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VENEZIA 2010 - Classifica dei padiglioni nazionali

Con l'inizio dello speciale di Petra Dura sulla 12esima Biennale di Architettura di Venezia avevamo lanciato un sondaggio dal titolo:
Quali sono state le partecipazioni nazionali più significative della 12esima Biennale d'Architettura di Venezia?

Ad una settimana dal termine dell'evento è stata chiusa la votazione (30 novembre 2010). Abbiamo raccolto 39 votanti che hanno avuto la possibilità di indicare più preferenze, per un totale di 103.
Questi sono i risultati.

Padiglione Nazionale Numero di voti Posizione
  13
Olanda
  11
Giappone
  8
  7
Spagna
  7
Paesi Nordici (Finlandia, Norvegia, Svezia)
  6 
Belgio
  5 

Regno del Bahrain
  5

  5

Danimarca
  4 

Egitto
  4 

Repubblica Ceca e Rep. Slovacca
  4

  4

Australia
  3 

Finlandia
  3 

Canada
  2 

  2 

Francia
  2 

Svizzera
  2

Croazia
  1 

Gran Bretagna
  1 

Iran
  1 

Malaysia
  1 

Polonia
  1 

Repubblica Popolare Cinese
  1 

Portogallo
  1

Repubblica di Corea
  1

Russia
  1

Stati Uniti d'America
  1

Albania
  0 

Argentina
  0 

Austria
  0 

Brasile
  0 

Estonia
  0 

Ex repubblica Jugoslava di Macedonia
  0 

Georgia
  0 

Germania
  0 

Grecia
  0 

Irlanda
  0 

Israele
  0 

Lussemburgo
  0 

Montenegro
  0 

Repubblica del Rwanda
  0 

Repubblica di Armenia
  0 

Repubblica di Cipro
  0 

Repubblica di San Marino
  0 

Repubblica di Slovenia
  0 

Singapore
  0 

Tailandia
  0 

Ucraina
  0 

Uruguay
  0 

Venezuela
  0 


Note:
La classifica non ha alcuna pretesa di autorevolezza. Si tratta di un "gioco" che ci permette di capire se il nostro sguardo è sintonizzato con il sentire comune di chi visita la Biennale. E' un'ennesima opportunità per riprendere l'analisi di quei padiglioni che avevamo "sottovalutato", magari ripartendo proprio dall'ordine di classifica.
Il lavoro su Venezia 2010 è tutt'altro che terminato.

VENEZIA 2010 - Padiglione Cile: 8.8

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

Il padiglione cileno per la 12esima Biennale di Architettura di Venezia è stato realizzato nel complesso delle Corderie dell'Arsenale. Il titolo "Chile 8.8" vuole rimandare al tema trattato, ovvero al devastante terremoto di grado 8.8 che il 27 febbraio 2010 ha colpito il paese. L'esposizione è stata affidata a pannelli luminosi con video, immagini e testo. Cerchi concentrici, simbolo dell'epicentro tellurico, diventano tema grafico, icona, firma.
Il curatore della mostra è l'architetto Sebastian Gray che così presenta il suo lavoro:

Il 27 febbraio 2010, un terremoto apocalittico devasto il Cile. Il terremoto e l'ulteriore tsunami hanno colpito le regioni più popolate del paese, in una lunghezza di circa 400 chilometri. Oltre la capitale, Santiago, e la città di Conception, l'area interessata comprende molte importanti città secondarie, piccoli borghi rurali e costieri ed anche l'arcipelago Juàn Fernandez.

L'estensione e la gravità del sisma, di 8.8 gradi sulla scala Richter, e un violentissimo Tsunami successivo non hanno precedenti in Cile. Il terremoto è considerato il quinto più intenso nella storia del mondo. Il bilancio finale delle vittime è stimato in 500 persone, principalmente a causa dello tsunami. Il costo finanziario della ricostruzione, tra scuole, ospedali, infrastrutttura viaria e abitazioni mancanti è stimato in 30 miliardi di dollari per un periodo di almeno quattro anni.

