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Venezia - Biennale d'Arte vs Architettura


Finalmente ce l'ho fatta. Ho visitato la mia prima Biennale d'Arte a Venezia.
Ricordo i test d'ammissione all'università, in cui mi si chiedeva quale fosse la "famosa" città della Biennale, ed io che segnavo un  bel "Genova" con tanto di vocina che diceva "ma quanto sei ignorante!? in scienze politiche ti finisce". Ad ogni modo, mi classificavo quarto con buona pace di tutti.

VENEZIA 2010 - Padiglione Italia - Italia 2050

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

Italia 2050 è la terza sezione del Padiglione Italia - Ailati - curato da Luca Molinari.
Questa esposizione è stata realizzata in collaborazione con la rivista Wired che ha selezionato 14 visionari italici a cui è stato affidato il compito di proporre 14 temi per un futuro non troppo lontano. A questo scopo sono stati realizzati altrettanti testi che esplicitassero meglio i contenuti: le "visioni" sul futuro.
Quindi sono intervenuti 14 architetti che hanno tentato di trasporre i temi in installazioni.
Di seguito riportiamo alcuni dei lavori affiancati dai relativi testi.

Nel complesso l'intero padiglione di Italia 2050 è stato immaginato come uno spazio libero in cui potersi muovere, con 14 scale che permettessero di gettare uno sguardo al piano superiore, uno sguado sul prossimo futuro. Alla fine di ogni salita un'installazione a tema.

Piano terra, primo piano e dettaglio della visione #5. Foto di Giuseppe Scandura.

1#Visionario: Susanna Nicchiarelli
Tema: Archivi della memoria
Visione: "Entro 30 anni, ha detto il presidente americano, l'uomo arriverà su Marte, e poi ha aggiunto: «I expect to be around to see it». È questo il centro della previsione, e oggi possiamo affermarlo con certezza: non Marte, ma l'ottimismo del "ci sarò". A quasi 50 anni dal discorso di Kennedy in cui annunciava lo sbarco sulla Luna, un uomo che ha lo stesso ruolo fa un annuncio simile ma con un corollario che è più importante dell'annuncio stesso. Un corollario che non riguarda tanto Barack Obama, quanto tutti noi. Il punto è che la vera certezza non è l'uomo su Marte, ma la nostra possibilità di testimoniarlo.Abbiamo una lunga storia alle spalle e ormai si è capito che è impossibile immaginare il futuro, quali mezzi tecnologici avremo, come vivremo: ma quello che possiamo, nel 2010, affermare con qualche certezza, è che la testimonianza del cambiamento sarà importante quanto il cambiamento stesso, e che questa è l'unica cosa che non cambierà; e che quindi, come dice Obama, ci saremo, per testimoniare i prossimi eventi, per festeggiare le scoperte, per constatare insieme i nostri disastri. Come gli uomini del mito della caverna di Platone, come noi oggi, gli uomini del 2050 si osserveranno tra loro, guarderanno il fuori, talvolta usciranno; avranno visioni parziali, distorte da altri, da loro stessi o dalle loro (oggi inimmaginabili) tecnologie; perderanno contatto con quello che succede fuori, e forse perderanno anche il senso del fuori. E nell'osservare dubiteranno dell'affidabilità dei loro occhi e dei loro mezzi per vedere, e dubiteranno anche degli eventi che vedranno o che si faranno raccontare; si spera però che, andando avanti, capiscano qualcosa di più di loro stessi, e dell'importanza del vedere."
Arch.: Beniamino Servino
Installazione: L’OSSERVATORIO VENEZIANO ovvero Punto di Osservazione Antipiccioni
Vedi progetto su beniaminoservino/projects

