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Visualizzazione post con etichetta Sostenibilità. Mostra tutti i post
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I designer dell'intangibile

Le agenzie di stampa ci informano che nel nostro paese il 71% del PIL deriva dal terziario, settore che offre lavoro al 66% degli occupati (1). Un simile scenario è il frutto di un costante sviluppo, quantitativo e qualitativo, del ventaglio di servizi offerti alla collettività. E tra nuove capacità e competenze richieste agli addetti del settore, ecco che anche la figura del designer muta e si adatta per proporsi in una nuova veste: da plasmatore di materia a progettista dell’intangibile. Ideare nuovi servizi, promuovere ed organizzare la loro offerta, sviluppare interfacce funzionali ed accattivanti tra offerta e utenza, creare un canale di comunicazione riconoscibile: sono questi i principali compiti del designer di servizi, figura professionale in costante ascesa negli ultimi anni.

Il riconoscimento ufficiale di questa nuova strada intrapresa dal mondo del design lo ha messo sul tavolo la stessa ADI (Associazione per il Disegno Industriale) (2), inserendo la categoria Design dei servizi tra gli ambiti tematici per l’assegnazione del Premio Compasso d'Oro (3). Tale premio, creato nel 1954 su idea di Giò Ponti, è il più antico ed autorevole premio mondiale di design, occasione per far conoscere la qualità del “made in Italy”.
Il premio Compasso d'Oro viene assegnato ogni tre anni sulla base di una preselezione effettuata da una una commissione di esperti, designer, critici, storici, giornalisti specializzati, che anno dopo anno individuano i migliori prodotti poi pubblicati negli annuari ADI Design Index.

Tra le idee premiate nell’ultima edizione (4), ampio spazio a servizi improntati sui temi della condivisione di spazi e mezzi di trasporto, dell’economicità e della sostenibilità:

Carpooling - Autostrade per l’Italia
Un nuovo modo di viaggiare nel rispetto dell’ambiente e trovare i tuoi compagni di viaggio: il rinnovato sito internet mette a disposizione un luogo di incontro virtuale dove, previa registrazione, poter offrire o richiedere un passaggio.

BikeMi
È il nuovo servizio di Bike Sharing della città di Milano, facile, pratico ed ecologico. Nato per favorire la mobilità dei cittadini, BikeMi non è un semplice servizio di noleggio bici, ma un vero e proprio sistema di trasporto pubblico da utilizzare per i brevi spostamenti (al massimo 2 ore) insieme ai tradizionali mezzi di trasporto ATM.

Cohousing.it
Il cohousing sbarca anche in Italia forte dell’esperienza quotidiana di migliaia di persone in tutto il mondo che hanno scelto di vivere in una comunità residenziale basata sulla condivisione dei servizi, all’insegna del risparmio economico, della sostenibilità ambientale e della riscoperta della dimensione sociale dell’abitare.
Le comunità di cohousing combinano infatti l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi come micronidi, palestre, stanze per gli ospiti, giardini e car-charing. Essenziale per il buon esito del cohousing è il processo di progettazione partecipata.

Approfondimenti:
1 - Speciale - Piccola e media impresa sul Portale di Adnkronos
2 - ADI (Associazione per il Disegno Industriale)
3 - Premio Compasso d'Oro ADI
4 - Tratto da Interni - The magazine of Interiors and Contemporary Design n°608 (Gennaio/Febbraio 2011)

VENEZIA 2010 - Padiglione Cile: 8.8

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

Il padiglione cileno per la 12esima Biennale di Architettura di Venezia è stato realizzato nel complesso delle Corderie dell'Arsenale. Il titolo "Chile 8.8" vuole rimandare al tema trattato, ovvero al devastante terremoto di grado 8.8 che il 27 febbraio 2010 ha colpito il paese. L'esposizione è stata affidata a pannelli luminosi con video, immagini e testo. Cerchi concentrici, simbolo dell'epicentro tellurico, diventano tema grafico, icona, firma.
Il curatore della mostra è l'architetto Sebastian Gray che così presenta il suo lavoro:

Il 27 febbraio 2010, un terremoto apocalittico devasto il Cile. Il terremoto e l'ulteriore tsunami hanno colpito le regioni più popolate del paese, in una lunghezza di circa 400 chilometri. Oltre la capitale, Santiago, e la città di Conception, l'area interessata comprende molte importanti città secondarie, piccoli borghi rurali e costieri ed anche l'arcipelago Juàn Fernandez.

L'estensione e la gravità del sisma, di 8.8 gradi sulla scala Richter, e un violentissimo Tsunami successivo non hanno precedenti in Cile. Il terremoto è considerato il quinto più intenso nella storia del mondo. Il bilancio finale delle vittime è stimato in 500 persone, principalmente a causa dello tsunami. Il costo finanziario della ricostruzione, tra scuole, ospedali, infrastrutttura viaria e abitazioni mancanti è stimato in 30 miliardi di dollari per un periodo di almeno quattro anni.

Grazie ad una ben organizzata reazione d'emergenza, pubblica e privata, Santiago è stato in grado di recuperare i servizi basici in 48 ore. Infatti, tra le migliaia di edifici di media e grande altezza a Santiago e Concepcion, la maggior parte è stata in grado di resistere al terremoto con soltanto danni estetici. Tutto grazie alle regole severe e alla consapevolezza delle pratiche costruttive che sono in vigore dai devastanti terremoti del 1939 e il 1960, che distrussero tante vecchie strutture. Ma le città costiere e i quartieri storici nelle regioni del Maule e Bio bBio sono completamente scomparse. Lì, nel cuore del Cile, Vera cartolina postale della nostra identità nazionale, il terremoto ha scatenato tutta la sua forza, aggravato da un'onda letale che colpì tutto il litorale pochi minuti più tardi, intrappolando tante persone ancora impaurite nelle loro case. Le città che avevano eluso le forze della natura per centinaia d'anni sono state demolite e rase al suolo.Bellissimi edifici in terra cruda o in muratura sono scomparsi per sempre.

Afflitto per la terribile perdita di vita e monumenti, il paese è stato anche scandalizzato dalle poche strutture moderne che sono crollate, spettacolari eccezioni che si ripetono nei telegiornali. Il boom economico e lo sviluppo frenetico degli ultimi decenni sembra aver permesso un certo grado di rilassamento degli orgogliosi regolamenti edilizi di questo paese. E' un messaggio che fa riflettere sul neoliberismo privilegiato negli ultimi 35 anni, e anche un enorme passo indietro tanto economico come culturale in tante nazioni.

