Petra Dura era un gruppo di studenti universitari in Ingegneria Edile - Architettura dell'Università di Catania che aveva pensato di aprire una finestra sul proprio mondo, sul mondo dell' Architettura e dintorni. Oggi si lavora.
Non ci sono più i Blog di una volta
Venezia - Biennale d'Arte vs Architettura
Finalmente ce l'ho fatta. Ho visitato la mia prima Biennale d'Arte a Venezia.
Ricordo i test d'ammissione all'università, in cui mi si chiedeva quale fosse la "famosa" città della Biennale, ed io che segnavo un bel "Genova" con tanto di vocina che diceva "ma quanto sei ignorante!? in scienze politiche ti finisce". Ad ogni modo, mi classificavo quarto con buona pace di tutti.
Pensiero del giorno... Senza etica
Il BLOG riapre i battenti.
Pensiero del giorno... Ricominciare
"Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttar via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente. La calma è una vigliaccheria dell'anima."Dopo una lunghissima pausa, riprendiamo a ragionare di Architettura su questo blog. Un po' per volta.
Lev Tolstoj
Pensiero del giorno... Chiese
Il cronista intervista un pastore di Atlanta alle prese con la costruzione della propria chiesa:
Stavamo parlando della possibilità di utilizzare gli arredi della vecchia chiesa quando l'architetto dice: "e perché non trasportiamo la vecchia chiesa qui, pietra per pietra?!Genio di uno architetto!!! e ha pure sei zampe!
In poche parole, propone di trasportare una chiesa in stile di inizio novecento, da Buffalo (New York) ad Atlanta (Georgia). Motivo? A Buffalo non ci sono abbastanza fedeli e ad Atlanta serve una chiesa nuova. Così le chiesa si sposta "mossa da grazia divina", proprio come recita il titolo del sito ufficiale movedbygrace.com.
Quindici milioni di euro e la Chiesa di San Gerardo si trasformerà, o meglio, si traslerà nella Chiesa di Maria Nostra Signora.
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 6
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| Lesione su muratura alle Corderie dell'Arsenale, Venezia 2010 - Foto di Carmelo Cesare Schillagi |
"Architecture is a dangerous mixture of power and impotence."
di Rem Koolhaas in S,M,L,XL, 1995
Vedi anche:
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 1
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 2
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 3
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 4
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 5
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 5
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| Studio Zaha Hadid Vienna/ Institute of Architecture/ University of applied arts Vienna Plastici esposti nel padiglione austriaco alla 12a Biennale d'architettura di Venezia |
"L'architettura è una specie di oratoria della potenza per mezzo della forma."
di Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli, 1888
Vedi anche:
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 1
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 2
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 3
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 4
Pensiero del giorno... Sicilia Fashion Village!
Oggi apre il "Sicilia Fashion Village" ad Agira in provincia di Enna.
Oggi l'architettura siciliana ha ricevuto un colpo dal quale difficilmente si risolleverà.
Oggi, ma anche ieri e anche domani.
Sito ufficiale:
www.siciliaoutletvillage.it
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 4
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| Padiglione Macedonia, 12esima biennale di architettura di Venezia - Fotografia di Carmelo Cesare Schillagi |
"L'architettura è l'arte di sprecar spazio."
di Philip Johnson
Come dargli torto. E' il ruolo degli architetti quello di bruciare spazio. E quando questo processo ad alta entropia sarà finito, cosa avremo? Un mucchio denso di non-spazio, esattamente la sensazzione che si prova tra i palazzoni di una qualsiasi città del mondo alle 4 di pomeriggio di una calda giornata estiva...
Vedi anche:
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 1
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 2
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 3
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 3
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| Parco della musica, Roma 1996/2002, Renzo Piano - foto di Carmelo Cesare Schillagi |
“L’architettura è l’arte di dare riparo alle attività dell’uomo: abitare, lavorare, curarsi, insegnare e, naturalmente, stare insieme. E’ quindi anche l’arte di costruire la città ed i suoi spazi, come le strade, le piazze, i ponti, i giardini. E, dentro la città, i luoghi di incontro. Quei luoghi di incontro che danno alla città la sua funzione sociale e culturale. Ma naturalmente non è tutto. Perchè l’architettura è anche una visione del mondo. L’architettura non può che essere umanista, perchè la città con i suoi edifici è un modo di vedere, costruire e cambiare il mondo. E poi l’architettura è struggimento per quella cosa bellissima che è la bellezza. Ma questa è un’altra storia ed è impossibile da raccontare.”
di Renzo Piano, in una conferenza del 2007
Approfondimenti:
- Ascolta la narrazione audio di Renzo Piano "Che cos'è...l'architettura?" oppure guarda il video dell'evento.
- Opere di Piano su Petra Dura.
