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lunedì 17 marzo 2008

Pensiero del giorno... Italia - Olanda, sconfitta annunciata

Il prof di composizione 2 ci faceva notare durante una sua lezione di come alcune scelte progettuali producano effetti totalmente differenti se applicate in contesti differenti. Nello specifico metteva a confronto architetture italiane e olandesi. Il tema era quello dell'edilizia popolare. Negli anni passati architetti di tutto il mondo hanno pensato che si potessero risolvere i problemi e i disagi sociali affidando gli abitanti meno abbienti a strutture molto grandi rispetto il contesto, a volte veri e propri "fuori-scala urbani". Più che tentare di ricostruire un senso di collettività ritrovata si ragionava in termini economici ovvero: uso intensivo del suolo ed economicità delle costruzioni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: le Vele di Napoli (Francesco Di Salvo), il quartiere Zen di Palermo (Vittorio Gregotti), il quartiere Librino di Catania (Kenzo Tange) ecc ecc. E manco a dirlo in Olanda ogni progetto che si è sviluppato in questo senso ha avuto seguito e continua ad averne.
Adesso, nei Paesi Bassi stanno sperimentando (da qualche tempo a dir il vero) qualcosa di geniale ed intellettualmente stimolante per qualunque architetto e/o urbanista: le città senza semafori.
Hans Monderman, architetto-ingegnere scomparso da poco, fu messo a capo di una commissione traffico con il preciso compito di trovare un modello che diminuisse di molto gli incidenti stradali nelle cittadine olandesi. Le sue teorie erano semplicissime e geniali allo stesso tempo. Tutto partiva dalla considerazione che il modello di regole del codice della strada non aveva funzionato fino a quel momento. Evidentemente non si poteva continuare sulla scia della "regolamentazione" bensì su quella della "liberalizzazione": meno cartelli stradali, niente semafori, minori distinzioni tra corsie, piste ciclabili e marciapiedi. Cosa voleva ottenere Monderman? Voleva responsabilizzare i cittadini; fargli capire che nulla è dato per scontato sulle strade; creare un atteggiamento di rispetto verso gli altri, che essi siano pedoni o automobilisti. Risultato? Ci è riuscito. La consapevolezza di guidare in una città deregolamentata ha fatto ridurre gli incidenti, la velocità delle auto, il traffico. La città simbolo di questa sperimentazione è Drachten. Non c'è da stupirsi se il simbolo della città è una rotatoria in centro.
I cittadini hanno bene accolto queste iniziative partecipano attivamente alla ri-appropriazione delle strade. Di recente la popolazione locale ha fatto dipingere una strada di blu con la scritta bianca "Water is Life". Il motivo? Volevano far capire al comune che l'interramento del canale preesistente non era stato affatto gradito. Quanto deve essere bello vivere la propria città in questo modo...
La notizia che mi fa rabbrividire è che simili sperimentazioni verranno fatte pure in Italia: a Bologna pare che ci stia pensando il sindaco Cofferati.
Funzionerà?!? o Finirà o come per i quartieri popolari?!




Altri esempi di "città senza semafori"
Christiansen, Danimarca
Wiltshire, Inghilterra
Bohmte, Germania


Foto di...

venerdì 29 febbraio 2008

Materiali - LA LAMIERA

Ultimamente i prof di composizione 2 ci hanno spedito sull’Etna in un Paese che si chiama Randazzo. Le foto che vi mostriamo narrano di una strana consuetudine che hanno da questa parte, ovvero rivestire le pareti delle case con fogli di lamiera grecata. La si usa nella facciate cieche, qualsiasi orientamento esse abbiano. Probabilmente vengono ritenute buone schermature termiche contro la dispersione dovuta al vento… mah… il loro modo di usarla ci lascia parecchio perplessi. L’effetto “baraccopoli” non tarda a manifestarsi.

Randazzo - foto del 2007

Chi invece ci ha colpito positivamente per l’uso della lamiera è Shuhei Endo . L’architetto giapponese stupisce con i suoi fogli intrecciati, piegati, cuciti come tamponamenti e come parte strutturale. Perché questo materiale? Semplice: economico, standardizzato, flessibile, riciclabile. Effettivamente non gli si può dar torto. Le sue opere spaziano dal settore privato a quello pubblico, dalle micro alle macro architetture come a voler far capire che con la lamiera si può far di tutto.

Springtecture H - 1998 Tatsuno-City, Giappone


E come arredare una casa di Shuhei Endo?! Ovviamente con le opere di Ron Arad!!
Il celeberrimo designer è conosciuto al mondo intero per le sue opere plastiche, metallicamente plastiche. Ammassi cromati che sembrano liquidi informi sospesi tra cielo e terra. Ha usato pure la lamiera, scintillantissima ovviamente, per una seduta tutta particolare. Ho la vaga impressione che faccia un rumore atroce… devo provarla!