Paradossalmente, il Cile festeggia quest'anno il bicentenario della sua indipendenza. Ciò che normalmente sarebbe stato un momento di gioia e l'opportunità di costruire nuovi monumenti e luoghi emblematici, diventa piuttosto un tempo per riflettere sui valori più profondi del nostro patrimonio culturale, tanto fisico come intangibile. Per gli architetti cileni, questa è la sfida di tutta una vita: ripristinare la bellezza, preservare la storia, costruire con saggezza.
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La narrazione del padiglione è stata affidata a tre differenti sezioni: Patrimonio, Prefabricacion, Organizaciones. Si comincia con l'analizzare come l'architettura possa conciliare la tradizione con le tecniche antisismiche; si continua con esempi di prefabricati a basso costo e di facile realizzazione; si termina chiamando in gioco le organizzazioni e il loro ruolo nella ricostruzione.
Riportiamo di seguito qualche progetto degno di nota.

- Proyecta Memoria
del gruppo cileno Bio Bìo Proyecta
Che fare delle macerie dei monumenti generate dal terremoto? Questo materiale informe può rappresentare ancora il passato del Cile?
La risposta data dal progetto è quantomeno accattivante. Si propone di rendere "monumento" ciò che oggi è solamente un rifiuto edile. Proprio come avvenne per il paese siciliano di Gibellina, devastato da un terremoto nel 1968, le macerie diventano arte, diventano architettura. Il progetto cileno prospetta più per un riutilizzo-utile. Sfogliando le pagine dell'ebook si scoprono le infinite possibilità di recupero e applicazione: riempimenti, terrapieni, pavimentazioni, murature ecc. il tutto in una nuova ottica di "conservazione"

- Reconstruye
dell'organizazione ONG Reconstruye
Vengono presi in esame diversi aspetti che solitamente coinvolgono la ricostruzione post-terremoto, con particolare sensibiltà per quelli umani legati ad eventuali delocalizzazioni e pratiche controllate "dall'alto". Il video "Organízate, no dejes tu barrio" (organizzati, non lasciare il quartiere) riassume bene gli intenti e le procedure che l'associazione si prefigge di attuare durante la ricostruzione.
Il confronto con il caso italiano de L'Aquila è inevitabile. La poca sensibilità e la sprezzante arroganza di una gestione autoritaria e oligarchica ha fatto sì che in Abruzzo potessero nascere le città-satelliti senza propspettive reali per la ri-costruzione in loco. Inoltre, le associazioni non hanno avuto alcuna voce in capitolo.

Traduzione del video:
Hai vissuto in una casa o in un appartamento che era molto più della tua casa: era il tuo quartiere, il tuo lavoro, i tuoi parchi e i tuoi servizi.
Tutto il necessario per la buona qualità della vita era vicino.
Dopo il terremoto, la casa dove vivevi è stata danneggiata o deve essere demolita.
Indipendentemente dal fatto che eri in affitto, condivisa o eri il proprietario, sei messo alle strette.
E 'possibile che l'unica soluzione sia quella di vendere i propri terreni o l'accesso ad un sussidio che sarà sufficiente per andare in una nuova città, lontano dal proprio quartiere.
La domanda è: a quale costo?
I tuoi vicini e gli amici vivono lontano, percorrerai lunghe distanze per arrivare al tuo lavoro, a scuola o nei servizi, hai perso tutto ciò che faceva parte della tua qualità di vita,  permettendo che il tuo vecchio quartiere scompaia sotto la costruzione di nuovi progetti che non sono per te.
In questo non sei solo, ci sono altri che sono stati colpiti proprio come te, se si organizzano con te, potrai accedere ad altre opzioni per rimanere nel tuo quartiere.
Ci sono professionisti che possono aiutare, fornendo assistenza tecnica, legale e sviluppare progetti integrati.
Di fronte a questa situazione tutti insieme siamo in grado di preservare i nostri quartieri, le nostre reti e lavorare per rendere le tue risorse non commercializzabili da terze parti.
Contattaci, possiamo aiutarti.
Ricostruisci.
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Il risalto avuto dal padiglione cileno è in larga misura da attribuire alla parole d'elogio spese dal critico d'arte Vittorio Sgarbi, nonché direttore della futura biennale d'arte di Venezia. Il suo apprezzamento è legato a fatto che la mostra è riuscita ad evidenziare come l'architettura riesca a risponde a problemi reali.  Le sue parole sono arrivate anche in Cile e sono state prese a testimonianza della buona riuscita dell'esposizione (vedi articolo). Sgarbi ha avuto, inoltre, diversi motivi per apprezzare il lavoro cileno. Va ricordato che egli è sindaco di Salemi, una cittadina siciliana colpita dal terremoto nel '68 insieme a Gibellina, e per questo risulta particolarmente sensibile al tema del terremoto. Il confronto con il padiglione italiano, anch'esso elogiato da Sgarbi, ci permette di trovarne le similitudini: si parla di architetture che danno risposte a problemi concreti; sono entrambi divisi in tre sezioni che spaziano dal passato al futuro; si espone l'architettura piuttosto che crearne di nuova con le installazioni.

Di tutt'altro avviso sono gli studenti di architettura cileni, che considerano il loro padiglione un flop. Si lamentano di non essere riusciti a competere né con le installazioni concettuali (ad esempio la nuvola chiusa dentro una stanza) né con le architetture vere e proprie (vedi le palafitte del Regno del Bahrain  premiate con leone d'oro). Inoltre sono insoddisfatti del lato comunicativo del padiglione: pannelli luminosi con noiosissime scritte che spingono le persone a scappare. E questo aspetto è tuttavia innegabile. Il padiglione cileno ha ignorato i tempi con cui si visita la Biennale, privilegiando a tutti i costi il suo lato riflessivo.

Dall'analisi intrecciata di diversi dati, il Cile appare come un paesi in cui l'attenzione per l'architettura e la buona edilizia risulta essere in primissimo piano. Questo ha permesso di reagire al terremoto in maniera straordinaria: un terremoto con tsunami di magnetudo 8.8 durato oltre 3 minuti produce solamente 500 vittime, mentre in Italia con un terremoto di grado 5.9 vi sono stati 308 morti. Evidentemente gli "orgogliosi regolamenti edilizi" cileni sono serviti a qualcosa.
Seguendo le vicende architettoniche del Cile sul sito plataformaarquitectura.cl si può facilmente capire che tipo di fermento culturale stia attraversando il paese, e di quali interessanti lavori contemporanei si stia arricchendo.
Lo smodato coinvolgimento delle università, delle associazioni, degli abitanti fa riflettere su come si muova l'architettura da quelle parti. Ci si "commuove" addirittura nel riconoscerne uno scenario immaginifico per l'Italia.
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Approfondimenti:
- Recensione con immagini su domusweb.it e video-reportage
- Analisi di quattro progetti in esposizione su italia-news.it
- Analisi su come e cosa mostrare della cultura cilena. Lettura e rilettura del padiglione sul sito cileno plataformaarquitectura.cl
- analisi degli studenti cileni di architettura su estudiantesdearquitectura.cl
- Immagini dello spazio espositivo su designandstyle.blogosfere.it

