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Risorse di Architettura n.6

Biblioteche online.
Forse non tutti sanno che centinaia di migliaia di libri sono da tempo disponibili on line gratuitamente. Si tratta di testi per cui sono venuti meno i diritti d'autore, principalmente testi storici. Alcuni sono scansiti, altri trascritti, altri disponibili in .pdf o in formato audio. Si trovano anche raccolte di immagini, fotografie, mappe.
Vediamo come orientarsi tra quattro delle principali biblioteche online.


Liber Liber (in italiano)
Raccoglie numerosi testi in formato .pdf o audio pronti da scaricare. Si possono trovare tutti i classici italiani, facilmente consultabili per nome o autore. Sono presenti anche i nomi più importanti della letteratura internazionale e alcuni celebri scritti latini opportunamente tradotti.
Tuttavia, vi si trova poco materiale dedicato all'architettura.


Google Libri (in tutte le lingue)
Si tratta di una pagina del famoso motore di ricerca dedicata esclusivamente ai libri. Ne consulta un numero pressoché illimitato, in tutte le lingue del mondo. Li mostra come scansioni delle pagine, quindi si avrà la sensazione di sfogliare un libro vero e proprio. Inoltre, grazie al riconoscimento automatico, riesce a convertire le immagini in testo da copiare, e ad effetture la ricerca di parole anche nei più vecchi manoscritti.
Non tutti i libri disponibili sono integralmente consultabili. Per ovviare a tele problema bisogna scegliere tra le opzioni di ricerca della barra di sinistra la dicitura "libro intero". Si rivela un ottimo alleato per le ricerche a carattere storico, anche per l'architettura. Alcuni libri sono scaricabili in formato .pdf.


Gallica (in francese)
Si tratta di un progetto portato avanti dalla Biblioteca Nazionale di Francia con cui si sta riversando online l'intero patrimonio librario conservato nei loro archivi: libri, manoscritti, carte, riviste, immagini, mappe, fotografie. In totale l'archivio possiede oltre 1.300.000 documenti consultabili integralmente.
Intuitivo ed interattivo: la grafica del sito permette di navigare con assoluta agilità anche a chi non conosce la lingua francese. Tutto può essere scaricato in .pdf e la decodifica automatica delle stampe con programma Ocr (Optical character recognition) permette la selezione del testo.


Issuu (in inglese)
Non si tratta di una biblioteca vera e propria; non vuole essere una raccolta di libri cartacei. Si presenta come un modo per pubblicare in alternativa alla stampa, un modo per mettere online i propri scritti e farli leggere a chiunque facendo uso dall'intuitivo reader del sito.
Si rivela un ottimo strumento per ricerche d'architettura. Si trovano miglia di interessanti pubblicazioni ricchissime di immagini; edizioni integrali di magazine online; anteprime delle patinate riviste d'architettura (vedi Casabella).
Bisogna essere fortunati con la ricerca perché non è possibile settarne i parametri.
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Vedi anche:
Risorse di Architettura n.1 - Localizzazione delle Architetture contemporanee
Risorse di Architettura n.2 - Motori di ricerca per immagini
Risorse di Architettura n.3 - Concorsi di Architettura
Risorse di Architettura n.4 - Supporto e assistenza per creativi
Risorse di Architettura n.5 - Riciclo creativo

Muhammad Yunus: le folli idee di un nobel per la pace

Al mondo ci sono regole e convenzioni che sono dure a morire. Se poi queste costituiscono il fondamento di un'intera scienza, diventa anche improbabile che qualcuno tenti di metterle in discussione. Anche l'Economia risponde a questo sistema e possiede il vantaggio/svantaggio che i suoi meccanismi risultano noti anche all'uomo comune. Se i millenni passati sono stati contraddistinti del concetto di "scambio", oggi sembrerebbe altrettanto importante parlare di "prestito".

