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Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 4

Padiglione Macedonia, 12esima biennale di architettura di Venezia - Fotografia di Carmelo Cesare Schillagi
 
"L'architettura è l'arte di sprecar spazio."
di Philip Johnson

Come dargli torto. E' il ruolo degli architetti quello di bruciare spazio. E quando questo processo ad alta entropia sarà finito, cosa avremo? Un mucchio denso di non-spazio, esattamente la sensazzione che si prova tra i palazzoni di una qualsiasi città del mondo alle 4 di pomeriggio di una calda giornata estiva...
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Vedi anche:
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 1
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 2
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 3

VENEZIA 2010 - Padiglione Romania: 1:1

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

Il Padiglione nazionale della Romania per la 12a Biennale d'Architettura di Venezia è stato esposto all'interno del circuito dei Giardini. Si tratta di un'installazione in legno contenuta dentro l'edificio monumentale destinato alla Romania: un volume dentro un altro volume. All'ingresso un pannello illustra l'idea progettuale e il modo di utilizzare lo spazio interno. La presentazione, rintracciabile in inglese anche sul sito ufficiale della mostra, chiarisce in poche righe gli intenti e le fonti:

La premessa del progetto intitolato "1:1", che sarà esposto nel padiglione rumeno dei Giardini di Castello, è radicale: l'architettura come traduzione di un'idea unica, in ultima analisi la determinazione e la definizione dello spazio in cui abitiamo.
Il concetto è quello di "esporre spazio" e, così facendo, di esplorarne le sue varie istanze. All'idea di "spazio" è legato un fatto specifico e quantificabile: 94m2/person è la densità di popolazione a Bucarest, ed è rappresentativa della condizione urbana in Romania. Essa illustra, allo stesso tempo, uno stato di esistenza sia individuale che collettiva. 94 mq sarà lo "spazio" in mostra. Sarà sperimentato da una sola persona alla volta. Tradurre in scala 1:1 questo rapporto astratto eppure fondamentale tra l'uomo e il suo spazio, diventa una chiave di decodifica per i diversi significati dello spazio.

La narrazione all'interno del padiglione, lasciati i pannelli descrittivi all'ingresso, prosegue per un corridoio, ovvero lo spazio residuale tra il volume chiuso dell'installazione e i muri perimetrali dell'edificio. Questo viene vissuto come un'area collettiva in cui le persone si ammassano, si mettono in fila: ecco il legame con il tema della Biennale "peopele meet in architecture". Si ha la possibilità di spiare all'interno del volume ligneo grazie a dei fori, tentazione vouyeristica che ci permette di osservare i 94 mq abitati da qualcun altro. Questo espediente serve anche a fomentare un climax che culminerà con la chiusura della porta, isolandoci dal mondo esterno per godere della densità di popolazione di Bucharest.


Per un attimo ci si sente sospesi nel vuoto, bianco dappertutto, un bianco fatto di luce naturale riflessa infinite volte come in una sfera di Ulbricht. Poi si comincia a riflettere sul come si potrebbe riuscire a far entrate tutta la propria "vita" urbana all'interno di quel misero rettangolo: un pezzo di casa, il vecchio banco di scuola, un letto d'ospedale, un albero, un posto auto e poco altro. Tuttavia non va dimenticato che 94 mq sono la proiezione a terra di quello che spetta ad ogni abitante. Nessuno ci impedisce di considerare infiniti piani al di sopra di questa superficie. Si capisce, dunque, che nella capitale rumena gli abitanti hanno più metri quadrati a disposizione, ovvero quelli non calcolati dei piani fuori terra.

Nel mondo un abitante può disporre in media di 20.640 mq/persona.
In Europa la densità di popolazione è di 8.887 mq/p.
In Romania di 10.648 mq/p, in Italia di 5.094 mq/p.
La Mongolia è la nazione con la densità più bassa nel mondo, scalzando anche l'Australia, e dispone per ogni suo abitante di 552.257 mq.
Nel Principato di Monaco ci sono 16.689 persone in un chilometro quadrato, ovvero ogni abitante dispone di 59,9 mq. E' il paese con la più alta densità di popolazione.

Il confronto dei dati sulle capitali mondiali pone diversi interrogativi:
Manila 23 mq/p (città a più alta densità nel mondo)
Parigi 47 mq/p (capitale europea a più alta densità)
Bucharest 94 mq/p
New York 144 mq/p
Tokio 168 mq/p
Roma 467 mq/p
Sembra strano che Parigi possieda così poco spazio per i suoi abitanti. Addirittura risulterebbe tre volte più "densa" di New York e Tokio. Questo fa riflettere su quanto possa essere effimero il significato di tali numeri.


In ultima analisi possiamo affermare che l'idea del padiglione è chiara, semplice ed accattivante e viene venduta con altettanta freschezza. Forse si pecca nell'assenza di riflessioni approfondite, tuttavia non rischia di apparire banale perchè la lettura del padiglione con i suoi esiti viene affidata direttamente al visitatore. E' così che si scopre la sua complessità intrinseca.

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Approfondimenti:
- Sito ufficiale del padiglione rumeno unulaunu.ro
- Classifica dei Paesi con relativa densità di popolazione su wikipedia.org aggiornata al 2006.
- Classifica delle città con la più alta densità di popolazione nel mondo e relative alla sola Europa.
- Ottimo reportage fotografico su dezeen.com

Credits:
- Architetture: Romina Grillo, Ciprian Rasoiu (studente), Liviu Vasiu, Matei Vlasceanu (studente), Tudor Vlasceanu.
- Commissario: Monica Morariu
- Commissario aggiunto: Alexandru Damian
- Strutture: Dragos Marcu
- Costruzioni: Art - DECO / Atelier RD

VENEZIA 2010 - Padiglione Italia - Italia 2050

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

Italia 2050 è la terza sezione del Padiglione Italia - Ailati - curato da Luca Molinari.
Questa esposizione è stata realizzata in collaborazione con la rivista Wired che ha selezionato 14 visionari italici a cui è stato affidato il compito di proporre 14 temi per un futuro non troppo lontano. A questo scopo sono stati realizzati altrettanti testi che esplicitassero meglio i contenuti: le "visioni" sul futuro.
Quindi sono intervenuti 14 architetti che hanno tentato di trasporre i temi in installazioni.
Di seguito riportiamo alcuni dei lavori affiancati dai relativi testi.

Nel complesso l'intero padiglione di Italia 2050 è stato immaginato come uno spazio libero in cui potersi muovere, con 14 scale che permettessero di gettare uno sguardo al piano superiore, uno sguado sul prossimo futuro. Alla fine di ogni salita un'installazione a tema.

Piano terra, primo piano e dettaglio della visione #5. Foto di Giuseppe Scandura.