Credits:
-Partecipanti:
Colectivo MURO, Rodrigo Aguilar / Ignacio Ruz / Rodrigo Valenzuela / René Velásquez, Mathias Klotz / Claudio Celis / Carlos Pérez, Mathias Klotz, Squella Arquitectos, ONG Reconstruye, Escuela de Arquitectura, Pontificia Universidad, Católica de Chile, Bio Bio Proyecta, Proyecto Tarapacá, Sebastián Irarrázaval, Humberto Eliash / Claudio Santander / Alain Champion / Jorge Mora / Carlos Bustamante, Marianne Balze Arquitectos / Lyon Bosch Arquitectos, Raimundo Lira / David Rodríguez / Diego Arroyo, Consejo de Monumentos Nacionales, Emilio de la Cerda, Owar Arquitectos.
- Commissario: Sebastian Gray.
- Commissari aggiunti: Macarena Cortés, Claudia Barattini.
- Comitato scientifico: Antonia Lehmann, Patricio Gross, Cristián Undurraga.

VENEZIA 2010 - Padiglione Italia - Italia 2050

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

Italia 2050 è la terza sezione del Padiglione Italia - Ailati - curato da Luca Molinari.
Questa esposizione è stata realizzata in collaborazione con la rivista Wired che ha selezionato 14 visionari italici a cui è stato affidato il compito di proporre 14 temi per un futuro non troppo lontano. A questo scopo sono stati realizzati altrettanti testi che esplicitassero meglio i contenuti: le "visioni" sul futuro.
Quindi sono intervenuti 14 architetti che hanno tentato di trasporre i temi in installazioni.
Di seguito riportiamo alcuni dei lavori affiancati dai relativi testi.

Nel complesso l'intero padiglione di Italia 2050 è stato immaginato come uno spazio libero in cui potersi muovere, con 14 scale che permettessero di gettare uno sguardo al piano superiore, uno sguado sul prossimo futuro. Alla fine di ogni salita un'installazione a tema.

Piano terra, primo piano e dettaglio della visione #5. Foto di Giuseppe Scandura.

1#Visionario: Susanna Nicchiarelli
Tema: Archivi della memoria
Visione: "Entro 30 anni, ha detto il presidente americano, l'uomo arriverà su Marte, e poi ha aggiunto: «I expect to be around to see it». È questo il centro della previsione, e oggi possiamo affermarlo con certezza: non Marte, ma l'ottimismo del "ci sarò". A quasi 50 anni dal discorso di Kennedy in cui annunciava lo sbarco sulla Luna, un uomo che ha lo stesso ruolo fa un annuncio simile ma con un corollario che è più importante dell'annuncio stesso. Un corollario che non riguarda tanto Barack Obama, quanto tutti noi. Il punto è che la vera certezza non è l'uomo su Marte, ma la nostra possibilità di testimoniarlo.Abbiamo una lunga storia alle spalle e ormai si è capito che è impossibile immaginare il futuro, quali mezzi tecnologici avremo, come vivremo: ma quello che possiamo, nel 2010, affermare con qualche certezza, è che la testimonianza del cambiamento sarà importante quanto il cambiamento stesso, e che questa è l'unica cosa che non cambierà; e che quindi, come dice Obama, ci saremo, per testimoniare i prossimi eventi, per festeggiare le scoperte, per constatare insieme i nostri disastri. Come gli uomini del mito della caverna di Platone, come noi oggi, gli uomini del 2050 si osserveranno tra loro, guarderanno il fuori, talvolta usciranno; avranno visioni parziali, distorte da altri, da loro stessi o dalle loro (oggi inimmaginabili) tecnologie; perderanno contatto con quello che succede fuori, e forse perderanno anche il senso del fuori. E nell'osservare dubiteranno dell'affidabilità dei loro occhi e dei loro mezzi per vedere, e dubiteranno anche degli eventi che vedranno o che si faranno raccontare; si spera però che, andando avanti, capiscano qualcosa di più di loro stessi, e dell'importanza del vedere."
Arch.: Beniamino Servino
Installazione: L’OSSERVATORIO VENEZIANO ovvero Punto di Osservazione Antipiccioni
Vedi progetto su beniaminoservino/projects

2#Visionario:
Davide Oldani
Tema: Luoghi del gusto, del benessere e del piacere
Visione: "Nel 2050 spero che si mantenga la buona cucina, quella della tradizione, che usa prodotti locali e di stagione, a km zero. Immagino un ritorno al passato che ci farà fare grandi passi avanti: ricominceremo tutto da capo, con piccoli negozi che vendono prodotti di nicchia; saremo "saturi", stufi degli iper dove trovi tutto e il contrario di tutto, stufi delle scatolette e dei surgelati. Già oggi, d'altronde, alcune grandi aziende puntano al prodotto fresco, è la filosofia del "6 days shelf life". Sarà il momento della vecchia drogheria sotto casa, dove comprare mezzo litro di latte e mezz'etto di prosciutto. La tecnologia giocherà un ruolo fondamentale, perché la drogheria sarà cablata e computerizzata e i prodotti certificati, igienicamente perfetti. Se oggi la crisi spinge a ridurre i consumi alimentari a favore di telefonini e gadget elettronici, questo "ritorno al passato" porterà nuovamente a un'inversione di tendenza. E quindi anche la convivialità riprenderà l'importanza che ha sempre avuto nella tradizione italiana: la tavola della domenica, dove ci si riunisce e si parla, ci si racconta tutto. 25 anni fa, quando ho cominciato con Gualtiero Marchesi, pensando al cibo del 2000 immaginavamo le pillole. E invece nel 2010 io continuo a fare cucina tradizionale. Mi sembra un buon presupposto su cui riflettere, un buon augurio per tutti."
Arch.: Duilio Forte
Installazione: SLEIPNIR CONVIVALISQUINTUS
Vedi progetto su atelierforte.com