- Videointervista di Piano su Petra Dura.
Vedi anche:
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 1
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 2
Pensiero del giorno... Creatività e innovazione
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| Ippodromo della Zarzuela, Madrid 1935, di Eduardo Torroja |
"Se essere creativi significa semplicemente farsi notare senza proporre argomenti convincenti, se la creatività non è il frutto di principi affidabili e scrupolosi applicati a nuove problematiche, allora le idee originali, degenerate da false rappresentazioni e da un manierismo inconsistente, passano dal genio alla volontà, pervertendo l'arte in espediente.
L'innovazione da sola non può mai assumere un ruolo strumentale nella promozione dell'artista. Le sue capacità dovrebbero innanzitutto suscitare rispetto e plauso, attirando solo in un secondo tempo l'interesse pubblico sul loro potenziale innovativo."
di Eduardo Torroja, estratto dal libro "Razon y ser de los tipos estructurales"
In tempi di confusione non posso fare a meno di notare che il mondo dell'architettura riscopre i maestri silenziosi del novecento. Da Terragni a Scarpa, da Nervi a Torroja. La strada maestra sembra quella indicata da Thomas Edison che diceva “Il genio è costituito per l’1% dall’ispirazione e per il 99% da sudore”. Parafrasando Tom Wolfe, potremmo dire che il tempo per i patinati "Dei dell'architettura" sembra essere giunto alla fine.
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 2
Estratto dall'editoriale della rivista internazionale di architettura Area, ottobre 2010,
di Marco Casamonti direttore dal 1997, indagato per corruzione in appalti dal 2008.
Evidentemente la sua soluzione all'equazione era proprio sbagliata...
Approfondimenti sul caso Casamonti:
- l'arresto nel 2008 sul sito del corrierefiorentino.corriere.it
- il rinvio a giudizio del 2010 sul sito di libero-news.it
- scritto breve di Luigi Prestinenza Puglisi prestinenza.it
Vedi anche:
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 1
Pensiero del giorno... tutti al mare
Questo è uno di quei post in cui come al solito mi lamenterò. Mi lamenterò per qualcosa che in Italia non va bene, in Sicilia va peggio, mentre nel resto del mondo, guarda un po', va più che bene.Perchè la domanda che si pone sempre più di frequente con la bella stagione è la seguente: ma di chi è la spiaggia, di chi è il mare? Domanda lecita a vedere lo stato dell'arte delle coste italiane al confronto di quelle estere. Non voglio ammorbarvi con questioni sulla legalità e illegalità dell'uso che ne fanno gli stabilimenti balneari a fronte di canoni di concessione irrisori, argomento tra l'altro trattato nell'inchiesta di Report "Di pubblico demanio" che vi consiglio caldamente di vedere. Vorrei concentrare gli sforzi per capire quando gli Italiani hanno deciso di rinunciare alle spiagge "libere". Stiamo parlando del luogo pubblico per eccellenza in ambito naturale/naturalistico, così come le piazze possono esserlo per quello antropizzato. Il parallelismo non si esaurisce con quest'unica osservazione perchè a ben pensare l'uso di spiagge e piazze è del tutto simile: in entrambi i casi si finisce sempre ad utilizzare le attività private che nel primo caso si chiamano lidi, nel secondo caso bar o negozi. Il più delle volte la scelta è tutt'altro che libera. Nella foto potete ammirare il chilometrico lungomare di Mondello (PA) in cui solo una cinquantina di metri (e nella parte peggiore) è destinata al libero accesso. Per le piazze la situazione si complica: spiegatemi cosa dovrebbe fare una persona in quelle che sono considerate a Catania tra le più belle, ovvero piazza duomo e piazza università. Nulla di nulla, quasi peggio dei nonluoghi di Marc Augè. Potrei ribaltare la domanda e chiedere in quale piazza catanese si possa svolgere una qualche forma di aggregazione pubblica o attività che sia, ma voglio evitare di essere preso dal panico.
La rinuncia alla spiaggia è quindi l'ennesima rinuncia ad uno spazio pubblico, che come dimostrato si fonda sulla perdita della cosa pubblica in generale. Compito ben più ingrato sarebbe andare a ritroso nella storia per coglierne i motivi e le fasi della disfatta. Finiremmo per fare i conti con la nascita dei centri commerciali, l'endemica assenza e malgestione del pubblico per finire a disquisire dei nuovissimi e virtuali spazi di aggregazione. Storia vecchia. Ma la globalizzazione dovrebbe far pensare che simili circostanze, dovrebbero produrre effetti simili in tutto il mondo. Inutile dire che non è così.
In mente ho sempre l'accattivante storiella sulla Spagna, che adesso posso completare con il ragionamento sulle spiagge.