1#Visionario: Susanna Nicchiarelli
Tema: Archivi della memoria
Visione: "Entro 30 anni, ha detto il presidente americano, l'uomo arriverà su Marte, e poi ha aggiunto: «I expect to be around to see it». È questo il centro della previsione, e oggi possiamo affermarlo con certezza: non Marte, ma l'ottimismo del "ci sarò". A quasi 50 anni dal discorso di Kennedy in cui annunciava lo sbarco sulla Luna, un uomo che ha lo stesso ruolo fa un annuncio simile ma con un corollario che è più importante dell'annuncio stesso. Un corollario che non riguarda tanto Barack Obama, quanto tutti noi. Il punto è che la vera certezza non è l'uomo su Marte, ma la nostra possibilità di testimoniarlo.Abbiamo una lunga storia alle spalle e ormai si è capito che è impossibile immaginare il futuro, quali mezzi tecnologici avremo, come vivremo: ma quello che possiamo, nel 2010, affermare con qualche certezza, è che la testimonianza del cambiamento sarà importante quanto il cambiamento stesso, e che questa è l'unica cosa che non cambierà; e che quindi, come dice Obama, ci saremo, per testimoniare i prossimi eventi, per festeggiare le scoperte, per constatare insieme i nostri disastri. Come gli uomini del mito della caverna di Platone, come noi oggi, gli uomini del 2050 si osserveranno tra loro, guarderanno il fuori, talvolta usciranno; avranno visioni parziali, distorte da altri, da loro stessi o dalle loro (oggi inimmaginabili) tecnologie; perderanno contatto con quello che succede fuori, e forse perderanno anche il senso del fuori. E nell'osservare dubiteranno dell'affidabilità dei loro occhi e dei loro mezzi per vedere, e dubiteranno anche degli eventi che vedranno o che si faranno raccontare; si spera però che, andando avanti, capiscano qualcosa di più di loro stessi, e dell'importanza del vedere."
Arch.: Beniamino Servino
Installazione: L’OSSERVATORIO VENEZIANO ovvero Punto di Osservazione Antipiccioni
Vedi progetto su beniaminoservino/projects

2#Visionario:
Davide Oldani
Tema: Luoghi del gusto, del benessere e del piacere
Visione: "Nel 2050 spero che si mantenga la buona cucina, quella della tradizione, che usa prodotti locali e di stagione, a km zero. Immagino un ritorno al passato che ci farà fare grandi passi avanti: ricominceremo tutto da capo, con piccoli negozi che vendono prodotti di nicchia; saremo "saturi", stufi degli iper dove trovi tutto e il contrario di tutto, stufi delle scatolette e dei surgelati. Già oggi, d'altronde, alcune grandi aziende puntano al prodotto fresco, è la filosofia del "6 days shelf life". Sarà il momento della vecchia drogheria sotto casa, dove comprare mezzo litro di latte e mezz'etto di prosciutto. La tecnologia giocherà un ruolo fondamentale, perché la drogheria sarà cablata e computerizzata e i prodotti certificati, igienicamente perfetti. Se oggi la crisi spinge a ridurre i consumi alimentari a favore di telefonini e gadget elettronici, questo "ritorno al passato" porterà nuovamente a un'inversione di tendenza. E quindi anche la convivialità riprenderà l'importanza che ha sempre avuto nella tradizione italiana: la tavola della domenica, dove ci si riunisce e si parla, ci si racconta tutto. 25 anni fa, quando ho cominciato con Gualtiero Marchesi, pensando al cibo del 2000 immaginavamo le pillole. E invece nel 2010 io continuo a fare cucina tradizionale. Mi sembra un buon presupposto su cui riflettere, un buon augurio per tutti."
Arch.: Duilio Forte
Installazione: SLEIPNIR CONVIVALISQUINTUS
Vedi progetto su atelierforte.com

3#Visionario: Francesco Stellacci
Tema: Infinitamente piccolo
Visione: "Pensando al modo in cui l'Italia (e il mondo) potrebbe presentarsi nel 2050, per prima cosa ho confrontato il paese di oggi (2010) con quello di 40 anni fa (1970). Molto è cambiato ma in modo diverso in diversi settori. I trasporti, per esempio: gli aerei volano più veloci ma non di molto, le auto sono più efficienti e di forma diversa ma non molto. La medicina è in sostanza la stessa. Le case sono più integrate, ma di nuovo non molto è cambiato. All'inizio degli anni '70 si parlava di energia alternativa, come oggi. In alcuni settori siamo invece lontani anni luce, soprattutto in fatto di comunicazione. Il computer non esisteva nelle case, i cellulari, Internet, Facebook erano impensabili. Questo vuol dire che oggi la modernizzazione progredisce a grandi salti in certi campi, mentre altri rimangono fermi.
Ci saranno importanti mutazioni nel campo della comunicazione e in quello della medicina, dove finalmente ci sarà una rivoluzione. Molto cambierà anche nel rapporto tra l'uomo e l'ambiente.
- comunicazione - Credo che qui l'evoluzione sia ancora a meno di metà strada. Useremo sempre più oggetti per parlare tra noi. Da sempre gli abiti sono strumento di comunicazione: nell'Italia del 2050 lo saranno in modo elettronico. Comunicheranno con l'esterno quello che gli diremo di comunicare. Per esempio che abbiamo voglia di bere una birra con qualcuno, o che ci piacciono i Pink Floyd, o che pensiamo di andare al museo. Il tutto senza che nessuno se ne accorga, ma al tempo stesso con la capacità di dirci se qualcuno intorno a noi ha lo stesso desiderio.
I muri delle nostre camere saranno grandi schermi, a metà tra videotelefono, Skype e Facebook, perfettamente integrati con il resto del mondo, con cui ci terranno sempre in contatto. La lingua costituirà sempre meno una barriera: avremo traduttori simultanei negli abiti. Tutto sarà un grande strumento di comunicazione, senza distinzione tra comunicazione personale o guidata (del tipo televisivo e giornalistico).
- medicina - Qui mi aspetto una rivoluzione. Avremo sempre su di noi dei dispositivi per monitorare lo stato di salute. Questo cambierà il nostro modo di mangiare e di relazionarci al corpo, perché ci conosceremo molto meglio. Il medico ci chiamerà dicendo di andare in ospedale per fare un ulteriore controllo, o che stiamo mangiando male. Le medicine verrano sviluppate ad personam.
ambiente Ci sarà molto più verde ed energia pulita. Le case verranno illuminate con luce fotovoltaica, distribuita dalle pareti. Ci saranno più biciclette, magari ibride, più motorini verdi, e le auto andranno a idrogeno. Tutto si ricaricherà senza fili."
Arch.: Carlo Ratti
Installazione: SEASWARM
Approfondimento sul sito del MIT senseable.mit.edu/seaswarm
Vedi il progetto nella video-intervista su youtube.com

4#Visionario: Leandro Agrò
Tema: La città degli oggetti
Visione: "Nel 2050 immagino realtà l'Internet degli Oggetti. Un'Internet più larga e più profonda del web 2.0, su scala planetaria, capace di farsi GAIA, la Terra, e di includere nelle reti sociali sia gli umani che le loro "macchine". Questa terza ondata di Internet NON si posiziona solo nel Futuro, anzi è radicata nel passato: nel 2010 è già entrata nelle case della gente, accelerando il processo di re-invenzione sistematica degli oggetti. Ripensare gli oggetti di ogni giorno, così come avvenne con l'avvento della plastica, e riformarli perché siano adeguati al futuro nel quale desideriamo vivere: questa è l'opportunità che l'Italia - più di tanti altri sistemi e paesi - è tagliata per affrontare. Un'opportunità strategica, non solo per non scomparire, ma anche per entrare in un neo Rinascimento in cui tornare protagonisti.
Gli oggetti d'uso quotidiano sono la nostra storia archeologica e il nostro specchio. Ma perché e come bisognerebbe reinventarli oggi? Ogni oggetto dovrebbe avere una storia. Una storia del suo passato (materiali, luoghi di produzione, istruzioni) e del suo futuro (differenziazione, smontaggio, riciclo). Dovrebbe conoscere attivamente qualcosa di sé (essere senziente o almeno avere idea di tempo e luogo del proprio uso), essere connesso e sociale, ovvero appartenere a noi umani, "vivendo" nella nostra rete digitale e sociale. In questa terza ondata di Internet la tecnologia resta un pilastro fondamentale, e per realizzare prodotti sensati serve far lavorare insieme team interdisciplinari.
Nelle scuole di design succede da anni. Adesso è tempo di portare questi approcci nelle aziende e usarle come motore del paese. Il progettare deve diventare altrettanto importante del saper fare artigianale che ha finora contraddistinto i prodotti italiani più blasonati. Il settore artigianale e l'ingegneria del software devono lavorare da co-protagonisti.
Non è impossibile pensare che nei prossimi 40 anni il made in Italy abbia un contenuto tecnologico, evolvendosi dallo stile all'interazione. Così, domani, un oggetto sociale potrebbe essere associato all'Italia non solo per l'estetica, ma soprattutto per il suo grado di "socialità". In un paese di inventori (ma anche di ingegneri, interaction designer e creativi di ogni specie) il tempo gioca sempre a favore del futuro."
Arch.: Gambardella E Ottieri
Installazione: NATURA MORTA / Città VIVA OVVERO LIFE WITH OBJECTS
Approfondimento su gruppopremetal.it

