"Se non sei su Facebook, praticamente non esisti"
Non sono in pochi a pensarla così. Anche gli architetti hanno da tempo recepito il messaggio e approdano, più o meno ufficialmente, sul social network che tutto muove, consapevoli che il suo creatore è stato eletto dal Time "uomo dell'anno".
Nascono così pagine su pagine che celebrano architetti, studi, opere.
Con questa classifica tentiamo di mettere un po' di ordine, proseguendo quanto già fatto nel 2009.
Vogliamo rispondere alla domanda: quali sono le pagine degli architetti in vita con maggior numero di fan?
La classifica che segue non ha la presunzione di essere esaustiva, nè di essere stata condotta con rigore scientifico e con metodi statistici. Riportiamo semplicemente il numero di fan per pagina così come rintracciabile su Facebook, la posizione ottenuta in classifica e la variazione rispetto i risultati di due anni fa. La lettura e l'iterpretazione dei dati è affidata direttamente al lettore.
1 - Oscar Niemeyer con 138.407 fan (+5)
2 - Renzo Piano con 90.270 fan (-1)
3 - Santiago Calatrava con 80.575 fan (+1)
4 - Zaha Hadid con 77.001 fan (-2)
5 - Tadao Ando con 50.117 fan (-2)
6 - Peter Zumthor con 47.837 fan (+5)
7 - Jean Nouvel con 29.895 fan (+8)
8 - Herzog & de Meuron con 28.900 fan (+5)
9 - Richard Meier con 24.555 fan (+1)
10 - Rem Koolhaas + Oma con 23.451 fan (-3)
11 - Toyo Ito con 13.566 fan (+1)
12 - SANAA (K. Sejima & R. Nishizawa) con 13.275 fan (+4)
13 - Bjarke Ingels con 8.117 fan (nuovo)
14 - Norman Foster con 7.749 fan (-6)
15 - Daniel Libeskind con 7.531 fan (-1)
- Richard Rogers con 5.905 fan
- Steven Holl con 5.898 fan
- Peter Eisenman con 5.645 fan
- MVRDV con 4.319 fan (-10)
- Mario Botta con 4.052 fan
- Massimiliano Fuksas con 3.728 fan
- Shigeru Ban con 3.602 fan
- Cesar Pelli con 3.224 fan
- Jose Rafael Moneo con 2.989 fan
- David Chipperfield con 2.588 fan
- UN Studio con 2.508 fan
- Arata Isozaki con 1.589 fan
- Ieoh Ming Pei con 1.327 fan
- Miralles & Tagliabue EMBT con 846 fan
- Gae Aulenti con 191 fan
- Bernard Tschumi senza pagina
- Frank Gehry senza pagina (nel 2009 si trovava in quinta posizione)
Vedi anche la CLASSIFICA 2009
Le pagine dei tre grandi maestri dell'architettura moderna mantengono stabili le mutue posizioni, ma mentre Le Corbusier raddoppia i fan, Wright è in perdita.
1 - Le Corbusier con 80.038 fan (30.603 nel 2009)
2 - Ludwig Mies van der Rohe con 54.896 fan (31.199 nel 2009)
3 - Frank Lloyd Wright con 12.978 fan (18.076 nel 2009)
Manca qualche architetto? Sagnalalo tra i commenti, lo inseriremo al più presto!
Petra Dura era un gruppo di studenti universitari in Ingegneria Edile - Architettura dell'Università di Catania che aveva pensato di aprire una finestra sul proprio mondo, sul mondo dell' Architettura e dintorni. Oggi si lavora.
Visualizzazione post con etichetta Architetti Emargenti. Mostra tutti i post
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VENEZIA 2010 - Padiglione Cile: 8.8
Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.
Il padiglione cileno per la 12esima Biennale di Architettura di Venezia è stato realizzato nel complesso delle Corderie dell'Arsenale. Il titolo "Chile 8.8" vuole rimandare al tema trattato, ovvero al devastante terremoto di grado 8.8 che il 27 febbraio 2010 ha colpito il paese. L'esposizione è stata affidata a pannelli luminosi con video, immagini e testo. Cerchi concentrici, simbolo dell'epicentro tellurico, diventano tema grafico, icona, firma.
Il curatore della mostra è l'architetto Sebastian Gray che così presenta il suo lavoro:
La narrazione del padiglione è stata affidata a tre differenti sezioni: Patrimonio, Prefabricacion, Organizaciones. Si comincia con l'analizzare come l'architettura possa conciliare la tradizione con le tecniche antisismiche; si continua con esempi di prefabricati a basso costo e di facile realizzazione; si termina chiamando in gioco le organizzazioni e il loro ruolo nella ricostruzione.
Riportiamo di seguito qualche progetto degno di nota.
- Proyecta Memoria
del gruppo cileno Bio Bìo Proyecta
Che fare delle macerie dei monumenti generate dal terremoto? Questo materiale informe può rappresentare ancora il passato del Cile?
La risposta data dal progetto è quantomeno accattivante. Si propone di rendere "monumento" ciò che oggi è solamente un rifiuto edile. Proprio come avvenne per il paese siciliano di Gibellina, devastato da un terremoto nel 1968, le macerie diventano arte, diventano architettura. Il progetto cileno prospetta più per un riutilizzo-utile. Sfogliando le pagine dell'ebook si scoprono le infinite possibilità di recupero e applicazione: riempimenti, terrapieni, pavimentazioni, murature ecc. il tutto in una nuova ottica di "conservazione"
- Reconstruye
dell'organizazione ONG Reconstruye
Vengono presi in esame diversi aspetti che solitamente coinvolgono la ricostruzione post-terremoto, con particolare sensibiltà per quelli umani legati ad eventuali delocalizzazioni e pratiche controllate "dall'alto". Il video "Organízate, no dejes tu barrio" (organizzati, non lasciare il quartiere) riassume bene gli intenti e le procedure che l'associazione si prefigge di attuare durante la ricostruzione.
Il confronto con il caso italiano de L'Aquila è inevitabile. La poca sensibilità e la sprezzante arroganza di una gestione autoritaria e oligarchica ha fatto sì che in Abruzzo potessero nascere le città-satelliti senza propspettive reali per la ri-costruzione in loco. Inoltre, le associazioni non hanno avuto alcuna voce in capitolo.
Il risalto avuto dal padiglione cileno è in larga misura da attribuire alla parole d'elogio spese dal critico d'arte Vittorio Sgarbi, nonché direttore della futura biennale d'arte di Venezia. Il suo apprezzamento è legato a fatto che la mostra è riuscita ad evidenziare come l'architettura riesca a risponde a problemi reali. Le sue parole sono arrivate anche in Cile e sono state prese a testimonianza della buona riuscita dell'esposizione (vedi articolo). Sgarbi ha avuto, inoltre, diversi motivi per apprezzare il lavoro cileno. Va ricordato che egli è sindaco di Salemi, una cittadina siciliana colpita dal terremoto nel '68 insieme a Gibellina, e per questo risulta particolarmente sensibile al tema del terremoto. Il confronto con il padiglione italiano, anch'esso elogiato da Sgarbi, ci permette di trovarne le similitudini: si parla di architetture che danno risposte a problemi concreti; sono entrambi divisi in tre sezioni che spaziano dal passato al futuro; si espone l'architettura piuttosto che crearne di nuova con le installazioni.
Di tutt'altro avviso sono gli studenti di architettura cileni, che considerano il loro padiglione un flop. Si lamentano di non essere riusciti a competere né con le installazioni concettuali (ad esempio la nuvola chiusa dentro una stanza) né con le architetture vere e proprie (vedi le palafitte del Regno del Bahrain premiate con leone d'oro). Inoltre sono insoddisfatti del lato comunicativo del padiglione: pannelli luminosi con noiosissime scritte che spingono le persone a scappare. E questo aspetto è tuttavia innegabile. Il padiglione cileno ha ignorato i tempi con cui si visita la Biennale, privilegiando a tutti i costi il suo lato riflessivo.
Dall'analisi intrecciata di diversi dati, il Cile appare come un paesi in cui l'attenzione per l'architettura e la buona edilizia risulta essere in primissimo piano. Questo ha permesso di reagire al terremoto in maniera straordinaria: un terremoto con tsunami di magnetudo 8.8 durato oltre 3 minuti produce solamente 500 vittime, mentre in Italia con un terremoto di grado 5.9 vi sono stati 308 morti. Evidentemente gli "orgogliosi regolamenti edilizi" cileni sono serviti a qualcosa.
Seguendo le vicende architettoniche del Cile sul sito plataformaarquitectura.cl si può facilmente capire che tipo di fermento culturale stia attraversando il paese, e di quali interessanti lavori contemporanei si stia arricchendo.
Lo smodato coinvolgimento delle università, delle associazioni, degli abitanti fa riflettere su come si muova l'architettura da quelle parti. Ci si "commuove" addirittura nel riconoscerne uno scenario immaginifico per l'Italia.
Approfondimenti:
- Recensione con immagini su domusweb.it e video-reportage
- Analisi di quattro progetti in esposizione su italia-news.it
- Analisi su come e cosa mostrare della cultura cilena. Lettura e rilettura del padiglione sul sito cileno plataformaarquitectura.cl
- analisi degli studenti cileni di architettura su estudiantesdearquitectura.cl
- Immagini dello spazio espositivo su designandstyle.blogosfere.it
Credits:
-Partecipanti:
Colectivo MURO, Rodrigo Aguilar / Ignacio Ruz / Rodrigo Valenzuela / René Velásquez, Mathias Klotz / Claudio Celis / Carlos Pérez, Mathias Klotz, Squella Arquitectos, ONG Reconstruye, Escuela de Arquitectura, Pontificia Universidad, Católica de Chile, Bio Bio Proyecta, Proyecto Tarapacá, Sebastián Irarrázaval, Humberto Eliash / Claudio Santander / Alain Champion / Jorge Mora / Carlos Bustamante, Marianne Balze Arquitectos / Lyon Bosch Arquitectos, Raimundo Lira / David Rodríguez / Diego Arroyo, Consejo de Monumentos Nacionales, Emilio de la Cerda, Owar Arquitectos.
- Commissario: Sebastian Gray.
- Commissari aggiunti: Macarena Cortés, Claudia Barattini.
- Comitato scientifico: Antonia Lehmann, Patricio Gross, Cristián Undurraga.
Il padiglione cileno per la 12esima Biennale di Architettura di Venezia è stato realizzato nel complesso delle Corderie dell'Arsenale. Il titolo "Chile 8.8" vuole rimandare al tema trattato, ovvero al devastante terremoto di grado 8.8 che il 27 febbraio 2010 ha colpito il paese. L'esposizione è stata affidata a pannelli luminosi con video, immagini e testo. Cerchi concentrici, simbolo dell'epicentro tellurico, diventano tema grafico, icona, firma.
Il curatore della mostra è l'architetto Sebastian Gray che così presenta il suo lavoro:
Il 27 febbraio 2010, un terremoto apocalittico devasto il Cile. Il terremoto e l'ulteriore tsunami hanno colpito le regioni più popolate del paese, in una lunghezza di circa 400 chilometri. Oltre la capitale, Santiago, e la città di Conception, l'area interessata comprende molte importanti città secondarie, piccoli borghi rurali e costieri ed anche l'arcipelago Juàn Fernandez.
L'estensione e la gravità del sisma, di 8.8 gradi sulla scala Richter, e un violentissimo Tsunami successivo non hanno precedenti in Cile. Il terremoto è considerato il quinto più intenso nella storia del mondo. Il bilancio finale delle vittime è stimato in 500 persone, principalmente a causa dello tsunami. Il costo finanziario della ricostruzione, tra scuole, ospedali, infrastrutttura viaria e abitazioni mancanti è stimato in 30 miliardi di dollari per un periodo di almeno quattro anni.