2#Visionario:
Davide Oldani
Tema: Luoghi del gusto, del benessere e del piacere
Visione: "Nel 2050 spero che si mantenga la buona cucina, quella della tradizione, che usa prodotti locali e di stagione, a km zero. Immagino un ritorno al passato che ci farà fare grandi passi avanti: ricominceremo tutto da capo, con piccoli negozi che vendono prodotti di nicchia; saremo "saturi", stufi degli iper dove trovi tutto e il contrario di tutto, stufi delle scatolette e dei surgelati. Già oggi, d'altronde, alcune grandi aziende puntano al prodotto fresco, è la filosofia del "6 days shelf life". Sarà il momento della vecchia drogheria sotto casa, dove comprare mezzo litro di latte e mezz'etto di prosciutto. La tecnologia giocherà un ruolo fondamentale, perché la drogheria sarà cablata e computerizzata e i prodotti certificati, igienicamente perfetti. Se oggi la crisi spinge a ridurre i consumi alimentari a favore di telefonini e gadget elettronici, questo "ritorno al passato" porterà nuovamente a un'inversione di tendenza. E quindi anche la convivialità riprenderà l'importanza che ha sempre avuto nella tradizione italiana: la tavola della domenica, dove ci si riunisce e si parla, ci si racconta tutto. 25 anni fa, quando ho cominciato con Gualtiero Marchesi, pensando al cibo del 2000 immaginavamo le pillole. E invece nel 2010 io continuo a fare cucina tradizionale. Mi sembra un buon presupposto su cui riflettere, un buon augurio per tutti."
Arch.: Duilio Forte
Installazione: SLEIPNIR CONVIVALISQUINTUS
Vedi progetto su atelierforte.com

3#Visionario: Francesco Stellacci
Tema: Infinitamente piccolo
Visione: "Pensando al modo in cui l'Italia (e il mondo) potrebbe presentarsi nel 2050, per prima cosa ho confrontato il paese di oggi (2010) con quello di 40 anni fa (1970). Molto è cambiato ma in modo diverso in diversi settori. I trasporti, per esempio: gli aerei volano più veloci ma non di molto, le auto sono più efficienti e di forma diversa ma non molto. La medicina è in sostanza la stessa. Le case sono più integrate, ma di nuovo non molto è cambiato. All'inizio degli anni '70 si parlava di energia alternativa, come oggi. In alcuni settori siamo invece lontani anni luce, soprattutto in fatto di comunicazione. Il computer non esisteva nelle case, i cellulari, Internet, Facebook erano impensabili. Questo vuol dire che oggi la modernizzazione progredisce a grandi salti in certi campi, mentre altri rimangono fermi.
Ci saranno importanti mutazioni nel campo della comunicazione e in quello della medicina, dove finalmente ci sarà una rivoluzione. Molto cambierà anche nel rapporto tra l'uomo e l'ambiente.
- comunicazione - Credo che qui l'evoluzione sia ancora a meno di metà strada. Useremo sempre più oggetti per parlare tra noi. Da sempre gli abiti sono strumento di comunicazione: nell'Italia del 2050 lo saranno in modo elettronico. Comunicheranno con l'esterno quello che gli diremo di comunicare. Per esempio che abbiamo voglia di bere una birra con qualcuno, o che ci piacciono i Pink Floyd, o che pensiamo di andare al museo. Il tutto senza che nessuno se ne accorga, ma al tempo stesso con la capacità di dirci se qualcuno intorno a noi ha lo stesso desiderio.
I muri delle nostre camere saranno grandi schermi, a metà tra videotelefono, Skype e Facebook, perfettamente integrati con il resto del mondo, con cui ci terranno sempre in contatto. La lingua costituirà sempre meno una barriera: avremo traduttori simultanei negli abiti. Tutto sarà un grande strumento di comunicazione, senza distinzione tra comunicazione personale o guidata (del tipo televisivo e giornalistico).
- medicina - Qui mi aspetto una rivoluzione. Avremo sempre su di noi dei dispositivi per monitorare lo stato di salute. Questo cambierà il nostro modo di mangiare e di relazionarci al corpo, perché ci conosceremo molto meglio. Il medico ci chiamerà dicendo di andare in ospedale per fare un ulteriore controllo, o che stiamo mangiando male. Le medicine verrano sviluppate ad personam.
ambiente Ci sarà molto più verde ed energia pulita. Le case verranno illuminate con luce fotovoltaica, distribuita dalle pareti. Ci saranno più biciclette, magari ibride, più motorini verdi, e le auto andranno a idrogeno. Tutto si ricaricherà senza fili."
Arch.: Carlo Ratti
Installazione: SEASWARM
Approfondimento sul sito del MIT senseable.mit.edu/seaswarm
Vedi il progetto nella video-intervista su youtube.com