5#Visionario:
Fabri Fibra
Tema: Tempo / Città digerente
Visione: "Le immagini trasmesse dalla televisione scorrono contemporaneamente sopra la superficie di tutto il pavimento dell'appartamento. Gli edifici sono tutti condomini eco-sostenibili. La tecnologia regna nelle abitazioni come nelle città, i mezzi pubblici sono la soluzione migliore per spostarsi da un luogo all'altro, treni piccoli e silenziosi percorrono le vie principali delle città, le automobili sono la minoranza, le biciclette sono ovunque. Le forme dei mezzi pubblici sono di un design estremamente minimale. Ogni condominio ha un suo supermercato interno al primo piano, al secondo piano ci sono gli Internet point e i centri fitness. Ogni condominio offre uno psicologo a disposizione dei condomini. I ristoranti della città hanno orario continuato 24 ore su 24. Le autostrade scorrono attraverso dei tunnel di vetro trasparente, il vetro cambia di colore a seconda della temperatura, delle ore del giorno, delle quantità di mezzi in transito.
Sulla superficie del vetro scorrono le indicazioni per chi viaggia. Le chiese diventano dei musei
dove la gente va a leggere e studiare. I fedeli di ogni religione esistente si radunano in preghiera in un unico grande giardino, al centro del quale emerge la statua di un sole che tende una mano. Le telecamere sono presenti in tutti i punti principali del centro e delle periferie. I cinema non esistono più, i film vengono trasmessi su giganti schermi all'aperto posizionati di fronte alle abitazioni, la gente guarda i film dal proprio balcone ascoltando con gli auricolari e osservando con occhiali 3D. I film scorrono per tutta la notte. Al posto dei distributori di benzina ci sono distributori di mp3."
Arch.: Anna Barbara
Installazione: CRONOS E KAIROS: ARCH_TEMP OPEN 24 HOURS
Vedi immagini su atcasa.corriere.it

6#Visionario: Alessandro Galli
Tema: New eden / Nature 3.0
Arch.: Ecologicstudio
Installazione: NEW EDEN UTOPIA

7#Visionario: Tommaso Tessarolo
Tema: Democrazia / Media / Metropoli
Arch.: Ian+
Installazione: LA FORMA DELLA DEMOCRAZIA

8#Visionario: Marzia Lazzerini
Tema: Spazi per comunità fluide
Arch.: Ma0
Installazione: SAVE_IT Ma0

9#Visionario: Nico Vascellari
Tema: Demolire / Rottamare la periferia
Arch.: Marc
Installazione: Meno Italia o Less is a must

10#Visionario: Gianni Biondillo
Tema: Architettura zero-cubatura
Arch.: Metrogramma
Installazione: ESPERIA15: UNA SUPERGUNDAM ALLA DISPERATA RICERCA DI UN’ANIMA

11#Visionario: Emilia Visconti
Tema: Energia pulita e diffusa
Arch.: Marco Navarra_Nowa
Installazione: P2P (Peer To Peer) ENERGY

12#Visionario: Chiara Bonini
Tema: Il corpo nella città
Arch.: Italo Rota
Installazione: SONO IL MIO CORPO, FORSE

13#Visionario: Ilaria Capua
Tema: Paesaggio open source
Arch.: Alessandro Scandurra
Installazione: OPEN SOURCE / SORGENTE APERTA / SALA DA CONCERTO

14#Visionario: Achille Stocchi
Tema: Materia / Aantimateria
Arch.: Attilio Stocchi
Installazione: FUTURO SENZA TEMPO
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Note:
(1) - Gli articoli pubblicati sono stati concessi da mag.wired.it con licenza Creative Commons (Attribution-NonCommercial-NoDerivs). Per saperne di più visita creativecommons.org
(2) - Puoi leggere tutte le "visioni" direttamente su mag.wired.it 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14
(3) - Sulla scorta del concept dei "14", Salvatore D'Agostino ha selezionato 14 Italiani per porre altrettante domande al curatore del padiglione, Luca Molinari. L'intervista in quattro parti la trovate su wilfingarchitettura.blogspot.com

OTHERS. Sguardi mediterranei sull’arte contemporanea

Allargare lo sguardo e aprire la mente. "Altro" è la parola d'ordine del progetto, curato da Renato Quaglia: altre sfumature nel caleidoscopio dell'arte contemporanea, altre filosofie nell'approccio all'allestimento espositivo... città dentro altre città.
Palazzo Riso, sede dell'omonimo museo di Palermo, e Palazzo Valle a Catania si prestano per l'occasione a contenitori: Marrakech, Instanbul e Atene si raccontano al loro interno attraverso una selezione di opere, tratte dalle ultime Biennali che in esse hanno avuto luogo e autonomamente organizzate in percorso espositivo.
L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto “Le città del Mediterraneo” che, tra il 2010 e il 2012, coinvolgerà alcune delle principali città del bacino allo scopo di promuovere lo scambio culturale e la reciproca conoscenza. Tale progetto è stato promosso da Palazzo Riso e dalla Fondazione Campania dei Festival, nell’ambito di un accordo tra le Regioni Sicilia e Campania e il Ministero per lo Sviluppo Economico.

A Palermo sono esposti una selezione di film, video, tele, sculture tratti da "A proposal for articulating works and places", III Biennale internazionale d’arte di Marrakech.

A Catania sono di scena opere della I e II Biennale di Atene "Away and Boil your Head" e della XI Biennale Internazionale di Istanbul "What happens to the hole when the cheese is gone?".

Cosa:
"Others. Le Biennali d'arte di Marrakech, Istanbul, Atene a Palermo e Catania"

Dove:
Catania, Fondazione Puglisi Cosentino, Palazzo Valle, Via Vittorio Emanuele n° 122
Palermo, Palazzo Riso, Corso Vittorio Emanuele n° 365

Info: sito internet

Ingresso: 6€ intero, 3€ ridotto

Quando: Dal 9 Luglio al 7 Novembre 2010;
martedì - domenica ore 10:00-13:30; 16:00-19:30;
sabato sino alle 21.30;
chiuso il lunedì.

