Ad Menu

Bernard Tschumy - Parte Seconda: Opere

Appunti e Ricerche condotte nell’ambito del corso di Architettura e Composizione II
->Parte Seconda: Opere

Per Tschumi l’architettura può essere definita e quindi dissociata attraverso tre elementi:
spazio, ovvero la costruzione dello spazio fisico materiale;
movimento del corpo nello spazio;
evento dell’uso.
Tschumi si chiede se può esistere un’architettura celebrata e al tempo stesso criticata; la risposta è che ciò può avvenire solo con l’architettura dell’evento, per la quale tutto ciò che avviene in essa è più importante di ciò che viene riferito.
In "Manhattan Trascipts" si ritrovano i tre livelli della realtà: l’evento, rappresentato da fotografie prese dalla cronaca, il movimento, attraverso diagrammi di movimento nello sport, e lo spazio, reso attraverso il disegno e la fotografia di edifici. L’esperienza dell’architetto si basa sulla stretta relazione tra questi tre livelli. L’inserimento del movimento produce l’abbattimento di alcune convenzioni relative alla rappresentazione. La sfida dell’architettura diventa non il sedurre, ma il mettere in moto operazioni di seduzione dell’inconscio, puntando sui suoi limiti. L’erotismo non sta né nello spazio né nei concetti, ma nella loro relazione.
La ripetizione di un evento inoltre consente di individuare aspetti dell’azione originale sfuggiti al controllo; tale ripetizione diventa programma, serie formale di comportamenti. È chiaro che negli edifici si possono operare cambiamenti di programma: le azioni qualificano lo spazio come lo spazio qualifica le azioni; questi elementi si influenzano solo nell’atto dell’intersezione, che non è mai fusione.

Parco della Villette, Parigi, Francia, 1982-97

Rappresenta la prima occasione per mettere in atto i principi della ricerca di Tschumi:
• il rifiuto della sintesi a favore della dissociazione e scomposizione;
• il rifiuto del binomio tradizionale forma-funzione a favore di sovrapposizione e giustapposizione;
• l’applicazione delle metodologie di frammentazione e combinazione.
Il bando di concorso chiedeva un parco urbano del ventunesimo secolo, che integrasse verde e servizi culturali e per il divertimento a favore della città. Non solo uno spazio dove nutrire lo spirito e ricreare il corpo, come nella concezione ottocentesca del parco, ma un luogo dove dimenticare la città e che al tempo stesso si integrasse con essa. L’area scelta era una periferia parigina degradata . Poiché il territorio è già saturo, Tschumi si rifiuta di inserire un ulteriore volume come contenitore delle funzioni e pertanto distribuisce le richieste programmatiche su tutta l’area. L’intervento lavora con la sovrapposizione di tre sistemi autonomi: PUNTI-LINEE-SUPERFICI, creando eventi attraverso l'interazione di ogni sistema con gli altri due.



Intersezione, incastro, incontro e unione determinano di volta in volta relazioni o reciproca indifferenza. I PUNTI sono strutture neutre, indifferenziate, in metallo rosso, denominate folies (10x10x10 m), che attendono di essere qualificate in senso formale e funzionale. Esse sono distribuite uniformemente sul parco, secondo una griglia quadrata detta mediator (passo 120 m); si tratta di segni autonomi che consentono il massimo di flessibilità program matica e invenzione. La LINEE sono due importanti assi di percorrenza pedonale, che attraversano l’area nei due sensi incrociandosi e stabilendo connessioni con il quartiere e la città. Ognuna è accompagnata da un percorso coperto per proteggere l’ingresso alle follies. Il sistema comprende anche i sentieri che formano la Promenade Cinematique, un percorso curvilineo apparentemente casuale che costeggia varie parti del parco. Quando questo incrocia i due assi si determinano “incontri imprevisti”, ovvero i giardini tematici realizzati da altri progettisti. Le aree non trattate dal programma sono trattate a prato o a ghiaia, per completare l’idea di libertà programmata.