Grazie ad una ben organizzata reazione d'emergenza, pubblica e privata, Santiago è stato in grado di recuperare i servizi basici in 48 ore. Infatti, tra le migliaia di edifici di media e grande altezza a Santiago e Concepcion, la maggior parte è stata in grado di resistere al terremoto con soltanto danni estetici. Tutto grazie alle regole severe e alla consapevolezza delle pratiche costruttive che sono in vigore dai devastanti terremoti del 1939 e il 1960, che distrussero tante vecchie strutture. Ma le città costiere e i quartieri storici nelle regioni del Maule e Bio bBio sono completamente scomparse. Lì, nel cuore del Cile, Vera cartolina postale della nostra identità nazionale, il terremoto ha scatenato tutta la sua forza, aggravato da un'onda letale che colpì tutto il litorale pochi minuti più tardi, intrappolando tante persone ancora impaurite nelle loro case. Le città che avevano eluso le forze della natura per centinaia d'anni sono state demolite e rase al suolo.Bellissimi edifici in terra cruda o in muratura sono scomparsi per sempre.
Afflitto per la terribile perdita di vita e monumenti, il paese è stato anche scandalizzato dalle poche strutture moderne che sono crollate, spettacolari eccezioni che si ripetono nei telegiornali. Il boom economico e lo sviluppo frenetico degli ultimi decenni sembra aver permesso un certo grado di rilassamento degli orgogliosi regolamenti edilizi di questo paese. E' un messaggio che fa riflettere sul neoliberismo privilegiato negli ultimi 35 anni, e anche un enorme passo indietro tanto economico come culturale in tante nazioni.
Paradossalmente, il Cile festeggia quest'anno il bicentenario della sua indipendenza. Ciò che normalmente sarebbe stato un momento di gioia e l'opportunità di costruire nuovi monumenti e luoghi emblematici, diventa piuttosto un tempo per riflettere sui valori più profondi del nostro patrimonio culturale, tanto fisico come intangibile. Per gli architetti cileni, questa è la sfida di tutta una vita: ripristinare la bellezza, preservare la storia, costruire con saggezza.
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La narrazione del padiglione è stata affidata a tre differenti sezioni: Patrimonio, Prefabricacion, Organizaciones. Si comincia con l'analizzare come l'architettura possa conciliare la tradizione con le tecniche antisismiche; si continua con esempi di prefabricati a basso costo e di facile realizzazione; si termina chiamando in gioco le organizzazioni e il loro ruolo nella ricostruzione.
Riportiamo di seguito qualche progetto degno di nota.
- Proyecta Memoria
del gruppo cileno Bio Bìo Proyecta
Che fare delle macerie dei monumenti generate dal terremoto? Questo materiale informe può rappresentare ancora il passato del Cile?
La risposta data dal progetto è quantomeno accattivante. Si propone di rendere "monumento" ciò che oggi è solamente un rifiuto edile. Proprio come avvenne per il paese siciliano di Gibellina, devastato da un terremoto nel 1968, le macerie diventano arte, diventano architettura. Il progetto cileno prospetta più per un riutilizzo-utile. Sfogliando le pagine dell'ebook si scoprono le infinite possibilità di recupero e applicazione: riempimenti, terrapieni, pavimentazioni, murature ecc. il tutto in una nuova ottica di "conservazione"
- Reconstruye
dell'organizazione ONG Reconstruye
Vengono presi in esame diversi aspetti che solitamente coinvolgono la ricostruzione post-terremoto, con particolare sensibiltà per quelli umani legati ad eventuali delocalizzazioni e pratiche controllate "dall'alto". Il video "Organízate, no dejes tu barrio" (organizzati, non lasciare il quartiere) riassume bene gli intenti e le procedure che l'associazione si prefigge di attuare durante la ricostruzione.
Il confronto con il caso italiano de L'Aquila è inevitabile. La poca sensibilità e la sprezzante arroganza di una gestione autoritaria e oligarchica ha fatto sì che in Abruzzo potessero nascere le città-satelliti senza propspettive reali per la ri-costruzione in loco. Inoltre, le associazioni non hanno avuto alcuna voce in capitolo.
Traduzione del video:
Hai vissuto in una casa o in un appartamento che era molto più della tua casa: era il tuo quartiere, il tuo lavoro, i tuoi parchi e i tuoi servizi.
Tutto il necessario per la buona qualità della vita era vicino.
Dopo il terremoto, la casa dove vivevi è stata danneggiata o deve essere demolita.
Indipendentemente dal fatto che eri in affitto, condivisa o eri il proprietario, sei messo alle strette.
E 'possibile che l'unica soluzione sia quella di vendere i propri terreni o l'accesso ad un sussidio che sarà sufficiente per andare in una nuova città, lontano dal proprio quartiere.
La domanda è: a quale costo?
I tuoi vicini e gli amici vivono lontano, percorrerai lunghe distanze per arrivare al tuo lavoro, a scuola o nei servizi, hai perso tutto ciò che faceva parte della tua qualità di vita, permettendo che il tuo vecchio quartiere scompaia sotto la costruzione di nuovi progetti che non sono per te.
In questo non sei solo, ci sono altri che sono stati colpiti proprio come te, se si organizzano con te, potrai accedere ad altre opzioni per rimanere nel tuo quartiere.
Ci sono professionisti che possono aiutare, fornendo assistenza tecnica, legale e sviluppare progetti integrati.
Di fronte a questa situazione tutti insieme siamo in grado di preservare i nostri quartieri, le nostre reti e lavorare per rendere le tue risorse non commercializzabili da terze parti.
Contattaci, possiamo aiutarti.
Ricostruisci.
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Il risalto avuto dal padiglione cileno è in larga misura da attribuire alla parole d'elogio spese dal critico d'arte Vittorio Sgarbi, nonché direttore della futura biennale d'arte di Venezia. Il suo apprezzamento è legato a fatto che la mostra è riuscita ad evidenziare come l'architettura riesca a risponde a problemi reali. Le sue parole sono arrivate anche in Cile e sono state prese a testimonianza della buona riuscita dell'esposizione (vedi articolo). Sgarbi ha avuto, inoltre, diversi motivi per apprezzare il lavoro cileno. Va ricordato che egli è sindaco di Salemi, una cittadina siciliana colpita dal terremoto nel '68 insieme a Gibellina, e per questo risulta particolarmente sensibile al tema del terremoto. Il confronto con il padiglione italiano, anch'esso elogiato da Sgarbi, ci permette di trovarne le similitudini: si parla di architetture che danno risposte a problemi concreti; sono entrambi divisi in tre sezioni che spaziano dal passato al futuro; si espone l'architettura piuttosto che crearne di nuova con le installazioni.
Di tutt'altro avviso sono gli studenti di architettura cileni, che considerano il loro padiglione un flop. Si lamentano di non essere riusciti a competere né con le installazioni concettuali (ad esempio la nuvola chiusa dentro una stanza) né con le architetture vere e proprie (vedi le palafitte del Regno del Bahrain premiate con leone d'oro). Inoltre sono insoddisfatti del lato comunicativo del padiglione: pannelli luminosi con noiosissime scritte che spingono le persone a scappare. E questo aspetto è tuttavia innegabile. Il padiglione cileno ha ignorato i tempi con cui si visita la Biennale, privilegiando a tutti i costi il suo lato riflessivo.
Dall'analisi intrecciata di diversi dati, il Cile appare come un paesi in cui l'attenzione per l'architettura e la buona edilizia risulta essere in primissimo piano. Questo ha permesso di reagire al terremoto in maniera straordinaria: un terremoto con tsunami di magnetudo 8.8 durato oltre 3 minuti produce solamente 500 vittime, mentre in Italia con un terremoto di grado 5.9 vi sono stati 308 morti. Evidentemente gli "orgogliosi regolamenti edilizi" cileni sono serviti a qualcosa.
Seguendo le vicende architettoniche del Cile sul sito plataformaarquitectura.cl si può facilmente capire che tipo di fermento culturale stia attraversando il paese, e di quali interessanti lavori contemporanei si stia arricchendo.
Lo smodato coinvolgimento delle università, delle associazioni, degli abitanti fa riflettere su come si muova l'architettura da quelle parti. Ci si "commuove" addirittura nel riconoscerne uno scenario immaginifico per l'Italia.
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Approfondimenti:
- Recensione con immagini su domusweb.it e video-reportage
- Analisi di quattro progetti in esposizione su italia-news.it
- Analisi su come e cosa mostrare della cultura cilena. Lettura e rilettura del padiglione sul sito cileno plataformaarquitectura.cl
- analisi degli studenti cileni di architettura su estudiantesdearquitectura.cl
- Immagini dello spazio espositivo su designandstyle.blogosfere.it
Credits:
-Partecipanti:
Colectivo MURO, Rodrigo Aguilar / Ignacio Ruz / Rodrigo Valenzuela / René Velásquez, Mathias Klotz / Claudio Celis / Carlos Pérez, Mathias Klotz, Squella Arquitectos, ONG Reconstruye, Escuela de Arquitectura, Pontificia Universidad, Católica de Chile, Bio Bio Proyecta, Proyecto Tarapacá, Sebastián Irarrázaval, Humberto Eliash / Claudio Santander / Alain Champion / Jorge Mora / Carlos Bustamante, Marianne Balze Arquitectos / Lyon Bosch Arquitectos, Raimundo Lira / David Rodríguez / Diego Arroyo, Consejo de Monumentos Nacionales, Emilio de la Cerda, Owar Arquitectos.
- Commissario: Sebastian Gray.
- Commissari aggiunti: Macarena Cortés, Claudia Barattini.
- Comitato scientifico: Antonia Lehmann, Patricio Gross, Cristián Undurraga.
VENEZIA 2010 - Padiglione Italia - Laboratorio Italia
Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.
Laboratorio Italia è la seconda sezione del padiglione italiano Ailati curato da Luca Molinari.
Si tratta della parte più ampia, quella che ha il compito di sondare le realtà di confine, i progetti nostrani. Ha la chiara intenzione di essere anche la più importante, la più significativa. A differenza delle altre due, "Amnesia nel presente" e "Italia 2050", si pone come campo di indagine il presente con la sola inclusione delle opere effettivamente costruite. A tal proposito Molinari afferma (1):
"...qui ho voluto mettere in mostra solo opere costruite. È una scelta un po’ radicale, ma non volevo una mostra che esponesse solo dei disegni, e volevo al tempo stesso sfatare quel luogo comune secondo il quale in Italia sembra non accada mai nulla di nuovo."
Quarantotto tavoli stracolmi di materiale altamente comunicativo (plastici e foto in primis) per declinare dieci temi della contemporaneità (2): Progettare solidale; Abitare sotto i 1000 euro al mq; Cosa fare dei beni sequestrati alle mafie; Emergenza paesaggio; Spazi per comunità; Nuovi spazi pubblici; Ripensare città; Archetipo/prototipo; Work in progress; Innesti.
Potremmo dire che si tratta di temi tradizionali, alcuni ripresi anche dalla scorsa biennale.
Il viaggio all'interno del "Laboratorio Italia" si muove per tematiche senza soluzione di continuità tra nord e sud. Un unicum che mette insieme esperienze ailati, anche ailati opposti. Vale la pena approfondire alcuni progetti ponendoli in diretta relazione con la domanda a cui tentano di rispondere.
1 - Quali spazi per le diverse comunità?
Tra le varie proposte compare il progetto dello studio ma0-emmeazero per l'ampliamento della scuola media Lombardi di Bari. Teme caro all'architettura, sin dal settecento con Ledoux e Boullèe, quello di poter proiettare all'esterno le funzioni dell'edificio. Così la facciata della scuola viene rivestita con un mosaico che ritrae bambini sorridenti, diventando una sorta di sfondo alle attività didattiche all'aperto. In questo caso la comunità è rappresentata in maniera diretta ed inequivocabile, stesso atteggiamento della celebre "Crown Fountain" del Millennium Park di Chicago realizzata poco dopo e con stesso espediente formale.
Sito ufficiale Studio ma0: www.ma0.it
Progetto: in .pdf
Sito ufficiale della scuola, presentazione del progetto: www.scuolamedialombardi.it
2 - Quali le nuove forme dello spazio pubblico?
