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Carlo Scarpa - Palermo

Non si dirà mai abbastanza di quanto mi abbia turbato la scoperta di interventi di restauro condotti negli anni '50 da Carlo Scarpa su due edifici storici del centro di Palermo. All'idea che pochi anni prima avevo fatto chilometri e chilometri per ammirare le opere del famoso (non) architetto italiano mi sentivo come tradito dal mondo intero, e forse anche dalla mia stessa preparazione, che non mi avevano avvisato della presenza di questi interventi giusto dietro casa.
Due ore e mezzo di Catania-Palermo ti ricordano di quanto immensa e bella sia la Sicilia e di quante altre Sicilie contenga al suo interno. Si arriva nel capoluogo siculo con la mente dolorante che ragiona ancora sul concetto di grandezza: l'Etna, gli infiniti campi di grano dell'ennese, le splendide alture che cingono la città, una sconfinata periferia con palazzi a misura d'elefante. Un viaggio tra le grandezze della Sicilia che paradossalmente conduce alla scoperta del piccolo, il dettaglio minuto tipico dell'architettura di Scarpa. Ebbene sì, perchè dopo un esperienza del genere la famosa "cura del dettaglio", tanto propagandata da accademici e addetti ai lavori, non sarà più un'astrazione impalpabile, ma la concreta percezione che si possa anche lavorare a scale inferiori all' 1:1. Si tratta di lavori di "oreficeria" su palazzi che sono già gioielli.

Palazzo Chiaramonte-Steri
Si tratta di una dimora signorile del XIV secolo successivamente convertita a Regia Dogana , tribunale dell'inquisizione ed infine sede dell'attuale rettorato dell'Università di Palermo. Scarpa interviene negli anni '50 con una serie di strutture sparse per l'intero edificio e un importante intervento sull'ingresso principale. Molte soluzioni sembrano già viste nel repertorio scarpiano come la scala a gradini angolari e sfalsati (vedi il successivo Museo Civico di Castelvecchio, 1956-1964). Ammetto di aver avuto la sensazione che rispetto certi palazzi veneziani, questo differisca solo nell'assenza dell'acqua dei canali, ma con un po' di raziocinio si riesce a leggere il tutto con più positività.
Molte informazioni utili le trovate sul sito, ma il mio consiglio è quello di andare a vedere di persona: pochi euro con guida inclusa. Inoltre troverete all'interno uno celebre dipinto di Renato Guttuso la cui interessantissima storia vale già una visita.
Sito ufficiale: http://www.palazzosteri.it/




Palazzo Abatellis
Senza troppo imbarazzo posso affermare che si tratta del più bel polo museale mai visto in Sicilia. Possiede tutte le doti per poter interessare il visitatore sotto molteplici aspetti: Contenitore, Contenuto e Comunicazione (ed ecco un improvvisata regola delle 3 C ad uso e consumo dei neofiti di architettura). Il palazzo ha subito diverse destinazioni d'uso passando da residenza del XV secolo a monastero fino al bombaramento della seconda guerra mondiale. Recuperato, ripulito dalle superfetazioni e messo in sicurezza passo nelle mani di Carlo Scarpa nel 1953 che ne disegnò gli allestimenti mantenuti a tutt'oggi, considerati essi stessi come opere d'arte meritevoli di tutela. Grazie al genio veneziano la Comunicazione delle opere diventa interattiva e mutevole: pensate ad una statua che può essere ammirata frontalmente ed avere un tipo di sfondo, oppure se vista di profilo può prospettare su un pannello completamente diverso. Supporti, teche, sedute, porte, maniglie, tutto porta la firma virtuale e riconoscibilissima di Scarpa. Rimane da chiedersi cose viene esposto, il Contenuto per intenderci: si tratta di arte sacra medievale, ma non lasciatevi ingannare dalle "etichette". Si va a palazzo Abatellis per ammirare la celeberrima Annunciazione di Antonello da Messina, ma si finisce per perdersi tra le meraviglie di anonimi pittori, scultori, orafi. Gli 8 euro del biglietto di ingresso sono quindi ampiamente giustificati, ma gli studenti di architettura entrano gratis. Per tutte le altre informazioni visitate il sito.
Sito ufficiale: http://www.regione.sicilia.it/
Approfondimento: http://www.vg-hortus.it/



Recupero dell'ex fabbrica Tobler a Torino‏

Siamo lieti di pubblicare uno degli ultimi lavori dello studio torinese Cucchiarati srl. Di seguito troverete una moltitudine di informazioni riguardanti il progetto di recupero dell'ex fabbrica Tobler di Torino‏ portato a termine nel 2009. Non ci resta che augurarvi buona lettura.

