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Curiosità...Grandi Donne

Pochi giorni fa ho sentito in un tg nazionale un'intervista alla Tagliabue e alla domanda "Perchè ha deciso di lavorare in Spagna?" ha risposto: "Perchè ho capito che in Italia non c'era posto per me!!!". Questa risposta mi ha fatto molto riflettere...perchè una DONNA ITALIANA con queste capacità ha deciso di spostare la sua attenzione all'estero?L'Italia è talmente arretrata da non riconoscere tali fenomeni?Sarà il futuro anche di noi giovani ingegnere (senza alcun paragone con il genio della Tagliabue) spostare la nostra attività in luoghi stranieri?La mia carriera universitaria è cominciata con un'ottica notevolmente speranzosa...adesso non posso dire lo stesso!La depressione riguardo il mio futuro incombe!!!Non so se è solo una mia paura o è quella di altri studentesse e studenti universitari...insomma questo blog tratta di architettura: non solo della realtà dei grandi ma anche delle paure dei piccoli...

Materiali - LA LAMIERA

Ultimamente i prof di composizione 2 ci hanno spedito sull’Etna in un Paese che si chiama Randazzo. Le foto che vi mostriamo narrano di una strana consuetudine che hanno da questa parte, ovvero rivestire le pareti delle case con fogli di lamiera grecata. La si usa nella facciate cieche, qualsiasi orientamento esse abbiano. Probabilmente vengono ritenute buone schermature termiche contro la dispersione dovuta al vento… mah… il loro modo di usarla ci lascia parecchio perplessi. L’effetto “baraccopoli” non tarda a manifestarsi.

Randazzo - foto del 2007

Chi invece ci ha colpito positivamente per l’uso della lamiera è Shuhei Endo . L’architetto giapponese stupisce con i suoi fogli intrecciati, piegati, cuciti come tamponamenti e come parte strutturale. Perché questo materiale? Semplice: economico, standardizzato, flessibile, riciclabile. Effettivamente non gli si può dar torto. Le sue opere spaziano dal settore privato a quello pubblico, dalle micro alle macro architetture come a voler far capire che con la lamiera si può far di tutto.

Springtecture H - 1998 Tatsuno-City, Giappone


E come arredare una casa di Shuhei Endo?! Ovviamente con le opere di Ron Arad!!
Il celeberrimo designer è conosciuto al mondo intero per le sue opere plastiche, metallicamente plastiche. Ammassi cromati che sembrano liquidi informi sospesi tra cielo e terra. Ha usato pure la lamiera, scintillantissima ovviamente, per una seduta tutta particolare. Ho la vaga impressione che faccia un rumore atroce… devo provarla!

Well Tempered - 1986

Sito ufficiale di Shuhei Endo (davvero ben fatto):
http://www.paramodern.com/

E voi cosa sapete dirmi su questo materiale?!

Materiali - LA GOMMA AUTORIPARANTE

Al Centre National de la Recherche Scientifique (Cnrs) di Parigi sono riusciti a inventare il materiale del futuro. Ancora è senza nome ma di certo continueremo a sentir parlare della gomma autoriparante costata cinque anni di ricerche e già apparsa sulla rivista Nature. Rappresenta la speranza concreta per risolvere una miriade di problemi che affliggono le persone nelle attività quotidiane. Pensate ad un vetro che non si rompe; ad un tessuto che dopo essersi strappato si ricuce; ad un copertone forato che non necessita di essere sostituito... Farebbero la felicità di molte persone.
Ottenuta con acidi grassi provenienti da piante e urea ha un ciclo produttivo assolutamente verde. Le proprietà elastiche del materiale fanno davvero ben sperare: si allunga fino a 50 volte prima di rompersi e dopo essersi autoriparata si può ancora giungere ad un allungamento di 20 volte.
Come funziona: nelle facce in cui avviene il taglio si instaurano dei forti legami attrattivi di tipo magnetico che portano alla costituzione di legami ad idrogeno dopo alcuni minuti che i lembi sono stati congiunti. Il tutto deve avvenire a temperatura ambiente e senza bisogno di compressione.
Aspettiamo di scoprire quali impieghi avrà nell'industria edile... immaginate delle case che dopo un violento terremoto si tirano su da sole... :D

Video simile apparso anche sul tg1


Approfondimenti:
Corriere della sera
La Stampa

Pensiero del giorno... Pietre

E' affascinante osservare le architetture in pietra e pensare alle storie che si celano dietro ogni piccolo sassolino. Storie che neanche immaginiamo a volte. Storie che cambiano il significato di ciò che guardiamo da una vita sempre con gli stessi occhi.
La pietra di cui voglio raccontarvi la storia era una pietra come tante altre. Ne troppo grande ne troppo piccola. Era stata acquistata, come molte altre, per poche soldi da un impresa edile dell'Uganda.
Un giorno, sotto il sole africano che la faceva scricchiolare, la pietra si accorse che stava per morire, probabilmente schiacciata dalle sue sorelle e da quella malta infernale che non l'avrebbe più fatta respirare. In pochi secondi ricordò tutta la sua vita e ne comprese il significato.
Sua madre era una povera donna che lavorava a Kampala (capitale dell'Uganda) come spacca pietre. Di lei si sa veramente poco. Non era più giovanissima, aveva altri figli umani e aveva l'AIDS. Supportata da una associazione di volontari (l'AVSI) lavorava ogni giorno per portare a casa l'equivalente di 0.98 €. La pietra ricordò immediatamente il giorno in cui venne al mondo. Sua madre la tirò fuori dal terreno con grande fatica e soddisfatta la mise nel cesto. Quel giorno sua madre aveva ricevuto la notizia che dall'altra parte del mondo, a New Orleans, l'uragano Katrina aveva combinato parecchi danni. Senza pensarci 2 volte andò dai volontari del campo e gli diede i soldi che aveva con se promettendo di donare anche i guadagni delle settimane seguenti ottenuti con il lavoro di spacca-pietre. Inizialmente i volontari non capirono questo gesto ma la madre gli spiegò che quel denaro serviva per aiutare le vittime americane. Gli fu risposto che sarebbe stata sufficiente una preghiera perchè lei non poteva permettersi di donare i suoi soldi. La donna rispose: "se i miei figli un giorno dovessero avere bisogno d'aiuto, spero che non incontrino nessuno che si metta soltanto a pregare..."
La pietra comprese il senso della sua vita e quando morì andò nel paradiso delle pietre assieme i diamanti più preziosi.

Benchè ci siano tutti i presupposti per chiamarla "favola" vi assicuro che è una storia vera. L'avevo sentita al TG2 per la prima volta e poi ho fatto le mie ricerche su internet. Date un'occhiata quì.