Con il progetto per la Piazza Risorgimento di Bari, lo studio ma0-emmeazero conferma la propria dimensione ludica realizzando una piazza interattiva. Le sedute, infatti, possono essere ruotate a piacimento dei fruitori e generare quindi un paesaggio urbano sempre cangiante. Il merito dei progettisti sta nell'aver risolto questo spazio pubblico giocando con pochissimi elementi di arredo urbano.
Sito ufficiale Studio ma0: www.ma0.it
Progetto: in .pdf
Foto: 1 - 2 - 3
Ancora più drastico risulta il progetto di Ifdesign per "Piazza nera, piazza bianca" di Robbiano. La pulizia delle superfici lascia poco spazio agli elementi volumetrici e il tutto viene risolto con texture riprese da tipici segni della citta: le impronte dei copertoni in negativo.
Da questi progetti emerge una tendenza minimalista nel confrontarsi con spazi pubblici storicizzati.
Sito ufficiale Ifedsign: www.ifdesign.it
Foto: 1 - 2
3 - Come si trasforma la città contemporanea?
Valle Architetti Associati e Cino Zucchi Associati lavorano su uno dei grandi temi della città contemporanea: i vuoti urbani. L'occasione viene data dal quartiere Portello (su una ex industria automobilistica) che viene riconvertito in un parco con funzione di cerniera urbana. Vengono scavalcati tutti i vincoli infrastrutturali per riconnettere brani di città. A rigore non potremmo parlare di progetto ludico-interattivo come per i progetti di ma0-emmeazero, ma è innegabile la sua forte connotazione ironica.
Sito ufficiale Valle Architetti Associati: www.architettivalle.net
Sito ufficiale Cino Zucchi: www.zucchiarchitetti.com
Foto: 1 - 2 - 3
4 - È possibile costruire in modo solidale?
La risposta è: sì, si può. Riccardo Vannucci di FAREstudio propone il progetto per il centro CBF in Burkina Faso. Qualsiasi tentativo di retorica architettonica viene dimenticato a favore di una pulizia formale che rende l'edificio immediatamente leggibile nelle sue componenti strutturali. Il concept viene ridotto all'assemblaggio di pezzi, come per un gioco: le maestranze locali non troveranno alcun problema nel capire come funziona l'edificio. Si tratta di un progetto solidale nel contenuto (è un centro per la prevenzione delle mutilazioni genitali) e nella forma in quanto non va a discriminare coloro che lo costruiranno per la propria preparazione.
Sito ufficiale FAREstudio: www.farestudio.it
Progetto: video su Vimeo
Foto: 1 - 2 - 3 (di FAREstudio)
5 - Cosa fare con i beni sequestrati alle mafie?
Questa sezione propone alcune idee a proposito di un tema di forte attualità. Evitare che i beni finascano nuovamente nelle mani della mafia, produrre qualcosa per il bene di tutti: il dibattito, finora ostaggio della politica, adesso vede coinvolte maggiormente le associazioni, i creativi, gli architetti.
Foto: 1 - 2 - 3
6 - È possibile costruire qualità a 1000 euro al mq?
La risposta a questa domanda era già stata data da Mario Cucinella nelle precedente edizione delle biennale. La sua Casa 100k (100 mq per 100.000 € ) esposta tramite un grande plastico, ebbe allora parecchio risalto anche sulla stampa nazionale, venduta come abitazione ecofriendly e completamente autosufficiente. Ma si trattava soltanto di un progetto. A dimostrare invece che è realmente possibile costruire qualità con 1000 euro al mq ci pensa a Bolzano Christoph Mayr Fingerle con il complesso abitativo EA7. Novantadue appartamenti di edilizia abitativa agevolata disposti su tre blocchi attorno una corte. Linguaggio contemporaneo per una zona d'Italia che sempre di più stringe l'occhio alla buona architettura.
Sito ufficiale dell'architetto Fingerle: www.mayrfingerle.com
Foto: 1 - 2 - 3
7 - Come riprogettare il patrimonio storico?
Anche in questa sezione l'architettura contemporanea deve confrontarsi con il patrimonio storico italiano. Le soluzioni finali sembrano tendere verso una pulizia formale fatta di linee e superfici, rispettando le volumetrie e le proporzioni dell'edificio esistente. Così la "leggerezza" di Renzo Piano sposa la filosofia de "il quasi nulla" nel ripensare gli spazi della Fondazione Vedova di Venezia negli ex magazzini del sale. Il distacco delle opere d'arte dalle pareti è un segno di reverenza verso l'antico.
Sito ufficiale di Renzo Piano: rpbw.r.ui-pro.com
Sito ufficiale della Fondazione Vedova: www.fondazionevedova.org
Foto: 1 - 2 - 3
Stessa filosofia e cura artigianle del dettaglio per il restauro della basilica paleocristiana di San Pietro a Ortigia (Siracusa) per mano di Emanuele Fidone. Partendo da disastrosi interventi degli anni '50, recupera la spazialità originaria con una volta a botte di lamelle lignee che non precludono la vista delle capriate del tetto.
Progetto su Europaconcorsi: europaconcorsi.com
Foto: 1 - 2 - 3
8 - Come imparare dagli archetipi e farne dei prototipi?
In questa sezione si confrontano i disegni di Franco Purini orientati all'ossesiva ricerca degli archetipi dell'architettura, con il lavoro di Elisabetta Terragni volto alla riconversione di un archetipo infrastrutturale, il tunnel autostradale, per realizzare la Galleria espositiva di Piedicastello (Trento). Da una parte l'invenzione suggellata dal gesto del disegno, dall'altra un lavoro di demolizione e ricostruzione degli stereotipi dell'architettura.
Foto sul lavoro di Franco Purini: 1 - 2 - 3
Sito ufficiale di Elisabetta Terragni: www.terragni.eu
Foto: 1 - 2
9 - Come affrontare l'emergenza paesaggio?
Lo sforzo di immaginazione portato avanti dai ragazzi de "L'Incompiuto Siciliano" dimostra come non sia sempre necessario costruire qualcosa di nuovo per fare architettura: a volte basta guardare all'esistente con uno sguardo attento ed originale. Così le opere pubbliche dell'ultimo cinquantennio, rimaste incompiute o inutilizzate, vengono osservate come giganti opere d'arte, dall'indubbio fascino al limite con l'archeologia. Un insieme di tondini di ferro, calcestruzzo pezzato da muffe e ruggine, vetri rotti, impianti a vista: sono gli stilemi identificativi di uno stile architettonico, che a detta degli artisti coinvolti, potrebbe essere il più importante dal dopoguerra ad oggi. Giarre, piccola cittadina siciliana nel catanese, si autopromuove a capitale dell'incompiuto con un proprio parco archeologico a tema. Le prospettive future per questa iniziativa sembrano essere infinite: l'Italia è un pozzo senza fondo di "incompiute".
Incompiuto Siciliano è un progetto di Alterazioni Video in collaborazione con Claudia D'Aita ed Enrico Sgarbi.
Sito ufficiale dell'osservatorio sulle opere incompiute: www.incompiutosiciliano.org
Progetto sul sito di Alterazioni Video: www.alterazionivideo.com/incompiuto
Foto: 1 - 2
10 - Work in Progress…
Questa sezione permette di individuare i possibili nuovi centri dell'architettura italiana. Ritroviamo da una parte il trentino con la sua propensione allo sperimentalismo e dall'altra una Sicilia che imbocca la strada giusta nel recupero del patrimonio.
Cino Zucchi Architetti e Park Associati progettano il centro polifunzionale Salewa Headquarters a Bolzano. Vincenzo Latina si confronta con l'archeologia nel Padiglione di Artemide ad Ortigia, Siracusa.
Sito ufficiale di Cino Zucchi: www.zucchiarchitetti.com
Foto: 1 - 2
Sito ufficiale di Vincenzo Latina: www.vincenzolatina.com
Foto: 1
Link:
(1) - Intervista a Luca Molinari di Nicola Leonardi per theplan.it
(2) - Dalla presentazione del Padiglione Italia sul sito ufficiale della biennale.
Laboratorio Italia è la seconda sezione del padiglione italiano Ailati curato da Luca Molinari.
Si tratta della parte più ampia, quella che ha il compito di sondare le realtà di confine, i progetti nostrani. Ha la chiara intenzione di essere anche la più importante, la più significativa. A differenza delle altre due, "Amnesia nel presente" e "Italia 2050", si pone come campo di indagine il presente con la sola inclusione delle opere effettivamente costruite. A tal proposito Molinari afferma (1):
"...qui ho voluto mettere in mostra solo opere costruite. È una scelta un po’ radicale, ma non volevo una mostra che esponesse solo dei disegni, e volevo al tempo stesso sfatare quel luogo comune secondo il quale in Italia sembra non accada mai nulla di nuovo."
Quarantotto tavoli stracolmi di materiale altamente comunicativo (plastici e foto in primis) per declinare dieci temi della contemporaneità (2): Progettare solidale; Abitare sotto i 1000 euro al mq; Cosa fare dei beni sequestrati alle mafie; Emergenza paesaggio; Spazi per comunità; Nuovi spazi pubblici; Ripensare città; Archetipo/prototipo; Work in progress; Innesti.
Potremmo dire che si tratta di temi tradizionali, alcuni ripresi anche dalla scorsa biennale.
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| Laboratorio Italia - Fotografia originale di Giuseppe Scandura |
Il viaggio all'interno del "Laboratorio Italia" si muove per tematiche senza soluzione di continuità tra nord e sud. Un unicum che mette insieme esperienze ailati, anche ailati opposti. Vale la pena approfondire alcuni progetti ponendoli in diretta relazione con la domanda a cui tentano di rispondere.
1 - Quali spazi per le diverse comunità?
Tra le varie proposte compare il progetto dello studio ma0-emmeazero per l'ampliamento della scuola media Lombardi di Bari. Teme caro all'architettura, sin dal settecento con Ledoux e Boullèe, quello di poter proiettare all'esterno le funzioni dell'edificio. Così la facciata della scuola viene rivestita con un mosaico che ritrae bambini sorridenti, diventando una sorta di sfondo alle attività didattiche all'aperto. In questo caso la comunità è rappresentata in maniera diretta ed inequivocabile, stesso atteggiamento della celebre "Crown Fountain" del Millennium Park di Chicago realizzata poco dopo e con stesso espediente formale.
Sito ufficiale Studio ma0: www.ma0.it
Progetto: in .pdf
Sito ufficiale della scuola, presentazione del progetto: www.scuolamedialombardi.it
2 - Quali le nuove forme dello spazio pubblico?
Con il progetto per la Piazza Risorgimento di Bari, lo studio ma0-emmeazero conferma la propria dimensione ludica realizzando una piazza interattiva. Le sedute, infatti, possono essere ruotate a piacimento dei fruitori e generare quindi un paesaggio urbano sempre cangiante. Il merito dei progettisti sta nell'aver risolto questo spazio pubblico giocando con pochissimi elementi di arredo urbano.
Sito ufficiale Studio ma0: www.ma0.it
Progetto: in .pdf
Foto: 1 - 2 - 3
Ancora più drastico risulta il progetto di Ifdesign per "Piazza nera, piazza bianca" di Robbiano. La pulizia delle superfici lascia poco spazio agli elementi volumetrici e il tutto viene risolto con texture riprese da tipici segni della citta: le impronte dei copertoni in negativo.
Da questi progetti emerge una tendenza minimalista nel confrontarsi con spazi pubblici storicizzati.
Sito ufficiale Ifedsign: www.ifdesign.it
Foto: 1 - 2
3 - Come si trasforma la città contemporanea?
Valle Architetti Associati e Cino Zucchi Associati lavorano su uno dei grandi temi della città contemporanea: i vuoti urbani. L'occasione viene data dal quartiere Portello (su una ex industria automobilistica) che viene riconvertito in un parco con funzione di cerniera urbana. Vengono scavalcati tutti i vincoli infrastrutturali per riconnettere brani di città. A rigore non potremmo parlare di progetto ludico-interattivo come per i progetti di ma0-emmeazero, ma è innegabile la sua forte connotazione ironica.
Sito ufficiale Valle Architetti Associati: www.architettivalle.net
Sito ufficiale Cino Zucchi: www.zucchiarchitetti.com
Foto: 1 - 2 - 3
4 - È possibile costruire in modo solidale?
