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Visualizzazione post con etichetta Rafael Moneo. Mostra tutti i post
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Architetti e designer...

Girovagando su internet ho scoperto un sito che permette in modo facile e veloce di visualizzare le opere di design dei più celeberrimi architetti e la maggior parte di questi cos'ha realizzato? Sedie!
La sedia, una delle cose più utili e comode che esista, è stata oggetto di studio di architetti e anche di ingegneri a partire dal 1725 anno di realizzazione della "Windson Chair" prodotta negli Stati Uniti seguita da una lunga serie che ha visto i più grandi dell'architettura (Voysey, Horta, van de Velde, Mackintosh, Gaudì, Whright, Mies Van Der Rohe, etc...). Oggi le sedie d'autore si presentano così:









Santiago Calatrava - DS 150:

E' stata realizzata seguendo l'andamento del corpo umano anche se apparentemente non sembra...non sarà un po' troppo piatta?!
L'architetto ha saputo dare il movimento anche a questo oggetto!




Miralles-Tagliabue - Vigas Alis:
Anche loro hanno contribuito al catalogo: si tratta di una poltrona da auditorium realizzata in legno di faggio le cui angolazioni e caratteristiche sono modificabili su ordinazione! Venne utilizzata per la sede di Gas Natural a Barcellona e l’Università di Vigo.



Oscar Niemeyer - Rio:
Legno verniciato in nero e cuscini in pelle. Questa si che segue le forme del corpo umano, comodissima in veranda nelle calde e stellate notti estive!L'unica pecca sarà il costo: quello si che sarà alle stelle!




Aldo Rossi - Parigi:
Braccioli e gambe in alluminio smaltato, sedile e schienale in schiuma di PVC. Anche stavolta si distingue per la sua essenzialità.



Toyo Ito - Suki:
Realizzata interamente in acciaio, proprio per questo viene vivamente sconsigliato l'uso esterno.






Kazuyo Sejima - Marumaru:
Si tratta di un pouf realizzato in schiume poliuretaniche con tessuto sfilabile esterno e piedi in acciaio.


E come potrebbe mancare:



Frank O. Gehry - red beaver:
Realizzata interamente in cartone..probabilmente sarà abbastanza resistente ma mi chiedo se sarà comoda..


Per finire guardate che ci propone Rafael Moneo con Roca Sanitario?

Pensiero del giorno... Strane risposte


Non riesco ancora a capacitarmi di quello che sono riuscito a rispondere all'esame di Architettura e Composizione II. So per certo che quando uno si trova in difficoltà dà fondo a tutte le proprie risorse, ma mi sono stupito della lucidità del mio folle ragionamento. Adesso proverò a riepilogare l'interrogazione che ho sostenuto quel giorno, quanto più fedelmente riesco a fare, ma se devo essere onesto l'unica cosa che ricordo con chiarezza è che tremavo.

Prof.: Le faccio una domanda strana: mi parli del concetto di onestà in architettura legandola all'esperienza di MIRALLES e della sedia n° 14.

Io: Visto che mi ha fatto una domanda stana mi permetta di risponderle in maniera altrettanto stana...

Prof.: Mi deve rispondere in maniera corretta...

Io: certo... certo... In una scena di "Tutto su mia madre", capolavoro di ALMODOVAR, c'è un travestito che si trova a dover improvvisare davanti un teatro gremito di persone. Non sapendo cosa fare decide di raccontare tutta la sua vita per intrattenere il pubblico. Comincia elencando tutte le parti del corpo che si era rifatto, quanto gli erano costati gli interventi ecc. Il monologo si conclude dicendo: "perché una persona è tanto più autentica quanto più si somiglia all'idea che ha sognato di se stessa".
Trasponiamo questo concetto in termini architettonici: il travestito non poteva affermare di essere una VERA donna, tuttavia poteva dire di essere AUTENTICA, stessa difficoltà che abbiamo riscontrato noi all'inizio del corso nel distinguere architettura vera e architettura autentica. La verità del costruire, di cui ci parlava MIES, era il legame che si veniva a realizzare tra i materiali e la resa formale dell'architettura stessa. Ma questo concetto aveva un suo senso nel momento in cui serviva per emanciparsi dalla FALSITÀ del costruire. Oggi, questa necessità non è più tanto forte e possiamo dire che ha più senso parlare di ONESTA' ovvero l'atteggiamento che porta un'architetto ad essere coerente con il suo apparato metodologico, con le sue conoscenze, con la sue convinzioni (ammetto che quest'ultima parte l'ho detta in maniera parecchio pasticciata). E in questo senso abbiamo parlato di Rafael MONEO. Ho avuto l'opportunità di leggere qualche estratto del suo libro...

Prof.: "la solitudine degli edifici"?

Io: Esatto... il testo più importante è un discorso di presentazione in cui Moneo espone le proprie convinzioni ribadendo a gran voce che si può parlare d'architettura solo quando questa viene realizzata. Sono i materiali che danno quel grado di realtà all'opera, tale che vi si possa apprezzare "la consistenza delle idee". Prosegue dicendo letteralmente "ciò che viene prima (il progetto) non può essere separato da ciò che viene dopo (la realizzazione)". In questo senso è molto vicino al pensiero di MIRALLES, infatti per lui i materiali caratterizzano il progetto sin dall'inizio. La sedia n°14 veniva presa come modello perché rappresentava un'opera in cui si sfruttavano a pieno tutte le caratteristiche del legno curvato ed era composta da soli 6 pezzi. Questa veniva montata e smontata da tutti i suoi allievi... (quest'ultima parte deve essere stata un Po più lunga perché ricordo riferimenti alle sedie Thonet n°14 prodotte in ferro e plastica, un abominio rispetto tutto quello che abbiamo detto finora)

a volte mi faccio paura... intanto mi godo il mio bel 30! e voi godetevi l'estratto del film TUTTO SU MIA MADRE... un capolavoro!!!

Pensiero del giorno... Rafael Moneo


Studio architettura e composizione II, l'ultimo autore trattato nel corso: Rafael Moneo. Nella biblioteca del dipartimento d'architettura dell'università di Catania recupero solo una monografia de El croquis e un testo realizzato dallo stesso: "La solitudine degli edifici e altri scritti". Il saggio principale è un discorso tenuto in occasione della sua nomina a non-so-cosa in una Escuela spagnola per architetti... ad un certo punto, annunciando la presentazione di due suoi lavori, si legge:

Perché edifici anziché progetti? Perché l'opera anziché un discorso teorico? perché credo che nella cruda realtà della costruzione si possa considerare con maggior chiarezza la natura di un progetto, la consistenza delle idee. Credo fermamente che l'architettura abbia bisogno del supporto della materia; e che ciò che viene prima sia inseparabile da ciò che viene dopo. L'architettura arriva allorché i nostri pensieri su di essa acquistano quella condizione di realtà che solo i materiali possono conferirle. Solo accettando e patteggiando i limiti e le restrizioni che l'atto del costruire comporta, l'architettura diviene ciò che essa è realmente

Mi chiedo cosa sarebbe successo se un discorso del genere fosse stato pronunciato nella mia università. Per quale motivo? Perchè ho sempre avuto l'impressione che molte delle personalità che gironzolano per i luoghi del sapere un cantiere non l'abbiano mai visto e che tantomeno abbiano mai realizzato alcunchè... ovviamente sono supposizioni le mie... tuttavia è lo stesso Moneo che denuncia questa tendenza degli architetti, i quali si illudono che l'architettura sia già compiuta sul foglio di carta...
E io che già mi sentivo un architetto per qualche scarabocchio su un foglio...

Kursaal, foto di...