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domenica 24 febbraio 2008

Quartiere Residenziale - Almere (Olanda) 1999/2001 - UN Studio

Tesina scritta nell'ambito del corso di Architettura Tecnica II

ANALISI TIPOLOGICA

L’area soggetta ad edificazione si trova direttamente su una laguna. Il quartiere ha forma triangolare con un lato delimitato dal canale principale (lotto da 15150 mq. con 2880 mq. edificati). I lembi di terra bene s’innestano sullo specchio d’acqua, nel tentativo di integrare la materia fluida all’interno del progetto. Gli edifici realizzati prevedono da 2 a 6 unità abitative. Il tipo edilizio è quello delle case a schiera su tre livelli con ingressi separati e scale interne private. Un altro gruppo di fabbricati, villette unifamiliari, è distribuito lungo il canale. Tutte le residenze sono caratterizzate da volumi sfalsati che creano all’esterno nicchie, balconi, terrazzi, dando all’interno la possibilità di organizzare gli spazi in maniera funzionale e organica. Le partizioni interne sono ridotte al minimo e sono totalmente aperte verso l’esterno per mezzo di grandi pareti vetrate. Ogni unità abitativa dispone di un fronte sud-ovest. Ciò testimonia un processo architettonico democratico volto a dare uguali condizioni a tutte le abitazioni.

IDEE PROGETTUALI
I progettisti hanno improntato l’ideazione di queste residenze sul concetto di flessibilità e individualità: ogni abitazione è personalizzabile sia per mezzo delle partizioni interne che con l’aggiunta di volumi al corpo di fabbrica. Infatti, sono stati pensati dei moduli in acciaio di 2,5 per 6 metri rivestiti in legno da poter essere montati sotto richiesta del cliente. Sono utilizzabili come balconi, giardini d’inverno, nicchie, stanze ecc. Sono stati ideati in modo da non interferire con l’architettura esistente in quanto ne richiamano forme e geometrie.


ANALISI DELLE RELAZIONI

- Tra la realizzazione e il contesto urbano:
Il contesto urbano, a parte il rapporto con la laguna, sembra essere stato completamente tralasciato in fase progettuale. Non vi è alcun riferimento ne d’intenti e ne di esiti volti in tal senso. Si nota subito che la configurazione del quartiere risulta essere chiusa e ben delimitata a nord, sebbene apre le sue visuali verso la laguna circostante. I circuiti terresti che si vengono a creare sono tutti a fondo cieco e ciò limita la possibilità di avere più connessioni isolando l’area e confinandola ad uso dei soli residenti.

- Tra le unità abitative:
Era intento dei progettisti creare abitazioni che fossero assolutamente indipendenti l’una dall’altra, sia in termini fisico-funzionali che in termini di privacy: gli ingressi sono separati così come i corpi scala; la zona notte di ogni abitazione non confina con la zona giorno della residenza vicina; balconi, nicchie e vetrate comunicano il meno possibile tra di loro per evitare sguardi indiscreti. Tutto ciò rientra nei piani dell’ UN STUDIO ovvero poter garantire la massima libertà ad ogni residente senza compromettere quella degl’altri. Nel caso delle villette, questo fenomeno è molto evidente per il fatto che si esplica con il mezzo più semplice: la distanza, distanza regolare che si moltiplica passando da una casa all’altra. La disposizione lungo l’asse del canale rarefà gli ambiti connotandoli con un particolare senso di riservatezza.

- Tra gli ambienti della singola unità abitativa:
Ogni abitazione presenta al piano terra un grande stanza aperta all’esterno per mezzo di parete vetrata. Questa ha tutte le sembianze di un loft e tenta di evocarne tali suggestioni. Ai piani superiori si articola la zona notte con le varie camere da letto. Il corpo scala è collocato in posizione centrale e, sebbene non fruisca sempre di illuminazione diretta, passa da ambienti di disimpegno sempre ben illuminati. Le soluzioni escogitate per ottenere questo risultato sono ben riuscite sia da un punto di vista formale che pratico e rappresentano un ottimo esempio da seguire.