4#Visionario: Leandro Agrò
Tema: La città degli oggetti
Visione: "Nel 2050 immagino realtà l'Internet degli Oggetti. Un'Internet più larga e più profonda del web 2.0, su scala planetaria, capace di farsi GAIA, la Terra, e di includere nelle reti sociali sia gli umani che le loro "macchine". Questa terza ondata di Internet NON si posiziona solo nel Futuro, anzi è radicata nel passato: nel 2010 è già entrata nelle case della gente, accelerando il processo di re-invenzione sistematica degli oggetti. Ripensare gli oggetti di ogni giorno, così come avvenne con l'avvento della plastica, e riformarli perché siano adeguati al futuro nel quale desideriamo vivere: questa è l'opportunità che l'Italia - più di tanti altri sistemi e paesi - è tagliata per affrontare. Un'opportunità strategica, non solo per non scomparire, ma anche per entrare in un neo Rinascimento in cui tornare protagonisti.
Gli oggetti d'uso quotidiano sono la nostra storia archeologica e il nostro specchio. Ma perché e come bisognerebbe reinventarli oggi? Ogni oggetto dovrebbe avere una storia. Una storia del suo passato (materiali, luoghi di produzione, istruzioni) e del suo futuro (differenziazione, smontaggio, riciclo). Dovrebbe conoscere attivamente qualcosa di sé (essere senziente o almeno avere idea di tempo e luogo del proprio uso), essere connesso e sociale, ovvero appartenere a noi umani, "vivendo" nella nostra rete digitale e sociale. In questa terza ondata di Internet la tecnologia resta un pilastro fondamentale, e per realizzare prodotti sensati serve far lavorare insieme team interdisciplinari.
Nelle scuole di design succede da anni. Adesso è tempo di portare questi approcci nelle aziende e usarle come motore del paese. Il progettare deve diventare altrettanto importante del saper fare artigianale che ha finora contraddistinto i prodotti italiani più blasonati. Il settore artigianale e l'ingegneria del software devono lavorare da co-protagonisti.
Non è impossibile pensare che nei prossimi 40 anni il made in Italy abbia un contenuto tecnologico, evolvendosi dallo stile all'interazione. Così, domani, un oggetto sociale potrebbe essere associato all'Italia non solo per l'estetica, ma soprattutto per il suo grado di "socialità". In un paese di inventori (ma anche di ingegneri, interaction designer e creativi di ogni specie) il tempo gioca sempre a favore del futuro."
Arch.: Gambardella E Ottieri
Installazione: NATURA MORTA / Città VIVA OVVERO LIFE WITH OBJECTS
Approfondimento su gruppopremetal.it

5#Visionario:
Fabri Fibra
Tema: Tempo / Città digerente
Visione: "Le immagini trasmesse dalla televisione scorrono contemporaneamente sopra la superficie di tutto il pavimento dell'appartamento. Gli edifici sono tutti condomini eco-sostenibili. La tecnologia regna nelle abitazioni come nelle città, i mezzi pubblici sono la soluzione migliore per spostarsi da un luogo all'altro, treni piccoli e silenziosi percorrono le vie principali delle città, le automobili sono la minoranza, le biciclette sono ovunque. Le forme dei mezzi pubblici sono di un design estremamente minimale. Ogni condominio ha un suo supermercato interno al primo piano, al secondo piano ci sono gli Internet point e i centri fitness. Ogni condominio offre uno psicologo a disposizione dei condomini. I ristoranti della città hanno orario continuato 24 ore su 24. Le autostrade scorrono attraverso dei tunnel di vetro trasparente, il vetro cambia di colore a seconda della temperatura, delle ore del giorno, delle quantità di mezzi in transito.
Sulla superficie del vetro scorrono le indicazioni per chi viaggia. Le chiese diventano dei musei
dove la gente va a leggere e studiare. I fedeli di ogni religione esistente si radunano in preghiera in un unico grande giardino, al centro del quale emerge la statua di un sole che tende una mano. Le telecamere sono presenti in tutti i punti principali del centro e delle periferie. I cinema non esistono più, i film vengono trasmessi su giganti schermi all'aperto posizionati di fronte alle abitazioni, la gente guarda i film dal proprio balcone ascoltando con gli auricolari e osservando con occhiali 3D. I film scorrono per tutta la notte. Al posto dei distributori di benzina ci sono distributori di mp3."
Arch.: Anna Barbara
Installazione: CRONOS E KAIROS: ARCH_TEMP OPEN 24 HOURS
Vedi immagini su atcasa.corriere.it