Tutto comincia con la fine di Franco (1975). Il caro Francisco durante la sua dittatura aveva passato il tempo ad eliminare qualsiasi miraggio di libertà personale soprattutto quelle che potessero rievocare una qualche identità regionale. La vita pubblica era capillarmente controllata e vigeva un senso di paura permanente. Ma come in tutte le favole che si rispettino, il cattivo muore e lascia il posto ad una fase di prosperità e felicità. Gli Spagnoli rivendicheranno con estremo orgoglio l'appartenenze regionali tanto da produrre estremismi di vario genere: molte zone hanno vocazioni indipendentiste parecchio forti e hanno cominciato a parlare e imporre i propri dialetti in maniera del tutto anacronistica. Un'altra "rivalsa" rispetto al regime di Franco è avvenuto in campo urbanistico con la "riconquista" dello spazio pubblico, di cui prima si poteva fruire limitatamente. Questa volontà è stata magistralmente tradotta in quelle architetture che tutto il mondo ha preso ad ammirare. Un esempio su tutti: Barcellona. Da allora, tutti in Spagna conoscono l'essenza genuina dello spazio pubblico. L'appropriazione delle piazze si esplica in maniera sempre diversa e creativa, ma sono le spiagge (sempre e solo libere!) che danno una chiara visione di come ci si possa appropriare totalmente dello spazio. Pensate al centro del lungomare di Barcellona, il centro della città che dà sul mare. Bene, lì vi troverete una spiaggia nudista, non appartata, non nascosta, semplicemente una spiaggia nudista sotto la luce del sole. Questo vuol dire prendere lo spazio pubblico "a morsi", goderne in pieno, senza se e senza ma.
E in Italia devo pagare per andare a mare... ma voi paghereste per entrare in una piazza?
Pensiero del giorno... estate 2010
Perdonate la lunga ed interminabile pausa estiva, ma quando la bella stagione comincia con il piede sbagliato, lo sappiamo tutti, è difficile recuperare. Così una strategica tappa ad Ibiza ad inizio giugno finisce per compromettere qualsiasi sogno di gloria (accademico) si possa aver fatto. E' inutile dire che i problemi all'università finiscono per condizionare tutto nella nostra vita, blog compreso.Urge un piccolo aggiornamento.
Vi ricordate dell'intestazione del blog?
"Petra Dura è un gruppo di studenti universitari in Ingegneria Edile - Architettura dell'Università di Catania che ha pensato di aprire una finestra sul proprio mondo, sul mondo dell' Architettura e dintorni"
Bene, Serena la solita guasta feste ha avuto la brillante idea di laurearsi a luglio e così quello che un tempo era un allegro gruppo di soli studenti, adesso si avvia ad essere un manipolo di professionisti, disoccupati, ingegneri e/o architetti... una tragedia insomma. Vi terremo aggiornati sulle nostre disgrazie in pieno stile Grande Fratello. Intanto posso dirvi, giusto per infrangere qualche legge sulla privacy, che Maria Luisa ha finito le materie e a me rimane solo Restauro, quindi la tesi e poi l'abisso.
Dimenticavo: Auguri Serena!
Pensate realmente che la fine dell'estate coincida con la fine dei viaggi?! Ma quando mai!
Dal 4 al 9 ottobre un nutrito gruppetto di studenti catanesi, noi compresi, si troverà a Venezia per la Biennale di Architettura. In questi anni, post dopo post, abbiamo avuto l'opportunità di mettere assieme parecchi contatti via web, quale migliore occasione per incontrarsi finalmente dal vivo? Dopotutto il titolo di quest'edizione è "People meet in architecture". Quindi, non esitate a contattarci se vi trovate da quelle parti!
Pensiero del giorno.... Le città invisibili, tra letteratura e architettura
La lettura del romanzo "Le città invisibili" (1972) di Italo Calvino pone una certezza: si tratta di un capolavoro di architettura, ancora prima che di letteratura. Le descrizioni che Marco Polo, il protagonista del saggio, produce delle città visitate sono talmente sovrassature di suggestioni urbanistiche che farebbero rodere i più illustri critici di architettura in quanto ad originalità, pulizia nell'esposizione, pregnanza dei messaggi. Cinquantacinque città descritte in maniera essenziale in appena un centinaio di pagine. L'interlocutore di Marco Polo è l'imperatore cinese Kublai Kan. Egli pende dalle labbra del veneziano per poter finalmente conoscere i luoghi del proprio regno. La "dipendenza" intellettuale che si instaura tra viaggiatore e sovrano è la stessa prodotta tra narratore e lettore. Per quanti ancora non avessero letto il libro, e per rinfrescare la memoria degli altri, propongo un breve passo utile a capire quanto sopra esposto.LE CITTà E I SEGNI. 1.
