nozioni che conosceva sul movimento, l'attrito, il tempo architettonico ecc. Tutto interessantissimo.

Andiamo all'incontro, in un piccolo teatro nel pieno centro di Catania . Incontriamo il tizio, che qui chiameremo "l'innominato" (per il semplice motivo che non conosco il suo nome). Ci fa togliere le scarpe e ci sbatte a terra in una piccola stanzetta in pieno stile "amici" di Maria De Filippi... tutti attorno a lui che stava in un angolo della stanza. Sembrava la parodia su un maestro di danza. L'innominato era esattamente come si può immaginare un ballerino avanti con gli anni: magro, rasato brizzolato, informale (cioè senza forma) dalla visibile gestualità, uno di quei tipi che non prepara il discorso della lezione perchè spera di innescare un dialogo con gli alunni... Per intenderci, è come se per fare una lezione di architettura a dei ballerini io gli facessi indossare un elmetto antinfortunistica giallo e li facessi sedere davanti un tecnigrafo magari con accanto un pc aperto sulla schermata nera di autocad... Troppo parodia...
L'innominato è partito in quarta tentando di affascinarci con la narrazione di tutti gli spettacoli più spettacolari che aveva fatto, come se io facessi vedere ai ballerini le immagini delle costruzioni di Gehry tanto per stupirli. Tra le tante cose, un balletto al buio con dei led appiccicati sul corpo: ho visto il suo orologio e ho immaginato che fosse una di quelle lucine... ed è li che mi sono perso. Sarà stato il dolore per lo stare seduto sul pavimento o gli olezzi floreali delle scarpe dei colleghi, fatto sta che la mia mente si è attivata sulla frequenza dangerus, ovvero quella che si innesca quando mi fanno fare cose che non voglio fare. Piccolo elenco dei miei pensieri in ordine sparso:

1 - Ho cominciato a giocherellare con le pieghe dei miei jeans e per un attimo mi sono sentito Zaha Hadid. Non avevo mai notato che i pantaloni potessero essere buoni strumenti di progettazione.

2 - ho fatto un milione di palloni con la mia mega Big-Bubble. Avevo appena comprato 24 stecche delle dolci e rosa gomme, quindi non mi meravigliavo di domande del tipo: quanto misurano i lati di un cubetto di big-bubble? quante big-bubble occorrono per fare il giro del mondo attorno all'equatore? e attorno i poli? bisognerà considerare la dilatazione termica in entrambi i casi? gli orsi polari le mangiano le gomme? Riuscirò a realizzare una casa di big-bubble? chissà se è mai successo all'innominato di trovarne una sul palco in cui danzava?

3 - Perchè mi sono dovuto togliere le scarpe per entrare in una stanza con il pavimento in striscie di gomma rigonfiate in più punti e unite da nastro adesivo bianco?

4 - il mondo, visto da terra, è completamente diverso. Anche una misera stanzetta sembra immensa. Anche un nanerottolo sembra immenso. Dovrei cominciare a camminare a 4 zampe?

5 - Perchè l'innominato non siede a terra, ma è comodamente posizionato su un gradino?

6 - Perchè l'innominato continua ad arrampicarsi sugli specchi? mi spiego: una ragazza gli chiede quanto sia importante la conoscenza della danza classica per fare danza contemporanea. L'innominato risponde che non è affatto importante allora la ragazza ribatte: e perchè per accedere ai suoi corsi è richiesta la formazione classica?! no comment

7 - é necessario che in tutti i gruppi ci sia lo scemo del villaggio? Un alunno chiede: se non si vede e non si sente esiste ancora la danza? ad una domanda così cazzona non poteva che seguire una risposta altrettanto cazzona: certo che si... mi rendo conto che in architettura questo ragionamento potrebbe avere un senso con la Second Architecture... ma nello specifico la risposta dell'innominato rientrava in un programma di "open mind" forzata.