Pensiero del giorno... Il mastro sellaio

Di seguito riporto un breve brano estratto da, "Parole nel vuoto" di Adolf Loos. Memorizzatelo bene perché lo citerò spesso.

-C'era una volta un mastro sellaio. Era un buon artigiano, molto abile e fabbricava selle che per la loro forma non avevano nulla in comune con le selle dei secoli precedenti... Erano cioè selle moderne. Lui però non lo sapeva. Sapeva soltanto che faceva selle meglio che poteva.
Un bel giorno si diffuse in città un movimento singolare. Fu chiamato Secessione. Esso prescriveva che si producessero soltanto oggetti d'uso moderno. Quando il mastro sellaio ne venne a conoscenza, prese la sua sella migliore e si recò dal capo della Secessione.
Egli disse: signor professore questa è una sella moderna?
Il professor esaminò la sella e tenne all'artigiano un lungo discorso... il risultato però era: no, questa non è una sella moderna.
L'artigiano se ne andò tutto mortificato...
Ma il professore disse: torni domani. Siamo qui apposta per incoraggiare l'artigianato e fecondarlo con idee nuove...
Il giorno successivo il mastro sellaio ritornò. Il professore poté presentargli quarantanove progetti di selle... Il mastro sellaio osservò a lungo i disegni e ai suoi occhi tutto divenne sempre più chiaro. Infine esclamò: "signor professore! Se io mi intendessi così poco di equitazione, di cavalli, di cuoio e di lavorazione, avrei anch'io la sua fantasia".
E vive da allora felice e contento. E fa selle. Moderne? Non lo sa. Selle. -

Aeroporto Vincenzo Bellini (FontanaRossa) – Catania – Under Construction fino al 2012

Catania, ormai da qualche anno, si mantiene tra le prime cinque posizioni della classifica italiana relativa al numero di passeggeri che utilizzano i propri impianti aerei. Ma se qualcuno in passato fosse venuto da queste parti di certo non avrebbe intuito la vocazione del luogo, per il semplice motivo che la struttura dell’aeroporto comunicava un senso di vecchio e d’insicurezza assolutamente atipico per queste costruzioni. Tale sensazione era legata al fatto che effettivamente il vecchio aeroporto FontanaRossa era vecchio. Fortunatamente, prima di passare alla cronaca per chissà quale sciagura, si è provveduto a costruirne un altro che rilancia l’immagine della città siciliana e si lega al circuito internazionale dell’architettura contemporanea. Al momento è stato realizzato solo un terminale. Non chiedetemi da chi è firmato perché non sono riuscito a trovare notizie in merito, se non che la torre di controllo è stata disegnata da Manfredi Nicoletti (dal sito di Luigi Prestinenza). A proposito di questa torre, su internet girano voci che il suo campo visivo non riesca a coprire tutta l’area di decollo e atterraggio a causa di strutture di servizio troppo alte… mah… (vedi qui)
Si compone principalmente di tre volumi: torre, uffici(parte scura), imbarco e sbarco (parte vetrata)
Le impressioni che ho avuto visitandolo parlano di ambienti altamente comunicativi e informativi, ovvero fanno capire con un solo sguardo la disposizione di tutti i servizi aeroportuali. Questo fenomeno è accentuato dal fatto che ci si trova in un'unica stanza ad altissima permeabilità visiva sia in orizzontale che in verticale (da un piano all’altro). Al pian terreno ci sono gli “arrivi”; al primo piano le “partenze”. Semplice e immediato.
Ben risolto il rapporto tra interno ed esterno.
Struttura metallica a vista davvero interessante.
Si possono leggere i tentativi di creare elementi a “reazione tecnologica” che fanno la parodia degli elementi a “reazione poetica” di Le Corbusier. Si tratta di aeratori.
L’attenzione per le scale denuncia quanto i dettagli siano stati presi in considerazione.
Che aggiungere? Date un occhiata alle foto… le ho scattate io e sono consapevole che fanno schifo, però almeno potrete utilizzarle come volete… (e poi sono giustificato dal fatto che la giornata era schifosa :P )





Approfondimento:
http://it.wikipedia.org/wiki/Aeroporto_di_Catania-Fontanarossa

Materiali - LA CANAPA

Il mio caro e dolce “Vanity Fair” oggi mi informa sulla presenza di nuovi tessuti vegetali nel mondo dell'architettura e della moda. Ho indagato un po’ ed ecco cosa è saltato fuori.

Canapa (Cannabis Sativa, da cui si ricava la marijuana):
in seguito alla macerazione del fusto si ricava un materiale adatto alla produzione di giacche, pantaloni, maglioni e arredi per la casa. Anallergico, forte e resistente persino ai raggi UV. Bisogna dire che è forse il più antico tessuto che l’uomo abbia mai lavorato, ma oggi ha sempre meno l’aspetto di una tela per sacchi.
Il fusto è inoltre utilizzato per la fabbricazione di pannelli truciolati per tramezzi e termoisolanti. Viene comunemente usata nella produzione di carta.
Uno degli usi più innovativi che viene fatto riguarda la produzione di polimeri plastici che sfruttano la cellulosa presente in abbondanza nella pianta. Trova uso nel campo degli imballaggi e degli isolanti. È chiaramente biodegradabile.
I prodotti commercializzati devono essere privi di THC, il principio stupefacente. Ma ho trovato qualche negozietto che... (leggi sotto)




Negozi:
- Skunkatania (negozietto catanese che aiuta chi volesse coltivare cannabis in casa)
- Fatti di Canapa (abbigliamento)
- Milletrame (Tessuti)
- TecnoSugheri (Pannello Fonoisolante esente da THC, il principio attivo stupefacente)
- Arboform (polimero termo-plastico)

Quartiere Residenziale - Almere (Olanda) 1999/2001 - UN Studio

Tesina scritta nell'ambito del corso di Architettura Tecnica II

ANALISI TIPOLOGICA

L’area soggetta ad edificazione si trova direttamente su una laguna. Il quartiere ha forma triangolare con un lato delimitato dal canale principale (lotto da 15150 mq. con 2880 mq. edificati). I lembi di terra bene s’innestano sullo specchio d’acqua, nel tentativo di integrare la materia fluida all’interno del progetto. Gli edifici realizzati prevedono da 2 a 6 unità abitative. Il tipo edilizio è quello delle case a schiera su tre livelli con ingressi separati e scale interne private. Un altro gruppo di fabbricati, villette unifamiliari, è distribuito lungo il canale. Tutte le residenze sono caratterizzate da volumi sfalsati che creano all’esterno nicchie, balconi, terrazzi, dando all’interno la possibilità di organizzare gli spazi in maniera funzionale e organica. Le partizioni interne sono ridotte al minimo e sono totalmente aperte verso l’esterno per mezzo di grandi pareti vetrate. Ogni unità abitativa dispone di un fronte sud-ovest. Ciò testimonia un processo architettonico democratico volto a dare uguali condizioni a tutte le abitazioni.