Rif. Bibliografico: Casabella n°713 Luglio/Agosto 2003 pp. 60-67

Sito UN Studio (consigliato):
http://www.unstudio.com/

giovedì 21 febbraio 2008

Materiali - IL SALE

Oggi nasce questa nuova rubbrica dedicata a tutti quei materiali che interessano il mondo dell’architettura, del design e della cultura contemporanea. Ci ripromettiamo di sondare questi argomenti nel modo che ci contraddistingue ovvero proponendo approfondimenti, spunti o semplici immagini senza mai essere seriosi o avere la presunzione di sapere tutto. Per questo motivo riteniamo sia fondamentale il vostro contributo (cesareee@hotmail.it) anche sottoforma di semplici commenti.
Cominciamo da un materiale insolito, uno di quei materiali che sembra avere poco a che fare con l’architettura…

SALE

Uno dei sapori che non riuscirò mai a levarmi di bocca è quello del limone con il sale. In Sicilia e un vero must. Esiste il seltz a l limone e sale, bevanda rinfrescante che somiglia ad un bel bicchiere d’acqua di mare. Esistono “i lumii co caddu” ovvero i cedri che vanno mangiati solo ed unicamente a fettine cosparse di sale. Chi non conosce la tequila boom boom con relativa leccata di sale e fetta di limone?!
Ok… che il sale fosse prezioso in cucina non è certo una novità… ma prezioso solo in cucina?
Oggi il suo costo è veramente irrisorio; nell’antichità veniva usato come merce di scambio al posto del denaro.
Circa 40 anni fa, in Italia il sale era monopolio di stato (come le sigarette o l’alcool) tranne in Sicilia dove veniva prodotto. Mio nonno racconta di quando i parenti calabresi venivano a fare scorta, riempiendo le loro auto con palate del prezioso minerale fintanto che le vetture non toccavano terra.
Un po’ immaginavo quella scena e quella montagna di sapidità che condiva il cofano della macchina, ma nulla a confronto con la visione delle saline di Trapani e Marsala. Vorrei chiedere ai turisti, sempre più numerosi: Quelle montagnole di sale cosa sono? Architettura? Istallazioni? Land-Art? Cosa? Non so classificarle e non so perché risultano così affascinati: un mare di sale… espressione quanto mai azzeccata. Ho scoperto che esistono pure delle montagne di sale. Ebbene si! Si trovano in Polonia nella cittadina di Wieliczka, vicino la famosissima Cracovia la città del papa (no questo, quello di prima).
Quando ho visitato questi luoghi ricordo che era tutto splendidamente bianco: non per il sale ma per la neve. Si giunge ad una piccola casupola dalle fattezze di stazione ferroviaria. Fila, biglietto, entrata: benvenuti nelle miniere di sale di Wieliczka, patrimonio dell’umanità.
Per cominciare ci si catapulta in delle claustrofobiche scale in legno che dopo una quindicina di minuti di discesa portano a quota –130 metri .Farsi venire qualche attacco di panico durante la discesa è fortemente sconsigliato.
Appena si giunge nei primi tunnel scavati nel sale (che si presenta nero e grigio) si capisce che quei luoghi hanno poco a che fare con le immagini di grotte o miniere a cui siamo abituati. Le pareti sbrilluccicanti introducono in un mondo sospeso nel tempo.
Ecco le prime statue di sale, i primi gradi ambienti, i laghi sotterranei, fino a giungere ad una sorta di sala reale rifinita di tutto punto. Pavimenti di sale, pareti e modanature di sale, arredi di sale, poltrone di sale, lampadari in cristalli di sale ecc. Esiste pure una cappella in cui i minatori degli ultimi sette secoli si sono avvicendati per pregare e chiedere la grazia affinché non morissero stroncati da chissà quale malattia ai polmoni. È davvero strano il rapporto che questi operai dovevano avere con il bianco minerale, tanto da lavorarlo, trasformarlo in oggetti sacri, venerarlo, abitarlo (si, perché lì sotto rimanevano per parecchio tempo) per esserne in fine uccisi.
Sorprendentemente solo una con oggetti salini dal gusto vagamente contemporaneo.Il turismo è una brutta bestia, quindi non spaventate se nel vostro tour sotterraneo troverete bar, ristoranti, uffici postali e negozietti cosa non era salata: i prezzi. Ma quando ci sono andato io non c’era ancora l’euro…

