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Pensiero del giorno... Attenzione

"L’attenzione come valore comune per i lavoratori e per i datori di lavoro. L’attenzione al funzionamento delle macchine, delle attrezzature e delle dotazioni di sicurezza. L’attenzione a valutare e prevenire comportamenti a rischio. L’attenzione all’addestramento e al rispetto delle procedure. L’attenzione alla formazione e all’informazione. L’attenzione alle norme,
ai regolamenti e alle misure organizzative. Nei cantieri, nelle fabbriche, negli uffici, nelle case, nelle campagne, nelle scuole di tutto il paese, ogni volta che cade l’attenzione c’è qualcuno che rischia di non rialzarsi più. Teniamo alta l’attenzione perché teniamo alla vita e alla salute di chi lavora"

Questi sono i manifesti della campagna di sensibilizzazione promossa dall'INAIL e dal Ministero del Lavoro sul tema dell'attenzione. Avete capito bene... si parla di ATTENZIONE e non di SICUREZZA. Devo ammettere che questo cambiamento di termini, questo spostamento di significati mi lascia un po' perplesso. Quale sarebbe il messaggio nascosto?! che è meglio tenere su la guardia perché nessuno ci garantisce nulla? che la sicurezza non esiste e non è nemmeno auspicabile? Tuttavia non posso fare a meno di credere che questo tipo di invito sia particolarmente azzeccato per la realtà italiana, realtà che definirei fantascientifica.

Oggi vi vogliamo mostrare come si possa rischiare la vita all'Università di Catania (facoltà di ingegneria, dipartimento di architettura, aula IV e di matematica) per compiere un gesto banalissimo come inserire la spina del computer in una presa.

State ATTENTI!!!




p.s. qual'è quella parola che comincia per A e finisce per ucciderti?! ...Alta Tensione