IDEE PROGETTUALI
I progettisti hanno improntato l’ideazione di queste residenze sul concetto di flessibilità e individualità: ogni abitazione è personalizzabile sia per mezzo delle partizioni interne che con l’aggiunta di volumi al corpo di fabbrica. Infatti, sono stati pensati dei moduli in acciaio di 2,5 per 6 metri rivestiti in legno da poter essere montati sotto richiesta del cliente. Sono utilizzabili come balconi, giardini d’inverno, nicchie, stanze ecc. Sono stati ideati in modo da non interferire con l’architettura esistente in quanto ne richiamano forme e geometrie.


ANALISI DELLE RELAZIONI

- Tra la realizzazione e il contesto urbano:
Il contesto urbano, a parte il rapporto con la laguna, sembra essere stato completamente tralasciato in fase progettuale. Non vi è alcun riferimento ne d’intenti e ne di esiti volti in tal senso. Si nota subito che la configurazione del quartiere risulta essere chiusa e ben delimitata a nord, sebbene apre le sue visuali verso la laguna circostante. I circuiti terresti che si vengono a creare sono tutti a fondo cieco e ciò limita la possibilità di avere più connessioni isolando l’area e confinandola ad uso dei soli residenti.

- Tra le unità abitative:
Era intento dei progettisti creare abitazioni che fossero assolutamente indipendenti l’una dall’altra, sia in termini fisico-funzionali che in termini di privacy: gli ingressi sono separati così come i corpi scala; la zona notte di ogni abitazione non confina con la zona giorno della residenza vicina; balconi, nicchie e vetrate comunicano il meno possibile tra di loro per evitare sguardi indiscreti. Tutto ciò rientra nei piani dell’ UN STUDIO ovvero poter garantire la massima libertà ad ogni residente senza compromettere quella degl’altri. Nel caso delle villette, questo fenomeno è molto evidente per il fatto che si esplica con il mezzo più semplice: la distanza, distanza regolare che si moltiplica passando da una casa all’altra. La disposizione lungo l’asse del canale rarefà gli ambiti connotandoli con un particolare senso di riservatezza.

- Tra gli ambienti della singola unità abitativa:
Ogni abitazione presenta al piano terra un grande stanza aperta all’esterno per mezzo di parete vetrata. Questa ha tutte le sembianze di un loft e tenta di evocarne tali suggestioni. Ai piani superiori si articola la zona notte con le varie camere da letto. Il corpo scala è collocato in posizione centrale e, sebbene non fruisca sempre di illuminazione diretta, passa da ambienti di disimpegno sempre ben illuminati. Le soluzioni escogitate per ottenere questo risultato sono ben riuscite sia da un punto di vista formale che pratico e rappresentano un ottimo esempio da seguire.


Rif. Bibliografico: Casabella n°713 Luglio/Agosto 2003 pp. 60-67

Sito UN Studio (consigliato):
http://www.unstudio.com/

Pensiero del giorno... La mia casa

Ore 00:30 non ho sonno.
Vediamo che c'è in TV.
Un programma che non conosco su rai 3: Doc 3.
Ok, proviamo!
E' un documentario sul Guatemala.
Un vecchietto tagliuzza e sferruzza tra lamiere arrugginite e leghi marci. Ad un certo punto esclama: " Martina, vieni a vedere la tua nuova casa".
Lì per lì mi scappa una sonora risata: quella non era una casa, era... era... non era niente!
Una vecchietta si avvicina sospetta e con l'unico occhio che gli rimane scruta l'ammasso di ferraglia. Improvvisamente s'illumina di uno splendore raro e visibile.
Sussurra: "la mia casa...".
Come a volersi convincere di quello che stava vedendo, ripete: " la mia casa..."
Ringrazia dio per essere stata così fortunata e ammette di non meritare così tanto.
Scoppia in lacrime; prende la mano dell'uomo che l'aveva chiamata e comincia a pregare.
Mi si è stretto il cuore e mi sono amaramente pentito per aver riso.

Ci credete se vi dico che ho una fottuta paura a fare l'architetto?

Foto di...

Pensiero del giorno... I Nazca

I Nazca erano una popolazione del Perù nata e vissuta tra il quarto e il nono secolo d. c.
Come tutte le civiltà precolombiane praticavano riti violenti e sanguinari, dove non di rado saltavano teste e mani. Avevano tanto di quell'oro da poterci fare pure vestiti e copricapi. Conoscitori dell'astronomia... templi di fango... mummie... il solito fritto misto che ispira le avventure di Indiana Jones o Lara Croft...
Eppure questi tizi hanno realizzato qualcosa di particolarmente interessante nel omonimo deserto in cui vivevano: mega disegni ottenuti con dei semplici solchi nel terreno, miracolosamente giunti fino ad oggi. Erano talmente grandi che difficilmente saranno riusciti a vedere le opere in tutta la loro bellezza. Eppure continuavano nella loro impresa per assecondare le ire degli dei e chiederne i favori.
Non posso fare a meno di pensare che questo sia un esempio ante-litteram del movimento Land Art. Ne abbiamo parlato quì e quì. non credete?
Altra riflessione che mi sorge spontanea... le religioni occidentali hanno mai praticato tipi d'arte di cui non potessero immadiatamente fruire sia materialmente (chiese, templi, gioielli) che intellettualmente (quadri, statue ecc.)? Perchè i Nazca si accontentavano di disegnare senza sapere cosa saltava fuori?! illuminatemi...

