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Pensiero del giorno... 43 anni di ricostruzione

Gibellina (TP), Teatro di Pietro Consagra - Immagine del marzo 2008
Sono passati 43 anni. Non so neanche quanto siano 43 anni: io ne ho solo 25.
Sono passati 43 anni da quando un terremoto di magnitudo 6.4 devastò la valle del Belice nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968. 43 anni non sono bastati per terminare la ricostruzione. Servono ancora 300 milioni di euro per l’edilizia privata e 133 per le opere pubbliche.

I sindaci dei comuni colpiti hanno deciso che per quest'anno non ci saranno cerimonie ufficiali.
Quest'anno per il 43esimo anniversario della tragedia non è stata invitata nessuna autorità dello stato.
Mi pare più che giusto. Solidarietà e appoggio per la decisione. Questo è il nostro modo per ricordare.
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Per approfondimenti:
- Terremoto del Belice, il ricordo senza cerimonieagrigento.blogsicilia.it
- Terremoti: sindaci Belice, nessun invito ad autorità nazionali per anniversario sisma. Su libero-news.it
- Lumia (Pd): “Il Belice è abbandonato da 43 anni”. Su qds.it
- Terremoti: dopo 43 anni Belice dice no a cerimonie ufficiali. Su ansa.it

Speciale su Gibellina, comune colpito dal terremoto del '68:
1 – Storia e Ricostruzione
2 – Architetture Pubbliche
3 – Architetture Private
4 – Piazze e Spazi aperti
5 – Arte

Muhammad Yunus: le folli idee di un nobel per la pace

Al mondo ci sono regole e convenzioni che sono dure a morire. Se poi queste costituiscono il fondamento di un'intera scienza, diventa anche improbabile che qualcuno tenti di metterle in discussione. Anche l'Economia risponde a questo sistema e possiede il vantaggio/svantaggio che i suoi meccanismi risultano noti anche all'uomo comune. Se i millenni passati sono stati contraddistinti del concetto di "scambio", oggi sembrerebbe altrettanto importante parlare di "prestito".

Il concetto di prestito si regge sulla seguente tesi: da una parte la banca con denaro liquido, dall'altra individui che per accedere al credito forniscono garanzie e sono disposti a pagare un tasso di interesse per la restituzione. Tesi arcinota a chiunque e in qualsiasi parte del mondo. Tuttavia in Bangladesh il professore di economia Muhammad Yunus non poteva fare a meno di pensare che questa teoria fosse minata alla base. Con questo meccanismo solo i ricchi potevano accedere al credito, ovvero coloro che possedevano delle garanzie economiche e potevano permettersi di pagare alti tassi di interesse. Ma una banca che presta denaro solamente ai possidenti è una contraddizone in termini. Così, con non pochi sacrifici, mise in piedi nel 1977 la Grameen Bank anche conosciuta come la banca dei poveri e del microcredito.

Yunus dovette ridurre in macerie tutta la tradizionale critica che teneva alla larga i poveri perché considerati insolvibili e quindi un rischio per le banche. Riusci a dimostrare che i nullatenenti sono i migliori a cui dare un prestito: quel denaro costituisce l'unica possibilità che abbiano mai avuto per risollevarsi dalla miseria e quindi lo restituiranno con estrema attenzione. Bastava seguirli, incoraggiarli, motivarli nella creazione di piccole attività economiche. Oggi la Grameen è radicata in tutto il mondo, batte cassa sempre in positivo e ha tassi di restituzione vicini al 100%. Con prestiti dall'importo a dir poco "ridicolo", milioni di persone sono riuscite ad affrancarsi definitivamente dalla povertà e dalla bestiale macchina della beneficenza-sussidiarietà.