Grazie ad una ben organizzata reazione d'emergenza, pubblica e privata, Santiago è stato in grado di recuperare i servizi basici in 48 ore. Infatti, tra le migliaia di edifici di media e grande altezza a Santiago e Concepcion, la maggior parte è stata in grado di resistere al terremoto con soltanto danni estetici. Tutto grazie alle regole severe e alla consapevolezza delle pratiche costruttive che sono in vigore dai devastanti terremoti del 1939 e il 1960, che distrussero tante vecchie strutture. Ma le città costiere e i quartieri storici nelle regioni del Maule e Bio bBio sono completamente scomparse. Lì, nel cuore del Cile, Vera cartolina postale della nostra identità nazionale, il terremoto ha scatenato tutta la sua forza, aggravato da un'onda letale che colpì tutto il litorale pochi minuti più tardi, intrappolando tante persone ancora impaurite nelle loro case. Le città che avevano eluso le forze della natura per centinaia d'anni sono state demolite e rase al suolo.Bellissimi edifici in terra cruda o in muratura sono scomparsi per sempre.

Afflitto per la terribile perdita di vita e monumenti, il paese è stato anche scandalizzato dalle poche strutture moderne che sono crollate, spettacolari eccezioni che si ripetono nei telegiornali. Il boom economico e lo sviluppo frenetico degli ultimi decenni sembra aver permesso un certo grado di rilassamento degli orgogliosi regolamenti edilizi di questo paese. E' un messaggio che fa riflettere sul neoliberismo privilegiato negli ultimi 35 anni, e anche un enorme passo indietro tanto economico come culturale in tante nazioni.

Paradossalmente, il Cile festeggia quest'anno il bicentenario della sua indipendenza. Ciò che normalmente sarebbe stato un momento di gioia e l'opportunità di costruire nuovi monumenti e luoghi emblematici, diventa piuttosto un tempo per riflettere sui valori più profondi del nostro patrimonio culturale, tanto fisico come intangibile. Per gli architetti cileni, questa è la sfida di tutta una vita: ripristinare la bellezza, preservare la storia, costruire con saggezza.
______________________________

La narrazione del padiglione è stata affidata a tre differenti sezioni: Patrimonio, Prefabricacion, Organizaciones. Si comincia con l'analizzare come l'architettura possa conciliare la tradizione con le tecniche antisismiche; si continua con esempi di prefabricati a basso costo e di facile realizzazione; si termina chiamando in gioco le organizzazioni e il loro ruolo nella ricostruzione.
Riportiamo di seguito qualche progetto degno di nota.

- Proyecta Memoria
del gruppo cileno Bio Bìo Proyecta
Che fare delle macerie dei monumenti generate dal terremoto? Questo materiale informe può rappresentare ancora il passato del Cile?
La risposta data dal progetto è quantomeno accattivante. Si propone di rendere "monumento" ciò che oggi è solamente un rifiuto edile. Proprio come avvenne per il paese siciliano di Gibellina, devastato da un terremoto nel 1968, le macerie diventano arte, diventano architettura. Il progetto cileno prospetta più per un riutilizzo-utile. Sfogliando le pagine dell'ebook si scoprono le infinite possibilità di recupero e applicazione: riempimenti, terrapieni, pavimentazioni, murature ecc. il tutto in una nuova ottica di "conservazione"

- Reconstruye
dell'organizazione ONG Reconstruye
Vengono presi in esame diversi aspetti che solitamente coinvolgono la ricostruzione post-terremoto, con particolare sensibiltà per quelli umani legati ad eventuali delocalizzazioni e pratiche controllate "dall'alto". Il video "Organízate, no dejes tu barrio" (organizzati, non lasciare il quartiere) riassume bene gli intenti e le procedure che l'associazione si prefigge di attuare durante la ricostruzione.
Il confronto con il caso italiano de L'Aquila è inevitabile. La poca sensibilità e la sprezzante arroganza di una gestione autoritaria e oligarchica ha fatto sì che in Abruzzo potessero nascere le città-satelliti senza propspettive reali per la ri-costruzione in loco. Inoltre, le associazioni non hanno avuto alcuna voce in capitolo.