6#Visionario: Alessandro Galli
Tema: New eden / Nature 3.0
Arch.: Ecologicstudio
Installazione: NEW EDEN UTOPIA

7#Visionario: Tommaso Tessarolo
Tema: Democrazia / Media / Metropoli
Arch.: Ian+
Installazione: LA FORMA DELLA DEMOCRAZIA

8#Visionario: Marzia Lazzerini
Tema: Spazi per comunità fluide
Arch.: Ma0
Installazione: SAVE_IT Ma0

9#Visionario: Nico Vascellari
Tema: Demolire / Rottamare la periferia
Arch.: Marc
Installazione: Meno Italia o Less is a must

10#Visionario: Gianni Biondillo
Tema: Architettura zero-cubatura
Arch.: Metrogramma
Installazione: ESPERIA15: UNA SUPERGUNDAM ALLA DISPERATA RICERCA DI UN’ANIMA

11#Visionario: Emilia Visconti
Tema: Energia pulita e diffusa
Arch.: Marco Navarra_Nowa
Installazione: P2P (Peer To Peer) ENERGY

12#Visionario: Chiara Bonini
Tema: Il corpo nella città
Arch.: Italo Rota
Installazione: SONO IL MIO CORPO, FORSE

13#Visionario: Ilaria Capua
Tema: Paesaggio open source
Arch.: Alessandro Scandurra
Installazione: OPEN SOURCE / SORGENTE APERTA / SALA DA CONCERTO

14#Visionario: Achille Stocchi
Tema: Materia / Aantimateria
Arch.: Attilio Stocchi
Installazione: FUTURO SENZA TEMPO
______________________________

Note:
(1) - Gli articoli pubblicati sono stati concessi da mag.wired.it con licenza Creative Commons (Attribution-NonCommercial-NoDerivs). Per saperne di più visita creativecommons.org
(2) - Puoi leggere tutte le "visioni" direttamente su mag.wired.it 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14
(3) - Sulla scorta del concept dei "14", Salvatore D'Agostino ha selezionato 14 Italiani per porre altrettante domande al curatore del padiglione, Luca Molinari. L'intervista in quattro parti la trovate su wilfingarchitettura.blogspot.com

VENEZIA 2010 - Leoni d'oro

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

Una moltitudine di progetti, di visioni del mondo futuro, di declinazioni diverse del tema comune della 12esima Mostra Internazionale di Architettura: "People meet in architecture". Il visitatore è risucchiato in un universo di scatole cinesi, vaga tra spazi architettonici fisici e metafisici, tangibili e figurati. Solo rintracciando il proprio filo di Arianna potrà trovare, al termine del viaggio, nuove consapevolezze, nuove relazioni e ritrovare se stesso.

Come ogni esposizione che si rispetti, anche la Biennale di Architettura 2010 ha avuto la proclamazione dei vincitori tra i numerosi partecipanti. Indagare la motivazione dei premi (1) assegnati può fornire, a chi si accinge alla visita, una delle possibili logiche interpretative della mostra… oppure portare a scoprire di non essere affatto d’accordo e assegnare il proprio personalissimo “premio della critica”.