In Bangladesh è riuscito ad applicare la sua rivoluzione anche in altri campi diversi da quello del credito, ma sempre con attenzione alle fasce più basse della popolazione. Sono nate compagnie energetiche, telefoniche, centri sanitari e per l'istruzione. Con il suo impegno trentennale si aggiudicò il Nobel per la pace nel 2006. Anche per quanto riguarda il campo dell'architettura (qualcuno potrebbe dire edilizia) il professore Yunus ha avuto qualcosa da dire.

Nel 1984 la Banca Centrale del Bangladesh avviava un programma per prestiti volti alla costruzione della propria casa con somme di 2000 dollari. Ma Yunus sapeva che quella cifra andava oltre le possibilità dei propri clienti e quindi si adoperò affinché l'importo minimo fosse nettamente inferiore. Le ostilità dei funzionari ricalcavano sempre le stesse obiezioni: i poveri non sono in grado di pagare e con cifre inferiori ai 2000 dollari non riusciranno a costruire nulla meritevole dell'appellativo di "casa".

Riportiamo adesso un passaggio del libro "Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri" (1) scritto dallo stesso Yunus, che ci spiega come si risolse la questione dei prestiti per le case.
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... Allora mi rivolsi direttamente al governatore della banca centrale per chiedergli di scavalcare il parere dei suoi funzionari.
"Lei è sicuro che rimborseranno?" mi fu domandato.
"Si, sono sicuro che rimborseranno, così come hanno sempre fatto finora. A differenza dei ricchi, i poveri non possono permettersi di non rimborsare, perché rischierebbero di guastare l'unica opportunità che abbiano mai avuto nella vita."
Il governatore si concesse un momento di riflessione, poi dichiarò: "Mi dispiace che abbia avuto difficoltà con i nostri funzionari. D'accordo, vi daremo una possibilità: lancerete il programma a titolo sperimentale".

Così, grazie all'intervento personale del governatore della Banca centrale, abbiamo potuto varare il nostro programma di prestiti per la casa. Nell'arco di dodici anni abbiamo concesso più di 350.000 prestiti, con un tasso di rimborso di quasi il 100% in rate settimanali. Invece, com'era da prevedersi, il programma di finanziamento dell'edilizia abitativa gestito dalle banche tradizionali ha avuto un tasso di restituzione molto basso, ed è stato quindi abbandonato dopo tre anni.

Nel 1989 il Programma abitativo Grameen ha vinto il premio internazionale Aga Khan per l'architettura. Alla cerimonia di consegna del premio, a Il Cairo, i membri della giuria, composta da architetti di fama mondiale, hanno molto lodato la bellezza architettonica della nostra casa ( a quell'epoca l'importo massimo del prestito era stato elevato fino a 300 dollari), e volevano sapere chi fosse il tecnico che l'aveva progettata.

Quelle casa non era opera di nessun architetto. L'avevano progettata e costruita con amore i suoi abitanti, così come progettavano e costruivano giorno per giorno la propria vita.
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A fronte di quanto accade con l'emergenza abitativa dell'occidente (non dimentichiamo che la crisi mondiale degli ultimi anni è nata con i prestiti per le case delle banche tradizionali ) vale la pena ricordare che l'innovativo programma della Grameen per le abitazioni nasceva 26 anni fa in quello che noi ancora oggi chiamiamo ostinatamente terzo mondo. Una riflessione è d'obbligo.


Note:
- (1) "Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri" di Muhammad Yunus, Feltrinelli 2006.
Libro riadattato in seguito alla vittoria del premio Nobel per la pace. Utile per capire tutto il lavoro e l'impegno che sta dietro la figura di Yunus. Di facilissima lettura.

Approfondimenti:
- Grameen su wikipedia
- Grameen sito ufficiale
- Intervista a Yunus su "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. Dà una misura chiara ed istantanea della portata della rivoluzione di Yunus.