"L'uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l'occhio si ferma su una cosa, ed è quando l'ha riconosciuta per il segno d'un'altra cosa: un'impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d'acqua, il fiore dell'ibisco la fine dell'inferno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono.
Finalmente il viaggio conduce alla città di tamara. Ci si addentra per vie fitte d'insegne che sporgono dai muri. L'occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose: la tenaglia indica la casa del cavadenti, il boccale la taverna, le alabarde il corpo di guardia, la stadera l'erbivendola. Statue e scudi rappresentano leoni delfini torri stelle: segno che qualcosa - chissà cosa - ha per segno un leone o delfino o torre o stella. Altri segnali avvertono di ciò che in un luogo è proibito - entrare nel vicolo con i carretti, orinare dietro l'edicola, pescare con la canna dal ponte - e di ciò è lecito - abbeverare le zebre, giocare a bocce, bruciare i cadaveri dei parenti. Dalla porta dei templi si vedono le statue degli dei, raffigurati ognuno coi suoi attributi: la cornucopia, la clessidra, la medusa, per cui il fedele può riconoscerli e rivolgere loro le preghiere giuste. Se un edificio non porta nessuna insegna o figura, la sua stessa forma e il posto che occupa nell'ordine della città bastano a indicarne la funzione: la reggia, la prigione, la zecca, la scuola pitagorica, il bordello. Anche le mercanzie che i venditori mettono in mostra sui banchi valgono non per se stesse ma come segni d'altre cose: la benda ricamata per la fronte vuol dire eleganza, la portantina dorata potere, i volumi di Averroè sapienza, il monile per la caviglia voluttà. Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l'uomo esce da Tamara senza averlo saputo. Fuori s'estende la terra vuota fino all'orizzonte, s'apre il cielo dove corrono le nuvole. Nella forma che il caso e il vento dànno alle nuvole l'uomo è già intento a riconoscere figure: un veliero, una mano, un elefante..."
Non vogliamo in alcun modo analizzare i contenuti del testo, ma provare a porre qualche domanda relativa al rapporto tra letteratura e architettura, forti delle convincenti tesi di Paul Ricœur (1913-2005) a proposito dello stretto legame tra Narrativa e Architettura (per approfondimenti leggi qui). Se il filosofo francese si è occupato di mettere in evidenza i rapporti di similitudine intercorrenti tra i segni e i significati tipici dei due "saperi", adesso vorremmo gettare uno sguardo sulla cultura contemporanea e sugli strumenti di analisi e critica che ci vengono messi a disposizione.
Lo spunto di Calvino e de "le città invisibili" pone un urgente quesito:
1 - Come è possibile che uno scrittore, un letterato vecchio stampo, sia riuscito a scrivere una pagina così memorabile sull'Architettura? Forse disponeva di qualche strumento particolare?
A questa domanda non può essere data una risposta definitiva, magari una risposta "invisibile" da ricercare su vasta scala.
Cominciamo con un'analisi sul presente. Pensiamo per un attimo alla preparazione scolastica superiore che la maggiorparte di noi ha ricevuto. Con la maturità concludevamo un percorso che ci permetteva di prendere un qualsiasi testo letterario, dalla poesia alla narrativa, ed eseguire l'analisi grammaticale, l'analisi logica, l'analisi del testo e prime bozze di critica attraverso recensioni, articoli giornalistici fino a giungere al famigerato "saggio breve", ovvero un testo portavoce delle nostre tesi. Un bagaglio culturale di tutto rispetto e comune all'universalità di indirizzi scolastici. Adesso, proviamo a fare lo stesso ragionamento sulle nozioni architettoniche: come si pone uno studente davanti una chiesa, un'abitazione? Con molta probabilità sarà stato "addestrato" a estrapolare informazioni sull'edificio direttamente dalla bibliografia dell'autore. Qualche accenno agli "stili" e alle particolarità. Il gran finale potrebbe essere costituito dall'elencazione di tutte le opere d'arte che contiene, indicazione del tutto ininfluente dal punto di vista architettonico, ma di grande effetto alle interrogazioni.
Si comprende facilmente che L'abisso tra la media preparazione in letteratura e in architettura è insanabile. Bruno Zevi nel suo "Saper vedere l'Architettura" (1948) scrive:
"Ma il San Pietro di Michelangiolo è un opera complessa come la Divina Commedia , e non si comprende perchè si possano impiegare tre anni di studio per analizzare e quindi per godere la Commedia dantesca, e si debba liquidare San Pietro in un veloce accenno fatto durante una lezione sull'architettura del Cinquecento. La sperequazione che esiste tra il tempo dedicato alle arti letterarie e quello impiegato ad illustrare l'architettura non ha nessuna giustificazione critica (ci vuole più tempo a comprendere Sant'Ivo alla Sapienza di Borromini che i Promessi Sposi), ed ha come ultima conseguenza la nostra generale ineducazione spaziale."