Il concetto di prestito si regge sulla seguente tesi: da una parte la banca con denaro liquido, dall'altra individui che per accedere al credito forniscono garanzie e sono disposti a pagare un tasso di interesse per la restituzione. Tesi arcinota a chiunque e in qualsiasi parte del mondo. Tuttavia in Bangladesh il professore di economia Muhammad Yunus non poteva fare a meno di pensare che questa teoria fosse minata alla base. Con questo meccanismo solo i ricchi potevano accedere al credito, ovvero coloro che possedevano delle garanzie economiche e potevano permettersi di pagare alti tassi di interesse. Ma una banca che presta denaro solamente ai possidenti è una contraddizone in termini. Così, con non pochi sacrifici, mise in piedi nel 1977 la Grameen Bank anche conosciuta come la banca dei poveri e del microcredito.

Yunus dovette ridurre in macerie tutta la tradizionale critica che teneva alla larga i poveri perché considerati insolvibili e quindi un rischio per le banche. Riusci a dimostrare che i nullatenenti sono i migliori a cui dare un prestito: quel denaro costituisce l'unica possibilità che abbiano mai avuto per risollevarsi dalla miseria e quindi lo restituiranno con estrema attenzione. Bastava seguirli, incoraggiarli, motivarli nella creazione di piccole attività economiche. Oggi la Grameen è radicata in tutto il mondo, batte cassa sempre in positivo e ha tassi di restituzione vicini al 100%. Con prestiti dall'importo a dir poco "ridicolo", milioni di persone sono riuscite ad affrancarsi definitivamente dalla povertà e dalla bestiale macchina della beneficenza-sussidiarietà.

In Bangladesh è riuscito ad applicare la sua rivoluzione anche in altri campi diversi da quello del credito, ma sempre con attenzione alle fasce più basse della popolazione. Sono nate compagnie energetiche, telefoniche, centri sanitari e per l'istruzione. Con il suo impegno trentennale si aggiudicò il Nobel per la pace nel 2006. Anche per quanto riguarda il campo dell'architettura (qualcuno potrebbe dire edilizia) il professore Yunus ha avuto qualcosa da dire.

Nel 1984 la Banca Centrale del Bangladesh avviava un programma per prestiti volti alla costruzione della propria casa con somme di 2000 dollari. Ma Yunus sapeva che quella cifra andava oltre le possibilità dei propri clienti e quindi si adoperò affinché l'importo minimo fosse nettamente inferiore. Le ostilità dei funzionari ricalcavano sempre le stesse obiezioni: i poveri non sono in grado di pagare e con cifre inferiori ai 2000 dollari non riusciranno a costruire nulla meritevole dell'appellativo di "casa".

Riportiamo adesso un passaggio del libro "Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri" (1) scritto dallo stesso Yunus, che ci spiega come si risolse la questione dei prestiti per le case.
__________

... Allora mi rivolsi direttamente al governatore della banca centrale per chiedergli di scavalcare il parere dei suoi funzionari.
"Lei è sicuro che rimborseranno?" mi fu domandato.
"Si, sono sicuro che rimborseranno, così come hanno sempre fatto finora. A differenza dei ricchi, i poveri non possono permettersi di non rimborsare, perché rischierebbero di guastare l'unica opportunità che abbiano mai avuto nella vita."
Il governatore si concesse un momento di riflessione, poi dichiarò: "Mi dispiace che abbia avuto difficoltà con i nostri funzionari. D'accordo, vi daremo una possibilità: lancerete il programma a titolo sperimentale".

Così, grazie all'intervento personale del governatore della Banca centrale, abbiamo potuto varare il nostro programma di prestiti per la casa. Nell'arco di dodici anni abbiamo concesso più di 350.000 prestiti, con un tasso di rimborso di quasi il 100% in rate settimanali. Invece, com'era da prevedersi, il programma di finanziamento dell'edilizia abitativa gestito dalle banche tradizionali ha avuto un tasso di restituzione molto basso, ed è stato quindi abbandonato dopo tre anni.