8 - Dio sta nel dettaglio... è proprio vero. Quando l'innominato si è avvicinato mi sono reso conto che non era granché giovane.

9 - perchè il professore dice fesserie quando si trova con gli altri? esempio: diceva che in architettura il movimento è solo cristallizzato, quando 2 giorni prima esaltava Calatrava e le sue costruzioni mobili.

10 - mi sono accorto di essere una buona misura dello spazio circostante: la distensione delle gambe misura la distanza da chi si trova davanti a me, braccia a 45 gradi per dare sostegno al busto e tenere le mani a debita distanza da chi poterebbe calpestarle ecc.

11 - Perchè i ballerini amano questi ambienti post industriali, visti e rivisitati con la solita retorica del mattone rosso a vista, delle porte in metallo con saldature a vista, delle travi in acciaio sparse quà e la? Perchè l'effetto bunker? sarà fashion

12 - Perchè i ballerini si ricoprono di stracci quando danzano?

13 - l'innominato ha avuto la brillante idea di assegnarci un compito per casa. Tema? la sua lezione. Brutta zucca travestita da ballerino, ma tu lo sai quante cose ha da fare uno studente universitario medio??? Credi che passiamo il nostro tempo a zompettare sull'erba? Come osi darci altro lavoro inutile? non hai già avuto il tuo momento di gloria? bene, vuol dire che gli rigiro questo post (con allegati tutti i vostri abbondantissimi commenti), tanto, per quello che ho capito "tutto è danza" e anche questo allora...

P.S. approfittatene per dire tutto quello che volete ai ballerini

martedì 15 aprile 2008

Pensiero del giorno... Professori 3

Secondo me, hanno preso ispirazione da un mio prof.

Troppo uguale: stesse smorfie, stesso abbigliamento, stessi occhiali, stesse cazzate...

Fabio De Luigi - Ingegner Cane - Pitagora

sabato 5 aprile 2008

Pensiero del giorno... Food Design

"Non si gioca con il cibo!!!"
ecco cosa mi hanno ripetuto per anni i miei genitori... ma con il senno di poi posso dire che si sbagliavano...
Cibo e design oggi si sono incontrati: oggetti belli da vedere e buoni da mangiare. Il cioccolato risulta essere il più versatile: tra gli alimenti è forse quello che meglio si presta ad essere lavorato, scolpito, plasmato, conservato, gustato. Se da un lato vi è l'aspetto puramente ludico dall'altro non mancano le idee puramente funzionali...
Io voto il cioccolato con codice a barre incluso: cioccolatini poco igenici, ma troppo belli . E voi?


Legoloso



Chocode


Ander Kant


conDIVISO: " Perché il gusto non è a moduli: ogni assaggio è diverso dall’altro."

mercoledì 26 marzo 2008

Pensiero del giorno... L'età dei replicanti

Pongo una domanda a tutti gli architetti e ai futuri architetti: in tutta la vostra carriera quante volte crediate che vi verrà commissionato un museo sulle sciagure degli Ebrei?!
Beh Daniel Libeskind è già a quota 3:
1) Contemporary Jewish Museum, San Francisco, California (Under Construction) 2008
2) Danish Jewish Museum, Copenhagen, Denmark 2003
3) Jewish Museum Berlin, Berlin, Germany 1999