3#Visionario: Francesco Stellacci
Tema: Infinitamente piccolo
Visione: "Pensando al modo in cui l'Italia (e il mondo) potrebbe presentarsi nel 2050, per prima cosa ho confrontato il paese di oggi (2010) con quello di 40 anni fa (1970). Molto è cambiato ma in modo diverso in diversi settori. I trasporti, per esempio: gli aerei volano più veloci ma non di molto, le auto sono più efficienti e di forma diversa ma non molto. La medicina è in sostanza la stessa. Le case sono più integrate, ma di nuovo non molto è cambiato. All'inizio degli anni '70 si parlava di energia alternativa, come oggi. In alcuni settori siamo invece lontani anni luce, soprattutto in fatto di comunicazione. Il computer non esisteva nelle case, i cellulari, Internet, Facebook erano impensabili. Questo vuol dire che oggi la modernizzazione progredisce a grandi salti in certi campi, mentre altri rimangono fermi.
Ci saranno importanti mutazioni nel campo della comunicazione e in quello della medicina, dove finalmente ci sarà una rivoluzione. Molto cambierà anche nel rapporto tra l'uomo e l'ambiente.
- comunicazione - Credo che qui l'evoluzione sia ancora a meno di metà strada. Useremo sempre più oggetti per parlare tra noi. Da sempre gli abiti sono strumento di comunicazione: nell'Italia del 2050 lo saranno in modo elettronico. Comunicheranno con l'esterno quello che gli diremo di comunicare. Per esempio che abbiamo voglia di bere una birra con qualcuno, o che ci piacciono i Pink Floyd, o che pensiamo di andare al museo. Il tutto senza che nessuno se ne accorga, ma al tempo stesso con la capacità di dirci se qualcuno intorno a noi ha lo stesso desiderio.
I muri delle nostre camere saranno grandi schermi, a metà tra videotelefono, Skype e Facebook, perfettamente integrati con il resto del mondo, con cui ci terranno sempre in contatto. La lingua costituirà sempre meno una barriera: avremo traduttori simultanei negli abiti. Tutto sarà un grande strumento di comunicazione, senza distinzione tra comunicazione personale o guidata (del tipo televisivo e giornalistico).
- medicina - Qui mi aspetto una rivoluzione. Avremo sempre su di noi dei dispositivi per monitorare lo stato di salute. Questo cambierà il nostro modo di mangiare e di relazionarci al corpo, perché ci conosceremo molto meglio. Il medico ci chiamerà dicendo di andare in ospedale per fare un ulteriore controllo, o che stiamo mangiando male. Le medicine verrano sviluppate ad personam.
ambiente Ci sarà molto più verde ed energia pulita. Le case verranno illuminate con luce fotovoltaica, distribuita dalle pareti. Ci saranno più biciclette, magari ibride, più motorini verdi, e le auto andranno a idrogeno. Tutto si ricaricherà senza fili."
Arch.: Carlo Ratti
Installazione: SEASWARM
Approfondimento sul sito del MIT senseable.mit.edu/seaswarm
Vedi il progetto nella video-intervista su youtube.com

4#Visionario: Leandro Agrò
Tema: La città degli oggetti
Visione: "Nel 2050 immagino realtà l'Internet degli Oggetti. Un'Internet più larga e più profonda del web 2.0, su scala planetaria, capace di farsi GAIA, la Terra, e di includere nelle reti sociali sia gli umani che le loro "macchine". Questa terza ondata di Internet NON si posiziona solo nel Futuro, anzi è radicata nel passato: nel 2010 è già entrata nelle case della gente, accelerando il processo di re-invenzione sistematica degli oggetti. Ripensare gli oggetti di ogni giorno, così come avvenne con l'avvento della plastica, e riformarli perché siano adeguati al futuro nel quale desideriamo vivere: questa è l'opportunità che l'Italia - più di tanti altri sistemi e paesi - è tagliata per affrontare. Un'opportunità strategica, non solo per non scomparire, ma anche per entrare in un neo Rinascimento in cui tornare protagonisti.
Gli oggetti d'uso quotidiano sono la nostra storia archeologica e il nostro specchio. Ma perché e come bisognerebbe reinventarli oggi? Ogni oggetto dovrebbe avere una storia. Una storia del suo passato (materiali, luoghi di produzione, istruzioni) e del suo futuro (differenziazione, smontaggio, riciclo). Dovrebbe conoscere attivamente qualcosa di sé (essere senziente o almeno avere idea di tempo e luogo del proprio uso), essere connesso e sociale, ovvero appartenere a noi umani, "vivendo" nella nostra rete digitale e sociale. In questa terza ondata di Internet la tecnologia resta un pilastro fondamentale, e per realizzare prodotti sensati serve far lavorare insieme team interdisciplinari.
Nelle scuole di design succede da anni. Adesso è tempo di portare questi approcci nelle aziende e usarle come motore del paese. Il progettare deve diventare altrettanto importante del saper fare artigianale che ha finora contraddistinto i prodotti italiani più blasonati. Il settore artigianale e l'ingegneria del software devono lavorare da co-protagonisti.
Non è impossibile pensare che nei prossimi 40 anni il made in Italy abbia un contenuto tecnologico, evolvendosi dallo stile all'interazione. Così, domani, un oggetto sociale potrebbe essere associato all'Italia non solo per l'estetica, ma soprattutto per il suo grado di "socialità". In un paese di inventori (ma anche di ingegneri, interaction designer e creativi di ogni specie) il tempo gioca sempre a favore del futuro."
Arch.: Gambardella E Ottieri
Installazione: NATURA MORTA / Città VIVA OVVERO LIFE WITH OBJECTS
Approfondimento su gruppopremetal.it

5#Visionario:
Fabri Fibra
Tema: Tempo / Città digerente
Visione: "Le immagini trasmesse dalla televisione scorrono contemporaneamente sopra la superficie di tutto il pavimento dell'appartamento. Gli edifici sono tutti condomini eco-sostenibili. La tecnologia regna nelle abitazioni come nelle città, i mezzi pubblici sono la soluzione migliore per spostarsi da un luogo all'altro, treni piccoli e silenziosi percorrono le vie principali delle città, le automobili sono la minoranza, le biciclette sono ovunque. Le forme dei mezzi pubblici sono di un design estremamente minimale. Ogni condominio ha un suo supermercato interno al primo piano, al secondo piano ci sono gli Internet point e i centri fitness. Ogni condominio offre uno psicologo a disposizione dei condomini. I ristoranti della città hanno orario continuato 24 ore su 24. Le autostrade scorrono attraverso dei tunnel di vetro trasparente, il vetro cambia di colore a seconda della temperatura, delle ore del giorno, delle quantità di mezzi in transito.
Sulla superficie del vetro scorrono le indicazioni per chi viaggia. Le chiese diventano dei musei
dove la gente va a leggere e studiare. I fedeli di ogni religione esistente si radunano in preghiera in un unico grande giardino, al centro del quale emerge la statua di un sole che tende una mano. Le telecamere sono presenti in tutti i punti principali del centro e delle periferie. I cinema non esistono più, i film vengono trasmessi su giganti schermi all'aperto posizionati di fronte alle abitazioni, la gente guarda i film dal proprio balcone ascoltando con gli auricolari e osservando con occhiali 3D. I film scorrono per tutta la notte. Al posto dei distributori di benzina ci sono distributori di mp3."
Arch.: Anna Barbara
Installazione: CRONOS E KAIROS: ARCH_TEMP OPEN 24 HOURS
Vedi immagini su atcasa.corriere.it