Nel 1989 il Programma abitativo Grameen ha vinto il premio internazionale Aga Khan per l'architettura. Alla cerimonia di consegna del premio, a Il Cairo, i membri della giuria, composta da architetti di fama mondiale, hanno molto lodato la bellezza architettonica della nostra casa ( a quell'epoca l'importo massimo del prestito era stato elevato fino a 300 dollari), e volevano sapere chi fosse il tecnico che l'aveva progettata.

Quelle casa non era opera di nessun architetto. L'avevano progettata e costruita con amore i suoi abitanti, così come progettavano e costruivano giorno per giorno la propria vita.
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A fronte di quanto accade con l'emergenza abitativa dell'occidente (non dimentichiamo che la crisi mondiale degli ultimi anni è nata con i prestiti per le case delle banche tradizionali ) vale la pena ricordare che l'innovativo programma della Grameen per le abitazioni nasceva 26 anni fa in quello che noi ancora oggi chiamiamo ostinatamente terzo mondo. Una riflessione è d'obbligo.


Note:
- (1) "Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri" di Muhammad Yunus, Feltrinelli 2006.
Libro riadattato in seguito alla vittoria del premio Nobel per la pace. Utile per capire tutto il lavoro e l'impegno che sta dietro la figura di Yunus. Di facilissima lettura.

Approfondimenti:
- Grameen su wikipedia
- Grameen sito ufficiale
- Intervista a Yunus su "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. Dà una misura chiara ed istantanea della portata della rivoluzione di Yunus.

Attualità e Curiosità: Una folle corsa ai grandi maestri!

Penso tutti gli appassionati sanno bene di cosa si tratta, anche se in effetti è stato davvero un privilegio di pochi riuscire ad averne una copia: la collana di monografie dei grandi dell'architettura! Dopo averla richiesta al primo edicolante e aver ricevuto un "No, tutto terminato!", la seconda richiesta è stata quella fortunata (probabilmente perchè si trattava di una piccola edicola al centro di Picanello)! Alla modica cifra di 2,99 € ho acquistato la monografia di Renzo Piano, accompagnata dalla stampa di uno schizzo dell'architetto, per la precisione la Bolla di Genova! Essendo una collana rivolta al grande pubblico, è stata preferita la trattazione solo delle opere più importanti, analizzate con un mediocre grado di dettaglio, il che la rende nonostante tutto piacevolmente scorrevole!
Mi chiedo come mai abbiano scelto proprio Renzo Piano come primo autore, quello con il grave compito di acquisire il consenso dei lettori! Mi chiedo se non fosse stato più vantaggioso pubblicare architetti di fama indiscussa come Le Corbusier, F. L. Wright o Mies Van Der Rohe o archistar come Zaha Hadid o l'odiato/amato F. O. Gehry!
Per chi avesse perso la prima uscita e sia interessato ad acquistarla le informazioni sono contenute nel sito (clicca sulla foto)!

La rivista "Costruire in Laterizio" on line gratis

Sul sito dell'ANDIL, associazione nazionale degli industriali dei laterizi, è possibile scaricare gratuitamente la rivista bimestrale di architettura "Costruire in Laterizio" edita dal gruppo editoriale "Il Sole 24 Ore". Sono disponibili tutte le uscite a partire dal 1996, suddivise per articoli in formato .pdf e facilmente consultabili grazie ad un motore di ricerca interno. I file si presentano leggeri, tuttavia possiedono un ottimo apparato iconografico. Piante, prospetti e sezioni sono ingrandibili all'inverosilimile e risultano molto più utili di quelli normalmente disponibili su carta stampata.
Tra gli articoli è possibile trovare analisi sull'apparecchiatura costruttiva delle fabbriche tradizionali, così come le realizzazioni e i progetti dei più famosi Archistar.