Glass Video Gallery, Groningen, Paesi Bassi, 1990

Nell’ambito dell’iniziativa What a wonderful world, sulla scia del decostruttivismo, Tschumi è invitato a progettare uno dei cinque padiglioni tematici relativi al rapporto tra architettura e videomusic. La peculiarità del suo progetto sta nella decostruzione di un’immagine della quotidianità: una scatola che trasmette immagini e suoni all’interno di una stanza buia, come una tv in una casa. Lo scopo è quello di rovesciare il carattere del contesto in cui tale rito privato è celebrato, per cui la costruzione è completamente realizzata in vetro, al fine di renderla permeabile alla vista di tutti fino a mettere in crisi la sua stessa solidità. Si tratta di un fragile prisma cavo posto su plinti di cemento inclinati lungo due direttrici per dare al fruitore un senso di disagio ed instabilità. Il percorso interno è articolato attraverso lastre di vetro strutturale che scandiscono lo spazio delimitando gli ambiti che contengono le strutture a torre dei monitor. Il riflesso della natura all’esterno moltiplica il gioco delle immagini.


Lerner Hall Student Center della Columbia University, New York, USA

L'impianto è organizzato sulla base di due corpi contrapposti, mentre lo spazio intermedio costituisce il vero fulcro del progetto, punto di scambio dinamico protetto da vetro strutturale. Tschumi introduce poi nello spazio interno una struttura importante per la circolazione, il cuore della “cittadella degli studenti” nel quale si legge l’in-between, con la duplice funzione di legare il composito insieme di luoghi, aggregare gli spazi e proporsi come punto d’incontro e sosta.

Ampliamento del MoMA, Manhattan, USA

L'intervento si presentava inizialmente come intervento fortemente condizionato dalla preesistenza di edifici ritenuti storici e quindi immodificabili. La proposta di Tschumi è basata su tre nuclei tematici:
• la ricerca di un accordo tra gli edifici da conservare e le nuove volumetrie, che consenta di leggere continuità pur mantenendo le singole identità storiche presenti; per questo rinuncia ad un segno esteriore unificante incapsulando gli edifici in un’armatura concettuale assimilabile ad una colata lavica che viene scavata creando una sequenza di vuoti;
• la creazione di una interconnessione che sia strutturale ed anche concettuale, creata attraverso una molteplicità di percorsi;
• il rovesciamento verso l’esterno degli spazi delle gallerie per godere dell’illuminazione naturale.

Villa privata, L'Aia, Paesi Bassi

La trasparenza è quì usata come mezzo di relazione con la società contemporanea, nella quale internet smaterializza le pareti delle nostre abitazioni. La casa diventa una stanza immersa nella casa che è la città. Infine ricordiamo il complesso polifunzionale di Rouen (nei pressi di Parigi), pensato allo scopo di incrementare lo sviluppo economico e culturale del territorio. Il complesso è costituito da un vasto piazzale rettangolare ed un imponente volume ad anello dal profilo semicircolare, che ospita un vasto auditorium. È questo elemento a calamitare l’occhio dell’osservatore, con la rottura della dominante orizzontalità del paesaggio che non presenta segni forti. La struttura di copertura è sorretta da tre esili tralicci metallici; grazie ad essi Tschumi riesce a contrastare l’effetto di isolamento dell’oggetto nel contesto creando innesto tra naturale ed artificiale. La trasparenza delle parte inferiore fa apparire il volume sospeso. La regolarità della figura è spezzata dalla sezione variabile spiraliforme. Il doppio involucro, quello strutturale/acustico e quello per la sicurezza/climatizzazione, definisce uno spazio interno che può essere considerati in-between.

Risorse di Architettura n.2

Capita spesso di dover cercare fotografie per i nostri progetti accademici, per analizzare a fondo i dettegli delle architetture o più semplicemente conoscere il fatato mondo degli Archistar. Per districarsi nell’immenso mare di internet vi segnaliamo tre siti che rappresentano ottimi punti di partenza.