La risposta è: sì, si può. Riccardo Vannucci di FAREstudio propone il progetto per il centro CBF in Burkina Faso. Qualsiasi tentativo di retorica architettonica viene dimenticato a favore di una pulizia formale che rende l'edificio immediatamente leggibile nelle sue componenti strutturali. Il concept viene ridotto all'assemblaggio di pezzi, come per un gioco: le maestranze locali non troveranno alcun problema nel capire come funziona l'edificio. Si tratta di un progetto solidale nel contenuto (è un centro per la prevenzione delle mutilazioni genitali) e nella forma in quanto non va a discriminare coloro che lo costruiranno per la propria preparazione.
Sito ufficiale FAREstudio: www.farestudio.it
Progetto: video su Vimeo
Foto: 1 - 2 - 3 (di FAREstudio)
5 - Cosa fare con i beni sequestrati alle mafie?
Questa sezione propone alcune idee a proposito di un tema di forte attualità. Evitare che i beni finascano nuovamente nelle mani della mafia, produrre qualcosa per il bene di tutti: il dibattito, finora ostaggio della politica, adesso vede coinvolte maggiormente le associazioni, i creativi, gli architetti.
Foto: 1 - 2 - 3
6 - È possibile costruire qualità a 1000 euro al mq?
La risposta a questa domanda era già stata data da Mario Cucinella nelle precedente edizione delle biennale. La sua Casa 100k (100 mq per 100.000 € ) esposta tramite un grande plastico, ebbe allora parecchio risalto anche sulla stampa nazionale, venduta come abitazione ecofriendly e completamente autosufficiente. Ma si trattava soltanto di un progetto. A dimostrare invece che è realmente possibile costruire qualità con 1000 euro al mq ci pensa a Bolzano Christoph Mayr Fingerle con il complesso abitativo EA7. Novantadue appartamenti di edilizia abitativa agevolata disposti su tre blocchi attorno una corte. Linguaggio contemporaneo per una zona d'Italia che sempre di più stringe l'occhio alla buona architettura.
Sito ufficiale dell'architetto Fingerle: www.mayrfingerle.com
Foto: 1 - 2 - 3
7 - Come riprogettare il patrimonio storico?
Anche in questa sezione l'architettura contemporanea deve confrontarsi con il patrimonio storico italiano. Le soluzioni finali sembrano tendere verso una pulizia formale fatta di linee e superfici, rispettando le volumetrie e le proporzioni dell'edificio esistente. Così la "leggerezza" di Renzo Piano sposa la filosofia de "il quasi nulla" nel ripensare gli spazi della Fondazione Vedova di Venezia negli ex magazzini del sale. Il distacco delle opere d'arte dalle pareti è un segno di reverenza verso l'antico.
Sito ufficiale di Renzo Piano: rpbw.r.ui-pro.com
Sito ufficiale della Fondazione Vedova: www.fondazionevedova.org
Foto: 1 - 2 - 3
Stessa filosofia e cura artigianle del dettaglio per il restauro della basilica paleocristiana di San Pietro a Ortigia (Siracusa) per mano di Emanuele Fidone. Partendo da disastrosi interventi degli anni '50, recupera la spazialità originaria con una volta a botte di lamelle lignee che non precludono la vista delle capriate del tetto.
Progetto su Europaconcorsi: europaconcorsi.com
Foto: 1 - 2 - 3
8 - Come imparare dagli archetipi e farne dei prototipi?
In questa sezione si confrontano i disegni di Franco Purini orientati all'ossesiva ricerca degli archetipi dell'architettura, con il lavoro di Elisabetta Terragni volto alla riconversione di un archetipo infrastrutturale, il tunnel autostradale, per realizzare la Galleria espositiva di Piedicastello (Trento). Da una parte l'invenzione suggellata dal gesto del disegno, dall'altra un lavoro di demolizione e ricostruzione degli stereotipi dell'architettura.
Foto sul lavoro di Franco Purini: 1 - 2 - 3
Sito ufficiale di Elisabetta Terragni: www.terragni.eu
Foto: 1 - 2
9 - Come affrontare l'emergenza paesaggio?
Lo sforzo di immaginazione portato avanti dai ragazzi de "L'Incompiuto Siciliano" dimostra come non sia sempre necessario costruire qualcosa di nuovo per fare architettura: a volte basta guardare all'esistente con uno sguardo attento ed originale. Così le opere pubbliche dell'ultimo cinquantennio, rimaste incompiute o inutilizzate, vengono osservate come giganti opere d'arte, dall'indubbio fascino al limite con l'archeologia. Un insieme di tondini di ferro, calcestruzzo pezzato da muffe e ruggine, vetri rotti, impianti a vista: sono gli stilemi identificativi di uno stile architettonico, che a detta degli artisti coinvolti, potrebbe essere il più importante dal dopoguerra ad oggi. Giarre, piccola cittadina siciliana nel catanese, si autopromuove a capitale dell'incompiuto con un proprio parco archeologico a tema. Le prospettive future per questa iniziativa sembrano essere infinite: l'Italia è un pozzo senza fondo di "incompiute".
Incompiuto Siciliano è un progetto di Alterazioni Video in collaborazione con Claudia D'Aita ed Enrico Sgarbi.
Sito ufficiale dell'osservatorio sulle opere incompiute: www.incompiutosiciliano.org
Progetto sul sito di Alterazioni Video: www.alterazionivideo.com/incompiuto
Foto: 1 - 2
10 - Work in Progress…
Questa sezione permette di individuare i possibili nuovi centri dell'architettura italiana. Ritroviamo da una parte il trentino con la sua propensione allo sperimentalismo e dall'altra una Sicilia che imbocca la strada giusta nel recupero del patrimonio.
Cino Zucchi Architetti e Park Associati progettano il centro polifunzionale Salewa Headquarters a Bolzano. Vincenzo Latina si confronta con l'archeologia nel Padiglione di Artemide ad Ortigia, Siracusa.
Sito ufficiale di Cino Zucchi: www.zucchiarchitetti.com
Foto: 1 - 2
Sito ufficiale di Vincenzo Latina: www.vincenzolatina.com
Foto: 1
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Link:
(1) - Intervista a Luca Molinari di Nicola Leonardi per theplan.it
(2) - Dalla presentazione del Padiglione Italia sul sito ufficiale della biennale.
VENEZIA 2010 - Padiglione Italia: AILATI
Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.
"Cacofonia: (dal greco ϰαϰοφονία kakophonia - kakos, cattivo + phonè, voce, suono) si riferisce ad un suono che risulta sgradevole all'udito per la successione disarmonica delle note di strumenti musicali o il ripetersi di sillabe uguali o simili in un discorso(...) La cacofonia viene spesso utilizzata in ambito di calembours linguistici o, ancora più spesso, negli scioglilingua. In questo caso, una cacofonia diventa voluta e ricercata per ottenere qualche particolare effetto sonoro che a volte, paradossalmente, perde il suo carattere cacofonico "cattivo" per diventare addirittura eufonico." (fonte wikipedia)
L'Italia del 2010 è una cacofonia che si è fatta eufonia. Il Padiglione Italia vuole tracciarne i tratti armonici per raccontarne un percorso corale. Tanti, tantissimi contributi accumunati da un solo elemento: lavorare AiLati delle correnti internazionali, sempre più presenti ma sempre meno pregnanti.
AILATI. Riflessi dal futuro.
Il tema del padiglione nasce dal riflesso della parola Italia. Vuole mettere l'Architettura italiana in contrapposizione al dibattito globale; vuole rimarcarne un percorso autonomo, laterale ma non marginale. Luca Molinari, curatore dalla mostra, ha l'arduo compito di discernere tra la caleidoscopica realtà nostrana. Un occhio al passato e uno al futuro, senza mai dimenticare che noi viviamo il presente.
Nascono così tre sezioni separate del padiglione:
- Passato: Amnesia nel presente. Italia 1990-2010.
Si tratta di un percorso che sonda la produzione architettonica dell'ultimo ventennio in Italia. Una lenta e faticosa risalita dalla marginalità italiana attraverso ben quattro generazioni di architetti.
- Presente: Laboratorio Italia.
E' la sezione più ampia. Raccoglie una moltitudine di lavori realizzati che vengono rappresentati con testi, immagini, plastici. Ogni progetto risponde ad una precisa domanda della contemporaneità. Si pone l'accento sulla buona architettura, quella etica, sostenibile, sociale. Un incessante brusio creato dall'intreccio di suoni, parole e commenti si pone come colonna sonora della mostra. Sono i molti temi inascoltati dell'istallazione audio "rumori di fondo".
- Futuro: Italia 2050
Questa sezione nasce con la collaborazione del mensile Wired. La rivista ha interpellato quattordici "visionari" per immaginare altrettanti temi per un futuro non troppo lontano: il 2050. Quattordici architetti, noti sperimentlisti, si sono presi l'incarico di tramutarli in installazioni.
L'Italia del Padiglione Italia pone diversi spunti di riflessione. Tralasciando le analisi di dettaglio sulle singole sezioni, compito che affronteremo in altri post, proviamo a tirare le somme dell'esposizione nel suo complesso.
C'è crisi
"Ailati. Riflessi dal futuro è una narrazione corale e critica che cerca una via possibile all'uscita dalla crisi dell'architettura italiana contemporanea."(1)
Alla tragedia della crisi dell'architettura italiana, ormai ufficializzata e sbandierata con ogni mezzo possibile (2), si aggiunge la tragedia di un'ennesima soluzione. Questa volta si parla addirittura di "risposta necessaria". La retorica della "crisi", parola utilizzata per giustificare qualsiasi cosa e in qualsiasi ambito, ormai non convince più. Dalla crisi di governo alla crisi economica passando per quella energetica, dei consumi, dei valori. Ailati poteva benissimo fare a meno di presentarsi come movimento "partigiano" in contrapposizione ai soliti noti. Fuori dall'esposizione la rivista Wired (3) si pone in questo senso e come d'abitudine mette l'accento sul genio italico senza piangersi addosso.
Così, Ailati appare come il furbo tentativo di impostare una crititca architettonica dell'ultimo ventennio costruita su se stessa, più che la soluzione ad una ipotetica crisi.
L'arcipelago
Il lavoro del curatore, Luca Molinari, fa emergere un Italia fatta di piccole realtà che a fatica si emancipano dalla condizione nostrana. Sembrerebbe un minuscolo arcipelago poggiato su un mare di niente. Il tentativo di ricercare un percorso comune a tutti si fonda principalmente sul "lavorare ailati", affinità di condizione, ruolo, intenti. E' questo che si intende per "narrazione corale". Rimane, tuttavia, il dubbio che queste isole siano veramente ben collegate tra loro anche nella realtà. L'impressione che si ha che ai-lati faccia rima con ai-margini, condizione di isolamento più che di provincialismo. Merito al direttore per aver gettato un primo ponte di collegamento.
Un futuro AiLati
Il viaggio temporale del padiglione comincia nel 1991 e si conclude nel non troppo lontano 2050. Il passato e il presente vengono letti in bilico tra isolamento internazionale e lateralità rispetto l'agenda dettata dalle archistar. Da una parte l'inizio della paventata crisi e dell'altro il principale motivo d'orgoglio nazionale.
Il futuro? Nessun accenno che ci metta in linea con i nomi altisonanti dell'architettura globale. Un percorso fatto di buona architettura, consapevole di ciò che succede nel mondo, autonomo, che sappia essere anche alternativo se necessario. Molinari dice (4):
"Ogni volta che proviamo a rincorrere un centro che non c’è finiamo per risultare in ritardo, provinciali, quando abbiamo la capacità di produrre un pensiero laterale, allora produciamo contenuti freschi, esclusivi, unici, proprio perché la nostra è una storia di ricche anomalie, di ambiguità potentissime."
Insomma, un sogno che coincide con il sentire comune di chi si occupa d'architettura.