Zevi ci dà due informazioni: conferma il problema sull'attegiamento culturale circa la letteratura-architettura e lo sposta indietro negli anni, tanto da indurci a pensare che non si tratti di un impostazione dovuta all'ultima riforma scolastica, bensì di uno dei mali che la contemporaneità ha ereditato dalla modernità. Questo non ci induca a mettere in banale contrapposizione le due materie, non si tratta di una competizione, ma semplicemente di un modo per capire quali temi vengano privilieggiati dalla Cultura dominante. A questo presunto orientamento vadano ad aggiungersi note difficoltà di carattere pratico: se è vero che la letteratura si studia attraverso la letteratura, non possiamo affermare che l'architettura si studi con l'architettura. Sicuramente leggerò la divina commedia, ma non è detto che riuscirò a visitare San Pietro. Nella maggior parte dei casi, l'architettura si studia con la letteratura, una letteratura che va dai manuali alle "storie", dal romanzo alle novelle. Dunque, pare chiara l'indissolubilità di tale rapporto.
Per rispondere in maniera chiusa al quesito precedentemente posto possiamo affermare: si, il letterato ha molti strumenti in più per analizzare il mondo dell'architettura, anche a partire da un'istruzione di base. Calvino ha fatto un'analisi grammaticale della città, verbo per verbo, sotantivo per sostantivo, senza avere la pretesa tutta architettonica di vedere la città nella sua totalità e magari ignorandone le parti.
2 - I letterati e gli architetti analizzano gli stessi argomenti in campo architettonico?
No, la risposta sembra abbastanza chiara.
Per quanti manuali di storia dell'architettura moderna voi possiate leggere, noterete che nessun autore si è preso la briga di riportarvi notizie come quelle che potete trovare su "Maledetti architetti " (1982) di Tom Wolfe, pungente scrittore e giornalista statunitense. Perchè le notizie circa l'odio incondizionato che il buon vecchio Frank L. Wright nutriva per Gropius, Mies e tutti gli "Dei Bianchi" trasferitisi dal Bauhaus agli USA, non sono ininfluenti a priori. E serviva un giornalista per conoscere questa realtà? Conoscere "amici e nemici" degli architetti, ha spesso un peso particolarmente rilevante sul nostro giudizio finale. La critica architettonica comincia ad occuparsi di "gossip" (con non poca riluttanza) solo nel caso in cui la magistratura abbia ravvisato qualcosa di penalmente rilevante. A quel punto si tratta di gossip, ma senza virgolette.
E se da un lato il mondo del giornalismo si concentra sui "fatti" non mancano esempi di studiosi che a vario titolo hanno influenzato pesantemente la teoria sottesa alla critica architettonia: dal succitato Paul Ricoer al filosofo Jacques Derrida, ai "nonluoghi" di Marc Augè. Anche Calvino in un certo senso si è occupato di pura teoria, pura astrazione fino a giungere all'invisibile. Questi campi di indagine sembrano mancare tra i "prodotti" degli architetti: pochi fatti e poca teoria. Parole che ritroviamo dappertutto come "identità", "archistar", "genius loci" sono sintomatiche di tale rinuncia.
Pensiero del giorno... La prossima è casa mia!
"Frana ad Agrigento: sepolte due auto"
Sgomberato un palazzo
"Frana nel Messinese,interrotte strade e ferrovie con Catania"
Chiusa l'autostrada Messina-Catania per frana a Letojanni
"Maltempo: nubifragio a Palermo, crolli e strade allagate"
Automobili sommerse con passeggeri intrappolati e impalcature crollate
"Frane e allagamenti nel messinese"
19 ottobre 2009, 23:37
"Nubifragio a Messina: le vittime salgono a 31"
1.656 gli sfollati, 6 i dispersi e ancora 2 feriti gravi...
Per onor di cronaca ricordo che un simile evento era stato registrato due anni prima ed esattamente il 25 ottobre del 2007. In quell'occasione non vi furono vittime e l'unica testata giornalistica ad occuparsi seriamente del caso fu "Striscia la Notizia" (approfondimenti su wikipedia).
Sul sito www.giampilieri.it trovate il seguente appello datato 2 dicembre 2009:
"Ciao MONDO, ti ricordi di me?!?!
Sapete benissimo cosa mi è successo l’1 Ottobre 2009: figli delle mie madri… figli miei sono morti per colpa dell’uomo che guarda, stanzia e poi non fa nulla o poco…
E allora MESSINA, SICILIA, ITALIA… EUROPA… MONDO ricorda delle promesse fatte e non abbandonare me e i miei figli al nostro destino in balia delle onde!!