Flickr
“Flickr is almost certainly the best online photo management and sharing application in the world.”
Sito

Titolo e sottotitolo la dicono lunga sulla validità del celeberrimo sito di photo sharing. Potremmo dire che flickr è per le fotografie ciò che youtube è per i video, ovvero un facile strumento di condivisione che permette agli user di postare i propri scatti e visualizzare quelli degli altri. A differenza di siti specializzati nella vendita di immagini, qui tutto è gratuito e utilizzabile (entro certi limiti). Gli autori possono decidere se mantenere tutti i diritti dell’opera o rendere la foto totalmente utilizzabile per altri. Con i parametri di ricerca avanzata risulta facile applicare suddetta distinzione. La maggior parte dell’immagini si trovano a dimensioni originali (oltre i 5 megapixel) e quindi adatte agli usi comuni.
Ogni autore possiede una sorta di pagina in cui mostrare i propri elaborati con possibilità di creare cartelle, pubblicare commenti, porre tag ecc.
Pro: Al momento è la migliore risorsa online per trovare immagini, soprattutto di architettura contemporanea. Raramente un’opera manca all’appello.
Contro: Generalmente le ricerche producono un infinità di risultati tra cui doversi districare. Molte immagini proposte sono state realizzati da turisti allo sbaraglio che pensano che una bella foto debba comprendere la loro sorridente silhouette piazzata davanti a qualche edificio famoso.


A&A
“Art & Architecture”
Sito

Il sito del "Courtauld Institute of Art” propone un interessante raccolta di immagini e fotografie d’epoca per la maggior parte ad altissima risoluzione in bianco e nero. L’archivio non è molto fornito ma si possono trovare piccoli gioiellini su opere antiche e anche moderne fino a giungere alla soglia della contemporaneità. Potrete vedere gli interni del Palazzo di Cristallo di Paxton fino a leggerne le insegne interne, oppure dare un occhiata al Centro Pompidou negl’anni di realizzazione per rendersi conto di quanto fosse avveniristico il museo di Renzo Piano.
Pro: Facile da utilizzare nonostante la lingua inglese.
Contro: Le immagini non sono scaricabili ad alta risoluzione, ma solo visualizzabili.


Life
Sito

Amanti del gossip architettonico? Ecco il sito che fa per voi. Uno sconfinato database ricco di immagini per spiare i vostri beniamini durante qualche presentazione, con un plastico in mano o di fronte il loro ultimo sforzo architettonico. Volete vedere Zaha Hadid conciata a festa per andare in visita dal papa? Eccovi accontentati!
Pro: Eccellente qualità delle immagini.
Contro: Tutte le foto sono vincolate da diritti d’autore, tuttavia è permesso utilizzarle con opportuni accorgimenti e senza scopi commerciali.

Siti di Architettura n.1

Questa rubrica parte con l’intento di fare un po’ d’ordine nello sconfinato mondo dei siti che hanno per tema principale quello dell’Architettura: portali web, magazine online, spazi per la critica.
Una sezione apposita si occuperà di blog, forum e social network, mentre abbiamo già attivato lo spazio sulle risorse online ovvero strumenti utili a studenti, architetti e non solo.
Si comincia da due siti di respiro internazionale, molto simili tra loro per materiale proposto e scelte editoriali. Le pubblicazioni sono organizzate per post commentabili proprio come nei blog, mentre l’affidabilità delle fonti e la qualità delle informazioni sono simili a quelle dei migliori portali web.

Dezeen
“Design Magazine” “Our mission is simple: to bring you the best architecture, design and interiors projects from around the world before anyone else.”
Sito

E il più delle volte ci riescono a dare le notizie in anteprima. Ma non si accontentano di questo! Il sito vanta oltre un milione di visite al mese e questo lo rende una delle fonti più autorevoli del web in fatto di Design e Architettura.
La homepage è pulita e leggibile: raccoglie brevi estratti dei testi con una singola fotografia rappresentativa. Ogni articolo,invece, è corredato da un ottimo apparato iconografico, spesso il migliore reperibile online.
Deezen propone anche:
- Offerte di lavoro dagli studi di architettura più importanti e noti al mondo
- Concorsi interni al sito con in palio numerosi libri e oggetti di design.
- Video-Interviste, download, reportage di eventi ecc.

Pro: La grafica semplice garantisce un’ottima navigazione.
Contro: Stiamo cercando…


Plataforma Arquitectura
“Hasta ahora llevamos 1409 dias, 2338 artículos, 36238 comentarios
Sito

Si tratta di un sito cileno che pubblica in lingua spagnola. Presenta uno sconfinato catalogo di architetture contemporanee sparse qua e là per il mondo e rapidamente individualizzabili sulle mappe di google. Gli articoli offrono informazioni dettagliate e precise condite da una mole impressionante di immagini. Potrete navigare in un sacco di categorie e ritrovare Plataforma Arquitectura sui più famosi social network di oggi.