LA FABBRICA DELLA CULTURA



Proposta di intervento nell'ambito del workshop "Nuove centralità urbane: spazi per un Museo nel quartiere San Cristoforo (CT)"



La Relazione:

"Percorso e reversibilità: le parole chiave della proposta progettuale. Con l'obiettivo di creare permeabilità e collegamento tra le interfacce dell'ex manifattura tabacchi e l'urbano, senza nulla togliere alla peculiarità e storicità del manufatto, è stato giustapposto il percorso creativo come metafora sulla generazione di un'opera d'arte, dall'idea alla realizzazione. Questa si concretizza partendo dallo sfondamento su via Plebisicito di Piazza S.Cristoforo, fino via Garibaldi.





Un container ospita il chiosco; una rampa individua l'ingresso e annulla la barriera architettonica del salto di quota tra la piazza e l'edificio; un modulo, che richiama il tema del lavoro in serie, tipico di una fabbrica, risolve la pavimentazione della piazza. Con l' estrusione si dà vita a una seduta, con la sottrazione ad aiuole. La disposizione del modulo lungo la piazza e all'interno del manufatto è espressione della metafora.
Quando il percorso penetra nel costruito è un gesto forte a caratterizzarlo: contrazione e dilatazione, nuovo e preesistente, rievocazione della matrice araba della città di Catania e di un sentimento d'alienazione.



Le corti rappresentano un'occasione di smaterializzazione e diramazione del percorso. La giustapposizione di un blocco in vetro e acciaio per ogni corte, permette di generare connessioni e relazioni. Una corte richiama l'altra, sbalzi, scale, affacci si avvolgono alla ciminiera, memoria storica del luogo.


La permeabilità è rimarcate dalla fruizione dei pianterreni e delle corti 24 ore al giorno. Ogni ala, museale e laboratoriale, è completa con i servizi necessari.
Zone di ombra e luce si alternano sulla corte di pertinenza ai laboratori. Il gioco tessile in copertura genera uno spazio dinamico che si intreccia con le esigenze vitali delle attività previste.
L'area di pertinenza agli uffici rievoca il limite con la cortina edificata: un percorso coperto ne segue le linee, attraversando l'innesto della piazza, spazi verdi e aree di sosta, a copertura di un parcheggio sotterraneo ad uso di dipendenti e funzionari."


La Tavola:




Gli Schizzi:




Il Plastico e l'esposizione:





Il Gruppo:
Arca Vincenzo, Nicolosi Grazia Maria, Palermo Valentina, Russo Serena, Schillagi Carmelo Cesare.

Nuove centralità urbane: spazi per un Museo nel quartiere San Cristoforo (CT)

Laboratorio di progettazione architettonica realizzato nell'ambito della XII settimana della cultura.

Racconto di un'esperienza.
Un intero brano del quartiere catanese di San Cristoforo, nei prossimi anni verrà trasformato da ex manifattura tabacchi a polo museale di tipo archeologico. Un imponente vuoto urbano fatto di macchinari, impianti e guano di colombe presto vedrà nuova luce. Dovrà sobbarcarsi l'incarico di connettere tessere di città quantomai distanti tra loro: la città storica ed autoreferenziale di via Garibaldi da un lato e la movimentata e degradata via Plebiscito dall'altro (forse uno dei pochi brandelli autentici di Catania in cui è possibile vedere contemporaneamente carretti con cavalli, macellerie equine e relativo braciere per arrostire). L'intervento dovrà inserire un nuovo centro nell'economia urbana di un tessuto storicizzato che quotidianamente rigurgita qualsiasi prodotto della motorizzazione pubblica o privata. Un luogo dove innestare la cultura regionale-nazionale sulla radicata cultura popolare in un serrato confronto tra ciò che "si può toccare" e ciò che "non si può toccare" (vedi alla voce soprintendenza), tra antico e vecchio, tra valori da recuperare e inventare. Si parte da qui.

4 gruppi di allievi ingegneri edili-architetti di Catania con il contributo di una studentessa di architettura di Siracusa hanno lavorato dal 19 al 25 aprile per la realizzazione di tavole e plastici. Il laboratorio ha prodotto 4 soluzioni tutte differenti tra loro, successivamente passate in giudizio e quindi approdate in esposizione. In futuro sarà possibile visionare questi lavori come appendice dalla mostra itinerante "Città e società del 21°secolo. Architetture recenti in Sicilia".
Nei prossimi post tenteremo di mostrare in dettaglio gli esiti del nostro lavoro.




Per il momento vorrei cimentarmi nell'ardua impresa di tirare le somme di questa esperienza. Le esercitazioni progettuali regalano spesso sorprese inattese e costituiscono un'indubbia fase di crescita per chiunque. I nostri elaborati si sono ritrovati alla fine a dire in maniera corale che:

1 - L'edificio va consegnato immadiatamente alla città. Va aperto ed esploso verso l'esterno e al contempo deve farsi centro gravitazionale dei quartieri su cui insiste, richiamandoli a se. Alcuni interventi marcano questo aspetto con soluzioni parecchio esplicite.

2 - Il museo archeologico non basta. Non si può pensare alla preistorica soluzione di luogo in cui depositare arte a tempo indeterminato e fruibile al visitatore con il meccanismo di: entro, giro, esco e non torno mai più. L'integrazione con più forme di attività e processi urbani è un obbligo imprescindibile.

3 - Si tratta di un'occasione unica per la città di Catania, per dimensioni, per ambito e ragioni sociali. Per questo motivo i "valori da soprintendenza" sono stati pesantemente rimessi in discussione: la memoria di un luogo non è un fatto fisico che si preserva unicamente con il congelamento dello stato di fatto. E' difficile credere che questo sia ancora argomento di discussione.

Note a margine. E' difficile pensare che un'iniziativa del genere, tanto fresca e propositiva, debba confrontarsi con la "vecchia" società fatta di politici che arrivano con due ore di ritardo perché altrove si gioca una partita di calcio, fatta di personalità accademiche che si elogiano e premiano vicendevolmente. E' difficile sopportare rimproveri da parte dell'ordine degli architetti per domande che non siamo autorizzati a fare. E' difficile essere giovani, purtroppo, ancora una volta.

Ringraziamo per i contributi progettuali durante il workshop:
il Prof. ingegnere Sebastiano D'Urso;
la Prof.ssa architetto Zaira Dato;
la soprintendente ai beni culturali della provincia di Catania, architetto Fulvia Caffo;
l'ingegnere Gianluca De Francisci;
l'architetto Francesco Finocchiaro;
l'architetto Stefania Marletta;
e tutti i ragazzi della Regione Sicilia.


Tutto sul Workshop:

- Il racconto di un'esperienza <-
- Proposta: La Fabbrica della Cultura

XII Settimana della Cultura - CATANIA

In occasione della XII settimana della cultura la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Catania propone un ricco calendario di eventi e mostre che vanno dal 16 al 25 aprile 2010.
Di seguito segnaliamo le iniziative che riguardano più da vicino i temi dell'Architettura e vedono il coinvolgimento anche del nostro gruppo, Petra Dura, come allievi Ingegneri

DOVE:
Catania, ex Manifattura Tabacchi, via Garibaldi n° 233 - Piazza San Cristoforo

QUANDO:
Dal 16 al 25 aprile 2010 dalle ore 9.00 alle ore 19.30

COSA:
Mostra itinerante:
"Città e società del 21°secolo. architetture recenti in Sicilia"
Sezioni della mostra: Città e storia; Città e paesaggio; Città e nuove centralità.
In esposizione dal 16 al 25 aprile 2010.