Torino: il nuovo volto dell’ex Choccolat Tobler

Principale fonte di energia per le nascenti industrie della Torino sabauda, la Dora nei secoli passati ha rappresentato il naturale asse di sviluppo di una città che ancora oggi conserva importanti tracce del suo passato produttivo. La chiusura delle fabbriche e il collasso dell’industria piemontese avvenuti intorno agli anni Settanta del Novecento hanno determinato anche la morte del fiume, abbandonato al degrado ambientale e sociale. Oggi l’architettura contemporanea riscopre il valore degli antichi stabilimenti dismessi lungo la Dora, li recupera, li riadatta a scopi residenziali e terziari, e contemporaneamente riconsidera il ruolo di quelle acque che per anni ne hanno rappresentato la principale forza motrice.



È quanto è accaduto in via Aosta 8, Borgata Aurora, per un edificio realizzato nei primi del Novecento da una grande firma dell’architettura piemontese, Pietro Fenoglio, sede storica della conceria Gilardini prima e poi della Choccolat Tobler. Qui la vicinanza al fiume Dora ha costituito la premessa fondamentale per concepire una casa votata all’ecologia e al risparmio energetico, ottenuto attraverso un impianto geotermico che sfrutta l’acqua di falda, con una pompa di calore reversibile che produce sia l’energia termica sia la refrigerazione estiva.



Il recupero dell’ex fabbrica Tobler si è svolto all’insegna di due paradigmi solo apparentemente contraddittori, conservazione e innovazione, combinati insieme per dare luogo a un’architettura all’avanguardia in un territorio ancora relativamente inesplorato. Il complesso consta in realtà di due maniche, una di più recente costruzione, per la quale il progetto ha previsto la demolizione e la riedificazione ex novo dei volumi, e una invece costituita da due ali storiche che, insieme alle facciate esterne, baffate secondo le disposizioni del piano regolatore, sono state interessate solo da un intervento di restauro filologico. È nelle parti interne e nascoste dell’edificio che il progetto definitivo è riuscito a integrare armonicamente la diversa morfologia delle due maniche, grazie a una sottile strategia di rimandi cromatici e volumetrici tra una facciata e l’altra: le forme del quadrato e del rettangolo si succedono con insistenza su tutte le quattro superfici verticali, negli ampi bowindow blu che sporgono dalla manica storica così come nelle grandi vetrate che rivestono quasi interamente le pareti della manica nuova. In entrambi i casi la presenza assidua del vetro offre modelli abitativi contemporanei, all’interno di ambienti luminosi in cui l’esterno sconfina negli spazi interni.




Il concetto di vivibilità costituisce il tema portante di tutto l’intervento: il progetto infatti propone una reinterpretazione dell’abitare, attraverso un uso flessibile degli spazi interni ed esterni, questi ultimi resi particolarmente fruibili dagli ampi balconi-terrazzi di cui è dotata gran parte degli alloggi e dai giardini pensili ricavati sul tetto della manica nuova.
Anche l’interno cortile è stato studiato in modo da permetterne la vivibilità, anzitutto attraverso le numerose sedute poste al suo interno, ma anche grazie alla distribuzione degli spazi, che alternano al verde delle aiuole fiorite il legno dei camminamenti e la trasparenza di una lama d’acqua che vivacizza tutto il cortile. Ne risulta un giardino piacevole non solo da guardare, ma anche da godere, fulcro di relazioni e occasione di incontro fra i residenti. Allo stesso modo il garage interrato sfugge allo stereotipo di luogo buio e desolante, grazie all’inserimento al suo livello e in corrispondenza di una cavità al centro dell’interno cortile, di una quercia da sughero, che sviluppandosi verticalmente affiora con le sue fronde sulla superficie.
In generale l’intervento non si esaurisce nella realizzazione di un nuovo complesso residenziale di impostazione e carattere tradizionali; i presupposti dai quali esso prende le mosse si articolano in una più complessa rete di obiettivi che da un lato prendono in considerazione il tessuto urbano entro cui si insedia il progetto – il quartiere Aurora –, dall’altro concepiscono la riqualificazione di un antico stabilimento industriale nei termini di un terreno di sperimentazione di inedite tipologie abitative e spazi che profumano di contemporaneità.

Dati tecnici:
Committente: DE-GA S.P.A.
Dimensioni: S.L.P. mq. 7000
Ubicazione: Via Aosta 8 – Torino
Data di realizzazione: 2009

Piante:
piano terra, primo piano A, primo piano B, secondo piano, sottotetto.



Prospetti:
prospetto di via Parma, prospetto di via Aosta.



Sezioni:
sezione 1, sezione 2.



Studio:
Arch. Franco Cucchiarati
Studio di progettazione della città e del territorio
www.studiocucchiarati.it