6#Visionario: Alessandro Galli
Tema: New eden / Nature 3.0
Arch.: Ecologicstudio
Installazione: NEW EDEN UTOPIA

7#Visionario: Tommaso Tessarolo
Tema: Democrazia / Media / Metropoli
Arch.: Ian+
Installazione: LA FORMA DELLA DEMOCRAZIA

8#Visionario: Marzia Lazzerini
Tema: Spazi per comunità fluide
Arch.: Ma0
Installazione: SAVE_IT Ma0

9#Visionario: Nico Vascellari
Tema: Demolire / Rottamare la periferia
Arch.: Marc
Installazione: Meno Italia o Less is a must

10#Visionario: Gianni Biondillo
Tema: Architettura zero-cubatura
Arch.: Metrogramma
Installazione: ESPERIA15: UNA SUPERGUNDAM ALLA DISPERATA RICERCA DI UN’ANIMA

11#Visionario: Emilia Visconti
Tema: Energia pulita e diffusa
Arch.: Marco Navarra_Nowa
Installazione: P2P (Peer To Peer) ENERGY

12#Visionario: Chiara Bonini
Tema: Il corpo nella città
Arch.: Italo Rota
Installazione: SONO IL MIO CORPO, FORSE

13#Visionario: Ilaria Capua
Tema: Paesaggio open source
Arch.: Alessandro Scandurra
Installazione: OPEN SOURCE / SORGENTE APERTA / SALA DA CONCERTO

14#Visionario: Achille Stocchi
Tema: Materia / Aantimateria
Arch.: Attilio Stocchi
Installazione: FUTURO SENZA TEMPO
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Note:
(1) - Gli articoli pubblicati sono stati concessi da mag.wired.it con licenza Creative Commons (Attribution-NonCommercial-NoDerivs). Per saperne di più visita creativecommons.org
(2) - Puoi leggere tutte le "visioni" direttamente su mag.wired.it 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14
(3) - Sulla scorta del concept dei "14", Salvatore D'Agostino ha selezionato 14 Italiani per porre altrettante domande al curatore del padiglione, Luca Molinari. L'intervista in quattro parti la trovate su wilfingarchitettura.blogspot.com

Mostra fotografica: SCAU - Giovanni Chiaramonte

Segnaliamo l'interessante mostra del fotografo Giovanni Chiaramonte incentrata sulle architetture dello studio siciliano SCAU.



Comunicato stampa:

II 28 ottobre alle 16 il Palazzo Chiaramonte-Steri, con la collaborazione dell’Università degli studi di Palermo e della sua facoltà di Architettura, ospiterà l’inaugurazione della mostra “SCAU Studio / Giovanni Chiaramonte. Progetto e immagine”.

Protagonisti assoluti alcuni dei progetti sviluppati dall’attività di SCAU Studio, immortalati in cinquanta scatti realizzati da Giovanni Chiaramonte che suggellano una collaborazione nata all’insegna del bisogno di tradurre in immagini il concetto di architettura: un’esigenza che, partendo dallo specifico dei rispettivi ambiti espressivi, si sostanzia nell’espressione di un linguaggio comune attraverso cui raccontare il territorio siciliano contemporaneo.
SCAU Studio si distingue per una ricerca architettonica che contribuisce ad innovare i linguaggi dell’architettura contemporanea, coniugando la lezione modernista di autori come Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto con il contesto ambientale nel quale i progetti prendono vita. «Alla base di ogni progetto c’è l’equilibrio tra architettura e natura – afferma il fondatore di SCAU Studio, Angelo Vecchio – Il nostro lavoro si basa sulla lettura del territorio e la realizzazione in esso di elementi che siano in armonia con la storia e il futuro».

La mostra – con le immagini selezionate dagli architetti Rosa Strano e Luca D’Urso, aperta fino al 12 novembre – si avvarrà di un allestimento che vuole mettere in risalto il costante e armonico rapporto tra progetto e immagine, ossia tra il mondo dell’architettura e quello della fotografia.
Il luogo scelto per l’allestimento - il porticato dell’antico palazzo Chiaramonte-Steri restaurato da Carlo Scarpa e sede del Rettorato dell’Università di Palermo - ospita per la prima volta un’esposizione di questo genere.
Il dialogo tra i diversi linguaggi - architettura e fotografia - ha spinto Marcello Panzarella (professore ordinario in Composizione architettonica e urbana e Presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura di Palermo) a sostenere il progetto espositivo della mostra, volto alla promozione dell’architettura di qualità che si realizza oggi in Sicilia.

All’inaugurazione della mostra interverranno il Magnifico Rettore dell’Ateneo di Palermo Roberto Lagalla e il Preside della facoltà di Architettura Angelo Milone. A presentare i lavori al pubblico sarà il presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura Marcello Panzarella. Saranno presenti Giovanni Chiaramonte e l’architetto Angelo Vecchio, fondatore di SCAU Studio.

Giovanni Chiaramonte è uno dei più celebri fotografi e storici della fotografia d’Italia. Nato a Varese nel 1948 da genitori siciliani, di Gela. Alla fine degli anni Sessanta ha cominciato la sua attività di fotografo, e negli anni Ottanta ha iniziato ad approfondire il tema delle relazioni che esistono tra luogo d’origine e identità dell’uomo. Ha pubblicato nel 1983 “Giardini e paesaggi” e, dieci anni dopo, “Penisola delle figure”. Alla fine degli anni Novanta, il suo ritorno a Gela è diventato occasione per scrivere “Ai confini del mare”. La Sicilia gli è stata nuovamente d’ispirazione nel 2002 e nel 2003, quando ha composto “Frammenti dalla Rocca - Cefalù” e “Dolce è la luce”.
Nel 2004 i suoi scatti sulla capitale tedesca sono stati protagonisti di “Berlin, Figure”, un portfolio di quattordici immagini presentate alla Biennale di Venezia. L’anno successivo, l’Università degli Studi di Palermo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Architettura e nel 2006 gli è stato assegnato il Premio Friuli-Venezia Giulia per la fotografia.
Tra gli Atenei con i quali ha collaborato, oltre a quello di Palermo, quello di Parma e lo IULM di Milano, dove ha insegnato e insegna Storia della Fotografia.