Sito ANDIL: http://www.laterizio.it/index.php
Indice della rivista e motore di ricerca: vedi qui

Pensiero del giorno... La Settimana Enigmistica


"Le Corbusier sosteneva che le case non sono altro che macchine fatte per viverci dentro"

Ecco cosa è possibile leggere sul numero 4016 del 14 marzo 2009 del celeberrimo periodico "La Settimana Enigmistica" a pagina 19 per la rubrica "Forse non tutti sanno che...". Sarà che non tutti lo sanno per il semplice motivo che è un'emerita stupidaggine fondata su un subdolo gioco di parole con tanto di patetica immagine?! Difficile dire che non sia vera, ma di sicuro non è corretta... posso solo immaginare cosa potrebbe accadere ad uno studente che all'esame di storia dell'architettura II risponda con tale affermazione...

Leggere la Città di Paul Ricœur

Recensione di:

Leggere la città - Quattro testi di Paul Ricœur a cura di Franco Riva, edito da Città Aperta Edizioni, 2008

In Generale
Il libro raccoglie quattro testi del filosofo Paul Ricœur (1913-2005) che trattano a vario titolo il tema della città: dal punto di vista architettonico, urbanistico, sociale, politico. Franco Riva compie lo sforzo di riassumere e mettere a sistema il pensiero di Ricœur tracciandone una sorta di storiografia ed integrandolo con informazioni relative al decostruttivismo, alla lettura delle città, al viaggio come metafora della vita.

Primo Testo – Architettura e narrativa
L’idea fondamentale che sottende questo testo è quella di poter trovare uno stretto parallelismo tra Narrativa ed Architettura. Gli strumenti utilizzati per sostenere questa tesi sono essenzialmente confronti e similitudini trai due sistemi.
Potremmo riassumere che l’architettura è per lo spazio ciò che la narrativa è per il tempo. La prima COSTRUISCE a partire dallo spazio che occupa il nostro corpo, la seconda RACCONTA adottando come punto di riferimento il presente cronologico. Tempo e spazio possono così essere disposti su un piano cartesiano di cui conosciamo l’origine, lo zero.
Si comincia con una prima lettura in cui si dice che la narrativa interviene sul TEMPO per configuralo in maniera tale da restituire una precisa immagine dei fatti; allo stesso modo l’architettura agisce sullo SPAZIO per modificarlo. Entrambi hanno la capacità di creare memoria, ovvero “rendere presente l’assente” (luoghi di memoria). I concetti di DURATA e DUREZZA sono del tutto affini se osservati in quest’ottica: “la pietra che dura” è la perfetta metafora dell’architettura, che tuttavia non va vista in senso assoluto perché l’architettura è una conquista provvisoria sull’effimero”. La provvisorietà di tale conquista è dovuta al fatto che sia la natura che l’uomo riescono con vari meccanismi a cancellare le parole delle pietre.
I due sistemi che vogliamo analizzare prendono forma attraverso operazione del tutto duali che fondamentalmente potremmo individuare in: Prefigurare, Configurare e Riconfigurare.
