Avete presente la teoria freudiana relativa al Es, Io e Super-Io? Riassumo in breve: ogni uomo ha una rappresentazione mentale di se che si chiama IO. Questo è il prodotto dell'ES, ovvero l'inconscio, la nostra vera essenza, filtrata dal Super-Io, meccanismo censore che ci limita e ci frena. Quando si dorme il Super-Io si disattiva e l'Es prende il sopravvento su tutto. Emergono le nostre follie, le nostre perversioni, le nostre paure e una serie infinita di cosette che tentiamo opportunamente di occultare allo sguardo estraneo. L'architettura dei nostri sogni non è soltanto un'ambizione o un modello che più o meno coscientemente accettiamo o usiamo, ma qualcosa che permanentemente risiede in noi e va al di là di qualsiasi stile architettonico, convinzione, teoria o critica contemporanea. E' un idea, un idea perversa di cui siamo gli unici autori e gli unici fruitori. E' un architettura immateriale che paradossalmente viviamo con gli stessi strumenti delle architetture fatte in mattoni duri e freddi: impulsi elettrici che giungono al cervello. Potremmo dire che sognare un'architettura è qualcosa di più che visitarla.
martedì 20 maggio 2008
Pensiero del giorno... Architettura e sogni
domenica 11 maggio 2008
Ci scusiamo per la momentanea interruzione degli aggiornamenti, ma dovete capire che stiamo tentando di laurearci... e questo, haimè, è periodo di consegne e revisioni all'univ...
Non disperate, perchè torneremo prestissimo!!!
domenica 4 maggio 2008
Taliesin West in Arizona (dal 1938) di Frank Lloyd Wright
Occorre fare una precisazione: Taliesin (Wisconsin a partire dal 1911) e Taliesin West (Arizona a partire dal 1938) non sono la stessa cosa, eppure fanno idealmente parte di un unico progetto nato nel tempo. La scelta dei nomi dovrebbe farci riflettere su quelle che dovevano essere le idee che con gli anni si facevano largo nella mente di Frank Lloyd Wright: costruire una comunità che seppure fisicamente divisa in due da parecchi chilometri fosse un unicum. Ma quale doveva essere il motivo che portò a questa dislocazione? Potremmo dire che Wright, così come utilizzava i materiali con le proprie specificità, volle usufruire dei differenti territori con le relative caratteristiche, primo tra tutti il clima. Esemplificando il discorso: il primo era un "villaggio" estivo; il secondo invernale visto che si trovava in un deserto (evitiamo però di vederla come una case di villeggiatura). Così egli trattò le condizioni climatiche come un vero e proprio "materiale" da costruzione, soprattutto per quanto riguarda Taliesin west. Ma i differenti territori non comportavano esclusivamente differenti temperature; implicavano diversi ambienti naturali, diversi gradi di antropizzazione, diverse necessità. La progettazione non poteva quindi prescindere da questi soprattutto se parliamo di architettura organica. Da questo punto di vista, quali furono le linee guida che influenzeranno la forma degli edifici nel deserto dell'Arizona? Wright stesso ci propone un interesse altissima lettura del problema e relativa soluzione. Le cime pronunciate delle catene montuose che degradavano fino al deserto gli suggerirono un'interpretazione del territorio che non fosse di tipo naturalistico, bensì il tipo naturale ovvero la ricerca di tutte le leggi che stavano alla base di “quell'organismo”. Wright non vedeva colline, ma forze, spinte e tensioni. Il deserto le scomponeva e allora egli pensò che poteva ricomporle, ma non certo in un atto di mimesi con l'ambiente. Per questo motivo l'intero impianto sembra essere scaturito violentemente dal suolo, enfaticamente richiamato dalle pietre che costituiscono la muratura. Non esistono linee perpendicolari al terreno che non siano quelle dei profili dei cactus. La lezione della natura viene anche interpretata con il continuo ed instancabile susseguirsi di dislivelli, terrazzamenti