Pro: Ogni articolo all’inizio possiede un elenco che riporta dati interessanti e difficilmente rintracciabili online. Esempio:

Parque urbano en Bagheria, Palermo / Luca Bullaro
Arquitecto: Luca Bullaro
Ubicación: Bagheria, Italia
Cliente: Ayuntamiento de Bagheria, Italia
Colaboradores: Domenica Mistretta, Armando Grech (3d)
Santo Mineo (estructuras) Paolo Rizzolo (instalaciones) Leonardo lo Coco (sostenibilidad) Giulia Camerata, Maria Paula Vallejo (paisajismo)
Constructora: “COVECO, Consorzio Veneto Cooperativo”
Director de obras: Angelo Fazio
Presupuesto: 1.270.000 euro
Año de proyecto: 2004-2009
realización: Mayo 2008-Julio 2009
Superficie construida: 4,300 mt2
Fotografías: Luca Bullaro

Contro: Il sito e abbastanza pesante e può presentare problemi nel caricamento.

Bernard Tschumi - Parte Prima: Biografia e Poetica

Appunti e Ricerche condotte nell’ambito del corso di Architettura e Composizione II
- Parte Seconda: Opere

Biografia - il periodo della ricerca

“L’architettura non è conoscenza della forma, ma forma della conoscenza”

La personalità dell'architetto svizzero decostruttivista può essere compresa indagando i due diversi rami di ricerca verso i quali si concentra la sua attenzione :
• uno di carattere speculativo, volto alla riflessione critico-filosofica;
• uno di carattere pratico, relativo alle possibilità di configurare lo spazio, con particolare attenzione al vivere contemporaneo e ai nuovi bisogni della società postindustriale.
Questi due filoni si sono intrecciati e sviluppati in modo differenziato. Se nel primo decennio di attività Tschumi si dedicaprincipalmente allo studio, con la vittoria del concorso per il Parc de la Villette a Parigi (1982-83) entra improvvisamente nel mondo della professione.

Tschum nasce a Losanna nel 1944 e grazie al padre, architetto e professore, si trova sin dalla più tenera età immerso nel clima dell’architettura, con una spiccata tendenza verso gli aspetti teorici. È la visita alle opere di Sullivan, Wright, Mies a far nascere in lui il desiderio di intraprendere gli studi di architettura. Conseguito il titolo trascorre un lungo periodo dedicandosi alla riflessione sui temi dell’architettura, primo tra tutti il suo ruolo nei confronti della società: autonomia, e quindi architettura come forma d’arte, o piuttosto impegno, cioè architettura al servizio della società?
Le prime opere sono slogan di carattere provocatorio; uno dei primi lavori da segnalare è il progetto “Do It Yourself City”, un collage in cui si combinano foto di diversi oggetti accostate senza alcuna gerarchizzazione ne relazione di causa-effetto; la composizione vuole rendere testimonianza della vita nella periferie parigina. Accanto a questo pannello ne viene esposto un altro con un fotogramma di un film del regista russo Ejzenstejn, dove l’inquadratura mostra la sovrapposizione di diverse immagini, ancora una volta senza una gerarchia.
La ricerca del russo nel settore del montaggio cinematografico rappresenta un riferimento significativo nell’impianto teorico-operativo di Tschumi, per la forte analogia che egli riscontra con l’idea di “montaggio architettonico” che egli sta cercando di elaborare. Elementi fondanti per il suo pensiero sono il movimento cinematografico della macchina da presa e il montaggio come giustapposizione per parallelismo o conflitto. In particolare Tschumi individua tre concetti interessanti:
l’attrazione, modello di comunicazione intensamente emotivo che coinvolge lo spettatore al fine di indurlo a rifiutare le sue abitudini percettive a seguire un andamento lineare dei tradizionali sistemi narrativi;
la scrittura ideogrammatica giapponese, dove la combinazione di due segni non dà semplicemente una somma, ma piuttosto un prodotto, evocando una terza immagine; questo espediente è spesso usato anche nel cinema;
la dialettica marxista, secondo la quale l’arte è in perenne conflitto dialettico per rendere manifeste le contraddizioni dell’essere; analogamente il montaggio esprime il conflitto tra inquadrature indipendenti o opposte.