Traduzione del video:
Hai vissuto in una casa o in un appartamento che era molto più della tua casa: era il tuo quartiere, il tuo lavoro, i tuoi parchi e i tuoi servizi.
Tutto il necessario per la buona qualità della vita era vicino.
Dopo il terremoto, la casa dove vivevi è stata danneggiata o deve essere demolita.
Indipendentemente dal fatto che eri in affitto, condivisa o eri il proprietario, sei messo alle strette.
E 'possibile che l'unica soluzione sia quella di vendere i propri terreni o l'accesso ad un sussidio che sarà sufficiente per andare in una nuova città, lontano dal proprio quartiere.
La domanda è: a quale costo?
I tuoi vicini e gli amici vivono lontano, percorrerai lunghe distanze per arrivare al tuo lavoro, a scuola o nei servizi, hai perso tutto ciò che faceva parte della tua qualità di vita,  permettendo che il tuo vecchio quartiere scompaia sotto la costruzione di nuovi progetti che non sono per te.
In questo non sei solo, ci sono altri che sono stati colpiti proprio come te, se si organizzano con te, potrai accedere ad altre opzioni per rimanere nel tuo quartiere.
Ci sono professionisti che possono aiutare, fornendo assistenza tecnica, legale e sviluppare progetti integrati.
Di fronte a questa situazione tutti insieme siamo in grado di preservare i nostri quartieri, le nostre reti e lavorare per rendere le tue risorse non commercializzabili da terze parti.
Contattaci, possiamo aiutarti.
Ricostruisci.
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Il risalto avuto dal padiglione cileno è in larga misura da attribuire alla parole d'elogio spese dal critico d'arte Vittorio Sgarbi, nonché direttore della futura biennale d'arte di Venezia. Il suo apprezzamento è legato a fatto che la mostra è riuscita ad evidenziare come l'architettura riesca a risponde a problemi reali.  Le sue parole sono arrivate anche in Cile e sono state prese a testimonianza della buona riuscita dell'esposizione (vedi articolo). Sgarbi ha avuto, inoltre, diversi motivi per apprezzare il lavoro cileno. Va ricordato che egli è sindaco di Salemi, una cittadina siciliana colpita dal terremoto nel '68 insieme a Gibellina, e per questo risulta particolarmente sensibile al tema del terremoto. Il confronto con il padiglione italiano, anch'esso elogiato da Sgarbi, ci permette di trovarne le similitudini: si parla di architetture che danno risposte a problemi concreti; sono entrambi divisi in tre sezioni che spaziano dal passato al futuro; si espone l'architettura piuttosto che crearne di nuova con le installazioni.

Di tutt'altro avviso sono gli studenti di architettura cileni, che considerano il loro padiglione un flop. Si lamentano di non essere riusciti a competere né con le installazioni concettuali (ad esempio la nuvola chiusa dentro una stanza) né con le architetture vere e proprie (vedi le palafitte del Regno del Bahrain  premiate con leone d'oro). Inoltre sono insoddisfatti del lato comunicativo del padiglione: pannelli luminosi con noiosissime scritte che spingono le persone a scappare. E questo aspetto è tuttavia innegabile. Il padiglione cileno ha ignorato i tempi con cui si visita la Biennale, privilegiando a tutti i costi il suo lato riflessivo.

Dall'analisi intrecciata di diversi dati, il Cile appare come un paesi in cui l'attenzione per l'architettura e la buona edilizia risulta essere in primissimo piano. Questo ha permesso di reagire al terremoto in maniera straordinaria: un terremoto con tsunami di magnetudo 8.8 durato oltre 3 minuti produce solamente 500 vittime, mentre in Italia con un terremoto di grado 5.9 vi sono stati 308 morti. Evidentemente gli "orgogliosi regolamenti edilizi" cileni sono serviti a qualcosa.
Seguendo le vicende architettoniche del Cile sul sito plataformaarquitectura.cl si può facilmente capire che tipo di fermento culturale stia attraversando il paese, e di quali interessanti lavori contemporanei si stia arricchendo.
Lo smodato coinvolgimento delle università, delle associazioni, degli abitanti fa riflettere su come si muova l'architettura da quelle parti. Ci si "commuove" addirittura nel riconoscerne uno scenario immaginifico per l'Italia.
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Approfondimenti:
- Recensione con immagini su domusweb.it e video-reportage
- Analisi di quattro progetti in esposizione su italia-news.it
- Analisi su come e cosa mostrare della cultura cilena. Lettura e rilettura del padiglione sul sito cileno plataformaarquitectura.cl
- analisi degli studenti cileni di architettura su estudiantesdearquitectura.cl
- Immagini dello spazio espositivo su designandstyle.blogosfere.it