Laboratorio di progettazione architettonica:
"Nuove centralità urbane:spazi per un Museo nel quartiere San Cristoforo"
20 allievi ingegneri di Catania (tra cui noi ragazzi di Petra Dura) e 20 allievi architetti di Siracusa si confronteranno sulla progettazione di un'area museale all'interno dell'ex Manifattura Tabacchi di Catania (vedi foto).
Dal 19 al 22 aprile potrete vedere gli studenti al lavoro, mentre sabato 24 verranno esposte e premiate le opere definitive.
In contemporanea avrà luogo un laboratorio d'Arte con i ragazzi del Liceo Artistico.



Seminario:
"Cinema e Architettura"
Titoli:
- Great Architects: A Journey In The Mind Of...
- My Architect
- Renzo Piano. Che Cos'è L'architettura
- Frank Gehry Creatore Di Sogni
Domenica 18 aprile, dalle 16:00 alle 17:30

Proiezioni:
- Jean Nouvel, domenica 18 aprile alle 17:30
- Louis Kahn, lunedì 19 aprile alle 18:00
- Frank Gehry, martedì 20 aprile alle 18:00
- Renzo Piano, mercoledì 21 aprile alle 18:00

Trovate il programma su: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali
Iniziativa: http://www.beniculturali.it

Pensiero del giorno.... Le città invisibili, tra letteratura e architettura

La lettura del romanzo "Le città invisibili" (1972) di Italo Calvino pone una certezza: si tratta di un capolavoro di architettura, ancora prima che di letteratura. Le descrizioni che Marco Polo, il protagonista del saggio, produce delle città visitate sono talmente sovrassature di suggestioni urbanistiche che farebbero rodere i più illustri critici di architettura in quanto ad originalità, pulizia nell'esposizione, pregnanza dei messaggi. Cinquantacinque città descritte in maniera essenziale in appena un centinaio di pagine. L'interlocutore di Marco Polo è l'imperatore cinese Kublai Kan. Egli pende dalle labbra del veneziano per poter finalmente conoscere i luoghi del proprio regno. La "dipendenza" intellettuale che si instaura tra viaggiatore e sovrano è la stessa prodotta tra narratore e lettore. Per quanti ancora non avessero letto il libro, e per rinfrescare la memoria degli altri, propongo un breve passo utile a capire quanto sopra esposto.

LE CITTà E I SEGNI. 1.
"L'uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l'occhio si ferma su una cosa, ed è quando l'ha riconosciuta per il segno d'un'altra cosa: un'impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d'acqua, il fiore dell'ibisco la fine dell'inferno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono.
Finalmente il viaggio conduce alla città di tamara. Ci si addentra per vie fitte d'insegne che sporgono dai muri. L'occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose: la tenaglia indica la casa del cavadenti, il boccale la taverna, le alabarde il corpo di guardia, la stadera l'erbivendola. Statue e scudi rappresentano leoni delfini torri stelle: segno che qualcosa - chissà cosa - ha per segno un leone o delfino o torre o stella. Altri segnali avvertono di ciò che in un luogo è proibito - entrare nel vicolo con i carretti, orinare dietro l'edicola, pescare con la canna dal ponte - e di ciò è lecito - abbeverare le zebre, giocare a bocce, bruciare i cadaveri dei parenti. Dalla porta dei templi si vedono le statue degli dei, raffigurati ognuno coi suoi attributi: la cornucopia, la clessidra, la medusa, per cui il fedele può riconoscerli e rivolgere loro le preghiere giuste. Se un edificio non porta nessuna insegna o figura, la sua stessa forma e il posto che occupa nell'ordine della città bastano a indicarne la funzione: la reggia, la prigione, la zecca, la scuola pitagorica, il bordello. Anche le mercanzie che i venditori mettono in mostra sui banchi valgono non per se stesse ma come segni d'altre cose: la benda ricamata per la fronte vuol dire eleganza, la portantina dorata potere, i volumi di Averroè sapienza, il monile per la caviglia voluttà. Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l'uomo esce da Tamara senza averlo saputo. Fuori s'estende la terra vuota fino all'orizzonte, s'apre il cielo dove corrono le nuvole. Nella forma che il caso e il vento dànno alle nuvole l'uomo è già intento a riconoscere figure: un veliero, una mano, un elefante..."

Non vogliamo in alcun modo analizzare i contenuti del testo, ma provare a porre qualche domanda relativa al rapporto tra letteratura e architettura, forti delle convincenti tesi di Paul Ricœur (1913-2005) a proposito dello stretto legame tra Narrativa e Architettura (per approfondimenti leggi qui). Se il filosofo francese si è occupato di mettere in evidenza i rapporti di similitudine intercorrenti tra i segni e i significati tipici dei due "saperi", adesso vorremmo gettare uno sguardo sulla cultura contemporanea e sugli strumenti di analisi e critica che ci vengono messi a disposizione.
Lo spunto di Calvino e de "le città invisibili" pone un urgente quesito:

1 - Come è possibile che uno scrittore, un letterato vecchio stampo, sia riuscito a scrivere una pagina così memorabile sull'Architettura? Forse disponeva di qualche strumento particolare?
A questa domanda non può essere data una risposta definitiva, magari una risposta "invisibile" da ricercare su vasta scala.
Cominciamo con un'analisi sul presente. Pensiamo per un attimo alla preparazione scolastica superiore che la maggiorparte di noi ha ricevuto. Con la maturità concludevamo un percorso che ci permetteva di prendere un qualsiasi testo letterario, dalla poesia alla narrativa, ed eseguire l'analisi grammaticale, l'analisi logica, l'analisi del testo e prime bozze di critica attraverso recensioni, articoli giornalistici fino a giungere al famigerato "saggio breve", ovvero un testo portavoce delle nostre tesi. Un bagaglio culturale di tutto rispetto e comune all'universalità di indirizzi scolastici. Adesso, proviamo a fare lo stesso ragionamento sulle nozioni architettoniche: come si pone uno studente davanti una chiesa, un'abitazione? Con molta probabilità sarà stato "addestrato" a estrapolare informazioni sull'edificio direttamente dalla bibliografia dell'autore. Qualche accenno agli "stili" e alle particolarità. Il gran finale potrebbe essere costituito dall'elencazione di tutte le opere d'arte che contiene, indicazione del tutto ininfluente dal punto di vista architettonico, ma di grande effetto alle interrogazioni.
Si comprende facilmente che L'abisso tra la media preparazione in letteratura e in architettura è insanabile. Bruno Zevi nel suo "Saper vedere l'Architettura" (1948) scrive:

"Ma il San Pietro di Michelangiolo è un opera complessa come la Divina Commedia , e non si comprende perchè si possano impiegare tre anni di studio per analizzare e quindi per godere la Commedia dantesca, e si debba liquidare San Pietro in un veloce accenno fatto durante una lezione sull'architettura del Cinquecento. La sperequazione che esiste tra il tempo dedicato alle arti letterarie e quello impiegato ad illustrare l'architettura non ha nessuna giustificazione critica (ci vuole più tempo a comprendere Sant'Ivo alla Sapienza di Borromini che i Promessi Sposi), ed ha come ultima conseguenza la nostra generale ineducazione spaziale."