Un’altra figura che contribuisce a creare il carattere innovativo della concezione architettonica di Tschumi è quella del filosofo Derrida, da cui trae il concetto di margine.
Il modo di procedere di Derrida, obliquo, angolare, senza affrontare il problema in forma diretta, è recepito da Tschumi in duplice accezione: come operazione decostruttivista nei confronti dei principi del Movimento Moderno e come strategia di attacco contro tale sistema di valori.

Per Tschumi uno dei caposaldi dell’architettura è l’ANTIFUNZIONALISMO, fondamentale per la salvaguardia della sua stessa essenza: occorre affermare la “necessità della sua non necessità”, solo così essa recupera la natura di strumento edonistico. Così come lo scrittore e l’architetto intervengono sulla loro opera manipolandone la configurazione esterna mediante ripetizioni, sovrapposizioni e distorsioni, allo stesso modo è possibile operare all’interno dello spazio di un edificio svolgendo azioni non previste dal programma.

Altra nozione fondamentale è quella di EVENTO, desunto dall’azione contestativa del movimento situazionista di Guimard, che negli anni sessanta porta avanti a Parigi una critica serrata della cultura del consumo e verso il funzionalismo. –slogan: “L’immaginazione al potere”
La possibilità di combinare più eventi con uno spazio fa cessare di esistere la relazione tra forma e funzione. La lotta dell’IS (Internazionale Situazionista) intende promuovere un uso più libero dell’ambiente urbanoo. La teoria dell’evento si traduce in “processi architettonici”, non vere e proprie regole.

Architettura come forma Architettura come evento

(definizione statica) (definizione dinamica)

Egli ritiene che il giusto modo di interpretate l’architettura sia quello di tenere in considerazione gli eventi. Occorrono pertanto sistemi diversi di simbolizzazione che suppliscano ai limiti di piante, sezioni e assonometrie, ad esempio con l’uso della fotografia e di filmati, basandosi sui criteri di giustapposizione e sovrapposizione.
L’attività di Tschumi si intensifica tra il 94 e il 96; di questo periodo sono i testi Architettura e disgiunzione ed Event-Cities 1-2-3, l’uno incentrato sulla riflessione teorica, l’altr o rivolto alla prassi progettuale, pertanto strettamente interconnessi. Particolare attenzione è rivolta al ribaltamento dei tradizionali termini della prassi progettuale: bisogna progettare le condizioni e non lasciare che queste condizionino il progetto.



Ciò significa indirizzare i flussi di energia prodotti dal movimento dei corpi, rendendo lo spazio il luogo degli eventi programmati e non. Programma ed evento sono dunque due termini distinti ma strettamente interrelati. Il programma risponde ad una molteplicità di bisogni sociali ed individuali, l’evento è un insieme di avvenimenti imprevisti che contribuiscono a modificare il programma rivelando potenzialità e limiti. Combinando attività programmate, comuni e prevedibili, si può provocare una configurazione spaziale in modo da generare eventi insoliti ed imprevedibili. Tschumi definisce questa particolare configurazione spaziale in-between. L’idea del movimento è rappresentata dai vectors, flussi di energia usati come stratagemmi per organizzare le infrastrutture o per modificare la logica di un contesto.


Risorse di Architettura n.1

In questo nuovo spazio ci occuperemo di tutte quelle risorse online che riguardano il mondo dell’architettura anche in maniera trasversale. Parleremo di quegli strumenti che possono aiutare il lavoro di studenti, architetti e appassionati del mestiere. Il nostro intento è di far conoscere ciò che di buono offre la rete senza la pretesa di dare giudizi assoluti. Le risorse diventano tanto più importanti quanto più ci servono ed è per questo che chiediamo a tutti di segnalarne il più possibile, anche nei commenti.
Cominciamo con due siti dai contenuti aperti a tutti, che mappano le opere contemporanee sulle cartine di Google.