· Prefigurare: a livello del racconto rappresenta quei discorsi orali che si compiono in maniera spontanea e senza alcuna velleità letteraria. Sostanzialmente rispondono all’esigenza di mettersi in comunicazione con gli altri. Alla stessa maniera il costruire primitivo risponde alla necessità di abitare. Nonostante ci si ponga la domanda se viene prima l’Abitare o il Costruire (Heidegger), si giunge rapidamente alla conclusione che entrambe sono inscindibili e in questa fase nessuno prevarica sull’altro perché trattasi di questioni di necessità. Potremmo dire che la l’architettura di questa fase è fortemente caratterizzata dai suoi rimandi arcaici: il bambino che si trova improvvisamente espulso dal ventre materno non potrà che trascorrere il resto della sua vita alla ricerca di quell’abitare. Tuttavia il percorso, i percorsi che l’uomo deve affrontare restituiscono una visione della vita come un perenne viaggio in cui l’architettura si pone sia come luogo di arrivo sia come distanza da percorrere.
· Configurare: il racconto si svincola dalla vita quotidiana e mette in moto tutte le peculiarità della letteratura a partire dalla MESSA-IN-INTRIGO, passando per l’INTELLIGIBILITÀ’ e concludendosi con l’INTERTESTUALITA’. Per il racconto si tratta di creare una trama a partire dagli avvenimenti ovvero fare una “sintesi dell’eterogeneo” (messa in intrigo), cercare di “chiarificare l’inestricabile” (intelligibilità)e infine creare un rapporto con tutti gli altri scritti realizzati prima (intertestualità). Sul piano dell’architettura, queste tre fasi sono del tutto identiche: dapprima si discerne tra l’eterogeneità delle forme con la composizione (messa in intrigo), si prosegue con la conquista della leggibilità partendo da un contesto che per definizione è inestricabile (la città) e si finisce con il fare i conti con tutto ciò che è stato costruito sia nell’ambito d’intervento che nella storia dell’architettura (intertestualità).Nella fase della configurazione sia la narrativa che l’architettura possono essere influenzate da due modi differenti di approcciarsi a tali discipline: la prima mette in evidenza come molte delle cose costruite o raccontate siano filtrate da un linguaggio di riferimento o da ideologie vere e proprie; negli altri casi si tenta di interpretare la necessità dell’abitare, ma questa è inevitabilmente una proiezione di quello che gli studiosi riescono a cogliere e non la realtà. Tramite il progetto, il costruire ha la meglio sull’abitare
· Riconfigurare: Il racconto non si conclude nell’ambito della narrazione, ma continua la propria vita nel confronto con il lettore. Inoltre chi tiene in mano un libro ha certamente una propria visione del mondo e quindi delle personali aspettative sul testo: questo passaggio chiarisce in maniera definitiva la soggettività dello scrivere e del leggere, così come dell’abitare e del costruire, gettando le basi per “elaborare il codoglio della comprensione totale e ammettere che vi è dell’inestricabile”. L’uomo che abita, adesso può partire dal suo stato per rivedere l’atto del costruire, rivedere il progetto, in altri termini riconfigurare.