Zevi ci dà due informazioni: conferma il problema sull'attegiamento culturale circa la letteratura-architettura e lo sposta indietro negli anni, tanto da indurci a pensare che non si tratti di un impostazione dovuta all'ultima riforma scolastica, bensì di uno dei mali che la contemporaneità ha ereditato dalla modernità. Questo non ci induca a mettere in banale contrapposizione le due materie, non si tratta di una competizione, ma semplicemente di un modo per capire quali temi vengano privilieggiati dalla Cultura dominante. A questo presunto orientamento vadano ad aggiungersi note difficoltà di carattere pratico: se è vero che la letteratura si studia attraverso la letteratura, non possiamo affermare che l'architettura si studi con l'architettura. Sicuramente leggerò la divina commedia, ma non è detto che riuscirò a visitare San Pietro. Nella maggior parte dei casi, l'architettura si studia con la letteratura, una letteratura che va dai manuali alle "storie", dal romanzo alle novelle. Dunque, pare chiara l'indissolubilità di tale rapporto.
Per rispondere in maniera chiusa al quesito precedentemente posto possiamo affermare: si, il letterato ha molti strumenti in più per analizzare il mondo dell'architettura, anche a partire da un'istruzione di base. Calvino ha fatto un'analisi grammaticale della città, verbo per verbo, sotantivo per sostantivo, senza avere la pretesa tutta architettonica di vedere la città nella sua totalità e magari ignorandone le parti.

2 - I letterati e gli architetti analizzano gli stessi argomenti in campo architettonico?
No, la risposta sembra abbastanza chiara.
Per quanti manuali di storia dell'architettura moderna voi possiate leggere, noterete che nessun autore si è preso la briga di riportarvi notizie come quelle che potete trovare su "Maledetti architetti " (1982) di Tom Wolfe, pungente scrittore e giornalista statunitense. Perchè le notizie circa l'odio incondizionato che il buon vecchio Frank L. Wright nutriva per Gropius, Mies e tutti gli "Dei Bianchi" trasferitisi dal Bauhaus agli USA, non sono ininfluenti a priori. E serviva un giornalista per conoscere questa realtà? Conoscere "amici e nemici" degli architetti, ha spesso un peso particolarmente rilevante sul nostro giudizio finale. La critica architettonica comincia ad occuparsi di "gossip" (con non poca riluttanza) solo nel caso in cui la magistratura abbia ravvisato qualcosa di penalmente rilevante. A quel punto si tratta di gossip, ma senza virgolette.
E se da un lato il mondo del giornalismo si concentra sui "fatti" non mancano esempi di studiosi che a vario titolo hanno influenzato pesantemente la teoria sottesa alla critica architettonia: dal succitato Paul Ricoer al filosofo Jacques Derrida, ai "nonluoghi" di Marc Augè. Anche Calvino in un certo senso si è occupato di pura teoria, pura astrazione fino a giungere all'invisibile. Questi campi di indagine sembrano mancare tra i "prodotti" degli architetti: pochi fatti e poca teoria. Parole che ritroviamo dappertutto come "identità", "archistar", "genius loci" sono sintomatiche di tale rinuncia.

Pensiero del giorno... La prossima è casa mia!

CRONACHE INCOMPLETE DA UNA SICILIA CHE SPROFONDA
dati: ansa.it e wikipedia.org



06 Mar 2009, ore 15:01
"Frana ad Agrigento: sepolte due auto"
Sgomberato un palazzo

24 set 2009, ore 08:18
"Frana nel Messinese,interrotte strade e ferrovie con Catania"
Chiusa l'autostrada Messina-Catania per frana a Letojanni

01 ottobre 2009, 21:09
"Maltempo: nubifragio a Palermo, crolli e strade allagate"
Automobili sommerse con passeggeri intrappolati e impalcature crollate

ALLUVIONE DI MESSINA
Coinvolte Scaletta Zanclea e diverse località del comune di Messina: Giampilieri Superiore, Giampilieri Marina, Altolia, Molino, Santo Stefano di Briga, Briga Superiore, Pezzolo ecc.
01 ottobre 2009, 23:15
"Frane e allagamenti nel messinese"
19 ottobre 2009, 23:37
"Nubifragio a Messina: le vittime salgono a 31"
1.656 gli sfollati, 6 i dispersi e ancora 2 feriti gravi...
Per onor di cronaca ricordo che un simile evento era stato registrato due anni prima ed esattamente il 25 ottobre del 2007. In quell'occasione non vi furono vittime e l'unica testata giornalistica ad occuparsi seriamente del caso fu "Striscia la Notizia" (approfondimenti su wikipedia).
Sul sito www.giampilieri.it trovate il seguente appello datato 2 dicembre 2009:
"Ciao MONDO, ti ricordi di me?!?!
Sapete benissimo cosa mi è successo l’1 Ottobre 2009: figli delle mie madri… figli miei sono morti per colpa dell’uomo che guarda, stanzia e poi non fa nulla o poco…
E allora MESSINA, SICILIA, ITALIA… EUROPA… MONDO ricorda delle promesse fatte e non abbandonare me e i miei figli al nostro destino in balia delle onde!!
I miei figli sopravvissuti hanno ancora forza e voglia di vivere, ma hanno e abbiamo ancora bisogno di una mano!"

14 ottobre 2009, 12:17
"Maltempo: frana costone a Porto Empedocle" (Agrigento)
Coinvolti edifici e auto. Evacuate alcune famiglie

22 ottobre 2009, 16:10
"Maltempo: allerta a Messina, carcere di Enna allagato"

24 ottobre 2009, 14:42
"Messinese: frana, blocco strada e Fs"
Capo d'Orlando sulla Ss 113

24 ottobre 2009, 23:36
"Maltempo: esondato torrente nel Messinese, case allagate"
Evacuate diverse famiglie a Sant'Agata di Militello

14 dicembre 2009, 20:50
"Tromba d'aria nel catanese"
Il mio paese, Motta Sant'Anastasia, è risultato essere il più colpito: tetti scoperchiati, alberi divelti, camion ribaltati. Feriti gravemente 4 militari italiani.

17 dicembre 2009, 09:26
"Frana nell'agrigentino, 20 famiglie evacuate"
Paura a Sciacca in pieno centro storico

19 gennaio 2010, 12:23
"Maltempo: frana a ridosso depuratore nel Messinese"

CROLLO PALAZZINA A FAVARA, NELLA'AGRIGENTINO
23 gennaio 2010, 10:22
"Crollo Favara: due bimbi estratti vivi, una è morta"
23 gennaio 2010, 10:32
"Crollo Favara: si aggrava il bilancio, morta altra bimba"

15 febbraio 2010, 16:39
"Maltempo: frana strada nel Catanese"
Un tratto di circa 100 metri tra Misterbianco e San Giovanni Galermo. 10 case evacuate.

15 febbraio 2010, 14:54
"Maltempo: frana montagna a Lipari"
Cede un tratto di 500 metri e 10 abitazioni rimangono isolate

FRANA A SAN FRATELLO (MESSINA)
14 febbraio 2010, 15:32
"Maltempo: frane nel messinese ed in Calabria"
Una vastissima frana, causata dal maltempo, si e' abbattuta su San Fratello, paese messinese alle pendici dei monti Nebrodi. Oltre 60 le abitazioni sgomberate. Distrutte diverse case che erano state evacuate...
15 febbraio 2010, 22:49
"Frana nel messinese, paese in fuga"
In Sicilia 2000 evacuati, in Calabria 200. Le frane sono 180 dopo soli due giorni di pioggia.
Colpite pesantemente le province di Enna e Trapani. Interrotti i collegamenti ferroviari tra Gela-Caltanissetta, Palermo-Agrigento, Catania-Agrigento.