La giuria incaricata di sostenere onere ed onore della scelta era composta da:
- Beatriz Colomina, storico dell’architettura e docente di architettura presso la Princeton University (Spagna);
- Francesco Dal Co, storico dell’architettura e direttore della rivista Casabella (Italia);
- Joseph Grima, curatore, saggista, critico e direttore editoriale della rivista Domus (Italia);
- Arata Isozaki, architetto (Giappone);
- Moritz Küng, responsabile del programma espositivo del deSingel International Arts Campus di Anversa (Svizzera);
- Trinh T. Minh-ha, cineasta, scrittrice, compositrice, docente presso la University of California, Berkeley (Vietnam).

Ecco in breve quanto decretato dalla commissione internazionale:

Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale: Regno del Bahrain
Nome progetto: Reclaim
Collocazione: Padiglione alle Artiglierie, Arsenale
Motivazione: “Considerata la varietà degli sviluppi urbani che il Regno del Bahrain avrebbe potuto voler presentare in questa Mostra, la giuria è stata particolarmente colpita dalla scelta di una lucida ed efficace autoanalisi della relazione del paese con il rapido cambiamento della sua linea costiera. In questo intervento forme di architettura transitoria sono presentate come dispositivi capaci di rivendicare il mare come spazio pubblico: una risposta eccezionalmente semplice, nonostante la sua impellenza, a People meet in architecture, il tema proposto dal direttore della Mostra Kazuyo Sejima.”
Approfondimento su reclaim.bh


Leone d’oro per il miglior progetto della Mostra: Junya Ishigami+Associates
Nome progetto: Architecture as air: Study for château la coste
Collocazione: Padiglione del Giappone, Corderie dell’Arsenale
Motivazione: “Con il premio a Architecture as air: study for château la coste la giuria desidera riconoscere la visione unica ed eccezionalmente rigorosa del suo autore, Junya Ishigami. Il lavoro spinge all’estremo i limiti della materialità, visibilità, tettonica, leggerezza e, in ultimo, dell’architettura stessa."
Il progetto in esposizione è stato rotto da un gatto. Approfondimento su designboom.com


Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra: OFFICE Kersten Geers David Van Severen + Bas Princen
Nome progetto: 7 rooms 21 Perspectives
Collocazione: Padiglione del Belgio e dell’Olanda, Giardino delle Vergini, Arsenale
Motivazione: “L’assegnazione del Leone d’argento a OFFICE Kersten Geers David Van Severen in collaborazione con il fotografo Bas Princen è un riconoscimento delle notevoli potenzialità degli architetti e della loro attuale collaborazione. La giuria è stata colpita dalla loro capacità di conciliare l’analisi fotografica e l’intervento progettuale in una visione coerente, in particolare in considerazione dell’assonanza del progetto con il tema proposto dal direttore della Mostra Kazuyo Sejima.”
Approfondimento su europaconcorsi.com



Leone d’oro alla carriera: Rem Koolhaas

Leone d’oro alla memoria: Kazuo Shinohara

Menzioni speciali
- Amateur Architecture Studio con il progetto Decay of a Dome
È stata apprezzata la saggezza del progetto la cui struttura – leggera, mobile ed estremamente semplice – può agevolmente essere assemblata o riportata all’inesistenza.
- Studio Mumbai Architects con il progetto Work Place
Per l’ambiente totalizzante presentato nella loro installazione – uno sguardo eccezionale nel contesto creativo dell’atelier in cui l’opera degli architetti ha origine.
- Piet Oudolf con il progetto per il Giardino delle Vergini
Per il delicato e impressionistico allestimento del giardino realizzato dall’architetto del paesaggio La giuria ha interpretato l’intervento come un’efficace trasposizione nel paesaggio del tema di questa Biennale.


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Queste le scelte della giuria internazionale; ci auguriamo, al termine del ciclo di post di approfondimento sui padiglioni più significativi, di porvi nella condizione di esprimere un giudizio cosciente al proposito.

Note:
(1) – Motivazioni tratte dal sito ufficiale della biennale labiennale.org/it/architettura/

VENEZIA 2010 - 12a Mostra Internazionale d'Architettura

"People meet in architecture" questo è il titolo dato alla 12esima Mostra Internazionale d'Architettura nell'ambito dalla Biennale di Venezia, diretta dall'architetto giapponese Kazuyo Sejima.
Le persone si incontrano nelle architetture; le persone incontrano se stesse nelle architetture. Su questa doppia valenza di significati si gioca tutto il percorso dell'evento, tra narrazioni corali, singole esposizioni nazionali ed eventi collaterali.

