Progettata nel 1949 e realizzata nel 1955 da Le Corbusier per il dr. Currutchet in un quartiere della Plata Argentina, la Casa – studio Currutchet figura come uno dei
Le Corbusier non procedette astrattamente ma si preoccupò di dare una risposta alle condizioni morfologiche del terreno e dell’ubicazione. La prima condizione era quella di realizzare un’abitazione unifamiliare in un lotto di dimensioni limitate da tre muri di confine spartifuoco, la cui conseguenza immediata sarebbe stata la presenza di una sola facciata. Inoltre dovette risolvere il problema dell’inclinazione dell’asse longitudinale del suolo molto vicina a 45°. Divise quindi la costruzione in due blocchi, il primo fra i quali avrebbe ripreso la pendenza della linea municipale rispettando la continuità della facciata e risolvendo la divergenza
Il progettista si mostrò sempre incline ad adeguare gli spazi alle esigenze della committenza in particolare nei confronti della richiesta del cliente di schermare le ampie pareti vetrate

Si accede all’abitazione mediante un’apertura racchiusa da un prisma che facilmente si individua nella spazio vuoto generato dalla struttura in pilotis. Tale accesso definisce anche un punto di mediazione tra lo spazio aperto di fronte la casa e uno parzialmente coperto, una sorta di hall. In quest’ambito è predominante la presenza di una rampa, che connette il pianterreno con il retro, dove è disposta la vera e propria residenza, e successivamente cambiando direzione giunge alla clinica, posta al primo piano. A partire dall’elemento compositiva della rampa si articola l’idea del viaggio o promenade architecturale, tanto osannato concetto creato da Le Corbusier, che offre all’osservatore dinamiche di vedute differenti, ricorrendo tra le altre cose anche al fattore tempo, il quale viene trattato come una quarta dimensione.
Accanto alla rampa è piantato un albero, il cui fogliame si eleva fino al punto più alto dell’edificio, forse per marcare la netta separazione tra lo studio e la vera e propria residenza. Quest’ultima presenta ad un piano intermedio (mezzanino) la zona d’accesso all’appartamento, quasi del tutto vetrata quasi per indicare al visitatore la direzione da seguire o mettere in contatto ambiti differenti. Questa contiene una scala che, passando per il primo piano, che contiene cucina , sala da pranzo e soggiorno a doppia altezza (riprendendo la pratica introdotta da Loos), giunge al secondo piano, dove si articolano tre camere da letto e due bagni racchiusi da pareti curve e di cui uno presenta un lucernario probabilmente per permettere il ricambio dell’aria. Un elemento particolarmente interessante è la camera da letto del padrone di casa che si relaziona visivamente con il sottostante salotto e con la terrazza di fronte tramite delle grate in legno.
Il blocco più esterno contiene al primo piano una sala d’attesa, lo studio del medico e una camera di servizio, e al secondo piano la famosa terrazza- giardino. Le Corbusier progettò l’edificio e quindi anche l’orientamento della terrazza in modo tale che potesse godere del cielo, del sole e della splendida visuale sulle due piazze in primo piano e sulla foresta sullo sfondo, ricorrendo ad una pensilina disposta sul muro mediano ovest che proteggesse dalla pioggia o dal soleggiamento diretto.


E’ facile rintracciare una gerarchia in relazione ai diversi gradi di privatezza che raggiunge il suo acme nella terrazza, destinata all’uso privato ma contemporaneamente partecipe della vita pubblica.
Questo elemento, l’intima relazione che l’abitazione tesse con l’ambiente e il già citato gioco di prospettive sono tutti fattori che

Un concetto caro a Le Corbusier è il problema della bellezza, progettare un’architettura che ritrovi l’”ordine universale”. “L’architettura c’è quando interviene emozione poetica. L’architettura è un fatto plastico. La dimensione plastica è ciò che si vede e si misura con gli occhi…”.
L’idea di bellezza viene concepita come una simbiosi di due fattori:
• L’utilizzo di forme elementari, di geometrie proporzionali, con l’utilizzo del famoso modulor, che in Casa Currutchet viene applicato per individuare l’altezza della struttura di brise – soleil, e di superfici che seguano l’andamento delle linee direttrici e generatrici del volume;
• L’appropriatezza funzionale, poiché dichiara il significato di casa in quanto “macchina da abitare” sulla base di esempi del piroscafo e dell’aereoplano.
In ultima analisi è percepibile l’applicazione dei cinque punti resi manifesti da Le Corbusier nel 1926:
1. Pilotis: la casa si regge infatti su questi pilastrini ed è quindi quasi del tutto sospesa in aria, distante dal terreno portatore di umidità, mentre il giardino cresce indisturbato sotto l’abitazione;
2. Tetti – giardino: il cemento armato viene gettato sopra uno strato di sabbia che impedisce al cemento di dilatarsi e frantumarsi e trattiene l’umidità, contrastando il dilagarsi dell’umidità;
3. Pianta libera: l’uso del cemento armato porta alla libertà dei muri che non devono più essere ricalcati gli uni sugli altri. Così facendo si produce anche economia di volumi. Nel caso di Casa Currutchet ciò permette l’inserimento dell’albero tra i limiti dell’edificio;
4. Finestre in lunghezza: grazie al cemento armato le finestre possono percorrere tutta la lunghezza della facciata;
5. Facciata libera: i pilastri sono arretrati rispetto ai muri e ciò comporta l’indipendenza di questi dalla struttura portante e la modificabilità delle pareti e della facciata.
Bibliografia:
Boesiger-Girberger – Le Corbusier 1910-65, Zanichelli 1987
Brooks-Allen – Le Corbusier 1887-1965, Electa 1987
Zevi Bruno – Storia dell’architettura moderna, Einaudi 1973
Le Corbusier – Verso un’architettura, Longanesi eC 1973
It should say "Casa Curuchet- La Plata, Buenos Aires, Argentina- 1949- Le Corbusier"
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