Giochino:
vi ho messo mappa e google-map... divertitevi a cercare i disegni


Visualizzazione ingrandita della mappa

Approfondimento su Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Linee_di_Nazca

Foto e approfondimenti:
http://robinedgar.stumbleupon.com/tag/nazca-lines/

Materiali - IL SALE

Oggi nasce questa nuova rubbrica dedicata a tutti quei materiali che interessano il mondo dell’architettura, del design e della cultura contemporanea. Ci ripromettiamo di sondare questi argomenti nel modo che ci contraddistingue ovvero proponendo approfondimenti, spunti o semplici immagini senza mai essere seriosi o avere la presunzione di sapere tutto. Per questo motivo riteniamo sia fondamentale il vostro contributo (cesareee@hotmail.it) anche sottoforma di semplici commenti.
Cominciamo da un materiale insolito, uno di quei materiali che sembra avere poco a che fare con l’architettura…

SALE

Uno dei sapori che non riuscirò mai a levarmi di bocca è quello del limone con il sale. In Sicilia e un vero must. Esiste il seltz a l limone e sale, bevanda rinfrescante che somiglia ad un bel bicchiere d’acqua di mare. Esistono “i lumii co caddu” ovvero i cedri che vanno mangiati solo ed unicamente a fettine cosparse di sale. Chi non conosce la tequila boom boom con relativa leccata di sale e fetta di limone?!
Ok… che il sale fosse prezioso in cucina non è certo una novità… ma prezioso solo in cucina?
Oggi il suo costo è veramente irrisorio; nell’antichità veniva usato come merce di scambio al posto del denaro.
Circa 40 anni fa, in Italia il sale era monopolio di stato (come le sigarette o l’alcool) tranne in Sicilia dove veniva prodotto. Mio nonno racconta di quando i parenti calabresi venivano a fare scorta, riempiendo le loro auto con palate del prezioso minerale fintanto che le vetture non toccavano terra.
Un po’ immaginavo quella scena e quella montagna di sapidità che condiva il cofano della macchina, ma nulla a confronto con la visione delle saline di Trapani e Marsala. Vorrei chiedere ai turisti, sempre più numerosi: Quelle montagnole di sale cosa sono? Architettura? Istallazioni? Land-Art? Cosa? Non so classificarle e non so perché risultano così affascinati: un mare di sale… espressione quanto mai azzeccata. Ho scoperto che esistono pure delle montagne di sale. Ebbene si! Si trovano in Polonia nella cittadina di Wieliczka, vicino la famosissima Cracovia la città del papa (no questo, quello di prima).
Quando ho visitato questi luoghi ricordo che era tutto splendidamente bianco: non per il sale ma per la neve. Si giunge ad una piccola casupola dalle fattezze di stazione ferroviaria. Fila, biglietto, entrata: benvenuti nelle miniere di sale di Wieliczka, patrimonio dell’umanità.
Per cominciare ci si catapulta in delle claustrofobiche scale in legno che dopo una quindicina di minuti di discesa portano a quota –130 metri .Farsi venire qualche attacco di panico durante la discesa è fortemente sconsigliato.
Appena si giunge nei primi tunnel scavati nel sale (che si presenta nero e grigio) si capisce che quei luoghi hanno poco a che fare con le immagini di grotte o miniere a cui siamo abituati. Le pareti sbrilluccicanti introducono in un mondo sospeso nel tempo.
Ecco le prime statue di sale, i primi gradi ambienti, i laghi sotterranei, fino a giungere ad una sorta di sala reale rifinita di tutto punto. Pavimenti di sale, pareti e modanature di sale, arredi di sale, poltrone di sale, lampadari in cristalli di sale ecc. Esiste pure una cappella in cui i minatori degli ultimi sette secoli si sono avvicendati per pregare e chiedere la grazia affinché non morissero stroncati da chissà quale malattia ai polmoni. È davvero strano il rapporto che questi operai dovevano avere con il bianco minerale, tanto da lavorarlo, trasformarlo in oggetti sacri, venerarlo, abitarlo (si, perché lì sotto rimanevano per parecchio tempo) per esserne in fine uccisi.
Sorprendentemente solo una con oggetti salini dal gusto vagamente contemporaneo.Il turismo è una brutta bestia, quindi non spaventate se nel vostro tour sotterraneo troverete bar, ristoranti, uffici postali e negozietti cosa non era salata: i prezzi. Ma quando ci sono andato io non c’era ancora l’euro…

Sapete come si risale in superficie? No?! Beh… non voglio rovinare la sorpresa a chi ci andrà…

Foto salina di...
Foto scala di...
Foto grotta di...
Foto sala di...

Maison Ozenfant - Parigi 1922 - Le Corbusier

Nell’Ottobre 1916 Le Corbusier si trasferisce a Parigi, dove Auguste Perret gli presenta il pittore e critico d’arte Amédée Ozenfant. La convergenza di intenti e ideali nella filosofia artistica li porta ad elaborare assieme concetti come il Purismo e l’estetica “macchinista”.
Da un punto di vista concettuale il purismo è stato talvolta interpretato come la controfaccia psicologica dell’espressionismo: all’urlo straziato, alla disperazione materializzatia nelle forme contorte di quest’ultimo, il purismo contrappone la profezia di un mondo rigenerato grazie alla ragione, un’arte in grado di cogliere le sottili armonie sottese al caos apparente della realtà. Bruno Zevi sottolinea come il loro sia un tentativo di razionalizzare il Cubismo, semplificando la rivoluzione picassiana e riconducendola ad una maggiore chiarezza e trasmissibilità; tuttavia altri critici leggono in una simile scelta un atteggiamento riduttivo, che rinuncia a quelle operazioni, di frazionamento dei volumi, di incastonamento dei piani nello spazio, che costituivano la grande scoperta dell’introduzione del tempo in arte. Le Corbusier e Ozenfant giungono, nel 1920, alla formulazione completa delle loro teorie, che pubblicano nel saggio “Le Purisme”, sulla rivista da loro fondata “L’Esprit Nouveau”. Uno sviluppo ulteriore di tali concetti porta alla pubblicazione di “Verso un’architettura” che, come riferisce Frampton, esprime il raggiungimento da parte di Le Corbusier di un dualismo concettuale: l’architettura scaturisce da una parte da forme empiriche, atte a soddisfare le esigenze funzionali, dall’altra da elementi astratti, che sono invece in grado di nutrire i sensi e l’intelletto; elementi astratti già riconosciuti nell’analisi dei monumenti antichi, riconducibili a forme pure (quelle del cilindro, il prisma, la piramide, il cubo e la sfera) e a leggi proporzionali, geometriche e matematiche (es. la sezione aurea). La Maison Ozenfant sotto questo aspetto costituisce il primo “banco di prova” per questi concetti che si vanno via via rafforzando nella filosofia progettuale dell’architetto. Il mutamento nel linguaggio progettuale corrisponde anche a un cambiamento netto nella tipologia di edifici realizzati: accantonato il tema della produzione post-bellica a basso costo e in tempi ridotti, con l’abitazione-atelier Ozenfant Le Corbusier inizia a dedicarsi a progetti commissionati da una borghesia colta ed sofisticata, abbastanza da poter apprezzare progetti di carattere purista. Il livello più basso è destinato all’ambiente soggiorno-pranzo e agli spazi di servizio; la zona più privata è invece collocata ai piani superiori. Un’area di disimpegno e distribuzione, posta lateralmente, consente la fruizione piuttosto indipendente dei vari raggruppamenti per unità funzionali degli ambienti. Le Corbusier aveva già osservato questo modello distributivo in contesti culturali e geografici differenti, ad esempio nelle strade di Parigi ed in particolare nella versione ottocentesca della casa-atelier, tipica residenza degli artisti che adattavano l’organizzazione della casa a schiera medievale alle esigenze del proprio lavoro. In questi edifici una grande parete di vetro illuminava il laboratorio creativo, costituito da un ambiente a doppia altezza con un soppalco adibito a deposito o camera da letto. La casa Citrohan immaginata da Le Corbusier deve essere semplificata al punto da consentire la standardizzazione degli elementi costitutivi, con grandi aperture alle estremità e muri portanti laterali completamente ciechi. Scrive l’architetto: «Le finestre, le porte devono avere dimensioni normalizzate, i vagoni ferroviari, le automobili ci hanno dimostrato che l’uomo riesce a passare per delle aperture strette…». Insomma la casa deve trasformarsi in una vera e propria “macchina per vivere”.
Sia Le Corbusier che Ozenfant fanno risalire nei loro scritti l’idea dell’organizzazione di questa casa all’osservazione del bistrot (caffè) della rue Legendre, un piccolo locale con una vetrata che occupava tutta la facciata, un alto soffitto principale, che concedeva libertà allo sguardo, e piccoli ambienti con il soffitto ribassato che creavano invece raccoglimento e intimità.
Il tema principale affrontato da Le Corbusier nella casa per il pittore è quello della luce. La struttura è realizzata in cemento armato, con muri a doppio strato, espediente utilizzato probabilmente per la coibentazione termica e acustica, e finiti a spruzzo.