Nel variegato mondo della biennale sembra spesso prevalere la quantità alla qualità. Migliaia di progetti vengono declinati in plastici, foto, testi, tutto in una multiforme esplosione di accattivanti colori e luccicanti insegne pubblicitarie. Per sfuggire al perverso mondo delle "apparenze" non ci rimane che approfondire con cura certosina tutto ciò che abbiamo visto. Andiamo alla ricerca di un senso che ci soddisfi, un senso che non sempre accompagna le architetture in modo diretto.

Nelle prossime settimane tenteremo di approfondire singoli aspetti e di recensire alcuni dei padiglioni più interessanti, tentando di intrecciare il lavoro esposto in biennale con il substrato esterno che l'ha generato. Non sappiamo ancora cosa troveremo, ma siamo sicuri valga la pena di provare a cercare. Se qualcuno vuole unirsi a noi in questa folle impresa, è il benvenuto.

Biennale Architettura Venezia 2010

0 - Prima del 2010

1 - Assegnazione dei Leoni d'oro

2 - Padiglione Italia - AILATI
2.1- Sezione: Amnesia nel presente. Italia 1990-2010.
2.2- Sezione: Laboratorio Italia.
2.3- Sezione: Italia 2050.

3 - Padiglione Cile - Chile 8.8

4 - Padiglione Romania - 1:1

5 - Padiglione Serbia - Seesaw Play-Grow

6 - Padiglione Ungheria - BorderLINE Architecture

7 - Classifica dei padiglioni nazionali - Sondaggio sul blog

Sito ufficiale della Biennale d'Architettura: labiennale.org/it/architettura

OTHERS. Sguardi mediterranei sull’arte contemporanea

Allargare lo sguardo e aprire la mente. "Altro" è la parola d'ordine del progetto, curato da Renato Quaglia: altre sfumature nel caleidoscopio dell'arte contemporanea, altre filosofie nell'approccio all'allestimento espositivo... città dentro altre città.
Palazzo Riso, sede dell'omonimo museo di Palermo, e Palazzo Valle a Catania si prestano per l'occasione a contenitori: Marrakech, Instanbul e Atene si raccontano al loro interno attraverso una selezione di opere, tratte dalle ultime Biennali che in esse hanno avuto luogo e autonomamente organizzate in percorso espositivo.
L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto “Le città del Mediterraneo” che, tra il 2010 e il 2012, coinvolgerà alcune delle principali città del bacino allo scopo di promuovere lo scambio culturale e la reciproca conoscenza. Tale progetto è stato promosso da Palazzo Riso e dalla Fondazione Campania dei Festival, nell’ambito di un accordo tra le Regioni Sicilia e Campania e il Ministero per lo Sviluppo Economico.

A Palermo sono esposti una selezione di film, video, tele, sculture tratti da "A proposal for articulating works and places", III Biennale internazionale d’arte di Marrakech.

A Catania sono di scena opere della I e II Biennale di Atene "Away and Boil your Head" e della XI Biennale Internazionale di Istanbul "What happens to the hole when the cheese is gone?".

Cosa:
"Others. Le Biennali d'arte di Marrakech, Istanbul, Atene a Palermo e Catania"

Dove:
Catania, Fondazione Puglisi Cosentino, Palazzo Valle, Via Vittorio Emanuele n° 122
Palermo, Palazzo Riso, Corso Vittorio Emanuele n° 365

Info: sito internet

Ingresso: 6€ intero, 3€ ridotto

Quando: Dal 9 Luglio al 7 Novembre 2010;
martedì - domenica ore 10:00-13:30; 16:00-19:30;
sabato sino alle 21.30;
chiuso il lunedì.