E' proprio vero: questa è l'età dei replicanti. L'autoreferenzialità di un architetto può distruggere qualunque sua buona intenzione progettuale. Alla luce delle nuove costruzioni riusciremo a guardare con gli stessi occhi il capolavoro del museo dell'olocausto di Berlino o lo assoceremo ad una produzione seriale che sforna un museo ogni 5 anni?!
Vorrei un attimo distinguere tra il significato e il significante delle opere di Libeskind. Ho pochissimi dubbi sulla validità compositiva e architettonica dei tre musei. Le strutture sono veramente interessanti. Tuttavia credo che la carica emozionale e suggestiva, nonché le idee generatrici siano state fortemente compromesse in queste tre riproposizioni. Non è qualcosa di spiegabile razionalmente, ma voglio ugualmente farvi un esempio. Pensate alla casa sulla cascata di Wright. Bene. Se l'arzillo vecchietto ne avesse fatte altre 3 avremmo gridato al miracolo (architettonicamente parlando)? credo proprio di no... Sono convinto che parte del valore di un architettura risieda nella sua irripetibilità, e se è vero che Wright ormai non potrà più costruire niente su una cascata, Libeskind ha dimostrato di essere tutt'altro che irripetibile: replicabile.
Qualcuno potrebbe controbattere che il mondo dell'arte a partire da Andy Warhol si è orientato alla standardizzazione e alla possibilità di poter riproporre opere sempre più simili tra loro per contenuti e tecniche: con pochi clic tutti riescono a creare il proprio ritratto in quadricromia come quello di Marilyn Monroe. Ma l'architettura è giunta a questa svolta? ci arriverà mai? non saprei... al momento riproporre le proprie idee declinandole all'infinito pare sia assolutamente "cool", vedi Libeskind o Calatrava e i suoi ponti...

Sito ufficiale di Libeskind, sezione progetti:
http://www.daniel-libeskind.com/projects/show-all/

sabato 22 marzo 2008

Pensiero del giorno... Unusual Hotels of the World



Se state progettando le vostre future vacanze non potete non dare un occhiata al sito di Unusual Hotels of the World, ovvero una raccolta degli alberghi più pazzi e trash sparsi per il mondo. Si comincia con le categorie "unusual" e "different" ovvero gallerie d'arte, castelli, baite e palazzi storici adattati per accogliere i turisti fino ad arrivare alla categoria "wow" dove ogni sogno proibito prende forma.
Avete sempre sognato di perdervi su un isola deserta? Magari da bambini desideravate una casa sull'albero? E che ne dite di una nottata trasgressiva in una confortevole prigione? Non preoccupatevi, adesso tutto e possibile!!!
Ammesso che siate disposti a rinnegare ogni cognizione sull'architettura contemporanea ed eventualmente a farvi radiare dall'albo degli architetti, vi consiglio caldamente di passare una nottata al Dog Bark Park Inn, ovvero un hotel a forma di cane ($92/night includes breakfast) diretto da due coniugi pazzoidi-stramboidi che fanno sculture di cani in legno utilizzando la sega elettrica... che romantico... :D