...e poi ci sono milioni di piccoli eventi che la cronaca nazionale semplicemente ignora.
Se condite il tutto con il timore per futuri ed imminenti (lo dice la statistica e la storia) terremoti potete immaginare lo stato d'animo di chi scrive e di tutti quei Siciliani che prima vengono inzuppati da acqua e fango, poi impanati nelle svolazzanti ceneri dell'Etna ed infine cotti da qualche ricorrente spruzzo di lava. Per una volta non tirate fuori l'argomento delle case abusive, semmai prendetevela con Greci, Romani, Arabi e Normanni che scelsero quest'angolo di presunto paradiso per spargere il loro seme.
Ma la domanda che mi pongo è sempre lì, limpida e chiara:
la prossima sarà casa mia?

Foto di Pino Schillagi, febbraio 2010, strada di collegamento Motta Sant'anastasia - Paternò (CT)

Pensiero del giorno... Mensole della speranza

Periodo strano l’inizio dell’anno. Finite le feste, con buona pace di tutti, si cominciano a fare progetti e proiezioni per una nuova vita non prima di essersi sbarazzati delle cose “vecchie” o inutili (secondo la “Storia delle cose” di Annie Leonard ben il 99% dei beni finisce nella spazzatura entro 6 mesi dall’acquisto, quindi a rigore non dovremmo parlare di “vecchio”). Comunque sia, si fa pulizia più nella nostra mente che nei fatti. Capita pure di imbattersi in oggetti, appunti, agende o calendari troppo sottolineati che ci fanno ricordare dei piani che avevamo redatto giusto un anno prima e che abbiamo disatteso in ogni suo punto. Nella lista delle cose non fatte un posto d’onore va riservato ai viaggi: sono l’elemento debole della catena, i primi a risentire di crisi economica, influenza suina o bruschi cambiamenti di appelli d’esame (vi ho raccontato del mio esame di geotecnica il 23 dicembre?!). E così il 2009 ha visto sfumare tappe come Milano, Venezia, Bologna, il Marocco e la Spagna. Poco male: è stato l’anno di Scienza e Tecnica delle Costruzioni quindi non oso lamentarmi.
Nonostante i vari intoppi ci ostiniamo a fare progetti di vita anche per il 2010: siamo pur sempre architetti, anche per noi la speranza è l’ultima a morire. E viviamo in un paese dove i sogni sono tutto, sia oggi che in passato. Anche le nostre case, le nostre città vivono di speranze e il più delle volte si accontentano di queste. Una passeggiata in centro e tutto diventa più chiaro. Avete mai visto le “mensole della speranza”? Si tratta di quei mensoloni senza balcone posizionati nell’ultimo solaio degli edifici. Venivano posati per costruire eventualmente un ulteriore piano abitabile, magari per i figli sposati o i nipoti. Il più delle volte rimangono lì anche dopo centinaia d’anni, testimoni di un sogno, un’altra monetina sul fondo di qualche sfortunata fontana.
Le periferie hanno il loro corrispettivo meno nobile: “i pilastri della speranza”. Questi risultano addirittura tragici, quasi perfidi nel loro mutare aspetto al passare del tempo. Diventano inutilizzabili o addirittura dei problemi per le abitazioni stesse. E così le nostre città continuano a riempirsi di “carcasse di speranze”…
Questo voleva essere un post per augurarvi un buon 2010, ma... :D
Continuate a sperare, ma niente sogni sepolti nel cassetto, grazie.

Pensiero del giorno... Povera Catania


"La città ha aiutato lo sviluppo delle civiltà. Ma le civiltà che edificarono le città, morirono sempre con essa, o forse, morirono di essa."

Frank Lloyd Wright in "Architettura e Democrazia" 1945



febbraio 2008 - 700mln di debiti ma Scapagnini (allora sindaco di Catania) dice di non avere bisogno di aiuti dallo stato.


Ottobre 2008 - siamo a quota 1,1 miliardi di debito per il comune siciliano


Marzo 2009 - Tutto quello che ogni Catanese dovrebbe sapere... compresa la parabola in cui il cielo piovoso si aprì all'arrivo di Silvio Berlusconi Redentore... troppo da ridere, troppissimo da piangere... (da Report, puntata del 15 marzo)


Report - i Vicerè - puntata del 15 marzo
Parte prima
Parte seconda
Parte terza
Parte quarta
Parte quinta
Parte sesta
Parte settima
Parte ottava


Quannu sti cosi capitanu na to città, pari ca ti scippunu u cori... ma ca'avissimu a fari?! ommai mancu sant'Aita ci pò...

Leggere la Città di Paul Ricœur

Recensione di:

Leggere la città - Quattro testi di Paul Ricœur a cura di Franco Riva, edito da Città Aperta Edizioni, 2008

In Generale
Il libro raccoglie quattro testi del filosofo Paul Ricœur (1913-2005) che trattano a vario titolo il tema della città: dal punto di vista architettonico, urbanistico, sociale, politico. Franco Riva compie lo sforzo di riassumere e mettere a sistema il pensiero di Ricœur tracciandone una sorta di storiografia ed integrandolo con informazioni relative al decostruttivismo, alla lettura delle città, al viaggio come metafora della vita.

Primo Testo – Architettura e narrativa
L’idea fondamentale che sottende questo testo è quella di poter trovare uno stretto parallelismo tra Narrativa ed Architettura. Gli strumenti utilizzati per sostenere questa tesi sono essenzialmente confronti e similitudini trai due sistemi.
Potremmo riassumere che l’architettura è per lo spazio ciò che la narrativa è per il tempo. La prima COSTRUISCE a partire dallo spazio che occupa il nostro corpo, la seconda RACCONTA adottando come punto di riferimento il presente cronologico. Tempo e spazio possono così essere disposti su un piano cartesiano di cui conosciamo l’origine, lo zero.
Si comincia con una prima lettura in cui si dice che la narrativa interviene sul TEMPO per configuralo in maniera tale da restituire una precisa immagine dei fatti; allo stesso modo l’architettura agisce sullo SPAZIO per modificarlo. Entrambi hanno la capacità di creare memoria, ovvero “rendere presente l’assente” (luoghi di memoria). I concetti di DURATA e DUREZZA sono del tutto affini se osservati in quest’ottica: “la pietra che dura” è la perfetta metafora dell’architettura, che tuttavia non va vista in senso assoluto perché l’architettura è una conquista provvisoria sull’effimero”. La provvisorietà di tale conquista è dovuta al fatto che sia la natura che l’uomo riescono con vari meccanismi a cancellare le parole delle pietre.
I due sistemi che vogliamo analizzare prendono forma attraverso operazione del tutto duali che fondamentalmente potremmo individuare in: Prefigurare, Configurare e Riconfigurare.
· Prefigurare: a livello del racconto rappresenta quei discorsi orali che si compiono in maniera spontanea e senza alcuna velleità letteraria. Sostanzialmente rispondono all’esigenza di mettersi in comunicazione con gli altri. Alla stessa maniera il costruire primitivo risponde alla necessità di abitare. Nonostante ci si ponga la domanda se viene prima l’Abitare o il Costruire (Heidegger), si giunge rapidamente alla conclusione che entrambe sono inscindibili e in questa fase nessuno prevarica sull’altro perché trattasi di questioni di necessità. Potremmo dire che la l’architettura di questa fase è fortemente caratterizzata dai suoi rimandi arcaici: il bambino che si trova improvvisamente espulso dal ventre materno non potrà che trascorrere il resto della sua vita alla ricerca di quell’abitare. Tuttavia il percorso, i percorsi che l’uomo deve affrontare restituiscono una visione della vita come un perenne viaggio in cui l’architettura si pone sia come luogo di arrivo sia come distanza da percorrere.
· Configurare: il racconto si svincola dalla vita quotidiana e mette in moto tutte le peculiarità della letteratura a partire dalla MESSA-IN-INTRIGO, passando per l’INTELLIGIBILITÀ’ e concludendosi con l’INTERTESTUALITA’. Per il racconto si tratta di creare una trama a partire dagli avvenimenti ovvero fare una “sintesi dell’eterogeneo” (messa in intrigo), cercare di “chiarificare l’inestricabile” (intelligibilità)e infine creare un rapporto con tutti gli altri scritti realizzati prima (intertestualità). Sul piano dell’architettura, queste tre fasi sono del tutto identiche: dapprima si discerne tra l’eterogeneità delle forme con la composizione (messa in intrigo), si prosegue con la conquista della leggibilità partendo da un contesto che per definizione è inestricabile (la città) e si finisce con il fare i conti con tutto ciò che è stato costruito sia nell’ambito d’intervento che nella storia dell’architettura (intertestualità).Nella fase della configurazione sia la narrativa che l’architettura possono essere influenzate da due modi differenti di approcciarsi a tali discipline: la prima mette in evidenza come molte delle cose costruite o raccontate siano filtrate da un linguaggio di riferimento o da ideologie vere e proprie; negli altri casi si tenta di interpretare la necessità dell’abitare, ma questa è inevitabilmente una proiezione di quello che gli studiosi riescono a cogliere e non la realtà. Tramite il progetto, il costruire ha la meglio sull’abitare
· Riconfigurare: Il racconto non si conclude nell’ambito della narrazione, ma continua la propria vita nel confronto con il lettore. Inoltre chi tiene in mano un libro ha certamente una propria visione del mondo e quindi delle personali aspettative sul testo: questo passaggio chiarisce in maniera definitiva la soggettività dello scrivere e del leggere, così come dell’abitare e del costruire, gettando le basi per “elaborare il codoglio della comprensione totale e ammettere che vi è dell’inestricabile”. L’uomo che abita, adesso può partire dal suo stato per rivedere l’atto del costruire, rivedere il progetto, in altri termini riconfigurare.