Ministero del lavoro

Johnson Wax Building - Racine, Wisconsin, USA 1936 - Frank Lloyd Wright

Tesina scritta nell'ambito del corso di storia dell'architettura II

Nel 1886 Samuel Curtis Johnson acquistò la Recine Hardwere Manufacturing Company, un’impresa che realizzava parquet. Presto cominciò la produzione di paste in cera derivate da foglie della palma camauba brasiliana e di articoli per la manutenzione del pavimento. Con la diffusione di Glocoat, una cera per pavimenti autopulente, Herbert Johnson nipote del fondatore poté raddrizzare la proprie fortune e nel 1936 avviò la ricerca di una nuova sede per gli uffici.
L’edificio, realizzato da Wright, è progettato sulla base di un’unità di 20 piedi ed è costituito da tre livelli, entro cui si articola una varietà di ambienti: dalla sala grande dei veri e propri uffici fino al centro commerciale e il campo da gioco della squash.
Entrando attraverso un lungo percorso si giunge al carpost, il luogo di posteggio delle auto, dove è possibile constatare la presenza di pilastri a forma di fungo che sorreggono la struttura e scandiscono l’ambiente. Attraverso un atrio d’ingresso a tutta altezza si raggiunge la sala grande, sulla quale di affacciano la balconate del secondo piano e dove si svolgono le attività più importanti dell’azienda. Questo ambiente, come l’intero edificio, può essere letto ricorrendo a due temi principali: il tema della luce e quello della fabbrica.
Tutta l’architettura di Wright si fonda sul legame indissolubile tra architettura e luce. Lo spazio interno si esprime e parla di se stesso attraverso la luce. In quest’opera l’architetto americano abolisce le finestre e utilizza colonne fungiformi alte nove metri e cave, per permettere lo smaltimento dell’acqua piovana, e progettate in modo tale che potessero sostenere sei volte il peso loro imposto, probabilmente perché Wright avesse potuto ottenere il benestare della Winsconsin Building Commission. Secondo molti critici le colonne, che in realtà risultano abbastanza inutili dal punto di vista strutturale, considerato che sostengono solo il peso della loro sommità, sembrano di derivazione minoica e troviamo in parte conferma nel fatto che la ricerca formale di Wright fu sempre portata avanti guardando al passato, nel rispetto dei capolavori. Tuttavia lo stesso architetto afferma: ”Dimenticare tutti gli episodi “storici” dell’architettura a meno che non si riesca a considerarli come qualcosa di ben definito in un determinato tempo e in un determinato luogo”, riesce dunque a comprendere la storia alla luce del presente.
Queste colonne si aprono quindi sulla sommità, come ninfee, in dischi di cemento armato, tra cui sono incastrati cilindri in vetro, atti a modellare il soffitto e creare un’alternanza di luce e ombra, che dona al fruitore la sensazione di essere immerso in una vasca. In tal modo c’è contemporaneamente privacy e rapporto con l’esterno, l’impressione di essere rinchiusi, data dall’angolo e dai lati, viene abbandonata nel soffitto che permette di ottenere la luce necessaria e di far sa che nessuno veda ciò che si svolge all’interno dell’edificio.
L’utilizzo dei cilindri in vetro introduce il tema della produzione in serie e della macchina, che dev’essere utilizzata in quanto mezzo “che rende “moderne” queste nuove e rare opportunità offerte dal vetro”. Dunque anche fruendo della produzione in serie si reinventa la destinazione d’uso del materiale, concetto che verrà ribadito più tardi anche da Aalto.
Wright abbatte lo spigolo orizzontale all’altezza del cornicione, la cerniera tra parete e tetto, ponendo una superficie in vetro, forse con l’obbiettivo di decostruire la vecchia scatola formata dalle quattro mura, soffitto e pavimento e di mettere in pratica il tanto osannato concetto del “superamento della cornice”.
Il vetro utilizzato non è in lastre ma a forma di tubi di diverso diametro, che sovrapposti realizzano la misura di un’unità verticale di mattone più la malta. Si ricorre a tale metodo affinché le aperture potessero permettere la raccolta di luce e non siano permeabili alla vista. I tubi erano soggetti all’inquinamento e dunque alla polvere che si raccoglieva all’interno. Oggi con le nuove resine sintetiche si può ottenere lo stesso effetto evitando la sporcizia.
Il secondo e non meno importante tema a cui si fa riferimento è quello della fabbrica. Lo stesso Wright sostiene che nella costruzione di una fabbrica uno dei punti a cui deve puntare la ricerca architettonica è il rispetto dei valori umani implicati e la qualità di vita dei lavoratori. Il miglioramento del luogo di lavoro della moderna industria, rendendolo più dignitoso e soddisfacente è il principale elemento che riesca ad aumentare il livello di benessere degli impiegati e di conseguenza la loro efficienza lavorativa. I Johnson riuscirono a mettere in atto questo programma di sviluppo economico, poiché, realizzando un edificio interessante, eccitante e confortevole (dotato di centro commerciale, teatro, campo da squash, spazi verdi e ampie terrazze panoramiche), riuscirono a creare un rapporto di partecipazione con gli operai e a registrare un effettivo aumento dei profitti. Ciò è interpretabile come palese applicazione dello slogan“La forma segue la funzione”, creato da Sullivan, e adottato e portato avanti da Wright.
La varietà di soluzioni emerge anche nella cura dei particolari: sono stati utilizzati infatti più di 200 formati di mattoni per realizzare gli angoli curvi dell’edificio e della torre di ricerca, perfino il colore rosso cherokè è stato specificato dal costruttore.
Si esplicita in Johnson Wax Building il concetto di “architettura organica”, reso manifesto sulla base di sei punti fondamentali:
1 - Semplicità: l’eliminazione di tutto ciò che è inutile e superfluo;
2 - Tanti stili architettonici quanti stili personali: ogni edificio viene realizzato seguendo uno stile diverso volta per volta;
3 - L’edificio come elemento della natura: la natura che dona all’architetto la consapevolezza della realtà senza degenerare in sentimentalismo;
4 - Colori armonizzati col contesto: i colori devono essere mutevoli e pulsanti sull’esempio di quelli naturali;
5 - Mostrare i materiali nella loro realtà: ogni materiale ha il suo modo di esprimersi e non bisogna nasconderlo;
6 - Case con carattere: che vadano oltre le mode di un tempo ma che siano sempre valide per qualunque committente.
Niente meglio delle stesse parole dell’autore riescono a spiegare l’importanza dell’opera, questo è ciò che Wright afferma riguardo il Johnson Wax Building nella quarta conferenza svoltasi a Londra nel 1939: “…esso è privo di finestre, ha un impianto di riscaldamento incassato nel pavimento ed è dotato di aria condizionata…Di questo edificio penso che sia, tecnologicamente parlando, uno dei meglio costruiti al mondo. Esso rappresenta non solo un’opera veramente moderna ma è in fondo la realizzazione che più di ogni altra cosa eleggerei ad esempio del mio ideale organico…All’interno il peso e la massa paiono essersi dissolti e non ci sentiamo rinchiusi perché la luce esterna permea ovunque l’atmosfera interna”.
Poco tempo fa l’American Institute of Architects ha incluso l’edificio amministrativo e la torre di ricerca fra i diciassette edifici esemplari di Wright.