Well Tempered - 1986

Sito ufficiale di Shuhei Endo (davvero ben fatto):
http://www.paramodern.com/

E voi cosa sapete dirmi su questo materiale?!

sabato 23 febbraio 2008

Pensiero del giorno... La mia casa

Ore 00:30 non ho sonno.
Vediamo che c'è in TV.
Un programma che non conosco su rai 3: Doc 3.
Ok, proviamo!
E' un documentario sul Guatemala.
Un vecchietto tagliuzza e sferruzza tra lamiere arrugginite e leghi marci. Ad un certo punto esclama: " Martina, vieni a vedere la tua nuova casa".
Lì per lì mi scappa una sonora risata: quella non era una casa, era... era... non era niente!
Una vecchietta si avvicina sospetta e con l'unico occhio che gli rimane scruta l'ammasso di ferraglia. Improvvisamente s'illumina di uno splendore raro e visibile.
Sussurra: "la mia casa...".
Come a volersi convincere di quello che stava vedendo, ripete: " la mia casa..."
Ringrazia dio per essere stata così fortunata e ammette di non meritare così tanto.
Scoppia in lacrime; prende la mano dell'uomo che l'aveva chiamata e comincia a pregare.
Mi si è stretto il cuore e mi sono amaramente pentito per aver riso.

Ci credete se vi dico che ho una fottuta paura a fare l'architetto?

Foto di...

giovedì 14 febbraio 2008

Pensiero del giorno... Brad Pitt

Adoro Brad Pitt!!! Adoro anche la sua mogliettina tutta tette-e-pace-nel mondo!!!
L'allegra famigliola ha peso a cuore la situazione dei senza-tetto di New Orleans dopo il catastrofico uragano Katrina.
Che gli abitanti non sarebbero tornati nelle loro vecchie case lo si capì subito: i primi campi attrezzati con tende rosa fashion facevano presagire qualcosa. Pitt, per far vedere quanto fosse attento alle questioni architettoniche commissionò 150 case ecologiche al gruppo olandese MVRDV sborsando insieme alla mogliettina tutta tette-e-pace-nel mondo ben 5 milioni di dollari. In primavera le prime realizzazioni... Nell'attesa il team di architetti espone nel proprio sito questo mini-rendering... il messaggio sembra essere il seguente: Ecco cosa rimane dopo l'uragano!
Case divelte, pronte a sollevarsi e spiccare il volo, deformate dai venti, instabili...
Leggo la chiara intenzione di rendere queste abitazioni, monumenti alla memoria veri e propri, destinati a testimoniare per sempre cosa è stato Katrina.
Applausi a MVRDV, Pitt e alla mogliettina tutta tette-e-pace-nel mondo!!!

(spero solo che il rendering non sia una bufala, altrimenti mi rimangio tutto)

Sito:
http://www.mvrdv.nl/_v2/news-gm/archive/00000049.html

sabato 9 febbraio 2008

Edilizia popolare o architettura elitaria?

Poco fa ho avuto modo di visitare un sito (http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=11923) e nel particolare di leggere un articolo (di architettura naturalmente). Dunque, vediamo un po', i punti chiave sono i seguenti:"Architettura della qualità contro edilizia della quantità","Con la Democrazia urbana trasformiamo le periferie in città" e molte altre incoraggianti affermazioni. Un intero articolo relativo al discorso, o per meglio dire al "problema", della riqualificazione dell'edilizia popolare.

Tante belle parole! ma la verità è che bisogna andare a guardare alle sue origini. Il problema rimarrà sempre tale fino a che non si smetterà di chiamarlo problema; mi spiego meglio: perchè dare tanto ad un'edilizia come quella dei numerosi centri commerciali e non a quella popolare, come se fosse un'architettura "lebbrosa"? Il solo male che la colpisce deriva da chi non riesce a porsi di fronte ad essa in modo analogo a come ci si porrebbe di fronte ad un'architettura residenziale o di destinazione. Non più "edilizia della quantità" ma edilizia del bilancio tra qualità e quantità, tra "forma e funzione". In fondo nella progettazione di un palazzo ciò che si chiede è proprio questo, e allora perchè quando si parla di architettura popolare lo si fa in modo a dir poco superficiale? Perchè anche un architetto di grande fama risparmia le sue doti quando si tratta di progettare per questa tipologia? Gli si chiede di progettare per il popolo, per i cittadini...ci si dovrebbe sentire più sfidati da un tale compito, e in realtà l'unica cosa che si riesce a fare sono vere e proprie prigioni o cimiteri (il che sembra davvero un insulto a quei bellissimi cimiteri immersi nella natura).

Tante belle parole anche queste? Fate sapere la vostra opinione al riguardo e per chi è curioso http://it.youtube.com/results?search_query=zen+palermo&search_type=