Credits:
-Partecipanti:
Colectivo MURO, Rodrigo Aguilar / Ignacio Ruz / Rodrigo Valenzuela / René Velásquez, Mathias Klotz / Claudio Celis / Carlos Pérez, Mathias Klotz, Squella Arquitectos, ONG Reconstruye, Escuela de Arquitectura, Pontificia Universidad, Católica de Chile, Bio Bio Proyecta, Proyecto Tarapacá, Sebastián Irarrázaval, Humberto Eliash / Claudio Santander / Alain Champion / Jorge Mora / Carlos Bustamante, Marianne Balze Arquitectos / Lyon Bosch Arquitectos, Raimundo Lira / David Rodríguez / Diego Arroyo, Consejo de Monumentos Nacionales, Emilio de la Cerda, Owar Arquitectos.
- Commissario: Sebastian Gray.
- Commissari aggiunti: Macarena Cortés, Claudia Barattini.
- Comitato scientifico: Antonia Lehmann, Patricio Gross, Cristián Undurraga.

Siti di Architettura n.1

Questa rubrica parte con l’intento di fare un po’ d’ordine nello sconfinato mondo dei siti che hanno per tema principale quello dell’Architettura: portali web, magazine online, spazi per la critica.
Una sezione apposita si occuperà di blog, forum e social network, mentre abbiamo già attivato lo spazio sulle risorse online ovvero strumenti utili a studenti, architetti e non solo.
Si comincia da due siti di respiro internazionale, molto simili tra loro per materiale proposto e scelte editoriali. Le pubblicazioni sono organizzate per post commentabili proprio come nei blog, mentre l’affidabilità delle fonti e la qualità delle informazioni sono simili a quelle dei migliori portali web.

Dezeen
“Design Magazine” “Our mission is simple: to bring you the best architecture, design and interiors projects from around the world before anyone else.”
Sito

E il più delle volte ci riescono a dare le notizie in anteprima. Ma non si accontentano di questo! Il sito vanta oltre un milione di visite al mese e questo lo rende una delle fonti più autorevoli del web in fatto di Design e Architettura.
La homepage è pulita e leggibile: raccoglie brevi estratti dei testi con una singola fotografia rappresentativa. Ogni articolo,invece, è corredato da un ottimo apparato iconografico, spesso il migliore reperibile online.
Deezen propone anche:
- Offerte di lavoro dagli studi di architettura più importanti e noti al mondo
- Concorsi interni al sito con in palio numerosi libri e oggetti di design.
- Video-Interviste, download, reportage di eventi ecc.

Pro: La grafica semplice garantisce un’ottima navigazione.
Contro: Stiamo cercando…


Plataforma Arquitectura
“Hasta ahora llevamos 1409 dias, 2338 artículos, 36238 comentarios
Sito

Si tratta di un sito cileno che pubblica in lingua spagnola. Presenta uno sconfinato catalogo di architetture contemporanee sparse qua e là per il mondo e rapidamente individualizzabili sulle mappe di google. Gli articoli offrono informazioni dettagliate e precise condite da una mole impressionante di immagini. Potrete navigare in un sacco di categorie e ritrovare Plataforma Arquitectura sui più famosi social network di oggi.

Pro: Ogni articolo all’inizio possiede un elenco che riporta dati interessanti e difficilmente rintracciabili online. Esempio:

Parque urbano en Bagheria, Palermo / Luca Bullaro
Arquitecto: Luca Bullaro
Ubicación: Bagheria, Italia
Cliente: Ayuntamiento de Bagheria, Italia
Colaboradores: Domenica Mistretta, Armando Grech (3d)
Santo Mineo (estructuras) Paolo Rizzolo (instalaciones) Leonardo lo Coco (sostenibilidad) Giulia Camerata, Maria Paula Vallejo (paisajismo)
Constructora: “COVECO, Consorzio Veneto Cooperativo”
Director de obras: Angelo Fazio
Presupuesto: 1.270.000 euro
Año de proyecto: 2004-2009
realización: Mayo 2008-Julio 2009
Superficie construida: 4,300 mt2
Fotografías: Luca Bullaro

Contro: Il sito e abbastanza pesante e può presentare problemi nel caricamento.

