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Leggere la Città di Paul Ricœur

Recensione di:

Leggere la città - Quattro testi di Paul Ricœur a cura di Franco Riva, edito da Città Aperta Edizioni, 2008

In Generale
Il libro raccoglie quattro testi del filosofo Paul Ricœur (1913-2005) che trattano a vario titolo il tema della città: dal punto di vista architettonico, urbanistico, sociale, politico. Franco Riva compie lo sforzo di riassumere e mettere a sistema il pensiero di Ricœur tracciandone una sorta di storiografia ed integrandolo con informazioni relative al decostruttivismo, alla lettura delle città, al viaggio come metafora della vita.

Primo Testo – Architettura e narrativa
L’idea fondamentale che sottende questo testo è quella di poter trovare uno stretto parallelismo tra Narrativa ed Architettura. Gli strumenti utilizzati per sostenere questa tesi sono essenzialmente confronti e similitudini trai due sistemi.
Potremmo riassumere che l’architettura è per lo spazio ciò che la narrativa è per il tempo. La prima COSTRUISCE a partire dallo spazio che occupa il nostro corpo, la seconda RACCONTA adottando come punto di riferimento il presente cronologico. Tempo e spazio possono così essere disposti su un piano cartesiano di cui conosciamo l’origine, lo zero.
Si comincia con una prima lettura in cui si dice che la narrativa interviene sul TEMPO per configuralo in maniera tale da restituire una precisa immagine dei fatti; allo stesso modo l’architettura agisce sullo SPAZIO per modificarlo. Entrambi hanno la capacità di creare memoria, ovvero “rendere presente l’assente” (luoghi di memoria). I concetti di DURATA e DUREZZA sono del tutto affini se osservati in quest’ottica: “la pietra che dura” è la perfetta metafora dell’architettura, che tuttavia non va vista in senso assoluto perché l’architettura è una conquista provvisoria sull’effimero”. La provvisorietà di tale conquista è dovuta al fatto che sia la natura che l’uomo riescono con vari meccanismi a cancellare le parole delle pietre.
I due sistemi che vogliamo analizzare prendono forma attraverso operazione del tutto duali che fondamentalmente potremmo individuare in: Prefigurare, Configurare e Riconfigurare.
· Prefigurare: a livello del racconto rappresenta quei discorsi orali che si compiono in maniera spontanea e senza alcuna velleità letteraria. Sostanzialmente rispondono all’esigenza di mettersi in comunicazione con gli altri. Alla stessa maniera il costruire primitivo risponde alla necessità di abitare. Nonostante ci si ponga la domanda se viene prima l’Abitare o il Costruire (Heidegger), si giunge rapidamente alla conclusione che entrambe sono inscindibili e in questa fase nessuno prevarica sull’altro perché trattasi di questioni di necessità. Potremmo dire che la l’architettura di questa fase è fortemente caratterizzata dai suoi rimandi arcaici: il bambino che si trova improvvisamente espulso dal ventre materno non potrà che trascorrere il resto della sua vita alla ricerca di quell’abitare. Tuttavia il percorso, i percorsi che l’uomo deve affrontare restituiscono una visione della vita come un perenne viaggio in cui l’architettura si pone sia come luogo di arrivo sia come distanza da percorrere.
· Configurare: il racconto si svincola dalla vita quotidiana e mette in moto tutte le peculiarità della letteratura a partire dalla MESSA-IN-INTRIGO, passando per l’INTELLIGIBILITÀ’ e concludendosi con l’INTERTESTUALITA’. Per il racconto si tratta di creare una trama a partire dagli avvenimenti ovvero fare una “sintesi dell’eterogeneo” (messa in intrigo), cercare di “chiarificare l’inestricabile” (intelligibilità)e infine creare un rapporto con tutti gli altri scritti realizzati prima (intertestualità). Sul piano dell’architettura, queste tre fasi sono del tutto identiche: dapprima si discerne tra l’eterogeneità delle forme con la composizione (messa in intrigo), si prosegue con la conquista della leggibilità partendo da un contesto che per definizione è inestricabile (la città) e si finisce con il fare i conti con tutto ciò che è stato costruito sia nell’ambito d’intervento che nella storia dell’architettura (intertestualità).Nella fase della configurazione sia la narrativa che l’architettura possono essere influenzate da due modi differenti di approcciarsi a tali discipline: la prima mette in evidenza come molte delle cose costruite o raccontate siano filtrate da un linguaggio di riferimento o da ideologie vere e proprie; negli altri casi si tenta di interpretare la necessità dell’abitare, ma questa è inevitabilmente una proiezione di quello che gli studiosi riescono a cogliere e non la realtà. Tramite il progetto, il costruire ha la meglio sull’abitare
· Riconfigurare: Il racconto non si conclude nell’ambito della narrazione, ma continua la propria vita nel confronto con il lettore. Inoltre chi tiene in mano un libro ha certamente una propria visione del mondo e quindi delle personali aspettative sul testo: questo passaggio chiarisce in maniera definitiva la soggettività dello scrivere e del leggere, così come dell’abitare e del costruire, gettando le basi per “elaborare il codoglio della comprensione totale e ammettere che vi è dell’inestricabile”. L’uomo che abita, adesso può partire dal suo stato per rivedere l’atto del costruire, rivedere il progetto, in altri termini riconfigurare.