SCAU Studio nasce ad Acireale nel 1980 dall’incontro professionale tra Angelo Vecchio e Angelo Di Mauro. Dal 2000 SCAU Studio si rinnova e si propone come società di progettazione integrata e nel 2001 alcuni dei collaboratori storici come Koncita Santo ed Alfio Cavallaro, si aggiungono alla società che, dal marzo 2002, adotta il Sistema Certificazione Qualità, nel rispetto della ISO 9001. Nel corso degli anni sono stati innumerevoli i progetti realizzati sia per enti pubblici che per privati, tutti legati da una continua ricerca d’innovazione del linguaggio architettonico con l’intento di ridefinire i rapporti tra tecnologia, funzionalità ed estetica. Oggi SCAU Studio si propone anche sullo scenario internazionale, fondamentale per sviluppare i propri punti di ricerca in nuove opportunità, in nuove sfide. Sulle pendici dell’Etna o altrove, un unico filo conduttore: la passione per il progettare: «Io ho una sola passione, l’architettura, e ho il privilegio di fare di quest’arte il mio mestiere», ama ripetere il fondatore di SCAU Studio Angelo Vecchio.

Cosa:
Mostra fotografica:
SCAU Studio / GIOVANNI CHIARAMONTE
Progetto e immagine
Scatti di architettura sostenibile

Dove:
Palermo, Palazzo Chiaramonte-Steri
Piazza Marina 61
http://www.palazzosteri.it/

Quando:
28 ottobre - 12 novembre 2010
Innaugurazione: giovedì 28 ottobre, ore 16:00

Sito internet:
http://www.scau.it/

Muhammad Yunus: le folli idee di un nobel per la pace

Al mondo ci sono regole e convenzioni che sono dure a morire. Se poi queste costituiscono il fondamento di un'intera scienza, diventa anche improbabile che qualcuno tenti di metterle in discussione. Anche l'Economia risponde a questo sistema e possiede il vantaggio/svantaggio che i suoi meccanismi risultano noti anche all'uomo comune. Se i millenni passati sono stati contraddistinti del concetto di "scambio", oggi sembrerebbe altrettanto importante parlare di "prestito".

Il concetto di prestito si regge sulla seguente tesi: da una parte la banca con denaro liquido, dall'altra individui che per accedere al credito forniscono garanzie e sono disposti a pagare un tasso di interesse per la restituzione. Tesi arcinota a chiunque e in qualsiasi parte del mondo. Tuttavia in Bangladesh il professore di economia Muhammad Yunus non poteva fare a meno di pensare che questa teoria fosse minata alla base. Con questo meccanismo solo i ricchi potevano accedere al credito, ovvero coloro che possedevano delle garanzie economiche e potevano permettersi di pagare alti tassi di interesse. Ma una banca che presta denaro solamente ai possidenti è una contraddizone in termini. Così, con non pochi sacrifici, mise in piedi nel 1977 la Grameen Bank anche conosciuta come la banca dei poveri e del microcredito.

Yunus dovette ridurre in macerie tutta la tradizionale critica che teneva alla larga i poveri perché considerati insolvibili e quindi un rischio per le banche. Riusci a dimostrare che i nullatenenti sono i migliori a cui dare un prestito: quel denaro costituisce l'unica possibilità che abbiano mai avuto per risollevarsi dalla miseria e quindi lo restituiranno con estrema attenzione. Bastava seguirli, incoraggiarli, motivarli nella creazione di piccole attività economiche. Oggi la Grameen è radicata in tutto il mondo, batte cassa sempre in positivo e ha tassi di restituzione vicini al 100%. Con prestiti dall'importo a dir poco "ridicolo", milioni di persone sono riuscite ad affrancarsi definitivamente dalla povertà e dalla bestiale macchina della beneficenza-sussidiarietà.

In Bangladesh è riuscito ad applicare la sua rivoluzione anche in altri campi diversi da quello del credito, ma sempre con attenzione alle fasce più basse della popolazione. Sono nate compagnie energetiche, telefoniche, centri sanitari e per l'istruzione. Con il suo impegno trentennale si aggiudicò il Nobel per la pace nel 2006. Anche per quanto riguarda il campo dell'architettura (qualcuno potrebbe dire edilizia) il professore Yunus ha avuto qualcosa da dire.

Nel 1984 la Banca Centrale del Bangladesh avviava un programma per prestiti volti alla costruzione della propria casa con somme di 2000 dollari. Ma Yunus sapeva che quella cifra andava oltre le possibilità dei propri clienti e quindi si adoperò affinché l'importo minimo fosse nettamente inferiore. Le ostilità dei funzionari ricalcavano sempre le stesse obiezioni: i poveri non sono in grado di pagare e con cifre inferiori ai 2000 dollari non riusciranno a costruire nulla meritevole dell'appellativo di "casa".

Riportiamo adesso un passaggio del libro "Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri" (1) scritto dallo stesso Yunus, che ci spiega come si risolse la questione dei prestiti per le case.
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... Allora mi rivolsi direttamente al governatore della banca centrale per chiedergli di scavalcare il parere dei suoi funzionari.
"Lei è sicuro che rimborseranno?" mi fu domandato.
"Si, sono sicuro che rimborseranno, così come hanno sempre fatto finora. A differenza dei ricchi, i poveri non possono permettersi di non rimborsare, perché rischierebbero di guastare l'unica opportunità che abbiano mai avuto nella vita."
Il governatore si concesse un momento di riflessione, poi dichiarò: "Mi dispiace che abbia avuto difficoltà con i nostri funzionari. D'accordo, vi daremo una possibilità: lancerete il programma a titolo sperimentale".

Così, grazie all'intervento personale del governatore della Banca centrale, abbiamo potuto varare il nostro programma di prestiti per la casa. Nell'arco di dodici anni abbiamo concesso più di 350.000 prestiti, con un tasso di rimborso di quasi il 100% in rate settimanali. Invece, com'era da prevedersi, il programma di finanziamento dell'edilizia abitativa gestito dalle banche tradizionali ha avuto un tasso di restituzione molto basso, ed è stato quindi abbandonato dopo tre anni.

Nel 1989 il Programma abitativo Grameen ha vinto il premio internazionale Aga Khan per l'architettura. Alla cerimonia di consegna del premio, a Il Cairo, i membri della giuria, composta da architetti di fama mondiale, hanno molto lodato la bellezza architettonica della nostra casa ( a quell'epoca l'importo massimo del prestito era stato elevato fino a 300 dollari), e volevano sapere chi fosse il tecnico che l'aveva progettata.

Quelle casa non era opera di nessun architetto. L'avevano progettata e costruita con amore i suoi abitanti, così come progettavano e costruivano giorno per giorno la propria vita.
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A fronte di quanto accade con l'emergenza abitativa dell'occidente (non dimentichiamo che la crisi mondiale degli ultimi anni è nata con i prestiti per le case delle banche tradizionali ) vale la pena ricordare che l'innovativo programma della Grameen per le abitazioni nasceva 26 anni fa in quello che noi ancora oggi chiamiamo ostinatamente terzo mondo. Una riflessione è d'obbligo.


Note:
- (1) "Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri" di Muhammad Yunus, Feltrinelli 2006.
Libro riadattato in seguito alla vittoria del premio Nobel per la pace. Utile per capire tutto il lavoro e l'impegno che sta dietro la figura di Yunus. Di facilissima lettura.