Pensiero del giorno... Mensole della speranza

Periodo strano l’inizio dell’anno. Finite le feste, con buona pace di tutti, si cominciano a fare progetti e proiezioni per una nuova vita non prima di essersi sbarazzati delle cose “vecchie” o inutili (secondo la “Storia delle cose” di Annie Leonard ben il 99% dei beni finisce nella spazzatura entro 6 mesi dall’acquisto, quindi a rigore non dovremmo parlare di “vecchio”). Comunque sia, si fa pulizia più nella nostra mente che nei fatti. Capita pure di imbattersi in oggetti, appunti, agende o calendari troppo sottolineati che ci fanno ricordare dei piani che avevamo redatto giusto un anno prima e che abbiamo disatteso in ogni suo punto. Nella lista delle cose non fatte un posto d’onore va riservato ai viaggi: sono l’elemento debole della catena, i primi a risentire di crisi economica, influenza suina o bruschi cambiamenti di appelli d’esame (vi ho raccontato del mio esame di geotecnica il 23 dicembre?!). E così il 2009 ha visto sfumare tappe come Milano, Venezia, Bologna, il Marocco e la Spagna. Poco male: è stato l’anno di Scienza e Tecnica delle Costruzioni quindi non oso lamentarmi.
Nonostante i vari intoppi ci ostiniamo a fare progetti di vita anche per il 2010: siamo pur sempre architetti, anche per noi la speranza è l’ultima a morire. E viviamo in un paese dove i sogni sono tutto, sia oggi che in passato. Anche le nostre case, le nostre città vivono di speranze e il più delle volte si accontentano di queste. Una passeggiata in centro e tutto diventa più chiaro. Avete mai visto le “mensole della speranza”? Si tratta di quei mensoloni senza balcone posizionati nell’ultimo solaio degli edifici. Venivano posati per costruire eventualmente un ulteriore piano abitabile, magari per i figli sposati o i nipoti. Il più delle volte rimangono lì anche dopo centinaia d’anni, testimoni di un sogno, un’altra monetina sul fondo di qualche sfortunata fontana.
Le periferie hanno il loro corrispettivo meno nobile: “i pilastri della speranza”. Questi risultano addirittura tragici, quasi perfidi nel loro mutare aspetto al passare del tempo. Diventano inutilizzabili o addirittura dei problemi per le abitazioni stesse. E così le nostre città continuano a riempirsi di “carcasse di speranze”…
Questo voleva essere un post per augurarvi un buon 2010, ma... :D
Continuate a sperare, ma niente sogni sepolti nel cassetto, grazie.

Pensiero del giorno... Povera Catania 2

"La città ha aiutato lo sviluppo delle civiltà. Ma le civiltà che edificarono le città, morirono sempre con essa, o forse, morirono di essa."
Frank Lloyd Wright in "Architettura e Democrazia" 1945

Ultimamente la trasmissione di rai3, Report, ha trovato nel comune di Catania una fonte inesauribile di fatti illegali o addirittura di tipo mafioso. Dopo la sconvolgente puntata del 15 marzo credevamo di aver visto tutto, o quasi... ma con un aggiornamento al 29 marzo scopriamo che non c'è mai fine al peggio...
Un cittadino arrabiato viene azzittito da un assistente del sindaco Stancanelli davanti le telecamere con chissà quali promesse... Per quanto ancora ci sarà questa mentalità in Sicilia?...




Pensiero del giorno... Povera Catania


"La città ha aiutato lo sviluppo delle civiltà. Ma le civiltà che edificarono le città, morirono sempre con essa, o forse, morirono di essa."

Frank Lloyd Wright in "Architettura e Democrazia" 1945



febbraio 2008 - 700mln di debiti ma Scapagnini (allora sindaco di Catania) dice di non avere bisogno di aiuti dallo stato.