Sapete come si risale in superficie? No?! Beh… non voglio rovinare la sorpresa a chi ci andrà…

Foto salina di...
Foto scala di...
Foto grotta di...
Foto sala di...

lunedì 18 febbraio 2008

Casa Moller – Vienna 1928 – Adolf Loos

Tutti i maggiori critici d’arte sono d’accordo che gli elementi caratterizzanti la poetica loosiana siano:
-l’assenza d’ornamento, lo stesso Loos scrive un libro dal titolo “ornamento e delitto”;
-la convinzione che l’architettura non sia un’arte ma sia a servizio di uno scopo, l’abitare;
-elencato per ultimo, ma forse il più importante, l’invenzione del Raumplan.

Zevi scrive che Loos era persuaso che l’obbiettivo dell’evoluzione umana fosse di individuare la bellezza nella forma funzionale anziché demandarla ad orpelli compensatori, sovrastrutturali, ingannevoli e deteriori anche se di gusto squisito; lo stesso Loos nel suo libro “parole nel vuoto” scrive: <<…siamo contenti di comprare i cofanetti per le sigarette lisci, pagandoli anche il quadruplo di quelli decorati…>>, <<…soltanto una piccolissima parte dell’architettura appartiene all’arte, il sepolcro e il monumento, il resto, tutto ciò che è al servizio di uno scopo, deve essere escluso dal regno dell’arte…>>. L’idea che Loos fosse contrario all’ornamento, e favorevole all’opera solo se questa risulta funzionale, ci viene espressa oltre che da Zevi e Frampton anche da De Fusco, che scrive: <<…casa Steiner non si distingue per la sua bellezza,anzi la fronte sulla strada, decisamente brutta col suo tetto curvo, poteva essere concepita, forse polemicamente, solo da un autore che escludeva l’architettura dal novero delle arti per il fatto stesso che assolveva ad una funzione…>>. L’autore boccia la casa e dice che è decisamente brutta, ma la salva comunque perché è funzionale (un tetto curvo può essere utilizzato meglio di uno a falde).
Il Raumplan come lo definisce Ludwig Mϋnz è: la progettazione di stanze che, non più vincolate ad un piano uguale per tutte, stanno a livelli diversi. A seconda del loro scopo e significato, gli ambienti variano d’altezza, oltre che di grandezza, correlandosi in un tutto armonico e inscindibile che sfrutta al massimo il blocco edilizio. Pensando solo in termini di piani sovrapposti per ottenere la stessa superficie abitabile occorre un’area più vasta, ciòequivale ad allungare i corridoi, complicare la manutenzione, diminuire le comodità, accrescere i costi,
sperperare lo spazio. Essa comporta che, per illuminare le stanze, le finestre non siano più allineate in sequenze rigide, ma si dispongano liberamente onde riflettere le specifiche esigenze. L’esterno diviene così il verace involucro dell’interno.
Sia Zevi che Frampton che De Fusco sono concordi che il Raumplan sia l’elemento che più caratterizza Loos, ma soprattutto sia una delle più importanti invenzioni architettoniche perché permette di fondere ambienti oltre che orizzontalmente anche verticalmente, e per questo, a mio parere, è superiore alla pianta libera che fonde ambienti solo orizzontalmente.
Per progettare uno spazio utilizzando la tecnica del Raumplan non sono più sufficienti piante e prospetti, ma sono indispensabili le sezioni e le prospettive, perché la progettazione non sarà più bidimensionale, ma tridimensionale .
Un altro tema caratterizzante Loos, che spesso non viene ricordato, ma che si coglie facilmente nei suoi scritti, è quello di concepire la casa come rifugio per l’uomo, che quindi lo deve rispecchiare e che la deve vedere propria senza sentirsi mai a disagio; questo porterà al fatto che non può essere legata a nessuno stile, ne può seguire alcuna moda, perché gli uomini sono l’uno differente dall’altro e per questo vivrà in eterno.