e scalinate come nel tentativo di non voler violentare il suolo, ma anzi esaltarne l'irregolarità. Questo “limite” viene sfruttato da Wright con la creazione di ambiente a differenti altezze che sono sicuramente utili per riportare le varie parti dell'edificio a dimensione umana. La disposizione delle scale inoltre interrompere qualsiasi tentativo di tracciare assi (rette) di percorribilità creando sempre una sorta di virtuali disimpegni. È inutile dire che non viene intaccata minimamente la funzione degli ambienti. Questo rapporto con l'ambiente, per un allievo di Sullivan, non poteva però essere l'unico motivo a determinarne la forma. Allora ci sorge spontanea la domanda: a cosa doveva servire Taliesin west? Sicuramente doveva garantire ambienti in cui progettare, laboratori e alloggi per tutti i suoi allievi. Inoltre un'analisi del pensiero Wrightiano e dello stile di vita che si prefiggeva raggiungere potrebbe fornirci parecchie altre informazioni sulla costruzione. Ma limitiamoci ad evidenziare quelle più significative: 1) il lavoro e il soggiorno a Taliesin west dovevano essere vissuti come un'avventura; 2) un progettista doveva condurre una vita da progettista.
In cosa si traducono questi due enunciati? Il primo fa riferimento ad una condizione di “instabilità” che architettonicamente fa vedere la costruzione come un cantiere sempre aperto. Work in proggress forever. Infatti col tempo parecchi corpi di fabbrica vennero aggiunti. Non credo che questo aspetto sia da sottovalutare se si pensa quanto sia difficile concepire un edificio che un domani possa essere ampliato, modificato o semplicemente adattato a nuove esigenze. Particolarmente utile doveva essere risultata l'intersezione di quadrati ruotati a 45 gradi che nella loro aggregazione formano un complesso triangolare. Siamo comunque convinti che tale forma geometrica si sia generata per quel famosissimo processo che caratterizza l'architettura di Wright: dall'interno verso l'esterno.
Adesso analizziamo come questo edificio potesse favorire lo sviluppo di una mentalità da progettista. Quest'individuo, secondo Wright, doveva essere soprattutto una persona che sapeva risolvere problemi con le proprie forze. Non poté che creare ambienti altamente accessibili in modo tale che ogni allievo non avesse mai nulla da chiedere e provvedesse da solo alla proprie esigenze. Inoltre per nessuna ragione l'attività progettuale doveva essere scissa dalla vita quotidiana. In questo senso non ci sorprende il fatto che la Works Room fosse limitrofa alle cucine in una continua celebrazione della vita comunitaria. La stanza per la preparazione dei cibi rappresenta infatti ciò che il camino era per le prairie houses.
Una zona più distaccata, più silenziosa viene ritagliata da Bedrooms, da bagni e da differenti ambienti che creano una sorta di nicchia privata: la sua residenza. In sezione notiamo come in questa parte della comunità in muri siano molti di più e molto più spessi, così come la vegetazione si infittisce in una sorta di giardino interno.
Ciò che sollecita maggiormente l'interesse per Taliesin west è l’utilizzo dei materiali per le coperture. Partiamo da un basamento di solida roccia, proseguiamo con delle membrature triangolari lignee per giungere ad un evanescente tetto di tela. Un climax di materiali: duro, soffice; pesante, leggero; opaco, traslucido. Poeticità dei materiali a parte, ogni elemento è usato per un fine specifico. La scomposizione delle forze e il modo di lavorare sinergico è intuibile da chiunque, così come è visibile e riconoscibile ogni materiale utilizzato con una comprensione pressoché immediata della propria funzione: ad esempio risulta ovvio che la tela bianca servisse per un controllo qualitativo della luce; che la leggera intelaiatura lignea si prestasse meglio a poggiare su dei contrafforti litici.