I miei figli sopravvissuti hanno ancora forza e voglia di vivere, ma hanno e abbiamo ancora bisogno di una mano!"
14 ottobre 2009, 12:17
"Maltempo: frana costone a Porto Empedocle" (Agrigento)
Coinvolti edifici e auto. Evacuate alcune famiglie
22 ottobre 2009, 16:10
"Maltempo: allerta a Messina, carcere di Enna allagato"
"Messinese: frana, blocco strada e Fs"
Capo d'Orlando sulla Ss 113
24 ottobre 2009, 23:36
"Maltempo: esondato torrente nel Messinese, case allagate"
Evacuate diverse famiglie a Sant'Agata di Militello
14 dicembre 2009, 20:50
"Tromba d'aria nel catanese"
Il mio paese, Motta Sant'Anastasia, è risultato essere il più colpito: tetti scoperchiati, alberi divelti, camion ribaltati. Feriti gravemente 4 militari italiani.
"Frana nell'agrigentino, 20 famiglie evacuate"
Paura a Sciacca in pieno centro storico
19 gennaio 2010, 12:23
"Maltempo: frana a ridosso depuratore nel Messinese"
23 gennaio 2010, 10:22
23 gennaio 2010, 10:32
"Crollo Favara: si aggrava il bilancio, morta altra bimba"
15 febbraio 2010, 16:39
"Maltempo: frana strada nel Catanese"
Un tratto di circa 100 metri tra Misterbianco e San Giovanni Galermo. 10 case evacuate.
15 febbraio 2010, 14:54
"Maltempo: frana montagna a Lipari"
Cede un tratto di 500 metri e 10 abitazioni rimangono isolate
"Maltempo: frane nel messinese ed in Calabria"
Una vastissima frana, causata dal maltempo, si e' abbattuta su San Fratello, paese messinese alle pendici dei monti Nebrodi. Oltre 60 le abitazioni sgomberate. Distrutte diverse case che erano state evacuate...
15 febbraio 2010, 22:49
"Frana nel messinese, paese in fuga"
In Sicilia 2000 evacuati, in Calabria 200. Le frane sono 180 dopo soli due giorni di pioggia.
Colpite pesantemente le province di Enna e Trapani. Interrotti i collegamenti ferroviari tra Gela-Caltanissetta, Palermo-Agrigento, Catania-Agrigento.
...e poi ci sono milioni di piccoli eventi che la cronaca nazionale semplicemente ignora.
Se condite il tutto con il timore per futuri ed imminenti (lo dice la statistica e la storia) terremoti potete immaginare lo stato d'animo di chi scrive e di tutti quei Siciliani che prima vengono inzuppati da acqua e fango, poi impanati nelle svolazzanti ceneri dell'Etna ed infine cotti da qualche ricorrente spruzzo di lava. Per una volta non tirate fuori l'argomento delle case abusive, semmai prendetevela con Greci, Romani, Arabi e Normanni che scelsero quest'angolo di presunto paradiso per spargere il loro seme.
Ma la domanda che mi pongo è sempre lì, limpida e chiara:
la prossima sarà casa mia?
Foto di Pino Schillagi, febbraio 2010, strada di collegamento Motta Sant'anastasia - Paternò (CT)
Pensiero del giorno... Mensole della speranza
Periodo strano l’inizio dell’anno. Finite le feste, con buona pace di tutti, si cominciano a fare progetti e proiezioni per una nuova vita non prima di essersi sbarazzati delle cose “vecchie” o inutili (secondo la “Storia delle cose” di Annie Leonard ben il 99% dei beni finisce nella spazzatura entro 6 mesi dall’acquisto, quindi a rigore non dovremmo parlare di “vecchio”). Comunque sia, si fa pulizia più nella nostra mente che nei fatti. Capita pure di imbattersi in oggetti, appunti, agende o calendari troppo sottolineati che ci fanno ricordare dei piani che avevamo redatto giusto un anno prima e che abbiamo disatteso in ogni suo punto. Nella lista delle cose non fatte un posto d’onore va riservato ai viaggi: sono l’elemento debole della catena, i primi a risentire di crisi economica, influenza suina o bruschi cambiamenti di appelli d’esame (vi ho raccontato del mio esame di geotecnica il 23 dicembre?!). E così il 2009 ha visto sfumare tappe come Milano, Venezia, Bologna, il Marocco e la Spagna. Poco male: è stato l’anno di Scienza e Tecnica delle Costruzioni quindi non oso lamentarmi.Nonostante i vari intoppi ci ostiniamo a fare progetti di vita anche per il 2010: siamo pur sempre architetti, anche per noi la speranza è l’ultima a morire. E viviamo in un paese dove i sogni sono tutto, sia oggi che in passato. Anche le nostre case, le nostre città vivono di speranze e il più delle volte si accontentano di queste. Una passeggiata in centro e tutto diventa più chiaro. Avete mai visto le “mensole della speranza”? Si tratta di quei mensoloni senza balcone posizionati nell’ultimo solaio degli edifici. Venivano posati per costruire eventualmente un ulteriore piano abitabile, magari per i figli sposati o i nipoti. Il più delle volte rimangono lì anche dopo centinaia d’anni, testimoni di un sogno, un’altra monetina sul fondo di qualche sfortunata fontana.