In casa Moller può essere racchiuso tutto il pensiero loosiano perché possiamo ritrovare il rifiuto dell’ornamento; il procedere dall’interno verso l’esterno, e quindi quest’ultimo rispecchia il primo; il Raumplan; e la casa come rifugio.L’assenza d’ornamento si evince sin dall’esterno. Le facciate potrebbero sembrare simmetriche soprattutto quella sulla Starkfriedgasse, ma la simmetria scaturisce dal fatto di voler portare l’architettura all’essenziale, “architettura della negazione”, “del puro segno”; il muro è la griglia che ingabbia l’intera composizione; la forma delle finestre liberata da ogni ornamento, portata all’essenziale, derivata solo
dal loro uso, è ridotta all’elementarità, intesa come buco nel piano del muro. Nel prospetto principale queste non sono disposte in una maniera simmetrica, ne hanno la stesse dimensione o forma, perché queste sono dettate dall’uso dell’ambienti interni, perché essendo differenti hanno differenti esigenze d’illuminazione e aerazione.Nella facciata principale troviamo un unico corpo aggettante che è quello di un parallelepipedo che non ha ragion d’esserci se non quella di contenere uno spazio interno.

La porta d’ingresso si apre su un atrio molto compresso, poco profondo, che rappresenta un polo di smistamento. Sulla destra troviamo il primo gruppo di scale che conduce ad un luminoso guardaroba alto 2,50 metri, da questo si diparte un’altra scala che si snoda ad angolo retto e porta al soggiorno a più livelli. Nel soggiorno, alzata di cinque gradini, c’è una zona più riparata, quella che nel prospetto corrisponde al volume aggettante, è quasi isolata, la zona che per Loos è il rifugio dell’uomo, la sua “tana”, dove può sentirsi a suo agio e protetto; già dalle immagini si può captare il gran calore che questa riesce a fornire, grazie all’attenta scelta dei materiali in predominanza di legno.

Il soggiorno è alto 3,20 metri e la “tana” 2,50 metri, la differenza d’altezza, otre che di quota e la presenza delle scale, divide la zona del soggiorno più pubblica da quella della “tana” più isolata e intima. Da questo si evince che il raumplan non è utile solo dal punto di vista economico, ma è anche carico di valenze psicologiche.Il soggiorno è collegato con la sala della musica che a sua volta è legata a quella da pranzo, settanta centimetri più in alto. L’unico modo, dalla sala della musica, per accedere alla sala da pranzo è attraverso una scaletta pieghevole, ben nascosta alla base; quando la scaletta è chiusa gli ambienti saranno completamente estranei, perché oltre alla differenza di quota, stavolta non abbiamo neppure un collegamento materiale, e i due ambienti saranno in relazione soltanto visivamente. La differenza dei due ambienti ci è anche sottolineata dall’uso dei materiali, che se pur simili sono distinti, infatti, la sala da pranzo è rivestita da pannelli di compensato con agli angoli pilastri sporgenti rivestiti in travertino. Nella sala della musica predominano le tinte scure dei pannelli di rivestimento che giungono sino al soffitto, a questi si aggiunge il pavimento di ebano a determinare un’ atmosfera calda. Qui come nel resto della casa i mobili fanno parte dell’ architettura, ad esempio la credenza, della sala da pranzo, è rinchiusa nella parete, e l’unico elemento mobile è il tavolo con le sedie. I salti di quota sono il fulcro di tutto l’edificio e per crearli sono indispensabili le scale che dovranno essere di vario tipo. Come abbiamo visto le scale di pochi gradini fanno parte dello stresso ambiente, come ovvio, ma in questa casa anche le scale di collegamento di piani non sono concepite come isolate, ma sono inserite negli stessi ambienti; infatti le loro pareti laterali sono bucate per permettere il contatto visivo, e per non abbandonare definitivamente un ambiente in un istante, ma man mano.A mio parere Loos fa parte dei grandi maestri perché è stato uno dei primi a sperimentare la pianta libera, a ridurre l’ornamento, a non farsi sottomettere dalle mode, a procedere dall’interno verso l’esterno e ad indagare anche gli aspetti psicologici dell’abitare; tutte prerogative della modernità.