In alcuni casi le travi oblique affondano gradualmente nella muratura creando ambienti continui e ampi come quelli della sala giorno. Questo processo probabilmente affonda la sua ragione d’esistere nel concetto di plasticità, ovvero quel risultato finale che permette di leggere le varie parti di un oggetto come un unicum piuttosto che come una somma.
L’orientamento non fornisce dati di facile analisi considerando il fatto che la costruzione si trova in un deserto e che fosse utilizzata solamente per pochi mesi l’anno. Tuttavia è semplice notare che le porzioni più ampie di tela fossero rivolti ad un soleggiamento diretto.
Il valore di questa opera wrightiana è da ricondurre allo spirito pionieristico del suo autore. La carica di originalità è innegabile. L’uso dei materiali è addirittura poetico. Il rapporto instaurato con il territorio ha per rivale solo la Kaufman. Gestione della luce insuperabile. Progetto ambiziosissimo che si pregia della collaborazione dei suoi studenti e al quale non è mai messa la parola fine.
Bibliografia:
“storia dell’architettura moderna” di Bruno Zevi
“Il futuro dell’architettura” di F. Lloyd Wright
venerdì 2 maggio 2008
Pensiero del giorno... La mia Catania
E' sempre difficile parlare delle cose che ci appartengono, che ci appartengono in senso lato, come i nostri genitori, la nostra casa, i nostri amici, la nostra città.
La sociologia urbana ha coniato un termine che ben descrive il mio rapporto con Catania: sono un City-User, ovvero un individuo che va in città solo per fruire di alcuni servizi, una piattola insomma. E come parassita, il più delle volte, si viene trattati, altro che city-users portatori di moneta. L'alienazione che vivono la maggior parte dei lavoratori, soprattutto i conduttori di autobus, fa si che non riescano a comprendano che il loro posto fisso è frutto solo ed unicamente degli abbonamenti comprati da persone come me. Se gli si chiede una qualche informazione rischiate un mega cazziatone con tanto d'insulti: non si ammette ignoranza. Questo è il primo ricordo che ho, di quando poco più che 12enne mi avventurai da solo nella selva di Catania. E ho come l'impressione che questa sia anche la prima visione di molti visitatori e turisti.
Scesi dall'autobus si è semplicemente disorientati, nauseati da un paesaggio mai uguale a se stesso, un insieme di visioni, belle e brutte, che satura la mente ed è impossibile pensare. Benché dovrei essere assolutamente assuefatto al panorama che mi si presenta ogni giorno, non posso non stupirmi di quello che vedo, la commistione di generi e forme, la sovrapposizione di ruoli e
luoghi, la compenetrazione di usi ed'usanze, un circo a cielo aperto insomma. Esempio? Piazza Duomo con la cattedrale, il municipio, il liotru (l'elefante simbolo di ct) il tutto in stile tardo barocco altamente rappresentativo e accanto cosa vi si trova? la pescheria, il mercato storico che sembra una bolgia dantesca dove vengono messi in bella mostra i cadaveri di qualsiasi animale, ai limiti della commestibilita: mezzi suini appesi per un piede, filetto di cavallo, teneri agnelli scuoiati, lumache in cesti di vimini, teste di tonno, vongole vive che schizzano acqua sui passanti. Se siete fortunati potrete vedere i calderoni con il Sangeli, ovvero una porcheria d'altri tempi: budella di chissà quale animale ripiene di frattaglie tritate e miste a sangue. Da una parte chi serve e dall'altra chi mangia i comodi bocconcini rosastri, una sorta di mcdonald medievale. A meno di 50 metri qualcuno celebra il matrimonio in pompa magna, si confessa, prega... altri cento metri e ci si trova nel vecchio cuore del sapere Catanese, Piazza Università. Fino a pochi anni fa era parcheggio di autobus, oggi è l'orgoglio dei Catanesi, ma solo di coloro che hanno apprezzato il restauro effettuato in pieno stile Barocco anti-contemporaneo. Da li si prosegue per via Etnea, il vero centro rappresentativo della città, compromesso ad ogni incrocio da una selvatica circolazione su ruote. A pensarci bene, ciò che appesta la vita cittadina, sono i trasporti e la viabilità in generale. Il problema più evidente è il traffico, ma questo credo che sia endemico di molte città italiane. E neanche i mega interventi operati sulla circonvallazione sono giovati a nulla: hanno sostituito i semafori con delle rotonde sottodimensionate e così i problemi sono aumentati. Ma quello che non accetterò mai è che la linea ferrata e la stazione abbiano compromesso gran parte del water front cittadino. Se non altro questo è servito ad avere la fermata della metropolitana più bella d'Italia: è direttamente sul mare, su una splendida scogliera. Peccato che la metropolitana servi una tratta assolutamente inutile e assurda, che ha il suo unico motivo di esistere nelle probabili e future espansioni.