lunedì 17 marzo 2008

Pensiero del giorno... Italia - Olanda, sconfitta annunciata

Il prof di composizione 2 ci faceva notare durante una sua lezione di come alcune scelte progettuali producano effetti totalmente differenti se applicate in contesti differenti. Nello specifico metteva a confronto architetture italiane e olandesi. Il tema era quello dell'edilizia popolare. Negli anni passati architetti di tutto il mondo hanno pensato che si potessero risolvere i problemi e i disagi sociali affidando gli abitanti meno abbienti a strutture molto grandi rispetto il contesto, a volte veri e propri "fuori-scala urbani". Più che tentare di ricostruire un senso di collettività ritrovata si ragionava in termini economici ovvero: uso intensivo del suolo ed economicità delle costruzioni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: le Vele di Napoli (Francesco Di Salvo), il quartiere Zen di Palermo (Vittorio Gregotti), il quartiere Librino di Catania (Kenzo Tange) ecc ecc. E manco a dirlo in Olanda ogni progetto che si è sviluppato in questo senso ha avuto seguito e continua ad averne.
Adesso, nei Paesi Bassi stanno sperimentando (da qualche tempo a dir il vero) qualcosa di geniale ed intellettualmente stimolante per qualunque architetto e/o urbanista: le città senza semafori.
Hans Monderman, architetto-ingegnere scomparso da poco, fu messo a capo di una commissione traffico con il preciso compito di trovare un modello che diminuisse di molto gli incidenti stradali nelle cittadine olandesi. Le sue teorie erano semplicissime e geniali allo stesso tempo. Tutto partiva dalla considerazione che il modello di regole del codice della strada non aveva funzionato fino a quel momento. Evidentemente non si poteva continuare sulla scia della "regolamentazione" bensì su quella della "liberalizzazione": meno cartelli stradali, niente semafori, minori distinzioni tra corsie, piste ciclabili e marciapiedi. Cosa voleva ottenere Monderman? Voleva responsabilizzare i cittadini; fargli capire che nulla è dato per scontato sulle strade; creare un atteggiamento di rispetto verso gli altri, che essi siano pedoni o automobilisti. Risultato? Ci è riuscito. La consapevolezza di guidare in una città deregolamentata ha fatto ridurre gli incidenti, la velocità delle auto, il traffico. La città simbolo di questa sperimentazione è Drachten. Non c'è da stupirsi se il simbolo della città è una rotatoria in centro.
I cittadini hanno bene accolto queste iniziative partecipano attivamente alla ri-appropriazione delle strade. Di recente la popolazione locale ha fatto dipingere una strada di blu con la scritta bianca "Water is Life". Il motivo? Volevano far capire al comune che l'interramento del canale preesistente non era stato affatto gradito. Quanto deve essere bello vivere la propria città in questo modo...
La notizia che mi fa rabbrividire è che simili sperimentazioni verranno fatte pure in Italia: a Bologna pare che ci stia pensando il sindaco Cofferati.
Funzionerà?!? o Finirà o come per i quartieri popolari?!




Altri esempi di "città senza semafori"
Christiansen, Danimarca
Wiltshire, Inghilterra
Bohmte, Germania


Foto di...

venerdì 14 marzo 2008

Errore = Orrore

Pagherei per conoscere il nome di chi ha diretto gli ultimi lavori di adeguamento della stazione ferroviaria Catania-Centrale.
Osservate bene la foto. Notate niente di strano nella pavimentazione? Uno dei percorsi per non-vedenti conduce direttamente davanti un pilastro... ma vi pare normale?! Che vergogna...

mercoledì 12 marzo 2008

Pensiero del giorno... Gioielli

Ho un amico appassionato di gioielli ed oreficeria in generale. Io adoro bracciali in plastica e collane in corda; per lui l'oro potrebbe non essere un materiale abbastanza prezioso e mi rimprovera di non capire nulla in materia, così come io lo rimprovero di non capire nulla d'architettura... :)
Magari i gioiellini di Philippe Tournaire potranno in qualche modo metterci d'accordo. Infatti, questo orafo francese adora realizzare manualmente delle piccole opere d'arte, gioielli per intenderci. Come ogni altro gran artista, informa i suoi progetti con le suggestioni e le visioni avute durante i suoi viaggi, con chiari riferimenti alle architetture incontrate qua e là per il mondo.
Certo che se avesse preso spunto da certe architetture contemporanee questi gioielli oltre ad essere originali sarebbero stati splendidi (e meno ridicoli)... e voi la mettereste mai al dito una "villa toscana"? Dopotutto, non è il sogno di chiunque avere una casa in oro massiccio?!

Villa toscana & Villa Florence




Casa Cinese & Villa in Florida

sabato 8 marzo 2008

Pensiero del giorno... Lenny Kravitz

Per augurare a tutte le nostre lettrici una buona "Festa delle Donne" oggi parliamo di un signore che ha fatto perdere la testa a molte (e molti).
Dopo Carla Bruni designer e Brad Pitt committente-attento non poteva mancare una stella del rock tra le nostre pagine: come avrete capito sto parlando di Lenny Kravitz.
Infatti, il noto cantante per placare il proprio estro creativo si è riscoperto designer. Ha fondato il suo studio, il Kravitz Design, ma ci tiene a precisare che non è affatto un presta-nome. Lui disegna davvero.
Una sua opera? Un lampadario per Swarovski dal nome "Casino Royale".
Se la cava anche come designer d'interni: oltre ad aver firmato alcune sue residenze si è occupato del bar "Florida room" dell'hotel Delano di Miami.
Non so voi, ma io lo preferisco cantante...