Dal basso
E' piacevole girare per le sezioni del padiglione Italia e vedere nomi nuovi rispetto il solito star system, scoprire iniziative fresce e giovani come quella de "L'Incompiuto Siciliano". In calo i contributi di archistar o presunti tali. Da quello che intuiamo questa epurazione continuerà anche in futuro. Tuttavia, occorre notare che l'assenza di archistar italiane non necessariamente indica l'assenza di archistar su suolo italiano. In Italia le opere d'architettura "firmate" aumentano sempre più e monopolizzano i dibattiti e la critica. Rimane da chiedersi se un paese che si muove Ailati possa vincere sul proprio terreno di gioco la battaglia con gli architetti globali. La risposta è tutt'altro che semplice. Molinari in un intervista (3) afferma:
"La generazione degli architetti 40enni ha fatto lo sforzo importante di mettere in piedi una forma di professionismo evoluto alla pari con il professionismo europeo. Penso ai 5+1AA, Camillo Botticini, C+S, Piuarch, Labics, Park, tutti questi progettisti negli ultimi 10 anni hanno riportato l’architettura italiana media in un raggio di professionalità evoluta, capace di fare bella architettura contemporanea per una committenza normale a costi di mercato giusti. Trovo anche che tutto questo sforzo abbia generato una forma di inevitabile conformismo rispetto al mainstream europeo, con il risultato che oggi in Italia si fa della buona architettura riconosciuta anche all’estero, ma che ancora manca una forma di sperimentazione e ricerca di valori autonomi, che dovrebbero dare un’identità e una personalità riconoscibile all’architettura italiana. Da una parte c’è stata la risposta a un professionismo evoluto, che ha aggiornato quello che la critica chiamava regionalismo critico, bravi professionisti che hanno fatto crescere i contesti in cui operavano, però dall’altra parte manca la dimensione di ricerca sperimentale, più sporca, imperfetta, propria di alcune delle esperienze più interessanti dell’architettura italiana dei decenni precedenti, quando con scarti concettuali improvvisi si generavano situazioni che davano vita a qualcosa di unico, a qualcosa di diverso a cui guardare."
Il grande assente.
Dove è finito il Web? Dove sono finite le iniziative che nascono, crescono e muoiono sulla rete? Come è possibile immaginare di descrivere un percorso Ailati eliminando da questa narrazione internet, realtà parallela e di confine per antonomasia? E come è possibile che questo sia accaduto sotto la supervisione della rivista Wired che negli ultimi mesi ha condotto una estenuante campagna per conferire alla rete e a tutti i suoi "abitanti" il nobel per la pace?
Con la parola "web" non ci riferiamo affatto alle architetture virtuali, alla second-architecture o alle sperimentazioni digitali in genere. Ci reiferiamo ad un luogo, un'officina di idee, una piattaforma comunicativa che ha cambiato il modo di intendere l'architettura. Pensate quale rivoluzione ha subito l'idea stessa di paesaggio con l'avvento di googlemap. Ci sarebbe piaciuto capire cosa la rete ha prodotto di buono in Italia.
"Laboratorio Italia è una rappresentazione critica delle ricerche in corso evidenziate soprattutto dalle sue opere costruite..." (1)
Con questa affermazione Molinari spazza via in un sol colpo il lavoro di centinai di persone che su internet tentano di costruire qualcosa di serio e pure tutte le sperimentazioni del nuovo millennio; spazza via la precedente biennale di architettura dal tema "Out there: Architecture Beyond Building".
Questa assenza testimonia forse la mediocrità della produzione della rete? La poca pregnanza dei lavori e dei fenomeni online? I dubbi rimangono.
Bibliografia:
(1) - Estratti della presentazione di Ailati sulla brochure informativa.
(2) - riferimento a "L'appello degli architetti italiani" lettera del 2005 indirizzata a Ciampi e Berlusconi firmata da 35 illustri architetti italiani, pubblicata anche sul sito del corriere.it
(3) - "Perchè non dobbiamo avere paura" articolo scritto da Riccardo Luna per Wired Italia, settembre 2010. Disponibile anche online.
(4) - Intervista a Luca Molinari di Nicola Leonardi per theplan.it
Credits:
Curatore: Luca Molinari
Progetto allestimento: Francesco Librizzi e Salottobuono
Grafica e immagine coordinata: Tankboys
Catalogo: Skira
Sezioni Mostra:
- Amnesia nel presente: Maria Vittoria Capitanucci
(coordinamento)
- Laboratorio Italia: Michele Calzavara e Fabrizia Ippolito (coordinamento)
- Italia 2050: Wired e Simona Galateo
"Cacofonia: (dal greco ϰαϰοφονία kakophonia - kakos, cattivo + phonè, voce, suono) si riferisce ad un suono che risulta sgradevole all'udito per la successione disarmonica delle note di strumenti musicali o il ripetersi di sillabe uguali o simili in un discorso(...) La cacofonia viene spesso utilizzata in ambito di calembours linguistici o, ancora più spesso, negli scioglilingua. In questo caso, una cacofonia diventa voluta e ricercata per ottenere qualche particolare effetto sonoro che a volte, paradossalmente, perde il suo carattere cacofonico "cattivo" per diventare addirittura eufonico." (fonte wikipedia)
L'Italia del 2010 è una cacofonia che si è fatta eufonia. Il Padiglione Italia vuole tracciarne i tratti armonici per raccontarne un percorso corale. Tanti, tantissimi contributi accumunati da un solo elemento: lavorare AiLati delle correnti internazionali, sempre più presenti ma sempre meno pregnanti.
AILATI. Riflessi dal futuro.
Il tema del padiglione nasce dal riflesso della parola Italia. Vuole mettere l'Architettura italiana in contrapposizione al dibattito globale; vuole rimarcarne un percorso autonomo, laterale ma non marginale. Luca Molinari, curatore dalla mostra, ha l'arduo compito di discernere tra la caleidoscopica realtà nostrana. Un occhio al passato e uno al futuro, senza mai dimenticare che noi viviamo il presente.
Nascono così tre sezioni separate del padiglione:
- Passato: Amnesia nel presente. Italia 1990-2010.
Si tratta di un percorso che sonda la produzione architettonica dell'ultimo ventennio in Italia. Una lenta e faticosa risalita dalla marginalità italiana attraverso ben quattro generazioni di architetti.
- Presente: Laboratorio Italia.
E' la sezione più ampia. Raccoglie una moltitudine di lavori realizzati che vengono rappresentati con testi, immagini, plastici. Ogni progetto risponde ad una precisa domanda della contemporaneità. Si pone l'accento sulla buona architettura, quella etica, sostenibile, sociale. Un incessante brusio creato dall'intreccio di suoni, parole e commenti si pone come colonna sonora della mostra. Sono i molti temi inascoltati dell'istallazione audio "rumori di fondo".
- Futuro: Italia 2050
Questa sezione nasce con la collaborazione del mensile Wired. La rivista ha interpellato quattordici "visionari" per immaginare altrettanti temi per un futuro non troppo lontano: il 2050. Quattordici architetti, noti sperimentlisti, si sono presi l'incarico di tramutarli in installazioni.
L'Italia del Padiglione Italia pone diversi spunti di riflessione. Tralasciando le analisi di dettaglio sulle singole sezioni, compito che affronteremo in altri post, proviamo a tirare le somme dell'esposizione nel suo complesso.
C'è crisi
"Ailati. Riflessi dal futuro è una narrazione corale e critica che cerca una via possibile all'uscita dalla crisi dell'architettura italiana contemporanea."(1)
Alla tragedia della crisi dell'architettura italiana, ormai ufficializzata e sbandierata con ogni mezzo possibile (2), si aggiunge la tragedia di un'ennesima soluzione. Questa volta si parla addirittura di "risposta necessaria". La retorica della "crisi", parola utilizzata per giustificare qualsiasi cosa e in qualsiasi ambito, ormai non convince più. Dalla crisi di governo alla crisi economica passando per quella energetica, dei consumi, dei valori. Ailati poteva benissimo fare a meno di presentarsi come movimento "partigiano" in contrapposizione ai soliti noti. Fuori dall'esposizione la rivista Wired (3) si pone in questo senso e come d'abitudine mette l'accento sul genio italico senza piangersi addosso.
Così, Ailati appare come il furbo tentativo di impostare una crititca architettonica dell'ultimo ventennio costruita su se stessa, più che la soluzione ad una ipotetica crisi.
L'arcipelago
Il lavoro del curatore, Luca Molinari, fa emergere un Italia fatta di piccole realtà che a fatica si emancipano dalla condizione nostrana. Sembrerebbe un minuscolo arcipelago poggiato su un mare di niente. Il tentativo di ricercare un percorso comune a tutti si fonda principalmente sul "lavorare ailati", affinità di condizione, ruolo, intenti. E' questo che si intende per "narrazione corale". Rimane, tuttavia, il dubbio che queste isole siano veramente ben collegate tra loro anche nella realtà. L'impressione che si ha che ai-lati faccia rima con ai-margini, condizione di isolamento più che di provincialismo. Merito al direttore per aver gettato un primo ponte di collegamento.
Un futuro AiLati
Il viaggio temporale del padiglione comincia nel 1991 e si conclude nel non troppo lontano 2050. Il passato e il presente vengono letti in bilico tra isolamento internazionale e lateralità rispetto l'agenda dettata dalle archistar. Da una parte l'inizio della paventata crisi e dell'altro il principale motivo d'orgoglio nazionale.
Il futuro? Nessun accenno che ci metta in linea con i nomi altisonanti dell'architettura globale. Un percorso fatto di buona architettura, consapevole di ciò che succede nel mondo, autonomo, che sappia essere anche alternativo se necessario. Molinari dice (4):
"Ogni volta che proviamo a rincorrere un centro che non c’è finiamo per risultare in ritardo, provinciali, quando abbiamo la capacità di produrre un pensiero laterale, allora produciamo contenuti freschi, esclusivi, unici, proprio perché la nostra è una storia di ricche anomalie, di ambiguità potentissime."
Insomma, un sogno che coincide con il sentire comune di chi si occupa d'architettura.
Dal basso
E' piacevole girare per le sezioni del padiglione Italia e vedere nomi nuovi rispetto il solito star system, scoprire iniziative fresce e giovani come quella de "L'Incompiuto Siciliano". In calo i contributi di archistar o presunti tali. Da quello che intuiamo questa epurazione continuerà anche in futuro. Tuttavia, occorre notare che l'assenza di archistar italiane non necessariamente indica l'assenza di archistar su suolo italiano. In Italia le opere d'architettura "firmate" aumentano sempre più e monopolizzano i dibattiti e la critica. Rimane da chiedersi se un paese che si muove Ailati possa vincere sul proprio terreno di gioco la battaglia con gli architetti globali. La risposta è tutt'altro che semplice. Molinari in un intervista (3) afferma:
"La generazione degli architetti 40enni ha fatto lo sforzo importante di mettere in piedi una forma di professionismo evoluto alla pari con il professionismo europeo. Penso ai 5+1AA, Camillo Botticini, C+S, Piuarch, Labics, Park, tutti questi progettisti negli ultimi 10 anni hanno riportato l’architettura italiana media in un raggio di professionalità evoluta, capace di fare bella architettura contemporanea per una committenza normale a costi di mercato giusti. Trovo anche che tutto questo sforzo abbia generato una forma di inevitabile conformismo rispetto al mainstream europeo, con il risultato che oggi in Italia si fa della buona architettura riconosciuta anche all’estero, ma che ancora manca una forma di sperimentazione e ricerca di valori autonomi, che dovrebbero dare un’identità e una personalità riconoscibile all’architettura italiana. Da una parte c’è stata la risposta a un professionismo evoluto, che ha aggiornato quello che la critica chiamava regionalismo critico, bravi professionisti che hanno fatto crescere i contesti in cui operavano, però dall’altra parte manca la dimensione di ricerca sperimentale, più sporca, imperfetta, propria di alcune delle esperienze più interessanti dell’architettura italiana dei decenni precedenti, quando con scarti concettuali improvvisi si generavano situazioni che davano vita a qualcosa di unico, a qualcosa di diverso a cui guardare."
Il grande assente.
