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sabato 8 marzo 2008

Pensiero del giorno... Lenny Kravitz

Per augurare a tutte le nostre lettrici una buona "Festa delle Donne" oggi parliamo di un signore che ha fatto perdere la testa a molte (e molti).
Dopo Carla Bruni designer e Brad Pitt committente-attento non poteva mancare una stella del rock tra le nostre pagine: come avrete capito sto parlando di Lenny Kravitz.
Infatti, il noto cantante per placare il proprio estro creativo si è riscoperto designer. Ha fondato il suo studio, il Kravitz Design, ma ci tiene a precisare che non è affatto un presta-nome. Lui disegna davvero.
Una sua opera? Un lampadario per Swarovski dal nome "Casino Royale".
Se la cava anche come designer d'interni: oltre ad aver firmato alcune sue residenze si è occupato del bar "Florida room" dell'hotel Delano di Miami.
Non so voi, ma io lo preferisco cantante...


Mega intervista a Lenny:
http://www.rollingstonemagazine.it/page.php?ID=2588

giovedì 6 marzo 2008

Pensiero del giorno... Posate

E dopo la cucina, la Z.island, non potevano mancare le posate. La serie si chiama "Zaha" proprio come il nome dell'architetto: Zaha Hadid appunto. Che donna egocentrica ...
Questa volta non è stata utilizzata nessuna tecnica o tecnologia d'avanguardia (sono semplici posate in acciaio) privilegiando l'aspetto estetico.
Lo stile è chiaramente il suo. Ergonomiche? non saprei. Pratiche? beh... forse la signora Hadid non ha mai mangiato un piatto di spaghetti (ma evidentemente neanche le minestrine)
Considerando che 5 pezzi costano 250 $ più che mangiarci, le userei come sculture.. e guardate che sembrano belle quando sono tutte vicene... avrà studiato pure il modo di comporle?!

venerdì 29 febbraio 2008

Curiosità...Grandi Donne

Pochi giorni fa ho sentito in un tg nazionale un'intervista alla Tagliabue e alla domanda "Perchè ha deciso di lavorare in Spagna?" ha risposto: "Perchè ho capito che in Italia non c'era posto per me!!!". Questa risposta mi ha fatto molto riflettere...perchè una DONNA ITALIANA con queste capacità ha deciso di spostare la sua attenzione all'estero?L'Italia è talmente arretrata da non riconoscere tali fenomeni?Sarà il futuro anche di noi giovani ingegnere (senza alcun paragone con il genio della Tagliabue) spostare la nostra attività in luoghi stranieri?La mia carriera universitaria è cominciata con un'ottica notevolmente speranzosa...adesso non posso dire lo stesso!La depressione riguardo il mio futuro incombe!!!Non so se è solo una mia paura o è quella di altri studentesse e studenti universitari...insomma questo blog tratta di architettura ma non solo della realtà dei grandi ma anche delle paure dei piccoli...

venerdì 15 febbraio 2008

Pensiero del giorno... Scatole

Quando vedo una costruzione realizzata con volumi puri, minimalismo estetico, pochi colori, dichiarata contemporaneità, materiali innovativi, mi viene da esclamare ad alta voce: ecco, questa è architettura. E questo è esattamente ciò che è capitato appena ho visto il New Museum of Contemporary Art di Sejima & Nishizawa a New York.

La mia professoressa di composizione mi ha ripetuto fino lo sfinimento che per realizzare i suoi progetti avrei dovuto lavorare con scatole, scatole e ancora scatole. Allora ero parecchio perplesso sull'utilità di tale esercizio: credevo che la contemporaneità architettonica si muovesse unicamente sulle forme di Zaha Hadid, Frank Gehry o sulle nuvole di Fuksas. La risposta a denti stretti che si beccava era: vecchia strega non rompere le scatole.
Diciamo che lavorare con i parallelepipedi mi sembrava davvero facile, addirittura banale. Dopo qualche anno sono approdato a posizioni totalmente opposte. Adesso mi viene da pensare che sia più facile creare architetture partendo dalle forme generate dalle cartacce di giornale (Ghery) o dalle ciocche di capelli (Hadid) di quanto non lo sia operando per accostamento di "scatole". Pure e semplici scatole.
Non posso fare a meno di credere che sia uno delle più belle architetture nate di recente...

Piccola Recensione

New Museum of Contemporary Art, Sejima & Nishizawa, New York, 2006
Inaugurato alla fine del 2007, questo edificio si pone all'interno della riqualificazione del quartiere Bowery (pare sia destinata ad essere la futura Soho) a sud di Manhattan. In questa zona, un tempo malfamata, convive il nuovo con il vecchio (vecchio, no antico). Questo processo di trasformazione è interamente leggibile sulla facciata del museo, che in un vortice di volumi cattura lo spazio e pone l'accento sulla distanza che separa il museo stesso dalle anonime e vecchie residenze circostanti.
L'edificio cattura i flussi e le viste con vetrate e finestre; cattura e modula la luce col la rete di alluminio che forma la corteccia bianca di rivestimento.
Interni ovattati e sgombri da pilastri e setti murari che non siano indispensabili all'esposizioni.

Costo: 64 milioni di dollari
Superficie espositiva: 5500 mq su sette livelli
Costo del biglietto d'ingresso: attualmente 8 $

Sito del museo:
http://www.newmuseum.org/
c'è un bel timelapse (video accelerato) sulla costruzione dell'edificio.