UrbanFile
“Urbanfile, il sito dove dare uno sguardo sul futuro delle città italiane di oggi! Aperto a tutti, creato da te!”
Sito - Mappa

Sito in italiano dedicato alle architetture presenti sul territorio nazionale e ai vari progetti in via di realizzazione . Di facilissima consultazione e ricco di materiale. Gli aggiornamenti riguardano soprattutto le grandi città italiane come Milano o Roma, ma si tengono sott’occhio anche le provincie minori.
Pro: In alcuni casi i progetti vengono tenuti costantemente sotto osservazione e aggiornati di conseguenza. Sarà un buon punto di riferimento per capire le evoluzioni per l’Expo di Milano 2015.
Contro: Qualche volta si fatica un po’ nel distinguere un’opera già ultimata, da un progetto da realizzare o un semplice concorso.


MIMOA
“MI MOdern Architecture”
Sito - Mappa

Con oltre 7500 iscritti questo sito può essere considerato un ottimo punto di riferimento per la localizzazione delle architetture contemporanee sul territorio europeo e in misura minore per gli altri continenti. In lingua inglese, ma di facile utilizzo con un ottima ed intuitiva interfaccia grafica. Nella homepage vengono proposti interessanti progetti e a fianco la relativa localizzazione.
Pro: Ottime guide per viaggi all’insegna del contemporaneo; mappe personalizzabili con le architetture “preferite”; ricerche dettagliate per paese, architetto ecc.
Contro: Pochi aggiornamenti al di fuori dell’Europa.

Attualità e Curiosità: Una folle corsa ai grandi maestri!

Penso tutti gli appassionati sanno bene di cosa si tratta, anche se in effetti è stato davvero un privilegio di pochi riuscire ad averne una copia: la collana di monografie dei grandi dell'architettura! Dopo averla richiesta al primo edicolante e aver ricevuto un "No, tutto terminato!", la seconda richiesta è stata quella fortunata (probabilmente perchè si trattava di una piccola edicola al centro di Picanello)! Alla modica cifra di 2,99 € ho acquistato la monografia di Renzo Piano, accompagnata dalla stampa di uno schizzo dell'architetto, per la precisione la Bolla di Genova! Essendo una collana rivolta al grande pubblico, è stata preferita la trattazione solo delle opere più importanti, analizzate con un mediocre grado di dettaglio, il che la rende nonostante tutto piacevolmente scorrevole!
Mi chiedo come mai abbiano scelto proprio Renzo Piano come primo autore, quello con il grave compito di acquisire il consenso dei lettori! Mi chiedo se non fosse stato più vantaggioso pubblicare architetti di fama indiscussa come Le Corbusier, F. L. Wright o Mies Van Der Rohe o archistar come Zaha Hadid o l'odiato/amato F. O. Gehry!
Per chi avesse perso la prima uscita e sia interessato ad acquistarla le informazioni sono contenute nel sito (clicca sulla foto)!

Petra Dura compie 2 anni!

190 Post
81.000 Visite
160.000 Pagine visitate
650 membri sul gruppo Facebook

E ancora il meglio deve venire!
Grazie a tutti





In ricordo di Bruno Zevi

Bruno Zevi (Roma, 22 gennaio 1918 – Roma, 9 gennaio 2000)

Volevo soltanto ricordare un grande dell'Architettura a dieci anni dalla sua scomparsa. Per caso ieri ho ordinato su internet un suo libro scoprendo questa triste data. Chissà quante altre cose avrebbe potuto scrivere "l' architetto col papillon e con la polemica nel sangue" su questo ultimo decennio d'Architettura pazza.
Ho ripassato per devozione le sette invariati dell'architettura moderna, il mio modo per ricordarlo:

1 - Elenco dei contenuti e funzioni
2 -Asimmetria e dissonanze
3 - Tridimensionalità antiprospettica
4 - Scomposizione quadridimensionale
5 - Coinvolgimento strutturale
6- Temporalizzazione dello spazio
7 - Reintegrazione Edificio-città-territorio

Articolo del "Corriere della sera" sulla sua morte LINK

Eduardo Souto de Moura

Appunti e ricerche condotte nell'ambito del corso di Architettura e Composizione II

Biografia:

- 195 2 - nasce a Porto
- anni '70 - collabora con Alvaro Siza
- 1980 - si laurea in Architettura alla Scuola di Belle Arti di Porto

Dal lungo ciclo di conferenze tenute emerge un’immagine seducente del costruire, eseguito con un linguaggio essenziale e materali spesso nobili. L’attenzione è principalmente rivolta agli aspetti tecnici e pratici.
Riguardo al linguaggio architettonico dice di essersi stancato dell’artificialità; centrali sono i concetti di continuità e di invisibilità strutturale, non nel senso di mimesi ma di rinuncia al radicalismo linguistico.