Nonostante la tecnica costruttiva adottata, l’architetto realizza un progetto con un’ampia svetratura d’angolo, seppure con l’ausilio di un piccolo puntello. Come mettono in luce Benevolo e De Fusco, la forma rettangolare della Maison Citrohan si trasforma in un impianto irregolare, probabilmente per esigenze dettate dall’orientamento e dalla natura del lotto su cui sorge l’edificio. Del modello Citrohan viene invece mantenuta la struttura portante, costituita dai muri esterni longitudinali quasi del tutto ciechi, e le ampie aperture sui lati corti.
Nella parte destinata a laboratorio dell’artista è prediletta la scelta qualitativa della luce: troviamo lucernari orientati a nord, in modo da catturare la luce zenitale, la più adatta a dipingere; nelle altre zone della casa invece la scelta è orientata più sulla quantità di luce, con le aperture esposte a sud. All’interno dell’abitazione, in particolare nello studio del pittore, troviamo salti di quota generati da soppalchi e pannelli che, rievocando la lezione loosiana, consentono di distinguere i diversi ambienti senza per questo separarli. Gli ambienti di servizio sono per lo più collocati al piano terra; al primo piano, accessibile direttamente dalla scala esterna, troviamo galleria e zona notte; l’ultimo piano è riservato all’atelier e al laboratorio sopra il quale è posto un soppalco. Il risultato è la convivenza tra ambienti per il vivere e ambienti per i momenti creativi, non solo l’atelier, ma anche una sala “museo” e la piccola galleria.
La facciata libera vede l’utilizzo di finestre standardizzate, ma la cui disposizione evidenzia il modo di pensare “a scala umana”. Inoltre la suddivisione di pieni e vuoti in facciata, come è tipico delle opere le corbusieriane, è frutto del controllo attraverso criteri proporzionali geometrico-matematici.

Bibliografia:
- Bruno Zevi – Storia dell’architettura moderna (1950)
- Kenneth Frampton – Storia dell’architettura moderna (1980)
- Tafuri – Architettura contemporanea
- De Fusco – Mille anni d’architettura
- Francesco Tentori – Vita e opere di Le Corbusier (1983)
- Carlo Palazzolo – Sulle traccie di Le Corbusier (1989)
- Leonardo Benevolo – Storia dell’architettura moderna (1983)


Pensiero del giorno... L'università

Beh... ho appena visto l'orario del prossimo semestre universitario (4° anno in ingegneria edile-architettura)...
lo pubblico perchè altrimenti nessuno ci crederebbe...
tutti i giorni dalle 8:00 alle 20:00 compreso il sabato mattina...(pausa di una o due ore)
si vive nella speranza di non dover seguire tutte le materie...
e poi si lamentano che gli Italiani si laureano in ritardo o non si laureano affatto...
e qualcuno ci chiama pure bamboccioni...
p.s. se il blog nn viene aggiornato di frequente potete immaginare il perchè...

Pensiero del giorno... Materiali

l'anno scorso per il mio compleanno mio padre mi ha regalato un libro sulla bio-architattura... immagino che sia stato scelto in preda alla confusione: "ma mio figlio studia ingegneria, architettura o biologia!?"
agghiacciante l'ipotesi di ricevere un libro di bio-ingegneria...
cmq... che si può pretendere dai genitori?!
il libro, nella sua inutilità, mi ha fatto nascere la curiosità per quei materiali che in architettura vengono un pò snobbati...
es: il fango... sapevate che il 60% della popolazione mondiale vive in case fatte di terra?!
bene... e sul cartone e sul bamboo cosa sapete dirmi?

Casa Moller – Vienna 1928 – Adolf Loos

Tutti i maggiori critici d’arte sono d’accordo che gli elementi caratterizzanti la poetica loosiana siano:
-l’assenza d’ornamento, lo stesso Loos scrive un libro dal titolo “ornamento e delitto”;
-la convinzione che l’architettura non sia un’arte ma sia a servizio di uno scopo, l’abitare;
-elencato per ultimo, ma forse il più importante, l’invenzione del Raumplan.