Secondo Testo – La città è fondamentalmente in pericolo.
La sua sopravvivenza dipende da noi

Si tratta di un intervista in cui Paul Ricœur tenta di rispondere ad alcune domande come: quale sia il ruolo del filosofo nella società, nella vita pubblica? Come? Ecc.
Il testo è abbastanza generico nei temi, tuttavia contiene alcune idee chiave per una corretta analisi della città. Primo fra tutti il concetto di RESPONSABILITÀ’: pare che questo termine debba indicare esclusivamente la colpa di un individuo rispetto fatti accaduti in passato. Non è così: la responsabilità e soprattutto qualcosa proiettata verso il futuro, verso la salvaguardia di ciò che verrà. Questa idea è particolarmente significativa se si pensa alla città come ad un progetto che non sarà mai terminato, quindi rivolto al domani per definizione. La nostra responsabilità sta proprio nel non abbandonare i temi generali di organizzazione e orientamento delle città che per nulla al mondo devono essere prerogative esclusive degli specialisti. La politica non rientra tra i saperi scientifici così come non lo è l’architettura.

Terzo Testo – Urbanizzazione e secolarizzazione
Le città possono essere lette a partire da quattro aspetti generali che le caratterizzano. Ognuno di questo porta con se in maniera intrinseca delle patologie
· Moltiplicazione delle relazioni e degli scambi: la città può essere letto come crocevia di persone che si ritrovano a condividere stessi spazi amplificando notevolmente le interrelazioni tra individui. La patologia è rappresentata dall’anonimato di tali relazioni come risposta ad un mondo sovraccarico di input impossibili da discernere.
· Mobilità accelerata (geografica, residenziale, lavorativa, sociale ecc.): è una prova da superare per l’uomo moderno che deve essere capace di adattarsi, di essere tollerante, di rimettere in gioco i ruoli ecc. Di contro, per l’uomo viaggiatore come sinonimo di uomo vivo, potrebbero esserci problemi per la perdita di un centro o per una mobilità che da funzionale si trasforma in aberrante. Passerebbe così da “nomade urbano” a disorientato.
· Organizzazione concentrata: il crocevia di cui accennavamo prima è anche la sede privilegiata per tutte quelle attività a carattere amministrativo. Patologia: la burocrazia o la mancanza di amministrazione.
· L’immagine che la città ha di sé: Potremmo dire che l’elaborazione mentale che una comunità ha della propria città e inestricabilmente invischiata nella realtà stessa. La città si presenta all’uomo come il prodotto massimo dell’umanità, in contrapposizione alla natura come prodotto di dio. “La città è artificio assoluto, realizzazione del progetto umano”. Questa affermazione non fa altro che dare importanza all’aspetto tecnologico della città, aspetto ancora una volta orientato vero il futuro e spesso privo di passato. L’uomo potrebbe finire per sentirsi ingranaggio in un contesto senza progetto comune.

Gli aspetti sopraelencati e le relative patologie fanno capire la necessità di una disciplina che governi, orienti e diriga le nostre città: l’urbanistica. La condizione moderna è causa e risultato della città secolarizzata, ovvero di quella città (laica) in cui vengono ben distinte le sfere del sacro e del profano. Tale risultato si consegue in 3 tappe, che per quanto paradossale prendono spunto dai testi sacri:
· Disincantamento della natura: l’uomo domina sulla natura, così come detto nella bibbia. Si perde quel senso di inferiorità rispetto il creato.
· Desacralizzazione della politica: La colpevolezza di chi condanna Gesù sulla croce è la testimonianza che la politica divina è stata vinta. Così come lo fu quella dei faraoni.
· Sconsacrazione dei valori: i falsi idoli perdono di valore, ma questo processo coinvolge tutto.
Il resto del testo indaga su come fondare un sistema teologico per il cambiamento della società e della sua organizzazione intesa come controllo responsabile, in altri termini la rifondazione di una teologia della cultura.

Quarto Testo – Il progetto di una morale sociale
Partendo dalla morale sociale così come estrapolabile dalla bibbia, si giunge ad un concetto nuovo e mediato per tale progetto.

Commenti di Franco Riva:
Riva comincia l’analisi su Ricœur ponendolo al centro del dibattito che gira attorno alle questioni del decostruzionismo. Il mondo si è ormai arreso di fronte l’impossibilità della conoscenza totale e ha deposto le armi. Specchio di questo atteggiamento è il fare architettura dello spiazzamento, della sorpresa utilizzando meccanismi opposti ma ugualmente decostruzionisti: contrapposizione tra parola e segno (Derridà) oppure rilettura in senso narrativo del costruire (Ricœur). Quando l’attenzione passa dall’architettura alla città non si può fare a meno di notare come le patologie della città si tramutino immediatamente in patologie sociali: ecco la necessità dell’urbanistica. Tuttavia, va sottolineato che esistono almeno 6 città all’interno di ogni città: ispirata, dell’opinione, commerciale, domestica, civile, industriale. Ognuna di queste rappresenta un archetipo di città autonoma ed ideale. La prima si fonda sulla grandezza delle persone; la seconda sull’opinione altrui; nella città commerciale i beni rari hanno il massimo valore e condizionano i rapporti tra individui; nella quarta regnano valori di lealtà e fedeltà; la città civile si distingue per la sottomissione del bene proprio al bene comune; ed in fine vi è la città industriale in cui vale il principio superiore dell’utilità.