Ottobre 2008 - siamo a quota 1,1 miliardi di debito per il comune siciliano


Marzo 2009 - Tutto quello che ogni Catanese dovrebbe sapere... compresa la parabola in cui il cielo piovoso si aprì all'arrivo di Silvio Berlusconi Redentore... troppo da ridere, troppissimo da piangere... (da Report, puntata del 15 marzo)


Report - i Vicerè - puntata del 15 marzo
Parte prima
Parte seconda
Parte terza
Parte quarta
Parte quinta
Parte sesta
Parte settima
Parte ottava


Quannu sti cosi capitanu na to città, pari ca ti scippunu u cori... ma ca'avissimu a fari?! ommai mancu sant'Aita ci pò...

Pensiero del giorno... Automobili 2

Tempo addietro avevamo postato qualche video e qualche immagine che mostravano che stretto rapporto esistesse tra il mondo dell'automobile e quello dell'architettura contemporanea. Ci sembra giunta l'ora di fare un aggiornamento.
Cominciamo con un esempio, che personalmente trovo fantastico, in cui una vettura della Mercedes percorre le vie di un mondo in cui molti stereotipi vengono ribaltati e riletti. E quale migliore edificio, se non il Guggenheim di Frank O. Gehry di Bilbao può simboleggiare l'antitesi con la realtà architettonica per farsi testimone e monumento di un mondo che verrà?



Proseguiamo con un video tutto nostrano che apprezziamo per il fortissimo legame che tenta di instaurare con il complesso mondo del Design: si tratta della nuova Fiat 500, figlia di un auto che ha già fatto storia in Italia e nel Mondo. Il marchio auspica un inserimento di questo nuovo modello nell'immaginario collettivo, nella vita di tutti i giorni effettuando un confronto con molti oggetti che di fatto possiedono queste caratteristiche. Funzionerà? solo il tempo può dirlo...




Concludiamo con un video della Nissan in cui un paesaggio urbano assolutamente realistico e anonimo prende vita per giocare con l'automobile. A differenza di molti altri spot, il contesto urbano viene immaginato con le caratteristiche che tutti siamo in grado di riconoscergli, senza costringerlo ad esprimere idee o sentimenti estranei a tali luoghi. La città è una fonte inesauribile di pericoli e in questa maniera viene rappresentata: caotica, senza punti di riferimento, sempre diversa e mutevole.

Pensiero del giorno... Italia - Olanda, sconfitta annunciata

Il prof di composizione 2 ci faceva notare durante una sua lezione di come alcune scelte progettuali producano effetti totalmente differenti se applicate in contesti differenti. Nello specifico metteva a confronto architetture italiane e olandesi. Il tema era quello dell'edilizia popolare. Negli anni passati architetti di tutto il mondo hanno pensato che si potessero risolvere i problemi e i disagi sociali affidando gli abitanti meno abbienti a strutture molto grandi rispetto il contesto, a volte veri e propri "fuori-scala urbani". Più che tentare di ricostruire un senso di collettività ritrovata si ragionava in termini economici ovvero: uso intensivo del suolo ed economicità delle costruzioni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: le Vele di Napoli (Francesco Di Salvo), il quartiere Zen di Palermo (Vittorio Gregotti), il quartiere Librino di Catania (Kenzo Tange) ecc ecc. E manco a dirlo in Olanda ogni progetto che si è sviluppato in questo senso ha avuto seguito e continua ad averne.
Adesso, nei Paesi Bassi stanno sperimentando (da qualche tempo a dir il vero) qualcosa di geniale ed intellettualmente stimolante per qualunque architetto e/o urbanista: le città senza semafori.
Hans Monderman, architetto-ingegnere scomparso da poco, fu messo a capo di una commissione traffico con il preciso compito di trovare un modello che diminuisse di molto gli incidenti stradali nelle cittadine olandesi. Le sue teorie erano semplicissime e geniali allo stesso tempo. Tutto partiva dalla considerazione che il modello di regole del codice della strada non aveva funzionato fino a quel momento. Evidentemente non si poteva continuare sulla scia della "regolamentazione" bensì su quella della "liberalizzazione": meno cartelli stradali, niente semafori, minori distinzioni tra corsie, piste ciclabili e marciapiedi. Cosa voleva ottenere Monderman? Voleva responsabilizzare i cittadini; fargli capire che nulla è dato per scontato sulle strade; creare un atteggiamento di rispetto verso gli altri, che essi siano pedoni o automobilisti. Risultato? Ci è riuscito. La consapevolezza di guidare in una città deregolamentata ha fatto ridurre gli incidenti, la velocità delle auto, il traffico. La città simbolo di questa sperimentazione è Drachten. Non c'è da stupirsi se il simbolo della città è una rotatoria in centro.
I cittadini hanno bene accolto queste iniziative partecipano attivamente alla ri-appropriazione delle strade. Di recente la popolazione locale ha fatto dipingere una strada di blu con la scritta bianca "Water is Life". Il motivo? Volevano far capire al comune che l'interramento del canale preesistente non era stato affatto gradito. Quanto deve essere bello vivere la propria città in questo modo...
La notizia che mi fa rabbrividire è che simili sperimentazioni verranno fatte pure in Italia: a Bologna pare che ci stia pensando il sindaco Cofferati.
Funzionerà?!? o Finirà o come per i quartieri popolari?!