Mi accorgo che in periodo di vacanza Catania si svuota particolarmente: tutti gli studenti universitari fuorisede tornano a casa. Sono city-user come me, un capitale economico che dà vita a tutta la città, capitale ignorato o sottovalutato soprattutto dal punto di vista umano e sociale. E'grazie alla presenza dei giovani, infatti, che Catania è un bel posto in cui stare. Non mi riferisco certo ai quei ragazzi che si scannano negli stadi, ma a tutti quelli che hanno voglia di fare, imparare, condividere, insomma, tutti quei ragazzi che mi hanno cresciuto, io che ero un piccolo e povero ragazzotto di provincia.
giovedì 1 maggio 2008
Materiali - LE SOSTANZE OTOTOSSICHE
Un cantiere risulta essere un mondo in miniatura, un campionario di oggetti, materiali e sostanze. Non tutti questi elementi servono alla costruzione vera e propria di un edificio, benché rimangano presenti sui luoghi di lavoro. Il più delle volte si utilizzano solo per specifiche lavorazioni, quindi si conoscono poco e si ignorano del tutto le loro caratteristiche nocive. Caso esemplificativo è quello delle sostanze ototossiche, catalizzatrici di molteplici danni uditivi se abbinate all'esposizione al rumore. Molte di queste si trovano nella composizione dei più comuni farmaci. E' bene dunque conoscerle per evitare i problemi endemici che affliggono i lavoratori italiani, soprattuto in questo periodo dove tanto si parla di morti bianche.
Monossido di carbonio, Stirene, Toluene (solvente, vedi foto), Tricloroetilene, Xilene, Etilbenzene, Disolfuro di carbonio, n-Esano, Piombo, Manganese, Arsenico, Mercurio
Farmaci: Acido Acetilsalicilico, Streptomicina, Neomicina, Cefaloridina, Gentamicina, Viomicina, Aminosidina, Fans, Chinino, Farmaci antitumorali.
quindi se avete intenzione di andare in discoteca imbottiti di aspirina... buona fortuna
Approfondimento (vedi il *.pdf):
lunedì 28 aprile 2008
Progettista: JONATHAN WOOLF, CHRISTOPHER SNOW, 2001-03
Località: HAMPSTEAD, LONDRA, GRAN BRETAGNA
Rif. Bibliografico: Casabella n°722 Maggio 2004
ANALISI TIPOLOGICA
L’edificio si compone di due abitazioni, ciascuna a pianta quadrata, con all’interno un pozzo di luce contiguo alla rampa di scale. Questo edificio è caratterizzato da una geometria che si basa prevalentemente su angoli retti ad eccezione della nicchia che segna l’ingresso delle due unità abitative. La disposizione delle finestre su ogni muro è incisiva e ben ponderata, ma non rigidamente regolata. I serramenti in metallo non sporgono dalle superfici dei muri mantenendo inalterati i piani verticali. Osservando le varie facciate non si nota una facciata finestrata dominante rispetto alle altre.