Dove è finito il Web? Dove sono finite le iniziative che nascono, crescono e muoiono sulla rete? Come è possibile immaginare di descrivere un percorso Ailati eliminando da questa narrazione internet, realtà parallela e di confine per antonomasia? E come è possibile che questo sia accaduto sotto la supervisione della rivista Wired che negli ultimi mesi ha condotto una estenuante campagna per conferire alla rete e a tutti i suoi "abitanti" il nobel per la pace?
Con la parola "web" non ci riferiamo affatto alle architetture virtuali, alla second-architecture o alle sperimentazioni digitali in genere. Ci reiferiamo ad un luogo, un'officina di idee, una piattaforma comunicativa che ha cambiato il modo di intendere l'architettura. Pensate quale rivoluzione ha subito l'idea stessa di paesaggio con l'avvento di googlemap. Ci sarebbe piaciuto capire cosa la rete ha prodotto di buono in Italia.
"Laboratorio Italia è una rappresentazione critica delle ricerche in corso evidenziate soprattutto dalle sue opere costruite..." (1)
Con questa affermazione Molinari spazza via in un sol colpo il lavoro di centinai di persone che su internet tentano di costruire qualcosa di serio e pure tutte le sperimentazioni del nuovo millennio; spazza via la precedente biennale di architettura dal tema "Out there: Architecture Beyond Building".
Questa assenza testimonia forse la mediocrità della produzione della rete? La poca pregnanza dei lavori e dei fenomeni online? I dubbi rimangono.
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Bibliografia:
(1) - Estratti della presentazione di Ailati sulla brochure informativa.
(2) - riferimento a "L'appello degli architetti italiani" lettera del 2005 indirizzata a Ciampi e Berlusconi firmata da 35 illustri architetti italiani, pubblicata anche sul sito del corriere.it
(3) - "Perchè non dobbiamo avere paura" articolo scritto da Riccardo Luna per Wired Italia, settembre 2010. Disponibile anche online.
(4) - Intervista a Luca Molinari di Nicola Leonardi per theplan.it
Credits:
Curatore: Luca Molinari
Progetto allestimento: Francesco Librizzi e Salottobuono
Grafica e immagine coordinata: Tankboys
Catalogo: Skira
Sezioni Mostra:
- Amnesia nel presente: Maria Vittoria Capitanucci
(coordinamento)
- Laboratorio Italia: Michele Calzavara e Fabrizia Ippolito (coordinamento)
- Italia 2050: Wired e Simona Galateo
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Architetti Emargenti,
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Web
VENEZIA 2010 - Leoni d'oro
Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.
Una moltitudine di progetti, di visioni del mondo futuro, di declinazioni diverse del tema comune della 12esima Mostra Internazionale di Architettura: "People meet in architecture". Il visitatore è risucchiato in un universo di scatole cinesi, vaga tra spazi architettonici fisici e metafisici, tangibili e figurati. Solo rintracciando il proprio filo di Arianna potrà trovare, al termine del viaggio, nuove consapevolezze, nuove relazioni e ritrovare se stesso.
Come ogni esposizione che si rispetti, anche la Biennale di Architettura 2010 ha avuto la proclamazione dei vincitori tra i numerosi partecipanti. Indagare la motivazione dei premi (1) assegnati può fornire, a chi si accinge alla visita, una delle possibili logiche interpretative della mostra… oppure portare a scoprire di non essere affatto d’accordo e assegnare il proprio personalissimo “premio della critica”.
La giuria incaricata di sostenere onere ed onore della scelta era composta da:
- Beatriz Colomina, storico dell’architettura e docente di architettura presso la Princeton University (Spagna);
- Francesco Dal Co, storico dell’architettura e direttore della rivista Casabella (Italia);
- Joseph Grima, curatore, saggista, critico e direttore editoriale della rivista Domus (Italia);
- Arata Isozaki, architetto (Giappone);
- Moritz Küng, responsabile del programma espositivo del deSingel International Arts Campus di Anversa (Svizzera);
- Trinh T. Minh-ha, cineasta, scrittrice, compositrice, docente presso la University of California, Berkeley (Vietnam).
Ecco in breve quanto decretato dalla commissione internazionale:
Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale: Regno del Bahrain
Nome progetto: Reclaim
Collocazione: Padiglione alle Artiglierie, Arsenale
Motivazione: “Considerata la varietà degli sviluppi urbani che il Regno del Bahrain avrebbe potuto voler presentare in questa Mostra, la giuria è stata particolarmente colpita dalla scelta di una lucida ed efficace autoanalisi della relazione del paese con il rapido cambiamento della sua linea costiera. In questo intervento forme di architettura transitoria sono presentate come dispositivi capaci di rivendicare il mare come spazio pubblico: una risposta eccezionalmente semplice, nonostante la sua impellenza, a People meet in architecture, il tema proposto dal direttore della Mostra Kazuyo Sejima.”
Approfondimento su reclaim.bh

Leone d’oro per il miglior progetto della Mostra: Junya Ishigami+Associates
Nome progetto: Architecture as air: Study for château la coste
Collocazione: Padiglione del Giappone, Corderie dell’Arsenale
Motivazione: “Con il premio a Architecture as air: study for château la coste la giuria desidera riconoscere la visione unica ed eccezionalmente rigorosa del suo autore, Junya Ishigami. Il lavoro spinge all’estremo i limiti della materialità, visibilità, tettonica, leggerezza e, in ultimo, dell’architettura stessa."
Il progetto in esposizione è stato rotto da un gatto. Approfondimento su designboom.com

Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra: OFFICE Kersten Geers David Van Severen + Bas Princen
Nome progetto: 7 rooms 21 Perspectives
Collocazione: Padiglione del Belgio e dell’Olanda, Giardino delle Vergini, Arsenale
Motivazione: “L’assegnazione del Leone d’argento a OFFICE Kersten Geers David Van Severen in collaborazione con il fotografo Bas Princen è un riconoscimento delle notevoli potenzialità degli architetti e della loro attuale collaborazione. La giuria è stata colpita dalla loro capacità di conciliare l’analisi fotografica e l’intervento progettuale in una visione coerente, in particolare in considerazione dell’assonanza del progetto con il tema proposto dal direttore della Mostra Kazuyo Sejima.”
Approfondimento su europaconcorsi.com
Leone d’oro alla carriera: Rem Koolhaas
Leone d’oro alla memoria: Kazuo Shinohara
Menzioni speciali
- Amateur Architecture Studio con il progetto Decay of a Dome
È stata apprezzata la saggezza del progetto la cui struttura – leggera, mobile ed estremamente semplice – può agevolmente essere assemblata o riportata all’inesistenza.
- Studio Mumbai Architects con il progetto Work Place
Per l’ambiente totalizzante presentato nella loro installazione – uno sguardo eccezionale nel contesto creativo dell’atelier in cui l’opera degli architetti ha origine.
- Piet Oudolf con il progetto per il Giardino delle Vergini
Per il delicato e impressionistico allestimento del giardino realizzato dall’architetto del paesaggio La giuria ha interpretato l’intervento come un’efficace trasposizione nel paesaggio del tema di questa Biennale.
Queste le scelte della giuria internazionale; ci auguriamo, al termine del ciclo di post di approfondimento sui padiglioni più significativi, di porvi nella condizione di esprimere un giudizio cosciente al proposito.
Note:
(1) – Motivazioni tratte dal sito ufficiale della biennale labiennale.org/it/architettura/
Una moltitudine di progetti, di visioni del mondo futuro, di declinazioni diverse del tema comune della 12esima Mostra Internazionale di Architettura: "People meet in architecture". Il visitatore è risucchiato in un universo di scatole cinesi, vaga tra spazi architettonici fisici e metafisici, tangibili e figurati. Solo rintracciando il proprio filo di Arianna potrà trovare, al termine del viaggio, nuove consapevolezze, nuove relazioni e ritrovare se stesso.
Come ogni esposizione che si rispetti, anche la Biennale di Architettura 2010 ha avuto la proclamazione dei vincitori tra i numerosi partecipanti. Indagare la motivazione dei premi (1) assegnati può fornire, a chi si accinge alla visita, una delle possibili logiche interpretative della mostra… oppure portare a scoprire di non essere affatto d’accordo e assegnare il proprio personalissimo “premio della critica”.
La giuria incaricata di sostenere onere ed onore della scelta era composta da:
- Beatriz Colomina, storico dell’architettura e docente di architettura presso la Princeton University (Spagna);
- Francesco Dal Co, storico dell’architettura e direttore della rivista Casabella (Italia);
- Joseph Grima, curatore, saggista, critico e direttore editoriale della rivista Domus (Italia);
- Arata Isozaki, architetto (Giappone);
- Moritz Küng, responsabile del programma espositivo del deSingel International Arts Campus di Anversa (Svizzera);
- Trinh T. Minh-ha, cineasta, scrittrice, compositrice, docente presso la University of California, Berkeley (Vietnam).
Ecco in breve quanto decretato dalla commissione internazionale:
Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale: Regno del Bahrain
Nome progetto: Reclaim
Collocazione: Padiglione alle Artiglierie, Arsenale
Motivazione: “Considerata la varietà degli sviluppi urbani che il Regno del Bahrain avrebbe potuto voler presentare in questa Mostra, la giuria è stata particolarmente colpita dalla scelta di una lucida ed efficace autoanalisi della relazione del paese con il rapido cambiamento della sua linea costiera. In questo intervento forme di architettura transitoria sono presentate come dispositivi capaci di rivendicare il mare come spazio pubblico: una risposta eccezionalmente semplice, nonostante la sua impellenza, a People meet in architecture, il tema proposto dal direttore della Mostra Kazuyo Sejima.”
Approfondimento su reclaim.bh

Leone d’oro per il miglior progetto della Mostra: Junya Ishigami+Associates
Nome progetto: Architecture as air: Study for château la coste
Collocazione: Padiglione del Giappone, Corderie dell’Arsenale
Motivazione: “Con il premio a Architecture as air: study for château la coste la giuria desidera riconoscere la visione unica ed eccezionalmente rigorosa del suo autore, Junya Ishigami. Il lavoro spinge all’estremo i limiti della materialità, visibilità, tettonica, leggerezza e, in ultimo, dell’architettura stessa."
Il progetto in esposizione è stato rotto da un gatto. Approfondimento su designboom.com

Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra: OFFICE Kersten Geers David Van Severen + Bas Princen
Nome progetto: 7 rooms 21 Perspectives
Collocazione: Padiglione del Belgio e dell’Olanda, Giardino delle Vergini, Arsenale
Motivazione: “L’assegnazione del Leone d’argento a OFFICE Kersten Geers David Van Severen in collaborazione con il fotografo Bas Princen è un riconoscimento delle notevoli potenzialità degli architetti e della loro attuale collaborazione. La giuria è stata colpita dalla loro capacità di conciliare l’analisi fotografica e l’intervento progettuale in una visione coerente, in particolare in considerazione dell’assonanza del progetto con il tema proposto dal direttore della Mostra Kazuyo Sejima.”
Approfondimento su europaconcorsi.com
Leone d’oro alla carriera: Rem Koolhaas
Leone d’oro alla memoria: Kazuo Shinohara
Menzioni speciali
- Amateur Architecture Studio con il progetto Decay of a Dome
È stata apprezzata la saggezza del progetto la cui struttura – leggera, mobile ed estremamente semplice – può agevolmente essere assemblata o riportata all’inesistenza.
- Studio Mumbai Architects con il progetto Work Place
Per l’ambiente totalizzante presentato nella loro installazione – uno sguardo eccezionale nel contesto creativo dell’atelier in cui l’opera degli architetti ha origine.
- Piet Oudolf con il progetto per il Giardino delle Vergini
Per il delicato e impressionistico allestimento del giardino realizzato dall’architetto del paesaggio La giuria ha interpretato l’intervento come un’efficace trasposizione nel paesaggio del tema di questa Biennale.
Queste le scelte della giuria internazionale; ci auguriamo, al termine del ciclo di post di approfondimento sui padiglioni più significativi, di porvi nella condizione di esprimere un giudizio cosciente al proposito.