Altri esempi di "città senza semafori"
Christiansen, Danimarca
Wiltshire, Inghilterra
Bohmte, Germania


Foto di...

Materiali - LA LAMIERA

Ultimamente i prof di composizione 2 ci hanno spedito sull’Etna in un Paese che si chiama Randazzo. Le foto che vi mostriamo narrano di una strana consuetudine che hanno da questa parte, ovvero rivestire le pareti delle case con fogli di lamiera grecata. La si usa nella facciate cieche, qualsiasi orientamento esse abbiano. Probabilmente vengono ritenute buone schermature termiche contro la dispersione dovuta al vento… mah… il loro modo di usarla ci lascia parecchio perplessi. L’effetto “baraccopoli” non tarda a manifestarsi.

Randazzo - foto del 2007

Chi invece ci ha colpito positivamente per l’uso della lamiera è Shuhei Endo . L’architetto giapponese stupisce con i suoi fogli intrecciati, piegati, cuciti come tamponamenti e come parte strutturale. Perché questo materiale? Semplice: economico, standardizzato, flessibile, riciclabile. Effettivamente non gli si può dar torto. Le sue opere spaziano dal settore privato a quello pubblico, dalle micro alle macro architetture come a voler far capire che con la lamiera si può far di tutto.

Springtecture H - 1998 Tatsuno-City, Giappone


E come arredare una casa di Shuhei Endo?! Ovviamente con le opere di Ron Arad!!
Il celeberrimo designer è conosciuto al mondo intero per le sue opere plastiche, metallicamente plastiche. Ammassi cromati che sembrano liquidi informi sospesi tra cielo e terra. Ha usato pure la lamiera, scintillantissima ovviamente, per una seduta tutta particolare. Ho la vaga impressione che faccia un rumore atroce… devo provarla!

Well Tempered - 1986

Sito ufficiale di Shuhei Endo (davvero ben fatto):
http://www.paramodern.com/

E voi cosa sapete dirmi su questo materiale?!

Pensiero del giorno... La mia casa

Ore 00:30 non ho sonno.
Vediamo che c'è in TV.
Un programma che non conosco su rai 3: Doc 3.
Ok, proviamo!
E' un documentario sul Guatemala.
Un vecchietto tagliuzza e sferruzza tra lamiere arrugginite e leghi marci. Ad un certo punto esclama: " Martina, vieni a vedere la tua nuova casa".
Lì per lì mi scappa una sonora risata: quella non era una casa, era... era... non era niente!
Una vecchietta si avvicina sospetta e con l'unico occhio che gli rimane scruta l'ammasso di ferraglia. Improvvisamente s'illumina di uno splendore raro e visibile.
Sussurra: "la mia casa...".
Come a volersi convincere di quello che stava vedendo, ripete: " la mia casa..."
Ringrazia dio per essere stata così fortunata e ammette di non meritare così tanto.
Scoppia in lacrime; prende la mano dell'uomo che l'aveva chiamata e comincia a pregare.
Mi si è stretto il cuore e mi sono amaramente pentito per aver riso.