Carlo Scarpa - Palermo

Non si dirà mai abbastanza di quanto mi abbia turbato la scoperta di interventi di restauro condotti negli anni '50 da Carlo Scarpa su due edifici storici del centro di Palermo. All'idea che pochi anni prima avevo fatto chilometri e chilometri per ammirare le opere del famoso (non) architetto italiano mi sentivo come tradito dal mondo intero, e forse anche dalla mia stessa preparazione, che non mi avevano avvisato della presenza di questi interventi giusto dietro casa.
Due ore e mezzo di Catania-Palermo ti ricordano di quanto immensa e bella sia la Sicilia e di quante altre Sicilie contenga al suo interno. Si arriva nel capoluogo siculo con la mente dolorante che ragiona ancora sul concetto di grandezza: l'Etna, gli infiniti campi di grano dell'ennese, le splendide alture che cingono la città, una sconfinata periferia con palazzi a misura d'elefante. Un viaggio tra le grandezze della Sicilia che paradossalmente conduce alla scoperta del piccolo, il dettaglio minuto tipico dell'architettura di Scarpa. Ebbene sì, perchè dopo un esperienza del genere la famosa "cura del dettaglio", tanto propagandata da accademici e addetti ai lavori, non sarà più un'astrazione impalpabile, ma la concreta percezione che si possa anche lavorare a scale inferiori all' 1:1. Si tratta di lavori di "oreficeria" su palazzi che sono già gioielli.

Palazzo Chiaramonte-Steri
Si tratta di una dimora signorile del XIV secolo successivamente convertita a Regia Dogana , tribunale dell'inquisizione ed infine sede dell'attuale rettorato dell'Università di Palermo. Scarpa interviene negli anni '50 con una serie di strutture sparse per l'intero edificio e un importante intervento sull'ingresso principale. Molte soluzioni sembrano già viste nel repertorio scarpiano come la scala a gradini angolari e sfalsati (vedi il successivo Museo Civico di Castelvecchio, 1956-1964). Ammetto di aver avuto la sensazione che rispetto certi palazzi veneziani, questo differisca solo nell'assenza dell'acqua dei canali, ma con un po' di raziocinio si riesce a leggere il tutto con più positività.
Molte informazioni utili le trovate sul sito, ma il mio consiglio è quello di andare a vedere di persona: pochi euro con guida inclusa. Inoltre troverete all'interno uno celebre dipinto di Renato Guttuso la cui interessantissima storia vale già una visita.
Sito ufficiale: http://www.palazzosteri.it/




Palazzo Abatellis
Senza troppo imbarazzo posso affermare che si tratta del più bel polo museale mai visto in Sicilia. Possiede tutte le doti per poter interessare il visitatore sotto molteplici aspetti: Contenitore, Contenuto e Comunicazione (ed ecco un improvvisata regola delle 3 C ad uso e consumo dei neofiti di architettura). Il palazzo ha subito diverse destinazioni d'uso passando da residenza del XV secolo a monastero fino al bombaramento della seconda guerra mondiale. Recuperato, ripulito dalle superfetazioni e messo in sicurezza passo nelle mani di Carlo Scarpa nel 1953 che ne disegnò gli allestimenti mantenuti a tutt'oggi, considerati essi stessi come opere d'arte meritevoli di tutela. Grazie al genio veneziano la Comunicazione delle opere diventa interattiva e mutevole: pensate ad una statua che può essere ammirata frontalmente ed avere un tipo di sfondo, oppure se vista di profilo può prospettare su un pannello completamente diverso. Supporti, teche, sedute, porte, maniglie, tutto porta la firma virtuale e riconoscibilissima di Scarpa. Rimane da chiedersi cose viene esposto, il Contenuto per intenderci: si tratta di arte sacra medievale, ma non lasciatevi ingannare dalle "etichette". Si va a palazzo Abatellis per ammirare la celeberrima Annunciazione di Antonello da Messina, ma si finisce per perdersi tra le meraviglie di anonimi pittori, scultori, orafi. Gli 8 euro del biglietto di ingresso sono quindi ampiamente giustificati, ma gli studenti di architettura entrano gratis. Per tutte le altre informazioni visitate il sito.
Sito ufficiale: http://www.regione.sicilia.it/
Approfondimento: http://www.vg-hortus.it/



Nuove centralità urbane: spazi per un Museo nel quartiere San Cristoforo (CT)

Laboratorio di progettazione architettonica realizzato nell'ambito della XII settimana della cultura.