Zevi scrive che Loos era persuaso che l’obbiettivo dell’evoluzione umana fosse di individuare la bellezza nella forma funzionale anziché demandarla ad orpelli compensatori, sovrastrutturali, ingannevoli e deteriori anche se di gusto squisito; lo stesso Loos nel suo libro “parole nel vuoto” scrive: <<…siamo contenti di comprare i cofanetti per le sigarette lisci, pagandoli anche il quadruplo di quelli decorati…>>, <<…soltanto una piccolissima parte dell’architettura appartiene all’arte, il sepolcro e il monumento, il resto, tutto ciò che è al servizio di uno scopo, deve essere escluso dal regno dell’arte…>>. L’idea che Loos fosse contrario all’ornamento, e favorevole all’opera solo se questa risulta funzionale, ci viene espressa oltre che da Zevi e Frampton anche da De Fusco, che scrive: <<…casa Steiner non si distingue per la sua bellezza,anzi la fronte sulla strada, decisamente brutta col suo tetto curvo, poteva essere concepita, forse polemicamente, solo da un autore che escludeva l’architettura dal novero delle arti per il fatto stesso che assolveva ad una funzione…>>. L’autore boccia la casa e dice che è decisamente brutta, ma la salva comunque perché è funzionale (un tetto curvo può essere utilizzato meglio di uno a falde).
Il Raumplan come lo definisce Ludwig Mϋnz è: la progettazione di stanze che, non più vincolate ad un piano uguale per tutte, stanno a livelli diversi. A seconda del loro scopo e significato, gli ambienti variano d’altezza, oltre che di grandezza, correlandosi in un tutto armonico e inscindibile che sfrutta al massimo il blocco edilizio. Pensando solo in termini di piani sovrapposti per ottenere la stessa superficie abitabile occorre un’area più vasta, ciòequivale ad allungare i corridoi, complicare la manutenzione, diminuire le comodità, accrescere i costi,
sperperare lo spazio. Essa comporta che, per illuminare le stanze, le finestre non siano più allineate in sequenze rigide, ma si dispongano liberamente onde riflettere le specifiche esigenze. L’esterno diviene così il verace involucro dell’interno.
Sia Zevi che Frampton che De Fusco sono concordi che il Raumplan sia l’elemento che più caratterizza Loos, ma soprattutto sia una delle più importanti invenzioni architettoniche perché permette di fondere ambienti oltre che orizzontalmente anche verticalmente, e per questo, a mio parere, è superiore alla pianta libera che fonde ambienti solo orizzontalmente.
Per progettare uno spazio utilizzando la tecnica del Raumplan non sono più sufficienti piante e prospetti, ma sono indispensabili le sezioni e le prospettive, perché la progettazione non sarà più bidimensionale, ma tridimensionale .
Un altro tema caratterizzante Loos, che spesso non viene ricordato, ma che si coglie facilmente nei suoi scritti, è quello di concepire la casa come rifugio per l’uomo, che quindi lo deve rispecchiare e che la deve vedere propria senza sentirsi mai a disagio; questo porterà al fatto che non può essere legata a nessuno stile, ne può seguire alcuna moda, perché gli uomini sono l’uno differente dall’altro e per questo vivrà in eterno.

In casa Moller può essere racchiuso tutto il pensiero loosiano perché possiamo ritrovare il rifiuto dell’ornamento; il procedere dall’interno verso l’esterno, e quindi quest’ultimo rispecchia il primo; il Raumplan; e la casa come rifugio.L’assenza d’ornamento si evince sin dall’esterno. Le facciate potrebbero sembrare simmetriche soprattutto quella sulla Starkfriedgasse, ma la simmetria scaturisce dal fatto di voler portare l’architettura all’essenziale, “architettura della negazione”, “del puro segno”; il muro è la griglia che ingabbia l’intera composizione; la forma delle finestre liberata da ogni ornamento, portata all’essenziale, derivata solo
dal loro uso, è ridotta all’elementarità, intesa come buco nel piano del muro. Nel prospetto principale queste non sono disposte in una maniera simmetrica, ne hanno la stesse dimensione o forma, perché queste sono dettate dall’uso dell’ambienti interni, perché essendo differenti hanno differenti esigenze d’illuminazione e aerazione.Nella facciata principale troviamo un unico corpo aggettante che è quello di un parallelepipedo che non ha ragion d’esserci se non quella di contenere uno spazio interno.

La porta d’ingresso si apre su un atrio molto compresso, poco profondo, che rappresenta un polo di smistamento. Sulla destra troviamo il primo gruppo di scale che conduce ad un luminoso guardaroba alto 2,50 metri, da questo si diparte un’altra scala che si snoda ad angolo retto e porta al soggiorno a più livelli. Nel soggiorno, alzata di cinque gradini, c’è una zona più riparata, quella che nel prospetto corrisponde al volume aggettante, è quasi isolata, la zona che per Loos è il rifugio dell’uomo, la sua “tana”, dove può sentirsi a suo agio e protetto; già dalle immagini si può captare il gran calore che questa riesce a fornire, grazie all’attenta scelta dei materiali in predominanza di legno.

Il soggiorno è alto 3,20 metri e la “tana” 2,50 metri, la differenza d’altezza, otre che di quota e la presenza delle scale, divide la zona del soggiorno più pubblica da quella della “tana” più isolata e intima. Da questo si evince che il raumplan non è utile solo dal punto di vista economico, ma è anche carico di valenze psicologiche.Il soggiorno è collegato con la sala della musica che a sua volta è legata a quella da pranzo, settanta centimetri più in alto. L’unico modo, dalla sala della musica, per accedere alla sala da pranzo è attraverso una scaletta pieghevole, ben nascosta alla base; quando la scaletta è chiusa gli ambienti saranno completamente estranei, perché oltre alla differenza di quota, stavolta non abbiamo neppure un collegamento materiale, e i due ambienti saranno in relazione soltanto visivamente. La differenza dei due ambienti ci è anche sottolineata dall’uso dei materiali, che se pur simili sono distinti, infatti, la sala da pranzo è rivestita da pannelli di compensato con agli angoli pilastri sporgenti rivestiti in travertino. Nella sala della musica predominano le tinte scure dei pannelli di rivestimento che giungono sino al soffitto, a questi si aggiunge il pavimento di ebano a determinare un’ atmosfera calda. Qui come nel resto della casa i mobili fanno parte dell’ architettura, ad esempio la credenza, della sala da pranzo, è rinchiusa nella parete, e l’unico elemento mobile è il tavolo con le sedie. I salti di quota sono il fulcro di tutto l’edificio e per crearli sono indispensabili le scale che dovranno essere di vario tipo. Come abbiamo visto le scale di pochi gradini fanno parte dello stresso ambiente, come ovvio, ma in questa casa anche le scale di collegamento di piani non sono concepite come isolate, ma sono inserite negli stessi ambienti; infatti le loro pareti laterali sono bucate per permettere il contatto visivo, e per non abbandonare definitivamente un ambiente in un istante, ma man mano.A mio parere Loos fa parte dei grandi maestri perché è stato uno dei primi a sperimentare la pianta libera, a ridurre l’ornamento, a non farsi sottomettere dalle mode, a procedere dall’interno verso l’esterno e ad indagare anche gli aspetti psicologici dell’abitare; tutte prerogative della modernità.