Ci credete se vi dico che ho una fottuta paura a fare l'architetto?

Foto di...

Pensiero del giorno... Brad Pitt

Adoro Brad Pitt!!! Adoro anche la sua mogliettina tutta tette-e-pace-nel mondo!!!
L'allegra famigliola ha peso a cuore la situazione dei senza-tetto di New Orleans dopo il catastrofico uragano Katrina.
Che gli abitanti non sarebbero tornati nelle loro vecchie case lo si capì subito: i primi campi attrezzati con tende rosa fashion facevano presagire qualcosa. Pitt, per far vedere quanto fosse attento alle questioni architettoniche commissionò 150 case ecologiche al gruppo olandese MVRDV sborsando insieme alla mogliettina tutta tette-e-pace-nel mondo ben 5 milioni di dollari. In primavera le prime realizzazioni... Nell'attesa il team di architetti espone nel proprio sito questo mini-rendering... il messaggio sembra essere il seguente: Ecco cosa rimane dopo l'uragano!
Case divelte, pronte a sollevarsi e spiccare il volo, deformate dai venti, instabili...
Leggo la chiara intenzione di rendere queste abitazioni, monumenti alla memoria veri e propri, destinati a testimoniare per sempre cosa è stato Katrina.
Applausi a MVRDV, Pitt e alla mogliettina tutta tette-e-pace-nel mondo!!!

(spero solo che il rendering non sia una bufala, altrimenti mi rimangio tutto)

Sito:
http://www.mvrdv.nl/_v2/news-gm/archive/00000049.html

Edilizia popolare o architettura elitaria?

Poco fa ho avuto modo di visitare un sito (http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=11923) e nel particolare di leggere un articolo (di architettura naturalmente). Dunque, vediamo un po', i punti chiave sono i seguenti:"Architettura della qualità contro edilizia della quantità","Con la Democrazia urbana trasformiamo le periferie in città" e molte altre incoraggianti affermazioni. Un intero articolo relativo al discorso, o per meglio dire al "problema", della riqualificazione dell'edilizia popolare.

Tante belle parole! ma la verità è che bisogna andare a guardare alle sue origini. Il problema rimarrà sempre tale fino a che non si smetterà di chiamarlo problema; mi spiego meglio: perchè dare tanto ad un'edilizia come quella dei numerosi centri commerciali e non a quella popolare, come se fosse un'architettura "lebbrosa"? Il solo male che la colpisce deriva da chi non riesce a porsi di fronte ad essa in modo analogo a come ci si porrebbe di fronte ad un'architettura residenziale o di destinazione. Non più "edilizia della quantità" ma edilizia del bilancio tra qualità e quantità, tra "forma e funzione". In fondo nella progettazione di un palazzo ciò che si chiede è proprio questo, e allora perchè quando si parla di architettura popolare lo si fa in modo a dir poco superficiale? Perchè anche un architetto di grande fama risparmia le sue doti quando si tratta di progettare per questa tipologia? Gli si chiede di progettare per il popolo, per i cittadini...ci si dovrebbe sentire più sfidati da un tale compito, e in realtà l'unica cosa che si riesce a fare sono vere e proprie prigioni o cimiteri (il che sembra davvero un insulto a quei bellissimi cimiteri immersi nella natura).

Tante belle parole anche queste? Fate sapere la vostra opinione al riguardo e per chi è curioso http://it.youtube.com/results?search_query=zen+palermo&search_type=