Racconto di un'esperienza.
Un intero brano del quartiere catanese di San Cristoforo, nei prossimi anni verrà trasformato da ex manifattura tabacchi a polo museale di tipo archeologico. Un imponente vuoto urbano fatto di macchinari, impianti e guano di colombe presto vedrà nuova luce. Dovrà sobbarcarsi l'incarico di connettere tessere di città quantomai distanti tra loro: la città storica ed autoreferenziale di via Garibaldi da un lato e la movimentata e degradata via Plebiscito dall'altro (forse uno dei pochi brandelli autentici di Catania in cui è possibile vedere contemporaneamente carretti con cavalli, macellerie equine e relativo braciere per arrostire). L'intervento dovrà inserire un nuovo centro nell'economia urbana di un tessuto storicizzato che quotidianamente rigurgita qualsiasi prodotto della motorizzazione pubblica o privata. Un luogo dove innestare la cultura regionale-nazionale sulla radicata cultura popolare in un serrato confronto tra ciò che "si può toccare" e ciò che "non si può toccare" (vedi alla voce soprintendenza), tra antico e vecchio, tra valori da recuperare e inventare. Si parte da qui.

4 gruppi di allievi ingegneri edili-architetti di Catania con il contributo di una studentessa di architettura di Siracusa hanno lavorato dal 19 al 25 aprile per la realizzazione di tavole e plastici. Il laboratorio ha prodotto 4 soluzioni tutte differenti tra loro, successivamente passate in giudizio e quindi approdate in esposizione. In futuro sarà possibile visionare questi lavori come appendice dalla mostra itinerante "Città e società del 21°secolo. Architetture recenti in Sicilia".
Nei prossimi post tenteremo di mostrare in dettaglio gli esiti del nostro lavoro.




Per il momento vorrei cimentarmi nell'ardua impresa di tirare le somme di questa esperienza. Le esercitazioni progettuali regalano spesso sorprese inattese e costituiscono un'indubbia fase di crescita per chiunque. I nostri elaborati si sono ritrovati alla fine a dire in maniera corale che:

1 - L'edificio va consegnato immadiatamente alla città. Va aperto ed esploso verso l'esterno e al contempo deve farsi centro gravitazionale dei quartieri su cui insiste, richiamandoli a se. Alcuni interventi marcano questo aspetto con soluzioni parecchio esplicite.

2 - Il museo archeologico non basta. Non si può pensare alla preistorica soluzione di luogo in cui depositare arte a tempo indeterminato e fruibile al visitatore con il meccanismo di: entro, giro, esco e non torno mai più. L'integrazione con più forme di attività e processi urbani è un obbligo imprescindibile.

3 - Si tratta di un'occasione unica per la città di Catania, per dimensioni, per ambito e ragioni sociali. Per questo motivo i "valori da soprintendenza" sono stati pesantemente rimessi in discussione: la memoria di un luogo non è un fatto fisico che si preserva unicamente con il congelamento dello stato di fatto. E' difficile credere che questo sia ancora argomento di discussione.

Note a margine. E' difficile pensare che un'iniziativa del genere, tanto fresca e propositiva, debba confrontarsi con la "vecchia" società fatta di politici che arrivano con due ore di ritardo perché altrove si gioca una partita di calcio, fatta di personalità accademiche che si elogiano e premiano vicendevolmente. E' difficile sopportare rimproveri da parte dell'ordine degli architetti per domande che non siamo autorizzati a fare. E' difficile essere giovani, purtroppo, ancora una volta.

Ringraziamo per i contributi progettuali durante il workshop:
il Prof. ingegnere Sebastiano D'Urso;
la Prof.ssa architetto Zaira Dato;
la soprintendente ai beni culturali della provincia di Catania, architetto Fulvia Caffo;
l'ingegnere Gianluca De Francisci;
l'architetto Francesco Finocchiaro;
l'architetto Stefania Marletta;
e tutti i ragazzi della Regione Sicilia.


Tutto sul Workshop:

- Il racconto di un'esperienza <-
- Proposta: La Fabbrica della Cultura