Pensiero del giorno... Brasile

Un caro amico ci ha inviato questo video per mostrare come ci si è adattati alla crisi energetica che ha colpito nel 2000 il suo paese natale: il Brasile.
Mi racconta che la scarsità di pioggia ha bloccato parecchie centrali idroelettrice rendendo necessario l'utilizzo di fonti alternative. Tra le varie idee nate una spica per semplicità ed economicità. Si tratta infatti di lampadine che funzionano da diffusori solari: prendono i raggi del sole all'esterno dell'abitazione e li convogliano all'interno. Ci si può chiedere quanto siano utili, intanto le misurazioni sembrano mostrare che il comportamento sia quello di comuni lampadine da 40-60 Watt, mica male. Non presentano i limiti spaziali delle finestre e consentono di lavorare in un ambienti chiusi. Una bottiglia di coca-cola, acqua di rubinetto, poca candeggina per sterilizzare e i contenitori dei rullini fotografici per proteggere il tappo dal sole: la lampadina è servita! Da provare...



Grazie Rodrigo

Pensiero del giorno... Semplicità



Per quanto storta, esasperata, antigravitazionale, improbabile e impensabile possa essere un edificio, l'uomo medio e peggio ancora l'architetto medio si accontentano di affermare:

1- Wow
2- se è stato realizzato evidentemente si poteva fare!
3- alla faccia della "verità del costruire": non ho la più pallida idea di come sia stato realizzato!
4- per farlo avranno utilizzato programmi complicatissimi e super computer!
5- chissà quanto sarà costato.

L'edificio del Centro educativo VITAMINA progettato da Rodrigo Rojas e Felipe Gutiérrez (2008-2009 Santiago, Cile) segue tutt'altra strada tanto da poter essere riassunto con una "misera" immagine *.gif.
Veloce, economico, modulare e trasportabile: l'asilo è servito.

Trovate un dettagliatissimo articolo su Plataforma Arquitectura.


