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VENEZIA 2010 - Classifica dei padiglioni nazionali

Con l'inizio dello speciale di Petra Dura sulla 12esima Biennale di Architettura di Venezia avevamo lanciato un sondaggio dal titolo:
Quali sono state le partecipazioni nazionali più significative della 12esima Biennale d'Architettura di Venezia?

Ad una settimana dal termine dell'evento è stata chiusa la votazione (30 novembre 2010). Abbiamo raccolto 39 votanti che hanno avuto la possibilità di indicare più preferenze, per un totale di 103.
Questi sono i risultati.

Padiglione Nazionale Numero di voti Posizione
  13
Olanda
  11
Giappone
  8
  7
Spagna
  7
Paesi Nordici (Finlandia, Norvegia, Svezia)
  6 
Belgio
  5 

Regno del Bahrain
  5

  5

Danimarca
  4 

Egitto
  4 

Repubblica Ceca e Rep. Slovacca
  4

  4

Australia
  3 

Finlandia
  3 

Canada
  2 

  2 

Francia
  2 

Svizzera
  2

Croazia
  1 

Gran Bretagna
  1 

Iran
  1 

Malaysia
  1 

Polonia
  1 

Repubblica Popolare Cinese
  1 

Portogallo
  1

Repubblica di Corea
  1

Russia
  1

Stati Uniti d'America
  1

Albania
  0 

Argentina
  0 

Austria
  0 

Brasile
  0 

Estonia
  0 

Ex repubblica Jugoslava di Macedonia
  0 

Georgia
  0 

Germania
  0 

Grecia
  0 

Irlanda
  0 

Israele
  0 

Lussemburgo
  0 

Montenegro
  0 

Repubblica del Rwanda
  0 

Repubblica di Armenia
  0 

Repubblica di Cipro
  0 

Repubblica di San Marino
  0 

Repubblica di Slovenia
  0 

Singapore
  0 

Tailandia
  0 

Ucraina
  0 

Uruguay
  0 

Venezuela
  0 


Note:
La classifica non ha alcuna pretesa di autorevolezza. Si tratta di un "gioco" che ci permette di capire se il nostro sguardo è sintonizzato con il sentire comune di chi visita la Biennale. E' un'ennesima opportunità per riprendere l'analisi di quei padiglioni che avevamo "sottovalutato", magari ripartendo proprio dall'ordine di classifica.
Il lavoro su Venezia 2010 è tutt'altro che terminato.

Le scarpe di Marloes Ten Bhomer

Il feticcio preferito dalle donne, quello per cui si potrebbe spendere una fortuna, quello che si colleziona volentieri, quello che non è mai abbastanza esagerato. Avete capito bene di cosa stiamo parlando: la scarpa.
Pensavamo di averle viste tutte, comprese quelle di Zaha Hadid, e invece quei fantastici 12 centimetri di felicità sembrano un campo di ricerca tanto strutturato da fare concorrenza alla sperimentazione architettonica. Verità del costruire, un forte ed evidente strutturalismo con annesso passaggio decostruttivista (e ginocchio rotto in più punti). Ecco le spericolate calzature di Marloes Ten Bhomer la designer olandese classe 1979. Se questo è l'inizio c'è da ben sperare...







Sito ufficiale: http://marloestenbhomer.squarespace.com/

Pensiero del giorno... Italia - Olanda, sconfitta annunciata

Il prof di composizione 2 ci faceva notare durante una sua lezione di come alcune scelte progettuali producano effetti totalmente differenti se applicate in contesti differenti. Nello specifico metteva a confronto architetture italiane e olandesi. Il tema era quello dell'edilizia popolare. Negli anni passati architetti di tutto il mondo hanno pensato che si potessero risolvere i problemi e i disagi sociali affidando gli abitanti meno abbienti a strutture molto grandi rispetto il contesto, a volte veri e propri "fuori-scala urbani". Più che tentare di ricostruire un senso di collettività ritrovata si ragionava in termini economici ovvero: uso intensivo del suolo ed economicità delle costruzioni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: le Vele di Napoli (Francesco Di Salvo), il quartiere Zen di Palermo (Vittorio Gregotti), il quartiere Librino di Catania (Kenzo Tange) ecc ecc. E manco a dirlo in Olanda ogni progetto che si è sviluppato in questo senso ha avuto seguito e continua ad averne.
Adesso, nei Paesi Bassi stanno sperimentando (da qualche tempo a dir il vero) qualcosa di geniale ed intellettualmente stimolante per qualunque architetto e/o urbanista: le città senza semafori.
Hans Monderman, architetto-ingegnere scomparso da poco, fu messo a capo di una commissione traffico con il preciso compito di trovare un modello che diminuisse di molto gli incidenti stradali nelle cittadine olandesi. Le sue teorie erano semplicissime e geniali allo stesso tempo. Tutto partiva dalla considerazione che il modello di regole del codice della strada non aveva funzionato fino a quel momento. Evidentemente non si poteva continuare sulla scia della "regolamentazione" bensì su quella della "liberalizzazione": meno cartelli stradali, niente semafori, minori distinzioni tra corsie, piste ciclabili e marciapiedi. Cosa voleva ottenere Monderman? Voleva responsabilizzare i cittadini; fargli capire che nulla è dato per scontato sulle strade; creare un atteggiamento di rispetto verso gli altri, che essi siano pedoni o automobilisti. Risultato? Ci è riuscito. La consapevolezza di guidare in una città deregolamentata ha fatto ridurre gli incidenti, la velocità delle auto, il traffico. La città simbolo di questa sperimentazione è Drachten. Non c'è da stupirsi se il simbolo della città è una rotatoria in centro.
I cittadini hanno bene accolto queste iniziative partecipano attivamente alla ri-appropriazione delle strade. Di recente la popolazione locale ha fatto dipingere una strada di blu con la scritta bianca "Water is Life". Il motivo? Volevano far capire al comune che l'interramento del canale preesistente non era stato affatto gradito. Quanto deve essere bello vivere la propria città in questo modo...
La notizia che mi fa rabbrividire è che simili sperimentazioni verranno fatte pure in Italia: a Bologna pare che ci stia pensando il sindaco Cofferati.
Funzionerà?!? o Finirà o come per i quartieri popolari?!