Note:
(1) – Motivazioni tratte dal sito ufficiale della biennale labiennale.org/it/architettura/
Mostra fotografica: SCAU - Giovanni Chiaramonte
Segnaliamo l'interessante mostra del fotografo Giovanni Chiaramonte incentrata sulle architetture dello studio siciliano SCAU.
Comunicato stampa:
II 28 ottobre alle 16 il Palazzo Chiaramonte-Steri, con la collaborazione dell’Università degli studi di Palermo e della sua facoltà di Architettura, ospiterà l’inaugurazione della mostra “SCAU Studio / Giovanni Chiaramonte. Progetto e immagine”.
Protagonisti assoluti alcuni dei progetti sviluppati dall’attività di SCAU Studio, immortalati in cinquanta scatti realizzati da Giovanni Chiaramonte che suggellano una collaborazione nata all’insegna del bisogno di tradurre in immagini il concetto di architettura: un’esigenza che, partendo dallo specifico dei rispettivi ambiti espressivi, si sostanzia nell’espressione di un linguaggio comune attraverso cui raccontare il territorio siciliano contemporaneo.
SCAU Studio si distingue per una ricerca architettonica che contribuisce ad innovare i linguaggi dell’architettura contemporanea, coniugando la lezione modernista di autori come Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto con il contesto ambientale nel quale i progetti prendono vita. «Alla base di ogni progetto c’è l’equilibrio tra architettura e natura – afferma il fondatore di SCAU Studio, Angelo Vecchio – Il nostro lavoro si basa sulla lettura del territorio e la realizzazione in esso di elementi che siano in armonia con la storia e il futuro».
La mostra – con le immagini selezionate dagli architetti Rosa Strano e Luca D’Urso, aperta fino al 12 novembre – si avvarrà di un allestimento che vuole mettere in risalto il costante e armonico rapporto tra progetto e immagine, ossia tra il mondo dell’architettura e quello della fotografia.
Il luogo scelto per l’allestimento - il porticato dell’antico palazzo Chiaramonte-Steri restaurato da Carlo Scarpa e sede del Rettorato dell’Università di Palermo - ospita per la prima volta un’esposizione di questo genere.
Il dialogo tra i diversi linguaggi - architettura e fotografia - ha spinto Marcello Panzarella (professore ordinario in Composizione architettonica e urbana e Presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura di Palermo) a sostenere il progetto espositivo della mostra, volto alla promozione dell’architettura di qualità che si realizza oggi in Sicilia.
All’inaugurazione della mostra interverranno il Magnifico Rettore dell’Ateneo di Palermo Roberto Lagalla e il Preside della facoltà di Architettura Angelo Milone. A presentare i lavori al pubblico sarà il presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura Marcello Panzarella. Saranno presenti Giovanni Chiaramonte e l’architetto Angelo Vecchio, fondatore di SCAU Studio.
Giovanni Chiaramonte è uno dei più celebri fotografi e storici della fotografia d’Italia. Nato a Varese nel 1948 da genitori siciliani, di Gela. Alla fine degli anni Sessanta ha cominciato la sua attività di fotografo, e negli anni Ottanta ha iniziato ad approfondire il tema delle relazioni che esistono tra luogo d’origine e identità dell’uomo. Ha pubblicato nel 1983 “Giardini e paesaggi” e, dieci anni dopo, “Penisola delle figure”. Alla fine degli anni Novanta, il suo ritorno a Gela è diventato occasione per scrivere “Ai confini del mare”. La Sicilia gli è stata nuovamente d’ispirazione nel 2002 e nel 2003, quando ha composto “Frammenti dalla Rocca - Cefalù” e “Dolce è la luce”.
Nel 2004 i suoi scatti sulla capitale tedesca sono stati protagonisti di “Berlin, Figure”, un portfolio di quattordici immagini presentate alla Biennale di Venezia. L’anno successivo, l’Università degli Studi di Palermo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Architettura e nel 2006 gli è stato assegnato il Premio Friuli-Venezia Giulia per la fotografia.
Tra gli Atenei con i quali ha collaborato, oltre a quello di Palermo, quello di Parma e lo IULM di Milano, dove ha insegnato e insegna Storia della Fotografia.
SCAU Studio nasce ad Acireale nel 1980 dall’incontro professionale tra Angelo Vecchio e Angelo Di Mauro. Dal 2000 SCAU Studio si rinnova e si propone come società di progettazione integrata e nel 2001 alcuni dei collaboratori storici come Koncita Santo ed Alfio Cavallaro, si aggiungono alla società che, dal marzo 2002, adotta il Sistema Certificazione Qualità, nel rispetto della ISO 9001. Nel corso degli anni sono stati innumerevoli i progetti realizzati sia per enti pubblici che per privati, tutti legati da una continua ricerca d’innovazione del linguaggio architettonico con l’intento di ridefinire i rapporti tra tecnologia, funzionalità ed estetica. Oggi SCAU Studio si propone anche sullo scenario internazionale, fondamentale per sviluppare i propri punti di ricerca in nuove opportunità, in nuove sfide. Sulle pendici dell’Etna o altrove, un unico filo conduttore: la passione per il progettare: «Io ho una sola passione, l’architettura, e ho il privilegio di fare di quest’arte il mio mestiere», ama ripetere il fondatore di SCAU Studio Angelo Vecchio.
Cosa:
Mostra fotografica:
SCAU Studio / GIOVANNI CHIARAMONTE
Progetto e immagine
Scatti di architettura sostenibile
Dove:
Palermo, Palazzo Chiaramonte-Steri
Piazza Marina 61
http://www.palazzosteri.it/
Quando:
28 ottobre - 12 novembre 2010
Innaugurazione: giovedì 28 ottobre, ore 16:00
Sito internet:
http://www.scau.it/
Comunicato stampa:
II 28 ottobre alle 16 il Palazzo Chiaramonte-Steri, con la collaborazione dell’Università degli studi di Palermo e della sua facoltà di Architettura, ospiterà l’inaugurazione della mostra “SCAU Studio / Giovanni Chiaramonte. Progetto e immagine”.
Protagonisti assoluti alcuni dei progetti sviluppati dall’attività di SCAU Studio, immortalati in cinquanta scatti realizzati da Giovanni Chiaramonte che suggellano una collaborazione nata all’insegna del bisogno di tradurre in immagini il concetto di architettura: un’esigenza che, partendo dallo specifico dei rispettivi ambiti espressivi, si sostanzia nell’espressione di un linguaggio comune attraverso cui raccontare il territorio siciliano contemporaneo.
SCAU Studio si distingue per una ricerca architettonica che contribuisce ad innovare i linguaggi dell’architettura contemporanea, coniugando la lezione modernista di autori come Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto con il contesto ambientale nel quale i progetti prendono vita. «Alla base di ogni progetto c’è l’equilibrio tra architettura e natura – afferma il fondatore di SCAU Studio, Angelo Vecchio – Il nostro lavoro si basa sulla lettura del territorio e la realizzazione in esso di elementi che siano in armonia con la storia e il futuro».
La mostra – con le immagini selezionate dagli architetti Rosa Strano e Luca D’Urso, aperta fino al 12 novembre – si avvarrà di un allestimento che vuole mettere in risalto il costante e armonico rapporto tra progetto e immagine, ossia tra il mondo dell’architettura e quello della fotografia.
Il luogo scelto per l’allestimento - il porticato dell’antico palazzo Chiaramonte-Steri restaurato da Carlo Scarpa e sede del Rettorato dell’Università di Palermo - ospita per la prima volta un’esposizione di questo genere.
Il dialogo tra i diversi linguaggi - architettura e fotografia - ha spinto Marcello Panzarella (professore ordinario in Composizione architettonica e urbana e Presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura di Palermo) a sostenere il progetto espositivo della mostra, volto alla promozione dell’architettura di qualità che si realizza oggi in Sicilia.
All’inaugurazione della mostra interverranno il Magnifico Rettore dell’Ateneo di Palermo Roberto Lagalla e il Preside della facoltà di Architettura Angelo Milone. A presentare i lavori al pubblico sarà il presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura Marcello Panzarella. Saranno presenti Giovanni Chiaramonte e l’architetto Angelo Vecchio, fondatore di SCAU Studio.
Giovanni Chiaramonte è uno dei più celebri fotografi e storici della fotografia d’Italia. Nato a Varese nel 1948 da genitori siciliani, di Gela. Alla fine degli anni Sessanta ha cominciato la sua attività di fotografo, e negli anni Ottanta ha iniziato ad approfondire il tema delle relazioni che esistono tra luogo d’origine e identità dell’uomo. Ha pubblicato nel 1983 “Giardini e paesaggi” e, dieci anni dopo, “Penisola delle figure”. Alla fine degli anni Novanta, il suo ritorno a Gela è diventato occasione per scrivere “Ai confini del mare”. La Sicilia gli è stata nuovamente d’ispirazione nel 2002 e nel 2003, quando ha composto “Frammenti dalla Rocca - Cefalù” e “Dolce è la luce”.
Nel 2004 i suoi scatti sulla capitale tedesca sono stati protagonisti di “Berlin, Figure”, un portfolio di quattordici immagini presentate alla Biennale di Venezia. L’anno successivo, l’Università degli Studi di Palermo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Architettura e nel 2006 gli è stato assegnato il Premio Friuli-Venezia Giulia per la fotografia.
Tra gli Atenei con i quali ha collaborato, oltre a quello di Palermo, quello di Parma e lo IULM di Milano, dove ha insegnato e insegna Storia della Fotografia.
SCAU Studio nasce ad Acireale nel 1980 dall’incontro professionale tra Angelo Vecchio e Angelo Di Mauro. Dal 2000 SCAU Studio si rinnova e si propone come società di progettazione integrata e nel 2001 alcuni dei collaboratori storici come Koncita Santo ed Alfio Cavallaro, si aggiungono alla società che, dal marzo 2002, adotta il Sistema Certificazione Qualità, nel rispetto della ISO 9001. Nel corso degli anni sono stati innumerevoli i progetti realizzati sia per enti pubblici che per privati, tutti legati da una continua ricerca d’innovazione del linguaggio architettonico con l’intento di ridefinire i rapporti tra tecnologia, funzionalità ed estetica. Oggi SCAU Studio si propone anche sullo scenario internazionale, fondamentale per sviluppare i propri punti di ricerca in nuove opportunità, in nuove sfide. Sulle pendici dell’Etna o altrove, un unico filo conduttore: la passione per il progettare: «Io ho una sola passione, l’architettura, e ho il privilegio di fare di quest’arte il mio mestiere», ama ripetere il fondatore di SCAU Studio Angelo Vecchio.
Cosa:
Mostra fotografica:
SCAU Studio / GIOVANNI CHIARAMONTE
Progetto e immagine
Scatti di architettura sostenibile
Dove:
Palermo, Palazzo Chiaramonte-Steri
Piazza Marina 61
http://www.palazzosteri.it/
Quando:
28 ottobre - 12 novembre 2010
Innaugurazione: giovedì 28 ottobre, ore 16:00
Sito internet:
http://www.scau.it/
Stefan Gamper Architekt
Si presenta con lo sguardo basso e un sorriso imbarazzato come fosse uno studentello alla sua prima conferenza. L'accento straniero modello papa Ratzinger e il capello chiaro ci raccontano qualcosa della sua storia. Viene dall'Austria, è iscritto all'ordine degli architetti della provincia di Bolzano, ha da poco conseguito una laurea specialistica in "Costruzioni in legno per architetti" all'univeristà di Rosenheim (Germania) - "Master of Engineering".Durante il WorkShop sulla BioArchitettura, tenutosi il 7 novembre 2009 al centro fieristico "Le Ciminiere" di Catania, cominciano ad apparire le prime immagini degli edifici realizzati da Stefan Gamper. Immediatamente si capisce di fronte a quale raffinato e sensibile architetto ci si trovi.
Si tratta di Case Clima sparse qua e là per la provincia di Bolzano ovvero edifici che lottano contro le leggi della termodinamica in un contesto paesaggistico di tutto rispetto. A partire dall'utilizzo dei materiali, principalmente legno del luogo, fino alle soluzioni tecnologiche adottate contro il freddo, la neve e il ghiaccio, si può tessere un sottile filo rosso: semplicità e modestia.