Approfondimenti:
- Grameen su wikipedia
- Grameen sito ufficiale
- Intervista a Yunus su "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. Dà una misura chiara ed istantanea della portata della rivoluzione di Yunus.

Recupero dell'ex fabbrica Tobler a Torino‏

Siamo lieti di pubblicare uno degli ultimi lavori dello studio torinese Cucchiarati srl. Di seguito troverete una moltitudine di informazioni riguardanti il progetto di recupero dell'ex fabbrica Tobler di Torino‏ portato a termine nel 2009. Non ci resta che augurarvi buona lettura.

Torino: il nuovo volto dell’ex Choccolat Tobler

Principale fonte di energia per le nascenti industrie della Torino sabauda, la Dora nei secoli passati ha rappresentato il naturale asse di sviluppo di una città che ancora oggi conserva importanti tracce del suo passato produttivo. La chiusura delle fabbriche e il collasso dell’industria piemontese avvenuti intorno agli anni Settanta del Novecento hanno determinato anche la morte del fiume, abbandonato al degrado ambientale e sociale. Oggi l’architettura contemporanea riscopre il valore degli antichi stabilimenti dismessi lungo la Dora, li recupera, li riadatta a scopi residenziali e terziari, e contemporaneamente riconsidera il ruolo di quelle acque che per anni ne hanno rappresentato la principale forza motrice.



È quanto è accaduto in via Aosta 8, Borgata Aurora, per un edificio realizzato nei primi del Novecento da una grande firma dell’architettura piemontese, Pietro Fenoglio, sede storica della conceria Gilardini prima e poi della Choccolat Tobler. Qui la vicinanza al fiume Dora ha costituito la premessa fondamentale per concepire una casa votata all’ecologia e al risparmio energetico, ottenuto attraverso un impianto geotermico che sfrutta l’acqua di falda, con una pompa di calore reversibile che produce sia l’energia termica sia la refrigerazione estiva.



Il recupero dell’ex fabbrica Tobler si è svolto all’insegna di due paradigmi solo apparentemente contraddittori, conservazione e innovazione, combinati insieme per dare luogo a un’architettura all’avanguardia in un territorio ancora relativamente inesplorato. Il complesso consta in realtà di due maniche, una di più recente costruzione, per la quale il progetto ha previsto la demolizione e la riedificazione ex novo dei volumi, e una invece costituita da due ali storiche che, insieme alle facciate esterne, baffate secondo le disposizioni del piano regolatore, sono state interessate solo da un intervento di restauro filologico. È nelle parti interne e nascoste dell’edificio che il progetto definitivo è riuscito a integrare armonicamente la diversa morfologia delle due maniche, grazie a una sottile strategia di rimandi cromatici e volumetrici tra una facciata e l’altra: le forme del quadrato e del rettangolo si succedono con insistenza su tutte le quattro superfici verticali, negli ampi bowindow blu che sporgono dalla manica storica così come nelle grandi vetrate che rivestono quasi interamente le pareti della manica nuova. In entrambi i casi la presenza assidua del vetro offre modelli abitativi contemporanei, all’interno di ambienti luminosi in cui l’esterno sconfina negli spazi interni.




Il concetto di vivibilità costituisce il tema portante di tutto l’intervento: il progetto infatti propone una reinterpretazione dell’abitare, attraverso un uso flessibile degli spazi interni ed esterni, questi ultimi resi particolarmente fruibili dagli ampi balconi-terrazzi di cui è dotata gran parte degli alloggi e dai giardini pensili ricavati sul tetto della manica nuova.
Anche l’interno cortile è stato studiato in modo da permetterne la vivibilità, anzitutto attraverso le numerose sedute poste al suo interno, ma anche grazie alla distribuzione degli spazi, che alternano al verde delle aiuole fiorite il legno dei camminamenti e la trasparenza di una lama d’acqua che vivacizza tutto il cortile. Ne risulta un giardino piacevole non solo da guardare, ma anche da godere, fulcro di relazioni e occasione di incontro fra i residenti. Allo stesso modo il garage interrato sfugge allo stereotipo di luogo buio e desolante, grazie all’inserimento al suo livello e in corrispondenza di una cavità al centro dell’interno cortile, di una quercia da sughero, che sviluppandosi verticalmente affiora con le sue fronde sulla superficie.
In generale l’intervento non si esaurisce nella realizzazione di un nuovo complesso residenziale di impostazione e carattere tradizionali; i presupposti dai quali esso prende le mosse si articolano in una più complessa rete di obiettivi che da un lato prendono in considerazione il tessuto urbano entro cui si insedia il progetto – il quartiere Aurora –, dall’altro concepiscono la riqualificazione di un antico stabilimento industriale nei termini di un terreno di sperimentazione di inedite tipologie abitative e spazi che profumano di contemporaneità.

Dati tecnici:
Committente: DE-GA S.P.A.
Dimensioni: S.L.P. mq. 7000
Ubicazione: Via Aosta 8 – Torino
Data di realizzazione: 2009

Piante:
piano terra, primo piano A, primo piano B, secondo piano, sottotetto.



Prospetti:
prospetto di via Parma, prospetto di via Aosta.



Sezioni:
sezione 1, sezione 2.



Studio:
Arch. Franco Cucchiarati
Studio di progettazione della città e del territorio
www.studiocucchiarati.it


Nuove centralità urbane: spazi per un Museo nel quartiere San Cristoforo (CT)

Laboratorio di progettazione architettonica realizzato nell'ambito della XII settimana della cultura.

Racconto di un'esperienza.
Un intero brano del quartiere catanese di San Cristoforo, nei prossimi anni verrà trasformato da ex manifattura tabacchi a polo museale di tipo archeologico. Un imponente vuoto urbano fatto di macchinari, impianti e guano di colombe presto vedrà nuova luce. Dovrà sobbarcarsi l'incarico di connettere tessere di città quantomai distanti tra loro: la città storica ed autoreferenziale di via Garibaldi da un lato e la movimentata e degradata via Plebiscito dall'altro (forse uno dei pochi brandelli autentici di Catania in cui è possibile vedere contemporaneamente carretti con cavalli, macellerie equine e relativo braciere per arrostire). L'intervento dovrà inserire un nuovo centro nell'economia urbana di un tessuto storicizzato che quotidianamente rigurgita qualsiasi prodotto della motorizzazione pubblica o privata. Un luogo dove innestare la cultura regionale-nazionale sulla radicata cultura popolare in un serrato confronto tra ciò che "si può toccare" e ciò che "non si può toccare" (vedi alla voce soprintendenza), tra antico e vecchio, tra valori da recuperare e inventare. Si parte da qui.