Bibliografia

-Parole nel vuoto, Adolf Loos, Adelphi Editire, Milano, 1992.
-Mille anni d’architettura in Europa, Renato De Fusco, Edizioni Laterza, Roma, 1993, pag 600.
-Storia dell’architettura moderna, Kenneth Frampton, Zanichelli Editore, Bologna, 1986, pag.96-102.
-Storia dell’architettura moderna, Bruno Zevi, Einaudi, Torino, 2004, pag. 87-92.
-Adolf Loos, Benedetto Gravagnuolo, Idea Books Editore, Milano, 1981, pag. 194-198.
-Domus, no 714, 1990, marzo, pag. 4-5.
-Casabella, vol. 54, no 565, 1990, febbraio, pag. 23-24.
-L’architettura, no 5, 1965, settembre, pag. 411-414.

Pensiero del giorno... Scienza delle costruzioni

ok... lo so, la rubrica si chiama il "pensiero del giorno", ma le mie latitanze potrebbero trasformarla in "pensiero della settimana" (o del mese)... dovete avere un pò di pazienza: sto tentando di diventare ing-architetto e per questo devo passare sopra il cadavere del prof di scienza delle costruzioni... un anno di lezioni (6 ore a settimana), 120 pagine A4 fronte retro di appunti scritti (o trascritti) + 120 pagine A3 prestate dalla cara colleguccia, 1 libro di teoria, 2 libri di esercizi (scaricati in .pdf), 7 fascicoli di dispense... un centinaio di esercizi svolti, decine di compiti d'esame visti e rivisti, ore perse con colleghi a studiare, nottate insonni a pensare a chissà quale possibile soluzione...
la resa dei con è vicina... caro prof, attento alla trave compressa

Pensiero del giorno... Scatole

Quando vedo una costruzione realizzata con volumi puri, minimalismo estetico, pochi colori, dichiarata contemporaneità, materiali innovativi, mi viene da esclamare ad alta voce: ecco, questa è architettura. E questo è esattamente ciò che è capitato appena ho visto il New Museum of Contemporary Art di Sejima & Nishizawa a New York.

La mia professoressa di composizione mi ha ripetuto fino lo sfinimento che per realizzare i suoi progetti avrei dovuto lavorare con scatole, scatole e ancora scatole. Allora ero parecchio perplesso sull'utilità di tale esercizio: credevo che la contemporaneità architettonica si muovesse unicamente sulle forme di Zaha Hadid, Frank Gehry o sulle nuvole di Fuksas. La risposta a denti stretti che si beccava era: vecchia strega non rompere le scatole.
Diciamo che lavorare con i parallelepipedi mi sembrava davvero facile, addirittura banale. Dopo qualche anno sono approdato a posizioni totalmente opposte. Adesso mi viene da pensare che sia più facile creare architetture partendo dalle forme generate dalle cartacce di giornale (Ghery) o dalle ciocche di capelli (Hadid) di quanto non lo sia operando per accostamento di "scatole". Pure e semplici scatole.
Non posso fare a meno di credere che sia uno delle più belle architetture nate di recente...

Piccola Recensione

New Museum of Contemporary Art, Sejima & Nishizawa, New York, 2006
Inaugurato alla fine del 2007, questo edificio si pone all'interno della riqualificazione del quartiere Bowery (pare sia destinata ad essere la futura Soho) a sud di Manhattan. In questa zona, un tempo malfamata, convive il nuovo con il vecchio (vecchio, no antico). Questo processo di trasformazione è interamente leggibile sulla facciata del museo, che in un vortice di volumi cattura lo spazio e pone l'accento sulla distanza che separa il museo stesso dalle anonime e vecchie residenze circostanti.
L'edificio cattura i flussi e le viste con vetrate e finestre; cattura e modula la luce col la rete di alluminio che forma la corteccia bianca di rivestimento.
Interni ovattati e sgombri da pilastri e setti murari che non siano indispensabili all'esposizioni.

Costo: 64 milioni di dollari
Superficie espositiva: 5500 mq su sette livelli
Costo del biglietto d'ingresso: attualmente 8 $

Sito del museo:
http://www.newmuseum.org/
c'è un bel timelapse (video accelerato) sulla costruzione dell'edificio.

Concorso "Azzate tra natura e storia"

questo concorso merita di essere citato solo e soltanto per il nome: "Azzate tra natura e storia"... 'azz...
non scovolgetevi più di tanto in realtà si tratta dell'ideazione di una statua per una piazzucola del paese di Azzate (figuriamoci come si chiamano gli abitanti)

volete partecipare?! mi raccomando, non fate 'azzate (ormai mi sono fatto prendere la mano)

Bando:
http://www.valtellinarte.it/wp-content/uploads/2008/01/7-3.pdf


foto di...

Pensiero del giorno... Brad Pitt

Adoro Brad Pitt!!! Adoro anche la sua mogliettina tutta tette-e-pace-nel mondo!!!
L'allegra famigliola ha peso a cuore la situazione dei senza-tetto di New Orleans dopo il catastrofico uragano Katrina.
Che gli abitanti non sarebbero tornati nelle loro vecchie case lo si capì subito: i primi campi attrezzati con tende rosa fashion facevano presagire qualcosa. Pitt, per far vedere quanto fosse attento alle questioni architettoniche commissionò 150 case ecologiche al gruppo olandese MVRDV sborsando insieme alla mogliettina tutta tette-e-pace-nel mondo ben 5 milioni di dollari. In primavera le prime realizzazioni... Nell'attesa il team di architetti espone nel proprio sito questo mini-rendering... il messaggio sembra essere il seguente: Ecco cosa rimane dopo l'uragano!
Case divelte, pronte a sollevarsi e spiccare il volo, deformate dai venti, instabili...
Leggo la chiara intenzione di rendere queste abitazioni, monumenti alla memoria veri e propri, destinati a testimoniare per sempre cosa è stato Katrina.
Applausi a MVRDV, Pitt e alla mogliettina tutta tette-e-pace-nel mondo!!!

(spero solo che il rendering non sia una bufala, altrimenti mi rimangio tutto)