Bibliografia

-Parole nel vuoto, Adolf Loos, Adelphi Editire, Milano, 1992.
-Mille anni d’architettura in Europa, Renato De Fusco, Edizioni Laterza, Roma, 1993, pag 600.
-Storia dell’architettura moderna, Kenneth Frampton, Zanichelli Editore, Bologna, 1986, pag.96-102.
-Storia dell’architettura moderna, Bruno Zevi, Einaudi, Torino, 2004, pag. 87-92.
-Adolf Loos, Benedetto Gravagnuolo, Idea Books Editore, Milano, 1981, pag. 194-198.
-Domus, no 714, 1990, marzo, pag. 4-5.
-Casabella, vol. 54, no 565, 1990, febbraio, pag. 23-24.
-L’architettura, no 5, 1965, settembre, pag. 411-414.

sabato 9 febbraio 2008

Pensiero del giorno... Neve

Gli igloo hanno sempre dato ispirazione alla mia testolina da architetto... una costruzione realizzata con un solo materiale, niente orpelli, architettura che si fa da se, sostenibilità ambientale ecc ecc. raccoglie tutti i concept della progettazione contemporanea... adesso ci sono pure gli hotel costruiti interamente in ghiaccio...
mi è sembrato interessante vedere come la neve e il ghiaccio riescano a produrre forme così fortemente ispirate, architettonicamente parlando.

un pò di foto del concorso di Kiruna in Svezia dove ha partecipato pure una squadra italiana...

opera tedesca



Opera ceca



opera italiana


Sito della squadra italiana (con foto del concorso):
http://www.snowmade.it/kiruna_svezia.html

Sito del concorso:
http://kiruna.snowfestival.se/

domenica 20 gennaio 2008

“Immaginaria” Sede Meltemi Editore, di Paolo Valente e Spartaco Paris

Nell’aprile del 2007 la Meltemi editore, con la collaborazione del ministero degli affari esteri, ha bandito un concorso per la progettazione della propria sede. Primo premio 5000€.
La scadenza per la presentazione della domanda fu fissata per il 20 maggio, ovvero, un mese dopo la pubblicazione del bando. Eppure i candidati a quella data erano ben diciotto.
Per aiutare la giuria esaminatrice nella scelta della miglior opera, la Meltemi decise di realizzare tutte le opere in gara sull’isola di Myrsine per poi prelevare solamente la costruzione vincitrice . Così i 18 edifici videro la luce nel luglio del 2007. Furono giudicati e il primo premio andò agli architetti romani Paolo Valente e Spartaco Paris.
Ah, dimenticavo: tutto ciò accadeva su second life, il mondo parallelo che ormai tutti conoscono.
La Meltemi, casa editrice realmente esistente, ha pensato bene di esplorare le possibilità offerte dal mondo virtuale, realizzando una propria sede nel cyber-spazio. Il ministero italiano degli affari esteri non ha perso l’occasione di collaborare per intercettare il canale di quella che ormai viene chiamata Second Architecture.
Su internet il dibattito sulla S.A. sembra ormai aver preso piede. I professionisti del settore danno una lettura di questo fenomeno che non è molto incoraggiante. Pare che le tendenze “second” architettoniche siano volte fondamentalmente verso due derive opposte: chi riesce ad imitare il mondo reale, proponendo le mediocri architetture che infestano le nostre città, e chi ,invece, sfrutta a pieno i vantaggi della virtualità, dell’assenza di forza di gravità. Mi viene da pensare che anche sul web l’uomo non può fare a meno di ricommettere gli errori del mondo reale ovvero la riproposizione atemporalizzata sempre delle stesse cose: ci sarà una casa rinascimentale anche sul web? Gotica? Liberty? Per quello che ne so, la risposta è si! Perlomeno il concorso è stato risparmiato da simili brutture.
Al momento la S.A. è solo la somma algebrica di ciò che viene costruito sul web. Mancano le firme degli architetti di fama mondiale, mancano le idee nuove, le opere di successo. Qualche privato utilizza second life per testare le opere che poi realizzerà nella realtà, ma per questo bastavano i rendering e photoshop. In questo mare di niente il concorso Meltemi è destinato a diventare una pietra miliare nella storia della S.A.
E voi che ne pensate?


Bando di Concorso
http://www.meltemieditore.it/meltemi_bando.pdf

Approfondimenti
http://www.myfirstsecondlife.com/meltemi/index.htm
http://virtualarchitecturalheritage.blogspot.com/
http://www.archinfo.it/home.php?_idnodo=197039