Tra i principali temi trattati troviamo:
• L’insediarsi, l’individuare un luogo e immaginarne la vita possibile. La scelta si carica di un significato e di conseguenza. I parametri di questo atto sono gli elementi naturali, le differenze topografiche, il perimetro del paesaggio o della città, la densità urbana. L’impianto è la fondazione dell’dea, primo segno con cui si manifesta il principio insediativi.
• Il modello: un alfabeto costruttivo esemplificato in un progetto che rappresenta un’intera famiglia. Si tratta di un dizionario di archetipi formali: piani, tetti, corpi, etc.
• La complessità insita nell’apparente semplicità; ogni edificio osservato da vicino mostra giunte, separazioni, transizioni.
• L’immaginazione che attraversa tutte le fasi: dallo schizzo, alle variazioni tecniche, a quelle economiche.
• La preesistenza, come stratificazione secondo fasi spesso incoerentiche riporta una memoria non selettiva del passato. L’edificio sente l’azione del tempo e si trasforma sotto istanze concrete di funzione o stabilità.

Ecco qualche suggestione dei suoi progetti:

Museo Paula Rego, Cascais, Portogallo, 2005/09
(Per approfondimento Vedi Casabella n°783-Novembre 2009)

Stadio Municipale di Braga, Portogallo, 2004
(Interessante l'intervista di Lara Braun in lingua inglese riportata dal sito internet della Holcim Foundation)



Pensiero del giorno... Mensole della speranza

Periodo strano l’inizio dell’anno. Finite le feste, con buona pace di tutti, si cominciano a fare progetti e proiezioni per una nuova vita non prima di essersi sbarazzati delle cose “vecchie” o inutili (secondo la “Storia delle cose” di Annie Leonard ben il 99% dei beni finisce nella spazzatura entro 6 mesi dall’acquisto, quindi a rigore non dovremmo parlare di “vecchio”). Comunque sia, si fa pulizia più nella nostra mente che nei fatti. Capita pure di imbattersi in oggetti, appunti, agende o calendari troppo sottolineati che ci fanno ricordare dei piani che avevamo redatto giusto un anno prima e che abbiamo disatteso in ogni suo punto. Nella lista delle cose non fatte un posto d’onore va riservato ai viaggi: sono l’elemento debole della catena, i primi a risentire di crisi economica, influenza suina o bruschi cambiamenti di appelli d’esame (vi ho raccontato del mio esame di geotecnica il 23 dicembre?!). E così il 2009 ha visto sfumare tappe come Milano, Venezia, Bologna, il Marocco e la Spagna. Poco male: è stato l’anno di Scienza e Tecnica delle Costruzioni quindi non oso lamentarmi.
Nonostante i vari intoppi ci ostiniamo a fare progetti di vita anche per il 2010: siamo pur sempre architetti, anche per noi la speranza è l’ultima a morire. E viviamo in un paese dove i sogni sono tutto, sia oggi che in passato. Anche le nostre case, le nostre città vivono di speranze e il più delle volte si accontentano di queste. Una passeggiata in centro e tutto diventa più chiaro. Avete mai visto le “mensole della speranza”? Si tratta di quei mensoloni senza balcone posizionati nell’ultimo solaio degli edifici. Venivano posati per costruire eventualmente un ulteriore piano abitabile, magari per i figli sposati o i nipoti. Il più delle volte rimangono lì anche dopo centinaia d’anni, testimoni di un sogno, un’altra monetina sul fondo di qualche sfortunata fontana.
Le periferie hanno il loro corrispettivo meno nobile: “i pilastri della speranza”. Questi risultano addirittura tragici, quasi perfidi nel loro mutare aspetto al passare del tempo. Diventano inutilizzabili o addirittura dei problemi per le abitazioni stesse. E così le nostre città continuano a riempirsi di “carcasse di speranze”…
Questo voleva essere un post per augurarvi un buon 2010, ma... :D
Continuate a sperare, ma niente sogni sepolti nel cassetto, grazie.