Casa Curuchet -Buenos Aires, Argentina1949 - Le Corbusier

Tesina scritta nell'ambito del corso di storia dell'Architettura II

Progettata nel 1949 e realizzata nel 1955 da Le Corbusier per il dr. Currutchet in un quartiere della Plata Argentina, la Casa – studio Currutchet figura come uno dei manifesti della poetica architettonica del grande maestro.
Le Corbusier non procedette astrattamente ma si preoccupò di dare una risposta alle condizioni morfologiche del terreno e dell’ubicazione. La prima condizione era quella di realizzare un’abitazione unifamiliare in un lotto di dimensioni limitate da tre muri di confine spartifuoco, la cui conseguenza immediata sarebbe stata la presenza di una sola facciata. Inoltre dovette risolvere il problema dell’inclinazione dell’asse longitudinale del suolo molto vicina a 45°. Divise quindi la costruzione in due blocchi, il primo fra i quali avrebbe ripreso la pendenza della linea municipale rispettando la continuità della facciata e risolvendo la divergenza angolare. Quest’ultima venne contemporaneamente negata dall’orientamento del blocco più esterno diverso rispetto all’allineamento stradale, lasciando quindi uno spazio vuoto di mediazione di fronte l’ingresso.
Il progettista si mostrò sempre incline ad adeguare gli spazi alle esigenze della committenza in particolare nei confronti della richiesta del cliente di schermare le ampie pareti vetrate dell’edificio. Per accorrere a tale necessità Le Corbusier antepose alla superficie delle mura un sistema reticolare di brise-soleil, nati dall’accostamento di tavole di cemento che si prolungano verso l’alto incorniciando il fronte della terrazza. Tali frangisole, come l’intero edificio vennero orientati dell’architetto secondo l’incidenza del sole a quella latitudine.
Si accede all’abitazione mediante un’apertura racchiusa da un prisma che facilmente si individua nella spazio vuoto generato dalla struttura in pilotis. Tale accesso definisce anche un punto di mediazione tra lo spazio aperto di fronte la casa e uno parzialmente coperto, una sorta di hall. In quest’ambito è predominante la presenza di una rampa, che connette il pianterreno con il retro, dove è disposta la vera e propria residenza, e successivamente cambiando direzione giunge alla clinica, posta al primo piano. A partire dall’elemento compositiva della rampa si articola l’idea del viaggio o promenade architecturale, tanto osannato concetto creato da Le Corbusier, che offre all’osservatore dinamiche di vedute differenti, ricorrendo tra le altre cose anche al fattore tempo, il quale viene trattato come una quarta dimensione.
Accanto alla rampa è piantato un albero, il cui fogliame si eleva fino al punto più alto dell’edificio, forse per marcare la netta separazione tra lo studio e la vera e propria residenza. Quest’ultima presenta ad un piano intermedio (mezzanino) la zona d’accesso all’appartamento, quasi del tutto vetrata quasi per indicare al visitatore la direzione da seguire o mettere in contatto ambiti differenti. Questa contiene una scala che, passando per il primo piano, che contiene cucina , sala da pranzo e soggiorno a doppia altezza (riprendendo la pratica introdotta da Loos), giunge al secondo piano, dove si articolano tre camere da letto e due bagni racchiusi da pareti curve e di cui uno presenta un lucernario probabilmente per permettere il ricambio dell’aria. Un elemento particolarmente interessante è la camera da letto del padrone di casa che si relaziona visivamente con il sottostante salotto e con la terrazza di fronte tramite delle grate in legno.
Il blocco più esterno contiene al primo piano una sala d’attesa, lo studio del medico e una camera di servizio, e al secondo piano la famosa terrazza- giardino. Le Corbusier progettò l’edificio e quindi anche l’orientamento della terrazza in modo tale che potesse godere del cielo, del sole e della splendida visuale sulle due piazze in primo piano e sulla foresta sullo sfondo, ricorrendo ad una pensilina disposta sul muro mediano ovest che proteggesse dalla pioggia o dal soleggiamento diretto. Il progettista si preoccupò inoltre di realizzare dei supporti per le piante, che assieme alla presenza dell’albero che percorre tutta l’altezza dell’edificio e alla forte presenza di aperture verso il parco, permette di interiorizzare l’esterno entro le mura dell’abitazione. Questo rapporto interno – esterno è fortemente presente come già accennato nella hall di ingresso poiché posta in uno spazio né interno né esterno, come una sorta di scatola vetrata.
E’ facile rintracciare una gerarchia in relazione ai diversi gradi di privatezza che raggiunge il suo acme nella terrazza, destinata all’uso privato ma contemporaneamente partecipe della vita pubblica.
Questo elemento, l’intima relazione che l’abitazione tesse con l’ambiente e il già citato gioco di prospettive sono tutti fattori che accorrono ad una necessità di ordine psicologico – spirituale. Si tratta infatti di un’architettura basata sulle esigenze più profonde dell’uomo legate alle emozioni e alle aspettative. Lo stesso Le Corbusier afferma: “L’architettura, essendo emozione plastica, deve…cominciare dall’inizio, e impiegare gli elementi suscettibili di colpire i nostri sensi, di esaudire i nostri desideri visuali, e disporli in maniera che la loro vista ci colpisca chiaramente”.
Un concetto caro a Le Corbusier è il problema della bellezza, progettare un’architettura che ritrovi l’”ordine universale”. “L’architettura c’è quando interviene emozione poetica. L’architettura è un fatto plastico. La dimensione plastica è ciò che si vede e si misura con gli occhi…”.
L’idea di bellezza viene concepita come una simbiosi di due fattori:
• L’utilizzo di forme elementari, di geometrie proporzionali, con l’utilizzo del famoso modulor, che in Casa Currutchet viene applicato per individuare l’altezza della struttura di brise – soleil, e di superfici che seguano l’andamento delle linee direttrici e generatrici del volume;
• L’appropriatezza funzionale, poiché dichiara il significato di casa in quanto “macchina da abitare” sulla base di esempi del piroscafo e dell’aereoplano.
In ultima analisi è percepibile l’applicazione dei cinque punti resi manifesti da Le Corbusier nel 1926:
1. Pilotis: la casa si regge infatti su questi pilastrini ed è quindi quasi del tutto sospesa in aria, distante dal terreno portatore di umidità, mentre il giardino cresce indisturbato sotto l’abitazione;
2. Tetti – giardino: il cemento armato viene gettato sopra uno strato di sabbia che impedisce al cemento di dilatarsi e frantumarsi e trattiene l’umidità, contrastando il dilagarsi dell’umidità;
3. Pianta libera: l’uso del cemento armato porta alla libertà dei muri che non devono più essere ricalcati gli uni sugli altri. Così facendo si produce anche economia di volumi. Nel caso di Casa Currutchet ciò permette l’inserimento dell’albero tra i limiti dell’edificio;
4. Finestre in lunghezza: grazie al cemento armato le finestre possono percorrere tutta la lunghezza della facciata;
5. Facciata libera: i pilastri sono arretrati rispetto ai muri e ciò comporta l’indipendenza di questi dalla struttura portante e la modificabilità delle pareti e della facciata.