IDEE PROGETTUALI
ANALISI DELLE RELAZIONI
Tra la realizzazione e il contesto urbano:
La doppia abitazione si trova collocata in un area con ampie abitazioni convenzionali, ma i due giardini presenti con la loro recinzione fittamente alberata offrono un effetto di radura nella foresta.
Tra le unità abitative:
L’edificio si divide in due unità abitative molto simili caratterizzate da due ingressi autonomi in corrispondenza di una nicchia ricavata nell’edificio. Viene mantenuta quindi l’autonomia di ciascuna abitazione pur essendo le due casa collegate da un passaggio nascosto che può essere lasciato aperto o chiuso. Quasi altrettanto segreta è la via che conduce alla piscina comune ricavata nell’interrato.
Tra gli ambienti della singola unità abitativa:
Ogni alloggio è dotato di un ingresso che ci porta su un atrio a doppia altezza che è l’elemento centrale dell’abitazione da cui si sviluppa attorno il soggiorno, la cucina, il bagno ed altri ambienti e da cui si accede al primo piano; al primo piano troviamo la zona notte formata dalle stanze da letto complete di bagni autonomi. L’ingresso si pone dunque come elemento di filtro tra interno ed esterno. Alla cucina che svolge anche la funzione di sala da pranzo è assegnata un unità ambientale separata dal soggiorno. Le unità della zona notte sono collegate tra di loro da un piccolo disimpegno.

La struttura portante dell’edificio è in acciaio, nascosta all’interno delle pareti divisorie.
Il rivestimento delle pareti esterne è realizzato in mattoni Gouldcaster, la cui trama a correre conferisce una espressiva vivacità; mentre la pavimentazione in pietra è realizzata totalmente in pietra serena fiorentina, mentre quella in legno ,in noce americano utilizzato anche per le porte.
sabato 26 aprile 2008
Pensiero del giorno... Architroie
Volevo spendere 2 parole sulle prossime Olimpiadi di Pechino.
Sembra ormai che con la parola "etica dell'architettura" si faccia riferimento solo ed unicamente al contenimento dell'impatto ambientale degli edifici. Tuttavia in occasioni come gli Expo o le Olimpiadi, delle vere e proprie manne per gli architetti, si pongono altre questioni che vanno ben oltre le semplici riflessioni individuali. Cominciano ad entrare in campo la politica, la politica interna ed estera, le alleanze e tanti altri elementi di importanza globale.
Sappiamo benissimo che la Cina ha problemi enormi in fatto di diritti umani partendo dalle sue stesse terre, passando per il Tibet fino a giungere in Darfu (Sudan), tanto per citare le più famose emergenze umanitarie. Il mondo intero si è mobilitato per boicottare Pechino 2008. Dalle riserve del capo di stato francese (Sarkozy) e americano (Bush) al ritiro di Steven Spielberg come direttore artistico; da Viva Radio 2 di Fiorello ai singoli atleti. E gli architetti come si sono comportati? Una sola voce si è alzata fuori dal coro, quella di Daniel Libeskind, che visto il suo trascorso, non poteva rimanere indifferente. Ha chiesto ai suoi colleghi di sospendere qualsiasi forma di collaborazione con TUTTI i regimi totalitari. Ma questo suo atteggiamento sembra aver smosso poche coscienze ancora, dopotutto ormai tutto è pronto. Nella lista nera vanno nomi ovvi come: Herzog e de Meuron con il National Stadium a nido di rondine; Il gruppo PTW con il WaterCube (la piscina olimpionica), ma anche Rem Koolhaas per le precedenti costruzioni e Zaha Hadid per le future costruzioni in Azerbaijan (probabili olimpiadi 2016).
Mi sento di appoggiare senza riserve le idee di Libeskind, sebbene non sia ancora un architetto di sicuro non voglio diventare un'architroia...
Approfondimento:
http://www.architettiroma.it/dettagli.asp?id=10134
Foto di...



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