4 gruppi di allievi ingegneri edili-architetti di Catania con il contributo di una studentessa di architettura di Siracusa hanno lavorato dal 19 al 25 aprile per la realizzazione di tavole e plastici. Il laboratorio ha prodotto 4 soluzioni tutte differenti tra loro, successivamente passate in giudizio e quindi approdate in esposizione. In futuro sarà possibile visionare questi lavori come appendice dalla mostra itinerante "Città e società del 21°secolo. Architetture recenti in Sicilia".
Nei prossimi post tenteremo di mostrare in dettaglio gli esiti del nostro lavoro.




Per il momento vorrei cimentarmi nell'ardua impresa di tirare le somme di questa esperienza. Le esercitazioni progettuali regalano spesso sorprese inattese e costituiscono un'indubbia fase di crescita per chiunque. I nostri elaborati si sono ritrovati alla fine a dire in maniera corale che:

1 - L'edificio va consegnato immadiatamente alla città. Va aperto ed esploso verso l'esterno e al contempo deve farsi centro gravitazionale dei quartieri su cui insiste, richiamandoli a se. Alcuni interventi marcano questo aspetto con soluzioni parecchio esplicite.

2 - Il museo archeologico non basta. Non si può pensare alla preistorica soluzione di luogo in cui depositare arte a tempo indeterminato e fruibile al visitatore con il meccanismo di: entro, giro, esco e non torno mai più. L'integrazione con più forme di attività e processi urbani è un obbligo imprescindibile.

3 - Si tratta di un'occasione unica per la città di Catania, per dimensioni, per ambito e ragioni sociali. Per questo motivo i "valori da soprintendenza" sono stati pesantemente rimessi in discussione: la memoria di un luogo non è un fatto fisico che si preserva unicamente con il congelamento dello stato di fatto. E' difficile credere che questo sia ancora argomento di discussione.

Note a margine. E' difficile pensare che un'iniziativa del genere, tanto fresca e propositiva, debba confrontarsi con la "vecchia" società fatta di politici che arrivano con due ore di ritardo perché altrove si gioca una partita di calcio, fatta di personalità accademiche che si elogiano e premiano vicendevolmente. E' difficile sopportare rimproveri da parte dell'ordine degli architetti per domande che non siamo autorizzati a fare. E' difficile essere giovani, purtroppo, ancora una volta.

Ringraziamo per i contributi progettuali durante il workshop:
il Prof. ingegnere Sebastiano D'Urso;
la Prof.ssa architetto Zaira Dato;
la soprintendente ai beni culturali della provincia di Catania, architetto Fulvia Caffo;
l'ingegnere Gianluca De Francisci;
l'architetto Francesco Finocchiaro;
l'architetto Stefania Marletta;
e tutti i ragazzi della Regione Sicilia.


Tutto sul Workshop:

- Il racconto di un'esperienza <-
- Proposta: La Fabbrica della Cultura

LED Revolution

Li troviamo in tutti gli apparecchi elettronici, dal televisore, allo stereo, al cellulare ecc. Si presentano come delle piccole, quasi puntiformi, luci colorate; vengono utilizzate come spie ma si stanno diffondendo in molti campi. Sono già attualità nei fanali delle macchine e nelle insegne pubblicitarie, si stanno diffondendo come illuminazione pubblica nei lampioni stradali, e tra non molto sostituiranno le normali lampadine nelle abitazioni.


Ma cosa sono e perché hanno un così grande successo? I
LED sono dei diodi a emissione luminosa, cioè sono dei piccoli dispositivi elettronici che convertono la corrente elettrica in luce senza disperdere energia in calore; i vantaggi sono molteplici:
- Privi di filamenti e di UV, i LED producono luce pulita.
- Un LED fornisce 75 lumen per watt, una lampadina tradizionale invece 10-20 lumen per watt.
- Hanno una durata di 100.000 ore contro le 1000 delle lampade ad incandescenza, e non perdono mai la loro luminosità.
- Elevata flessibilità nell’istallazione per le loro ridottissime dimensioni.
- Funzionamento in sicurezza perché lavorano a bassa tensione.
- Sono insensibili ad umidità e vibrazioni.
- Resistono alla pressione.



Come già detto tra non molto i LED sostituiranno le lampadine nelle abitazioni e quindi diventeranno materia di progettazione per molti architetti. I LED saranno utilizzati nelle abitazioni non solo per il loro basso consumo che aiuterà la casa a diventare sempre più ecosostenibile; ma anche per le loro dimensioni estremamente ridotte che gli permettono di essere inserite in qualsiasi posizione, angolazione e all’interno degli oggetti; e grazie alle svariate colorazioni che possono assumere permetteranno agli architetti di creare suggestivi effetti di luce.

Risorse di Architettura n.5

Oggi vi proponiamo diversi siti web che trattano a vario titolo il tema del Riciclo Creativo, hobby contemporaneo che spazia dal design all'elettronica, dall'arte al primitivo fai-da-te. Non vogliamo cavalcare l'onda dell'eco-ambientalismo a tutti i costi, sappiamo bene che certi temi vanno affrontati con tutta la professionalità e le conoscenze del caso senza che questo si trasformi in un gioco o peggio ancora in una moda. Tuttavia, ci piace vedere con occhi nuovi ciò che per "pigrizia" siamo abituati ad identificare come semplice spazzatura, scarto, rifiuto.
Tratteremo in modo particolare, quelli che sono gli aggregatori di progetti, ovvero siti che raccolgono e mettono a sistema le idee trovate sulle pagine di studi di architettura, portfolio di designer o semplici blog. L'elenco che segue non rappresenta in alcun modo nè una classifica nè una lista completa e definitiva sul panorama online del riciclo creativo. Invitiamo pertanto tutti i lettori a segnalare tra i commenti qualsiasi risorsa sul tema.


Recyclart ( in inglese)
Sito che raccoglie i migliori progetti di design nati dal ri-uso. Ogni articolo conserva i link ai siti originali in cui è possibile approfondire gli argomenti.




Superuse ( in inglese)
"Superuse is a online community of designers, architects and everybody else who is interested in inventive ways of recycling."




Instructables (in inglese)
Sito che spiega come fare qualsiasi cosa con materiali di uso comune. Si spazia da argomenti come l'arte all'arredamento, dalle ricette di cucina agli esperimenti scientifici.




El Recetario (in spagnolo)
Community di designer che fa capo al progetto Makea, la versione open-source di Ikea. In particolare El-Recetario è una raccolta di "ricette" di design pronte da preparare.




Arteko (in olandese, traduzione con google)
Sito che cataloga il meglio dell'eco-design olandese di ultima generazione. Vi troverete una lunga lista di studi, con breve presentazione scritta, immagini e l'immancabile link al sito dei progettisti. C'è da perdere la testa e soprattutto da perdersi tra i collegamenti.