Mega intervista a Lenny:
http://www.rollingstonemagazine.it/page.php?ID=2588

venerdì 7 marzo 2008

Pensiero del giorno... Civiltà Italiana (?)

Non potevo credere che questo edificio potesse avere rimandi così forti... poi il prof di organizzazione del cantiere ci ha illuminato con la seguente domanda: "sapete a cosa corrisponde il numero di righe e colonne del Palazzo della Civiltà Italiana di Roma? al numero delle lettere del nome di Benito Mussolini... anche lui aveva chi lo glorificava (Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano 1938-1943)"
Questo colosseo quadrato comincia a starmi sul *****! e pensare che un tempo amavo la sua metafisicità...

Foto di...

giovedì 6 marzo 2008

Pensiero del giorno... Posate

E dopo la cucina, la Z.island, non potevano mancare le posate. La serie si chiama "Zaha" proprio come il nome dell'architetto: Zaha Hadid appunto. Che donna egocentrica ...
Questa volta non è stata utilizzata nessuna tecnica o tecnologia d'avanguardia (sono semplici posate in acciaio) privilegiando l'aspetto estetico.
Lo stile è chiaramente il suo. Ergonomiche? non saprei. Pratiche? beh... forse la signora Hadid non ha mai mangiato un piatto di spaghetti (ma evidentemente neanche le minestrine)
Considerando che 5 pezzi costano 250 $ più che mangiarci, le userei come sculture.. e guardate che sembrano belle quando sono tutte vicene... avrà studiato pure il modo di comporle?!

lunedì 3 marzo 2008

Pensiero del giorno... Professori 2


Qualche mese fa, i professori di composizione II hanno disertato la lezione per farci assistere ad una conferenza tenuta da un docente catanese, un certo S. Barbera, che stava per andare in pensione. Questo signore ha rivestito ruoli importanti nella facoltà di Ingegneria di Catania e durante il suo appassionante e appassionato discorso ha ripercorso le tappe della sua vita accademica. Due cose mi sono saltate all'occhio e vorrei analizzarle assieme a voi:

1) Compare la sua firma nel progetto del "nuovo edificio" della facoltà d'ingegneria.
-A detta di tutti i miei professori questa costruzione è l'aberrazione dell'architettura contemporanea in tutti i suoi aspetti.
-Come tutti gli studenti hanno notato, le aule e le sale studio sono completamente al buio, con temperature polari nettamente inferiori a quelle esterne (e posso assicurarvi che in Sicilia il sole non manca). -
-I consumi di questo edificio superano di gran lunga quelli del intero complesso.
-C'è il serio pericolo di perdersi al suo interno: è impossibile sapere dove si andrà a finire imboccando una scala o un altra.
- C'è un tale spreco di materiali di rivestimento da fare paura, considerando che non servono a niente.
- Una consistente parte dell'edificio non è utilizzabile... diciamo che fa da ornamento, ma in realtà non può pregiarsi neanche di questa funzione.
- All'interno, nell'aula magna vengono conferite le lauree: per far capire agli invitati dove devono andare si usano le transenne.
- i commenti dei professori sono stati talmente tanti e abbondanti che non saprei proprio da dove cominciare, ma credo che una breve visita potrebbe illuminarvi.