Le periferie hanno il loro corrispettivo meno nobile: “i pilastri della speranza”. Questi risultano addirittura tragici, quasi perfidi nel loro mutare aspetto al passare del tempo. Diventano inutilizzabili o addirittura dei problemi per le abitazioni stesse. E così le nostre città continuano a riempirsi di “carcasse di speranze”…
Questo voleva essere un post per augurarvi un buon 2010, ma... :D
Continuate a sperare, ma niente sogni sepolti nel cassetto, grazie.
Pensiero del giorno... L'artista

"Un autore, quando è disinteressato e appassionato, è sempre una contestazione vivente. Appena apre bocca contesta qualcosa: al conformismo, a ciò che è ufficiale, a ciò che è statale, a ciò che è nazionale, a ciò che ,insomma, va bene per tutti. Quindi, non appena apre bocca un'artista è per forza impegnato perché il suo aprire bocca è scandaloso... sempre."
Ho la strana impressione che questa frase sia tanto adatta a descrivere un artista quanto un architetto. E ciò mi preoccupa...
Pensiero del giorno... in che Albo?
So esattamente chi sono: uno studente in Ingegneria Edile-Architettura. E su questo non ci piove. Il problema è il futuro, sempre quel maledettissimo futuro. Vi risparmio le varie frasi fatte sull'inconoscibilità, imprevedibilità ecc. Tuttavia la questione è semplicissima e banale: Che farò da grande? Anzi, correggo il tiro, cosa mi sarà concesso di fare da grande? In che albo potrò iscrivermi?Non sono così sprovveduto da essere arrivato al quinto anno (ripetente... ) del mio corso di laurea senza sapere almeno in linea di massima dove sarei finito. Le certezze si materializzano leggendo il Decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001 che al momento credo sia la norma di riferimento in materia... (si, lo sapevo: dovevo fare l'avvocato). E allora, rullo di tamburi:
1 . Nell'albo professionale dell'ordine degli architetti, che assume la denominazione: "Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori", sono istituite la sezione A e la sezione B.
2 . La sezione A (per lauree specialistiche NDR) è ripartita nei seguenti settori: a) architettura;
b) pianificazione territoriale;
c) paesaggistica;
d) conservazione dei beni architettonici ed ambientali.
2 . Per l'ammissione all'esame di Stato è richiesto il possesso della laurea specialistica in una delle seguenti classi: a) per l'iscrizione nel settore "architettura":
1) classe 4/S - Architettura e ingegneria edile - corso di laurea corrispondente alla direttiva 85/384/CEE;
b) per l'iscrizione nel settore "pianificazione territoriale":
1) classe 54/S - Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale;
2) classe 4/S - Architettura e ingegneria edile;
c) per l'iscrizione nel settore "paesaggistica":
1) classe 3/S - Architettura del paesaggio;
2) classe 4/S - Architettura e ingegneria edile;
3) classe 82/S - Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio;
d) per l'iscrizione nel settore "conservazione dei beni architettonici ed ambientali":
1) classe 10/S - Conservazione dei beni architettonici e ambientali;
2) classe 4/S - Architettura e ingegneria edile.
Bingo, l'albo degli architetti è tutto nostro, possiamo iscriverci in qualsiasi settore. Adesso passiamo all'albo degli ingegneri:
1 . Nell'albo professionale dell'ordine degli ingegneri sono istituite la sezione A e la sezione B. Ciascuna sezione è ripartita nei seguenti settori: a) civile e ambientale;
b) industriale;
c) dell'informazione.
2 . Per l'ammissione all'esame di Stato è richiesto il possesso della laurea specialistica in una delle seguenti classi: a) per il settore civile e ambientale:
1) classe 4/S - Architettura e ingegneria edile - corso di laurea corrispondente alla direttiva 85/384/CEE;
2) classe 28/S - Ingegneria civile;
3) classe 38/S - Ingegneria per l'ambiente e per il territorio;
b) per il settore industriale:
1) classe 25/S - Ingegneria aerospaziale e astronautica;
2) classe 26/S - Ingegneria biomedica;
3) classe 27/S - Ingegneria chimica;
4) classe 29/S - Ingegneria dell'automazione;
5) classe 31/S - Ingegneria elettrica;
6) classe 33/S - Ingegneria energetica e nucleare;
7) classe 34/S - Ingegneria gestionale;
8) classe 36/S - Ingegneria meccanica;
9) classe 37/S - Ingegneria navale;
10) classe 61/S - Scienza e ingegneria dei materiali;
c) per il settore dell'informazione:
1) classe 23/S - Informatica;
2) classe 26/S - Ingegneria biomedica;
3) classe 29/S - Ingegneria dell'automazione;
4) classe 30/S - Ingegneria delle telecomunicazioni;
5) classe 32/S - Ingegneria elettronica;
6) classe 34/S - Ingegneria gestionale;
7) classe 35/S - Ingegneria informatica.