Altri esempi di "città senza semafori"
Christiansen, Danimarca
Wiltshire, Inghilterra
Bohmte, Germania


Foto di...

Quartiere Residenziale - Almere (Olanda) 1999/2001 - UN Studio

Tesina scritta nell'ambito del corso di Architettura Tecnica II

ANALISI TIPOLOGICA

L’area soggetta ad edificazione si trova direttamente su una laguna. Il quartiere ha forma triangolare con un lato delimitato dal canale principale (lotto da 15150 mq. con 2880 mq. edificati). I lembi di terra bene s’innestano sullo specchio d’acqua, nel tentativo di integrare la materia fluida all’interno del progetto. Gli edifici realizzati prevedono da 2 a 6 unità abitative. Il tipo edilizio è quello delle case a schiera su tre livelli con ingressi separati e scale interne private. Un altro gruppo di fabbricati, villette unifamiliari, è distribuito lungo il canale. Tutte le residenze sono caratterizzate da volumi sfalsati che creano all’esterno nicchie, balconi, terrazzi, dando all’interno la possibilità di organizzare gli spazi in maniera funzionale e organica. Le partizioni interne sono ridotte al minimo e sono totalmente aperte verso l’esterno per mezzo di grandi pareti vetrate. Ogni unità abitativa dispone di un fronte sud-ovest. Ciò testimonia un processo architettonico democratico volto a dare uguali condizioni a tutte le abitazioni.

IDEE PROGETTUALI
I progettisti hanno improntato l’ideazione di queste residenze sul concetto di flessibilità e individualità: ogni abitazione è personalizzabile sia per mezzo delle partizioni interne che con l’aggiunta di volumi al corpo di fabbrica. Infatti, sono stati pensati dei moduli in acciaio di 2,5 per 6 metri rivestiti in legno da poter essere montati sotto richiesta del cliente. Sono utilizzabili come balconi, giardini d’inverno, nicchie, stanze ecc. Sono stati ideati in modo da non interferire con l’architettura esistente in quanto ne richiamano forme e geometrie.


ANALISI DELLE RELAZIONI

- Tra la realizzazione e il contesto urbano:
Il contesto urbano, a parte il rapporto con la laguna, sembra essere stato completamente tralasciato in fase progettuale. Non vi è alcun riferimento ne d’intenti e ne di esiti volti in tal senso. Si nota subito che la configurazione del quartiere risulta essere chiusa e ben delimitata a nord, sebbene apre le sue visuali verso la laguna circostante. I circuiti terresti che si vengono a creare sono tutti a fondo cieco e ciò limita la possibilità di avere più connessioni isolando l’area e confinandola ad uso dei soli residenti.

- Tra le unità abitative:
Era intento dei progettisti creare abitazioni che fossero assolutamente indipendenti l’una dall’altra, sia in termini fisico-funzionali che in termini di privacy: gli ingressi sono separati così come i corpi scala; la zona notte di ogni abitazione non confina con la zona giorno della residenza vicina; balconi, nicchie e vetrate comunicano il meno possibile tra di loro per evitare sguardi indiscreti. Tutto ciò rientra nei piani dell’ UN STUDIO ovvero poter garantire la massima libertà ad ogni residente senza compromettere quella degl’altri. Nel caso delle villette, questo fenomeno è molto evidente per il fatto che si esplica con il mezzo più semplice: la distanza, distanza regolare che si moltiplica passando da una casa all’altra. La disposizione lungo l’asse del canale rarefà gli ambiti connotandoli con un particolare senso di riservatezza.

- Tra gli ambienti della singola unità abitativa:
Ogni abitazione presenta al piano terra un grande stanza aperta all’esterno per mezzo di parete vetrata. Questa ha tutte le sembianze di un loft e tenta di evocarne tali suggestioni. Ai piani superiori si articola la zona notte con le varie camere da letto. Il corpo scala è collocato in posizione centrale e, sebbene non fruisca sempre di illuminazione diretta, passa da ambienti di disimpegno sempre ben illuminati. Le soluzioni escogitate per ottenere questo risultato sono ben riuscite sia da un punto di vista formale che pratico e rappresentano un ottimo esempio da seguire.


Rif. Bibliografico: Casabella n°713 Luglio/Agosto 2003 pp. 60-67

Sito UN Studio (consigliato):
http://www.unstudio.com/