Sito:
http://www.mvrdv.nl/_v2/news-gm/archive/00000049.html

Fiumara d'Arte

Sicilia è… Mare, agrumi, mafia ed abusivismo? Beh, non è proprio così… Certo, liberarsi di radicati preconcetti e luoghi comuni non è facile, a maggior ragione se nascono da un passato con ancora forti strascichi sul presente.
È vero, ogni germe di innovazione e cambiamento deve lottare per venire alla luce… ma fortunatamente ce ne sono parecchi, vitali e motivati al punto da poter andare fino in fondo proficuamente... “Eppur si muove”!
Vi abbiamo parlato poco tempo fa di Gibellina, rovine di un paese sgretolato dal terremoto, trasformate in nuova fonte di vita ed intervento di land art.
Oggi vi voglio raccontare di un’idea portata avanti da Antonio Presti, imprenditore e mecenate di Santo Stefano di Camastra, in provincia di Messina, che nel 1983 realizza il primo museo di arte contemporanea all’aperto: Fiumara d’Arte. La Fiumara è concepita come un succedersi di opere lungo un percorso che si snoda dalla montagna al mare, seguendo il percorso del torrente Fiumara, in dialetto siciliano "a' Sciumara". La prima realizzazione, alta 18 metri, fu concepita da Pietro Consagra; di lì in poi la fiumara non ha smesso di avanzare diventando un percorso unico, ricco di arte e suggestioni. Nonostante le opere sin dall’inizio siano state realizzate con il consenso dell’amministrazione locale, il fondatore di Fiumara d’Arte ha subito un processo penale per abusivismo edilizio. Dopo 23 anni, il processo si è concluso positivamente: la Cassazione ha riconosciuto l’eccezionalità del caso, prosciogliendo Antonio Presti da ogni accusa e impedendo che questi manufatti “abusivi” venissero demoliti. Se l’abusivismo, quello vero, regna ancora incontrastato in certe zone (non solo siciliane), qui semmai ci troviamo di fronte ad un atto di denuncia, alla protesta di giganti artistici che silenziosamente si ergono in mezzo alla natura in un’armonia dissonante. Un altro aspetto di rilievo è la condivisione del pubblico: il linguaggio dell’arte per una volta esce dalle quattro mura dei musei e si offre a tutti nella sua universalità.
Pietro consagra - La materia poteva non esserci

Tano Festa - Finestra sul mare

Antonio Di Palma - Energia mediterranea

Lo stesso Antonio Presti racconta la partecipazione entusiasta degli abitanti del posto, sempre partecipi nelle tappe che hanno segnato la crescita del museo, e delle maestranze che hanno eseguito i lavori con la fiera consapevolezza di costruire ben più che semplice materia.
Di questi tempi si potrebbe dire: “Change, we can belive in!”

Per chi volesse saperne di più: http://www.librino.org/web1/index.htm

Pensiero del giorno... Grattacieli

Il mio prof di storia dell' architettura (si, sempre lui) diceva che i grattacieli non sono altro che la materializzazione dell'ambizione degli uomini, ad averlo più lungo. Certo che a vedere alcune costruzioni non gli si può proprio dar torto. e per lungo tempo ho creduto in questa verità dogmatica senza pensarci più di tanto. Poi ho visto che pure le donne fanno i grattacieli (vedi Zaha Hadid) e quindi ho dovuto rivedere alcune mie convinzioni... è mai possibile che Zaha Hadid sia un uomo?! mah...

Pensieri del genere mi vengono in seguito alla visione del film "Carne tremula" di Almodovar, dove le Kyo Towers di Philip Johnson e John Burgee, ( celeberrimi grattacieli inclinati di Madrid che adoro) danzano nello sfondo come due amanti che si avvicinano l'uno con l'altro senza mai toccarsi.
Preso da questa nuova passione per le cose lunghe, ho cercato su internet relativamente ad altri grattacieli della capitale spagnola ed ecco che sento parlare de Cuatro Torres Business Area ovvero (in ordine da sinistra):

Torre CajaMadrid (Repsol) - 250 m (Norman Foster)
Torre Sacyr Vallehermoso - 236 m (Carlos Rubio Carvajal and Enrique Álvarez-Sala Walter)
Torre de Cristal - 249.5 m (Cesar Pelli)
Torre Espacio - 236 m (Pei Cobb Freed)







Non so voi, ma ho avuto l'impressione di vedere 4 anonimi grattacieli di Hong Kong venuti in Spagna a prendere un pò di sole. Si stagliano sul landscape di Madrid come i "Cugini di Campagna" sul palco di Sanremo. L'effetto "fuori-posto" mi sembra parecchio evidente... che avesse ragione il mio prof?!

foto Kyo towers di...
foto grattacieli di...

1 Mese Insieme (Noi, Voi e Google)

Solita frase retorica da usare in queste occasioni: come vola il tempo?!
eh, già... è passato un mese dalla nascita di questo blog e personalmente sono parecchio soddisfatto di come si sia evoluto questo pseudo-progetto che porto avanti con i miei colleghi... volete qualche numero?

SEZIONE - GENERALE

44 Post pubblicati, tra cui 14 tesine, 6 concorsi, 20 pensieri del giorno
1048 visite secondo google analytics, 1849 secondo il mio free counter
60 % di visite nuove
625 visitatori unici assoluti
2545 pagine visualizzate
4 minuti è il tempo medio sul blog
traffico generato per il 50 % da motori di ricerca, 17 % connessioni dirette, 33% da siti di provenienza


SEZIONE - DETTAGLI

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5. France 5
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7. Selargius 16
8. Brescia 15
9. Torino 13
10. Bari 12


SEZIONE - FACCIAMOCI I C***I VOSTRI

Browser utilizzati dai visitatori:
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Sistemi operativi utilizzati dai visitatori:
1. Windows 91,79%
2. Macintosh 7,73%
3. (not set) 0,38%
4. Linux 1 0,10%

Risoluzione dello schermo dei visitatori:
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4. 1440x900 pixel 5,73%
5. 1680x1050 pixel 3,82%

Ricerche fatte su google che hanno portato sul nostro blog:
-architecture per casa in tunisia
-architettura andamento curvo
-architettura case di forme diverse
- i pericoli di andare a petra
-chi ha progettato casa sulla cascata in pennsylvania
-come si disegna vetrata in pianta
-costo lastre onice
-less is more mies
-rivestimento con carta tipo petra

i dati sono stati forniti da software di google... e poi dicono che google non ci controlla...

P.S. UN GRAZIE PARTICOLARE A TUTTI I VISITATORI

Pensiero del giorno... Automobili

Che squallore... avete mai fatto caso che le pubblicità di automobili hanno 2 invarianti: belle architetture come sfondo e tette giganti in primo piano... tralascio quest'ultimo aspetto perchè non mi compete...
Non so per quale motivo, ma a quanto pare l'accoppiata auto-edificio vende parecchio... è come dire: se compri questa vettura ti diamo in regalo un ponte di Calatrava!!!

Non ho citato Calatrava per caso, ma per il semplice fatto che è il più ricorrente. Qualche volta ci si accontenta anche di meno, come nel caso dello spot della citroen c3, dove un tizio cambia auto quindi casa, cane e via discorrendo... Credo che il messaggio nascosto sia di questo tipo: con una citroen c3 cambi il tuo status.
Pensavo che l'era della casa status-simbol fosse finita e invece... odio queste strumentalizzazioni da 4 soldi dell'architettura...

ARCHITETTURA DI SFONDO


TETTE IN PRIMO PIANO





P.S. cosa sapete dirmi sugli edifici della prima foto?