E adesso l'imprevisto, quello che nessuno oserebbe mai immaginare. Se la denominazione del corso di laurea è Ingegneria Edile-Architettura uno si aspetterebbe di poter avere a che fare solo con i relativi albi professionali. E invece no! continuate a leggere:
1 . Nell'albo professionale dell'ordine dei dottori agronomi e dottori forestali sono istituite la sezione A e la sezione B.
(...)
1 . L'iscrizione nella sezione A è subordinata al superamento di apposito esame di Stato.
2 . Per l'ammissione all'esame di Stato è richiesto il possesso di laurea specialistica in una delle seguenti classi:a) classe 3/S - Architettura del paesaggio;
b) classe 4/S - Architettura e ingegneria edile;
c) classe 7/S - Biotecnologie agrarie;
d) classe 38/S - Ingegneria per l'ambiente e il territorio;
e) classe 54/S - Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale;
f) classe 74/S - Scienze e gestione delle risorse rurali e forestali;
g) classe 77/S - Scienze e tecnologie agrarie;
h) classe 78/S - Scienze e tecnologie agroalimentari;
i) classe 79/S - Scienze e tecnologie agrozootecniche;
l) classe 82/S - Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio;
m) classe 88/S - Scienze per la cooperazione allo sviluppoOra qualcuno di buon cuore sarebbe in grado di spiegarmi come può un laureato in Ingengeria edile e Architettura diventare Agronomo o Dottore forestale? Con che preparazione, con che conoscenze?
Non so bene come siano organizzati i corsi nel resto d'Italia, ma posso assicurarvi che qui a Catania non esiste nulla di professionalizzante. E' tanto che uno studente, un mio collega, sia in grado di distinguere il rosmarino dalla salvia, l'aglio dalla cipolla e una patata novella da una zucca di Chioggia, ma per fare l'Agronomo serve ben altro tra cui (L. 152 del 1992) :
G) L'ACCERTAMENTO DI QUALITÀ E QUANTITÀ DELLE PRODUZIONI AGRICOLE, ZOOTECNICHE E FORESTALI E DELLE RELATIVE INDUSTRIE, ANCHE IN APPLICAZIONE DELLA NORMATIVA COMUNITARIA, NAZIONALE E REGIONALE;
H) LA MECCANIZZAZIONE AGRARIO-FORESTALE E LA RELATIVA ATTIVITÀ DI SPERIMENTAZIONE E CONTROLLO NEL SETTORE APPLICATIVO;
I) I LAVORI E GLI INCARICHI RIGUARDANTI LA COLTIVAZIONE DELLE PIANTE, LA DIFESA FITOIATRICA, L'ALIMENTAZIONE E L'ALLEVAMENTO DEGLI ANIMALI, NONCHÉ LA CONSERVAZIONE, IL COMMERCIO, L'UTILIZZAZIONE E LA TRASFORMAZIONE DEI RELATIVI PRODOTTI;
O) LE ANALISI FISICO-CHIMICO-MICROBIOLOGICHE DEL SUOLO, DEI MEZZI DI PRODUZIONE E DEI PRODOTTI AGRICOLI, ZOOTECNICI E FORESTALI E LE ANALISI, ANCHE ORGANOLETTICHE, DEI PRODOTTI AGRO-INDUSTRIALI E L'INTERPRETAZIONE DELLE STESSE;
Che questa sia una trovata per far ripopolare le campagne di finti ingegneri-architetti? Tanto mio nonno l'ha sempre sostenuto: meglio una zappa che un "foglio di carta"... Pensate che sorpresa quando gli spunterò con entrambi...
Pensiero del giorno... Un fiume di fango

Ieri sera pensavo che sarebbe crollata la casa a causa del forte vento. Non capita spesso vedere tremare il pavimento o sentire i boati delle impalcature metalliche del vicino cantiere. Ho avuto paura e mi trovavo ad oltre 150 km dai luoghi della sciagura. Posso immaginare cosa hanno provato dalle parti di Messina...
Solidarietà a tutte le persone, a tutti i miei compaesani colpiti dalla tragedia.