Bibliografia:
Boesiger-Girberger – Le Corbusier 1910-65, Zanichelli 1987
Brooks-Allen – Le Corbusier 1887-1965, Electa 1987
Zevi Bruno – Storia dell’architettura moderna, Einaudi 1973
Le Corbusier – Verso un’architettura, Longanesi eC 1973

Pensiero del giorno... La mia casa

Ore 00:30 non ho sonno.
Vediamo che c'è in TV.
Un programma che non conosco su rai 3: Doc 3.
Ok, proviamo!
E' un documentario sul Guatemala.
Un vecchietto tagliuzza e sferruzza tra lamiere arrugginite e leghi marci. Ad un certo punto esclama: " Martina, vieni a vedere la tua nuova casa".
Lì per lì mi scappa una sonora risata: quella non era una casa, era... era... non era niente!
Una vecchietta si avvicina sospetta e con l'unico occhio che gli rimane scruta l'ammasso di ferraglia. Improvvisamente s'illumina di uno splendore raro e visibile.
Sussurra: "la mia casa...".
Come a volersi convincere di quello che stava vedendo, ripete: " la mia casa..."
Ringrazia dio per essere stata così fortunata e ammette di non meritare così tanto.
Scoppia in lacrime; prende la mano dell'uomo che l'aveva chiamata e comincia a pregare.
Mi si è stretto il cuore e mi sono amaramente pentito per aver riso.

Ci credete se vi dico che ho una fottuta paura a fare l'architetto?

Foto di...

Pensiero del giorno... I Nazca

I Nazca erano una popolazione del Perù nata e vissuta tra il quarto e il nono secolo d. c.
Come tutte le civiltà precolombiane praticavano riti violenti e sanguinari, dove non di rado saltavano teste e mani. Avevano tanto di quell'oro da poterci fare pure vestiti e copricapi. Conoscitori dell'astronomia... templi di fango... mummie... il solito fritto misto che ispira le avventure di Indiana Jones o Lara Croft...
Eppure questi tizi hanno realizzato qualcosa di particolarmente interessante nel omonimo deserto in cui vivevano: mega disegni ottenuti con dei semplici solchi nel terreno, miracolosamente giunti fino ad oggi. Erano talmente grandi che difficilmente saranno riusciti a vedere le opere in tutta la loro bellezza. Eppure continuavano nella loro impresa per assecondare le ire degli dei e chiederne i favori.
Non posso fare a meno di pensare che questo sia un esempio ante-litteram del movimento Land Art. Ne abbiamo parlato quì e quì. non credete?
Altra riflessione che mi sorge spontanea... le religioni occidentali hanno mai praticato tipi d'arte di cui non potessero immadiatamente fruire sia materialmente (chiese, templi, gioielli) che intellettualmente (quadri, statue ecc.)? Perchè i Nazca si accontentavano di disegnare senza sapere cosa saltava fuori?! illuminatemi...

Giochino:
vi ho messo mappa e google-map... divertitevi a cercare i disegni


Visualizzazione ingrandita della mappa

Approfondimento su Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Linee_di_Nazca

Foto e approfondimenti:
http://robinedgar.stumbleupon.com/tag/nazca-lines/