Bibliografia:
Zevi Bruno – Storia dell’architettura moderna, Einaudi 1973
Storre William Allin – Frank Lloyd Wright, Zanichelli 1997
Walkin David – Storia dell’architettura occidentale, Zanichelli 1986
Frank Lloyd Wright – Il futuro dell’architettura, Zanichelli 1985

Pensiero del giorno... Grattacieli

Il mio prof di storia dell' architettura (si, sempre lui) diceva che i grattacieli non sono altro che la materializzazione dell'ambizione degli uomini, ad averlo più lungo. Certo che a vedere alcune costruzioni non gli si può proprio dar torto. e per lungo tempo ho creduto in questa verità dogmatica senza pensarci più di tanto. Poi ho visto che pure le donne fanno i grattacieli (vedi Zaha Hadid) e quindi ho dovuto rivedere alcune mie convinzioni... è mai possibile che Zaha Hadid sia un uomo?! mah...

Pensieri del genere mi vengono in seguito alla visione del film "Carne tremula" di Almodovar, dove le Kyo Towers di Philip Johnson e John Burgee, ( celeberrimi grattacieli inclinati di Madrid che adoro) danzano nello sfondo come due amanti che si avvicinano l'uno con l'altro senza mai toccarsi.
Preso da questa nuova passione per le cose lunghe, ho cercato su internet relativamente ad altri grattacieli della capitale spagnola ed ecco che sento parlare de Cuatro Torres Business Area ovvero (in ordine da sinistra):

Torre CajaMadrid (Repsol) - 250 m (Norman Foster)
Torre Sacyr Vallehermoso - 236 m (Carlos Rubio Carvajal and Enrique Álvarez-Sala Walter)
Torre de Cristal - 249.5 m (Cesar Pelli)
Torre Espacio - 236 m (Pei Cobb Freed)







Non so voi, ma ho avuto l'impressione di vedere 4 anonimi grattacieli di Hong Kong venuti in Spagna a prendere un pò di sole. Si stagliano sul landscape di Madrid come i "Cugini di Campagna" sul palco di Sanremo. L'effetto "fuori-posto" mi sembra parecchio evidente... che avesse ragione il mio prof?!

foto Kyo towers di...
foto grattacieli di...

Pensiero del giorno... la Supposta

Gli abitanti di Barcellona sembrano non aver gradito il regalo che Jean Nouvel gli ha fatto, la torre Agbar, rinominata la supposta ( e non aggiungo altro). Mi sono chiesto per lungo tempo quale potesse essere il motivo di tale disprezzo e avevo formulato diverse ipotesi:

-troppo alta (figuriamoci!)
-forma troppo evocativa (questo potrebbe essere solo un vantaggio)
-colori troppo provocatori (e a Barcellona dopo Gaudì chi si dovrebbe scandalizzare per i colori?!?)
-architettura contemporanea (non tutti l'apprezzano, ma Barcellona credo che sia immune da simili cretinate tipicamente nostrane)
-è stata fatta da Jean Nouvel (effettivamente ha una faccia antipatica)


La risposta esatta la si può trovare nel sito ufficiale (capitolo 04.5) della torre, dove scrivono tra le altre cose:
Many people go to their places of work, day after day. But few have the privilege of working within the Agbar Tower...

improvvisamente mi sento una merda... capisco di non avere futuro... mi sento niente perchè so che non lavorerò mai in quella torre... posso cominciare a ritirarmi dall'università...
..poi, tra i commenti sulla torre leggo:
"Giuseppe D., Operaio, Italia: ho partecipato alla costruzione della torre e vederla finita mi riempie d'orgoglio. ho lavorato sulla posa delle lamiere dal piano 21 in su. ciao"

fantastico!!! allora ho una speranza pure io... la supposta è per tutti, anche per gli operai!!! chissà come si sentiranno felici i lavavetri della torre... ma ci pensate? poter lavare quei vetri... un sogno... e i lavascale? beati loro che hanno il privilegio di spazzare quella polvere rossa, blu, gialla, verde... che meraviglia!!!
da grande voglio lavorare su quella (cazzo di) torre Agbar a tutti costi... e voi no?

Foto di...