Secondo Testo – La città è fondamentalmente in pericolo.
La sua sopravvivenza dipende da noi

Si tratta di un intervista in cui Paul Ricœur tenta di rispondere ad alcune domande come: quale sia il ruolo del filosofo nella società, nella vita pubblica? Come? Ecc.
Il testo è abbastanza generico nei temi, tuttavia contiene alcune idee chiave per una corretta analisi della città. Primo fra tutti il concetto di RESPONSABILITÀ’: pare che questo termine debba indicare esclusivamente la colpa di un individuo rispetto fatti accaduti in passato. Non è così: la responsabilità e soprattutto qualcosa proiettata verso il futuro, verso la salvaguardia di ciò che verrà. Questa idea è particolarmente significativa se si pensa alla città come ad un progetto che non sarà mai terminato, quindi rivolto al domani per definizione. La nostra responsabilità sta proprio nel non abbandonare i temi generali di organizzazione e orientamento delle città che per nulla al mondo devono essere prerogative esclusive degli specialisti. La politica non rientra tra i saperi scientifici così come non lo è l’architettura.

Terzo Testo – Urbanizzazione e secolarizzazione
Le città possono essere lette a partire da quattro aspetti generali che le caratterizzano. Ognuno di questo porta con se in maniera intrinseca delle patologie
· Moltiplicazione delle relazioni e degli scambi: la città può essere letto come crocevia di persone che si ritrovano a condividere stessi spazi amplificando notevolmente le interrelazioni tra individui. La patologia è rappresentata dall’anonimato di tali relazioni come risposta ad un mondo sovraccarico di input impossibili da discernere.
· Mobilità accelerata (geografica, residenziale, lavorativa, sociale ecc.): è una prova da superare per l’uomo moderno che deve essere capace di adattarsi, di essere tollerante, di rimettere in gioco i ruoli ecc. Di contro, per l’uomo viaggiatore come sinonimo di uomo vivo, potrebbero esserci problemi per la perdita di un centro o per una mobilità che da funzionale si trasforma in aberrante. Passerebbe così da “nomade urbano” a disorientato.
· Organizzazione concentrata: il crocevia di cui accennavamo prima è anche la sede privilegiata per tutte quelle attività a carattere amministrativo. Patologia: la burocrazia o la mancanza di amministrazione.
· L’immagine che la città ha di sé: Potremmo dire che l’elaborazione mentale che una comunità ha della propria città e inestricabilmente invischiata nella realtà stessa. La città si presenta all’uomo come il prodotto massimo dell’umanità, in contrapposizione alla natura come prodotto di dio. “La città è artificio assoluto, realizzazione del progetto umano”. Questa affermazione non fa altro che dare importanza all’aspetto tecnologico della città, aspetto ancora una volta orientato vero il futuro e spesso privo di passato. L’uomo potrebbe finire per sentirsi ingranaggio in un contesto senza progetto comune.

Gli aspetti sopraelencati e le relative patologie fanno capire la necessità di una disciplina che governi, orienti e diriga le nostre città: l’urbanistica. La condizione moderna è causa e risultato della città secolarizzata, ovvero di quella città (laica) in cui vengono ben distinte le sfere del sacro e del profano. Tale risultato si consegue in 3 tappe, che per quanto paradossale prendono spunto dai testi sacri:
· Disincantamento della natura: l’uomo domina sulla natura, così come detto nella bibbia. Si perde quel senso di inferiorità rispetto il creato.
· Desacralizzazione della politica: La colpevolezza di chi condanna Gesù sulla croce è la testimonianza che la politica divina è stata vinta. Così come lo fu quella dei faraoni.
· Sconsacrazione dei valori: i falsi idoli perdono di valore, ma questo processo coinvolge tutto.
Il resto del testo indaga su come fondare un sistema teologico per il cambiamento della società e della sua organizzazione intesa come controllo responsabile, in altri termini la rifondazione di una teologia della cultura.

Quarto Testo – Il progetto di una morale sociale
Partendo dalla morale sociale così come estrapolabile dalla bibbia, si giunge ad un concetto nuovo e mediato per tale progetto.

Commenti di Franco Riva:
Riva comincia l’analisi su Ricœur ponendolo al centro del dibattito che gira attorno alle questioni del decostruzionismo. Il mondo si è ormai arreso di fronte l’impossibilità della conoscenza totale e ha deposto le armi. Specchio di questo atteggiamento è il fare architettura dello spiazzamento, della sorpresa utilizzando meccanismi opposti ma ugualmente decostruzionisti: contrapposizione tra parola e segno (Derridà) oppure rilettura in senso narrativo del costruire (Ricœur). Quando l’attenzione passa dall’architettura alla città non si può fare a meno di notare come le patologie della città si tramutino immediatamente in patologie sociali: ecco la necessità dell’urbanistica. Tuttavia, va sottolineato che esistono almeno 6 città all’interno di ogni città: ispirata, dell’opinione, commerciale, domestica, civile, industriale. Ognuna di queste rappresenta un archetipo di città autonoma ed ideale. La prima si fonda sulla grandezza delle persone; la seconda sull’opinione altrui; nella città commerciale i beni rari hanno il massimo valore e condizionano i rapporti tra individui; nella quarta regnano valori di lealtà e fedeltà; la città civile si distingue per la sottomissione del bene proprio al bene comune; ed in fine vi è la città industriale in cui vale il principio superiore dell’utilità.