Secondo Testo – La città è fondamentalmente in pericolo.
La sua sopravvivenza dipende da noi

Si tratta di un intervista in cui Paul Ricœur tenta di rispondere ad alcune domande come: quale sia il ruolo del filosofo nella società, nella vita pubblica? Come? Ecc.
Il testo è abbastanza generico nei temi, tuttavia contiene alcune idee chiave per una corretta analisi della città. Primo fra tutti il concetto di RESPONSABILITÀ’: pare che questo termine debba indicare esclusivamente la colpa di un individuo rispetto fatti accaduti in passato. Non è così: la responsabilità e soprattutto qualcosa proiettata verso il futuro, verso la salvaguardia di ciò che verrà. Questa idea è particolarmente significativa se si pensa alla città come ad un progetto che non sarà mai terminato, quindi rivolto al domani per definizione. La nostra responsabilità sta proprio nel non abbandonare i temi generali di organizzazione e orientamento delle città che per nulla al mondo devono essere prerogative esclusive degli specialisti. La politica non rientra tra i saperi scientifici così come non lo è l’architettura.

Terzo Testo – Urbanizzazione e secolarizzazione
Le città possono essere lette a partire da quattro aspetti generali che le caratterizzano. Ognuno di questo porta con se in maniera intrinseca delle patologie
· Moltiplicazione delle relazioni e degli scambi: la città può essere letto come crocevia di persone che si ritrovano a condividere stessi spazi amplificando notevolmente le interrelazioni tra individui. La patologia è rappresentata dall’anonimato di tali relazioni come risposta ad un mondo sovraccarico di input impossibili da discernere.
· Mobilità accelerata (geografica, residenziale, lavorativa, sociale ecc.): è una prova da superare per l’uomo moderno che deve essere capace di adattarsi, di essere tollerante, di rimettere in gioco i ruoli ecc. Di contro, per l’uomo viaggiatore come sinonimo di uomo vivo, potrebbero esserci problemi per la perdita di un centro o per una mobilità che da funzionale si trasforma in aberrante. Passerebbe così da “nomade urbano” a disorientato.
· Organizzazione concentrata: il crocevia di cui accennavamo prima è anche la sede privilegiata per tutte quelle attività a carattere amministrativo. Patologia: la burocrazia o la mancanza di amministrazione.
· L’immagine che la città ha di sé: Potremmo dire che l’elaborazione mentale che una comunità ha della propria città e inestricabilmente invischiata nella realtà stessa. La città si presenta all’uomo come il prodotto massimo dell’umanità, in contrapposizione alla natura come prodotto di dio. “La città è artificio assoluto, realizzazione del progetto umano”. Questa affermazione non fa altro che dare importanza all’aspetto tecnologico della città, aspetto ancora una volta orientato vero il futuro e spesso privo di passato. L’uomo potrebbe finire per sentirsi ingranaggio in un contesto senza progetto comune.

Gli aspetti sopraelencati e le relative patologie fanno capire la necessità di una disciplina che governi, orienti e diriga le nostre città: l’urbanistica. La condizione moderna è causa e risultato della città secolarizzata, ovvero di quella città (laica) in cui vengono ben distinte le sfere del sacro e del profano. Tale risultato si consegue in 3 tappe, che per quanto paradossale prendono spunto dai testi sacri:
· Disincantamento della natura: l’uomo domina sulla natura, così come detto nella bibbia. Si perde quel senso di inferiorità rispetto il creato.
· Desacralizzazione della politica: La colpevolezza di chi condanna Gesù sulla croce è la testimonianza che la politica divina è stata vinta. Così come lo fu quella dei faraoni.
· Sconsacrazione dei valori: i falsi idoli perdono di valore, ma questo processo coinvolge tutto.
Il resto del testo indaga su come fondare un sistema teologico per il cambiamento della società e della sua organizzazione intesa come controllo responsabile, in altri termini la rifondazione di una teologia della cultura.

Quarto Testo – Il progetto di una morale sociale
Partendo dalla morale sociale così come estrapolabile dalla bibbia, si giunge ad un concetto nuovo e mediato per tale progetto.

Commenti di Franco Riva:
Riva comincia l’analisi su Ricœur ponendolo al centro del dibattito che gira attorno alle questioni del decostruzionismo. Il mondo si è ormai arreso di fronte l’impossibilità della conoscenza totale e ha deposto le armi. Specchio di questo atteggiamento è il fare architettura dello spiazzamento, della sorpresa utilizzando meccanismi opposti ma ugualmente decostruzionisti: contrapposizione tra parola e segno (Derridà) oppure rilettura in senso narrativo del costruire (Ricœur). Quando l’attenzione passa dall’architettura alla città non si può fare a meno di notare come le patologie della città si tramutino immediatamente in patologie sociali: ecco la necessità dell’urbanistica. Tuttavia, va sottolineato che esistono almeno 6 città all’interno di ogni città: ispirata, dell’opinione, commerciale, domestica, civile, industriale. Ognuna di queste rappresenta un archetipo di città autonoma ed ideale. La prima si fonda sulla grandezza delle persone; la seconda sull’opinione altrui; nella città commerciale i beni rari hanno il massimo valore e condizionano i rapporti tra individui; nella quarta regnano valori di lealtà e fedeltà; la città civile si distingue per la sottomissione del bene proprio al bene comune; ed in fine vi è la città industriale in cui vale il principio superiore dell’utilità.

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