2) Ha impedito che si realizzasse una sede della facoltà d'ingegneria nel quartiere di Librino di Catania .
Dovete sapere che Librino è un quartiere progettato da Kenzo Tange (spero di potervene parlare meglio in futuro) che aveva la pretesa di trasformare il volto di Catania creando un polo alternativo alla città antica. Oggi Librino è un quartiere dormitorio che non gode di un'ottima fama. Per evitare questa sciagura l'amministrazione catanese aveva obbligato la facoltà di Ingegneria a costruire la sua futura sede in questa zona, così da poter "vitalizzare" il quartiere. Ma Barbera si oppose ed inventò un escamotaget geniale. Propose il progetto di un centro "polifunzionale" che in teoria sarebbe servito a tutte le facoltà della cittadella universitaria, ma nei fatti sarebbe stato ad uso esclusivo degli ingegneri. E così e avvenuto: il centro polifunzionale è stato realizzato all'interno della cittadella degli studi ed oggi è sede di tutti gli organi della facoltà d'ingegneria.

Morale della favola: tra Polifunzionale e Nuovo edificio lo spazio alla cittadella è stato completamente saturato e i parcheggi si sono ridotti sempre più, per non parlare degli spazi verdi che in realtà non esistono affatto. E tutto questo per non trasferirsi a Librino...

Dovevate vedere come si sbracciavano i professori nell'applaudire Barbera quando ha finito il suo discorso, e quanti elogi!!!... e questi tipi hanno la pretesa di poter essere miei professori?! e poi borbottano: c'è freddo, non si vede, è buio, non si sente ecc

domenica 2 marzo 2008

Pensiero del giorno... Carla Bruni

È una bella donna.
Canta.
Suona.
Sfila.
Sposata con un presidente (e non vi dico chi altri si è scopata).
Su ogni copertina.
In ogni Tg.
In ogni programma tv.
Nelle pubblicità.

In tempi non sospetti...
AD di Maggio 2006: Carla Bruni designer!!!
nooooooooooooooooooo, avrebbe disegnato un'amaca?! (vedi foto)
Spero soltanto che si tratti di un caso di omonimia... Google si rifiuta di rispondere.
La sindrome "Carla Bruni" avanza...

AD di Marzo 2007: Carla Bruni collezionista!!!
o meglio, correggo il tiro: "... la curiosità si riaccende su di lei e, soprattutto sulla sua famiglia, in occasione della vendita all'asta degli arredi provenienti dal castello medievale di Castagneto Po... acquistato dal padre..."
su giornale trovate una sua bella fotografia... impossibile confondersi... è lei!

é la fine...

avete altre segnalazioni?!

giovedì 28 febbraio 2008

Pensiero del giorno... Pietre

E' affascinante osservare le architetture in pietra e pensare alle storie che si celano dietro ogni piccolo sassolino. Storie che neanche immaginiamo a volte. Storie che cambiano il significato di ciò che guardiamo da una vita sempre con gli stessi occhi.
La pietra di cui voglio raccontarvi la storia era una pietra come tante altre. Ne troppo grande ne troppo piccola. Era stata acquistata, come molte altre, per poche soldi da un impresa edile dell'Uganda.
Un giorno, sotto il sole africano che la faceva scricchiolare, la pietra si accorse che stava per morire, probabilmente schiacciata dalle sue sorelle e da quella malta infernale che non l'avrebbe più fatta respirare. In pochi secondi ricordò tutta la sua vita e ne comprese il significato.
Sua madre era una povera donna che lavorava a Kampala (capitale dell'Uganda) come spacca pietre. Di lei si sa veramente poco. Non era più giovanissima, aveva altri figli umani e aveva l'AIDS. Supportata da una associazione di volontari (l'AVSI) lavorava ogni giorno per portare a casa l'equivalente di 0.98 €. La pietra ricordò immediatamente il giorno in cui venne al mondo. Sua madre la tirò fuori dal terreno con grande fatica e soddisfatta la mise nel cesto. Quel giorno sua madre aveva ricevuto la notizia che dall'altra parte del mondo, a New Orleans, l'uragano Katrina aveva combinato parecchi danni. Senza pensarci 2 volte andò dai volontari del campo e gli diede i soldi che aveva con se promettendo di donare anche i guadagni delle settimane seguenti ottenuti con il lavoro di spacca-pietre. Inizialmente i volontari non capirono questo gesto ma la madre gli spiegò che quel denaro serviva per aiutare le vittime americane. Gli fu risposto che sarebbe stata sufficiente una preghiera perchè lei non poteva permettersi di donare i suoi soldi. La donna rispose: "se i miei figli un giorno dovessero avere bisogno d'aiuto, spero che non incontrino nessuno che si metta soltanto a pregare..."
La pietra comprese il senso della sua vita e quando morì andò nel paradiso delle pietre assieme i diamanti più preziosi.