Consiglio caldamente di visitare il sito di Gamper e di tenerlo d'occhio.

Scuola forestale Latemar - CasaClima B+ - Passo di Carrezza

Sede amministrativa Holz Pichler - CasaClima A+ - Ega

Centrale di teleriscaldamento Fiera di Primiero - TN
P.S. dopo questa conferenza ho imparto cosa è il Cirmolo. Si tratta di un piccolo Pino che cresce anche oltre i 2000 metri d'altitudine. Grazie alla grande presenza di resina profumata viene impiegato come legno per interni o mobili. Vedi pure qui.
17° SAEM - Salone dell'Edilizia del Mediterraneo

Nei prossimi giorni al centro fieristico di Catania "le Ciminiere" avrà luogo la 17esima edizione del Salone dell'Edilizia del Mediterraneo. Il programma si presenta ricco di interessanti conferenze che sembrano girare prevalentemente attorno ai temi della sicurezza e dell'ambiente (programma).
In contemporanea sarà possibile visitare la terza tappa della mostra itinerante "Comunicare Architettura" portata avanti dalla Fondazione dell'Ordine degli Architetti di Catania e dall'Associazione Culturale Spazi Contemporanei. Scopo dell'evento è quello di sensibilizzare la gente sui temi dell'architettura contemporanea mostrando i lavori di giovani professionisti locali.
Cosa: 17° SAEM - Ambiente e Architettura per costruire la casa del futuro
Dove: Centro Fieristico Le Ciminiere, Viale Africa, Catania
Quando: dal 5 all'8 novembre 2009
Info: http://www.saemsicilia.com/
Ingresso: 6 euro
World Architecture Festival

Dal 22 al 24 ottobre 2008 a Barcellona si svolgerà il primo World Architecture Festival dove una giuria di archistar premierà le migliori architetture prodotte negli ultimi 18 mesi.
Ecco alcuni motivi per cui vale la pena visitare il W.A.F.
- Tra la giuria si aggireranno molti dei nostri beniamini: dal presidente Sir Norman Foster a Zaha Hadid, da Richard Meier a Massimiliano Fuksas e così scorrendo per un totale di 63 giurati.
- Potrete conoscere in meno di tre giorni il meglio della produzione mondiale architettonica dell'ultimo anno per un totale di 224 opere suddivise in 17 categorie provenienti da 43 paesi sparsi per tutto il globo. Uno sguardo trasversale che va dagli architetti emergenti alle celebrities del settore.
- Avrete la possibilità di visitare la città di Barcellona con dei tour organizzati suddivisi per tematiche.
- Se non siete mai stati a Barcellona, beh... allora non avete scuse.
Adesso passiamo ad alcuni motivi per cui il W.A.F. meriterebbe di essere disertato.
- Prezzo d'ingresso allucinante, ma vorrei sottolineare che questo è un problema comune a tutti i servizi offerti dalla città catalana, basti pensare che per visitare la Sagrada Familia occorrono 10 euro, e 19 per la celeberrima casa Milà di Gaudi. Tradotto in termini pratici significa spendere un centinaio di euro al giorno per i soli ingressi a musei-case-chiese. Tuttavia, noterete che per il W.A.F. il biglietto valido tre giorni è lievemente più consistente: 500 € se prenotate entro il 22 settembre, altrimenti 600 €. Se avete la fortuna-sfortuna di essere ancora studenti dovrete sborsare solo 150 €.
- Se negli ultimi anni non avete fatto altro che andare e tornare da Barcellona, studiare le architetture del capoluogo catalano e se cominciate a credere che Cerdà sia vostro nonno, Gaudì vostro padre e Miralles il vostro migliore amico... beh... allora siete autorizzati a rimanere a casa.
- In italiano l'acronimo della manifestazione suona tremendamente male, quindi comprendiamo benissimo tutti quelli che non vogliono andare al W.A.F... :D
Esempi:

Nelson Atkins Museum of Art
Steven Holl Architects
Steven Holl Architects
U.S.A.
Architetti Emergenti: Mario Cucinella Architects - Stazione marittima di Otranto 1999/2001
Tesina-recensione al sito di Mario Cucinella e all'opera Stazione Marittima di Otranto, realizzata nell'ambito del laboratorio di Architettura e Composizione II
Sito Ufficiale: http://www.mcarchitects.it/
Progetto: http://www.mcarchitects.it/ita/prog/otranto.htm
Mario Cucinella Architects è una società fondata da Mario Cucinella a Parigi nel 1992 e della quale Elizabeth Francis è partner.
Sito Ufficiale: http://www.mcarchitects.it/
Progetto: http://www.mcarchitects.it/ita/prog/otranto.htm
Mario Cucinella Architects è una società fondata da Mario Cucinella a Parigi nel 1992 e della quale Elizabeth Francis è partner. La nuova stazione marittima di Otranto è destinata a diventare un ingresso alla città per chi viene dal mare e punto di riferimento per il territorio urbano.
Dal mare si può vedere la rocca con i suoi contrafforti inclinati, e sono questi che ne suggeriscono la soluzione formale. Adesso che le necessità difensive sono venute meno l’intento è quello di riportare l’immagine della città sul mare.
L’edificio presenta una punta la cui inclinazione però è capovolta e si protende verso il mare, quindi le facciate NO e NE sono inclinate rispettivamente di 8° e 16°. Tale inclinazione serve anche a proteggere gli ambienti interni dalla luce estiva riflessa dal bacino del porto.
A questa soluzione si unisce il ricordo della casa Malaparte a Capri (Adalberto Libera 1938-43), appoggiata ad una scogliera e legata alla natura retrostante tramite una scalinata.
Il legame alla città traspira anche dall’uso dei materiali: la pietra utilizzata proviene dalle cave di Cursi e di Soleto. E' stata lavorata nel modo tradizionale e cioè tagliata a “piano di sega”, un taglio grezzo, per creare con la luce naturale radente degli effetti di chiaro scuro, ed incollata sulla struttura in cemento armato.
L’edificio, orientato lungo l’asse SO-NE, si sviluppa in 90m x 16m su due piani adibiti ad uffici e spazzi per la ricezione del pubblico.
L’ingresso principale dà su un grande atrio, illuminato da una copertura vetrata inclinata; gli ingressi laterali sono arretrati rispetto al filo dell’edificio e diretti lungo la perpendicolare, così da rimanere quasi nascosti.
Architetti Emergenti: gruppo AWG
Recensione scritta nell'ambito del corso di Architettura & Composizione II a proposito del sito ufficiale del gruppo italo-austriaco AWG e della loro opera "Turn On".
Il sito internet, realizzato in linguaggio php, ha una struttura semplice e lineare anche per chi non conosce la lingua tedesca. Tuttavia il contenuto, l’accessibilità e la fruizione del materiale presente non è particolarmente soddisfacente: non si possono copiare ne testo ne immagini; di alcune pagine esiste solo la versione tedesca; l’autocelebratività del gruppo fa si che vengano riportate informazioni veramente inutili (la marca della caffettiera dell’ufficio) liquidando in poche righe i contenuti più importanti. Viene da pensare che sia proprio questa l’immagine che il gruppo AWG voglia dare di se stesso: un team di giovani sopra le righe, sfacciati e un pò naïf. Loro stessi dichiarano di non amare le regole precostituite e di non adottare gerarchizzazioni di alcun tipo.
L’opera presa in esame è una micro architettura modulare dal nome Turn On che si prefigge di raccogliere su una superficie lineare di 14 metri tutte le funzioni dell’abitare.
Analizzando il progetto del gruppo AWG si percepisce come sia sottile la linea di separazione tra Architettura e Design d’arredo. Infatti, il modulo base del Turn On è un oggetto d’arredo e allo stesso tempo un’architettura finita (nello spazio) e completa (dal punto di vista funzionale). L’idea progettuale originale era la seguente: raccogliere tutte le funzioni dell’abitare contemporaneo su una superficie che si estende in lunghezza per 14 metri e poco più larga di 1 metro. Per ottenere tale risultato si dovevano sfruttare tutti gli spazi disponibili comprese le pareti e il soffitto. Così nasce la forma circolare mobile che permettere di fruire tutte le superfici seppure in uno spazio volumetrico ridotto. Ad ogni configurazione corrisponde una o più funzioni.
Il passaggio successivo che ha fatto il gruppo AWG è stato quello di accostare più moduli Turn On così da ottenere un architettura propriamente detta che si sviluppa anche in profondità. In questa maniera ad ogni disco rotante viene affidato il compito di sostituire una “stanza”: cucina, soggiorno, camera letto, bagno e così via.
Non esiste un unico modulo di Turn On: al momento ne sono stati studiati circa una decina tutti differenti per usi e forme. Si va da modelli plastici che richiamano il design di Zaha Hadid a dischi spigolosi e molto geometrizzati. I progettisti individuano un punto di forza nel fatto che la ruota può essere personalizzabile per materiali e funzioni.
L’idea di poter utilizzare questo oggetto in maniera sempre diversa con una piccola rotazione dà una connotazione ludica al progetto che viene sempre esaltata e sottolineata nelle presentazioni.
La realizzazione artigianale di alcuni prototipi mette in evidenza come questo progetto non sia informato da particolari tecniche, tecnologie o nuovi materiali.
Il sito internet, realizzato in linguaggio php, ha una struttura semplice e lineare anche per chi non conosce la lingua tedesca. Tuttavia il contenuto, l’accessibilità e la fruizione del materiale presente non è particolarmente soddisfacente: non si possono copiare ne testo ne immagini; di alcune pagine esiste solo la versione tedesca; l’autocelebratività del gruppo fa si che vengano riportate informazioni veramente inutili (la marca della caffettiera dell’ufficio) liquidando in poche righe i contenuti più importanti. Viene da pensare che sia proprio questa l’immagine che il gruppo AWG voglia dare di se stesso: un team di giovani sopra le righe, sfacciati e un pò naïf. Loro stessi dichiarano di non amare le regole precostituite e di non adottare gerarchizzazioni di alcun tipo.
Turn On
Le opere del gruppo saltano all’occhio per la spregiudicatezza intrinseca che si portano dietro: forme, sbalzi, rapporto con il contesto, nulla è banale.L’opera presa in esame è una micro architettura modulare dal nome Turn On che si prefigge di raccogliere su una superficie lineare di 14 metri tutte le funzioni dell’abitare.
Analizzando il progetto del gruppo AWG si percepisce come sia sottile la linea di separazione tra Architettura e Design d’arredo. Infatti, il modulo base del Turn On è un oggetto d’arredo e allo stesso tempo un’architettura finita (nello spazio) e completa (dal punto di vista funzionale). L’idea progettuale originale era la seguente: raccogliere tutte le funzioni dell’abitare contemporaneo su una superficie che si estende in lunghezza per 14 metri e poco più larga di 1 metro. Per ottenere tale risultato si dovevano sfruttare tutti gli spazi disponibili comprese le pareti e il soffitto. Così nasce la forma circolare mobile che permettere di fruire tutte le superfici seppure in uno spazio volumetrico ridotto. Ad ogni configurazione corrisponde una o più funzioni.
Il passaggio successivo che ha fatto il gruppo AWG è stato quello di accostare più moduli Turn On così da ottenere un architettura propriamente detta che si sviluppa anche in profondità. In questa maniera ad ogni disco rotante viene affidato il compito di sostituire una “stanza”: cucina, soggiorno, camera letto, bagno e così via.
Non esiste un unico modulo di Turn On: al momento ne sono stati studiati circa una decina tutti differenti per usi e forme. Si va da modelli plastici che richiamano il design di Zaha Hadid a dischi spigolosi e molto geometrizzati. I progettisti individuano un punto di forza nel fatto che la ruota può essere personalizzabile per materiali e funzioni.
L’idea di poter utilizzare questo oggetto in maniera sempre diversa con una piccola rotazione dà una connotazione ludica al progetto che viene sempre esaltata e sottolineata nelle presentazioni.
La realizzazione artigianale di alcuni prototipi mette in evidenza come questo progetto non sia informato da particolari tecniche, tecnologie o nuovi materiali.
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