Benchè ci siano tutti i presupposti per chiamarla "favola" vi assicuro che è una storia vera. L'avevo sentita al TG2 per la prima volta e poi ho fatto le mie ricerche su internet. Date un'occhiata quì.

mercoledì 27 febbraio 2008

Pensiero del giorno... Il mastro sellaio

Di seguito riporto un breve brano estratto da, "Parole nel vuoto" di Adolf Loos. Memorizzatelo bene perché lo citerò spesso.

-C'era una volta un mastro sellaio. Era un buon artigiano, molto abile e fabbricava selle che per la loro forma non avevano nulla in comune con le selle dei secoli precedenti... Erano cioè selle moderne. Lui però non lo sapeva. Sapeva soltanto che faceva selle meglio che poteva.
Un bel giorno si diffuse in città un movimento singolare. Fu chiamato Secessione. Esso prescriveva che si producessero soltanto oggetti d'uso moderno. Quando il mastro sellaio ne venne a conoscenza, prese la sua sella migliore e si recò dal capo della Secessione.
Egli disse: signor professore questa è una sella moderna?
Il professor esaminò la sella e tenne all'artigiano un lungo discorso... il risultato però era: no, questa non è una sella moderna.
L'artigiano se ne andò tutto mortificato...
Ma il professore disse: torni domani. Siamo qui apposta per incoraggiare l'artigianato e fecondarlo con idee nuove...
Il giorno successivo il mastro sellaio ritornò. Il professore poté presentargli quarantanove progetti di selle... Il mastro sellaio osservò a lungo i disegni e ai suoi occhi tutto divenne sempre più chiaro. Infine esclamò: "signor professore! Se io mi intendessi così poco di equitazione, di cavalli, di cuoio e di lavorazione, avrei anch'io la sua fantasia".
E vive da allora felice e contento. E fa selle. Moderne? Non lo sa. Selle. -

sabato 23 febbraio 2008

Pensiero del giorno... La mia casa

Ore 00:30 non ho sonno.
Vediamo che c'è in TV.
Un programma che non conosco su rai 3: Doc 3.
Ok, proviamo!
E' un documentario sul Guatemala.
Un vecchietto tagliuzza e sferruzza tra lamiere arrugginite e leghi marci. Ad un certo punto esclama: " Martina, vieni a vedere la tua nuova casa".
Lì per lì mi scappa una sonora risata: quella non era una casa, era... era... non era niente!
Una vecchietta si avvicina sospetta e con l'unico occhio che gli rimane scruta l'ammasso di ferraglia. Improvvisamente s'illumina di uno splendore raro e visibile.
Sussurra: "la mia casa...".
Come a volersi convincere di quello che stava vedendo, ripete: " la mia casa..."
Ringrazia dio per essere stata così fortunata e ammette di non meritare così tanto.
Scoppia in lacrime; prende la mano dell'uomo che l'aveva chiamata e comincia a pregare.
Mi si è stretto il cuore e mi sono amaramente pentito per aver riso.

Ci credete se vi dico che ho una fottuta paura a fare l'architetto?

Foto di...