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Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 2

"L'architettura, e quindi il progetto che la prefigura, coincide, come tutte le attività umanistiche, con la risoluzione di un'equazione che oltre ad avere infinite variabili consente infiniti risultati anche totalmente contrastanti eppure ugualmente corretti e legittimi, addirittura stupefacenti"

Estratto dall'editoriale della rivista internazionale di architettura Area, ottobre 2010,
di Marco Casamonti direttore dal 1997, indagato per corruzione in appalti dal 2008.


Evidentemente la sua soluzione all'equazione era proprio sbagliata...

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Approfondimenti sul caso Casamonti:
- l'arresto nel 2008 sul sito del corrierefiorentino.corriere.it
- il rinvio a giudizio del 2010 sul sito di libero-news.it
- scritto breve di Luigi Prestinenza Puglisi prestinenza.it

Vedi anche:
Pensiero del giorno... cos'è l'architettura? 1

VENEZIA 2010 - Padiglione Italia: AILATI

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

"Cacofonia: (dal greco ϰαϰοφονία kakophonia - kakos, cattivo + phonè, voce, suono) si riferisce ad un suono che risulta sgradevole all'udito per la successione disarmonica delle note di strumenti musicali o il ripetersi di sillabe uguali o simili in un discorso(...) La cacofonia viene spesso utilizzata in ambito di calembours linguistici o, ancora più spesso, negli scioglilingua. In questo caso, una cacofonia diventa voluta e ricercata per ottenere qualche particolare effetto sonoro che a volte, paradossalmente, perde il suo carattere cacofonico "cattivo" per diventare addirittura eufonico." (fonte wikipedia)

L'Italia del 2010 è una cacofonia che si è fatta eufonia. Il Padiglione Italia vuole tracciarne i tratti armonici per raccontarne un percorso corale. Tanti, tantissimi contributi accumunati da un solo elemento: lavorare AiLati delle correnti internazionali, sempre più presenti ma sempre meno pregnanti.

AILATI. Riflessi dal futuro.
Il tema del padiglione nasce dal riflesso della parola Italia. Vuole mettere l'Architettura italiana in contrapposizione al dibattito globale; vuole rimarcarne un percorso autonomo, laterale ma non marginale. Luca Molinari, curatore dalla mostra, ha l'arduo compito di discernere tra la caleidoscopica realtà nostrana. Un occhio al passato e uno al futuro, senza mai dimenticare che noi viviamo il presente.

Nascono così tre sezioni separate del padiglione:

- Passato: Amnesia nel presente. Italia 1990-2010.
Si tratta di un percorso che sonda la produzione architettonica dell'ultimo ventennio in Italia. Una lenta e faticosa risalita dalla marginalità italiana attraverso ben quattro generazioni di architetti.

- Presente: Laboratorio Italia.
E' la sezione più ampia. Raccoglie una moltitudine di lavori realizzati che vengono rappresentati con testi, immagini, plastici. Ogni progetto risponde ad una precisa domanda della contemporaneità. Si pone l'accento sulla buona architettura, quella etica, sostenibile, sociale. Un incessante brusio creato dall'intreccio di suoni, parole e commenti si pone come colonna sonora della mostra. Sono i molti temi inascoltati dell'istallazione audio "rumori di fondo".

- Futuro: Italia 2050
Questa sezione nasce con la collaborazione del mensile Wired. La rivista ha interpellato quattordici "visionari" per immaginare altrettanti temi per un futuro non troppo lontano: il 2050. Quattordici architetti, noti sperimentlisti, si sono presi l'incarico di tramutarli in installazioni.

Scorcio del Padiglio Italia, sezione "Laboratorio Italia" - foto originale di Daniela Bonanno

L'Italia del Padiglione Italia pone diversi spunti di riflessione. Tralasciando le analisi di dettaglio sulle singole sezioni, compito che affronteremo in altri post, proviamo a tirare le somme dell'esposizione nel suo complesso.

C'è crisi
"Ailati. Riflessi dal futuro è una narrazione corale e critica che cerca una via possibile all'uscita dalla crisi dell'architettura italiana contemporanea."(1)
Alla tragedia della crisi dell'architettura italiana, ormai ufficializzata e sbandierata con ogni mezzo possibile (2), si aggiunge la tragedia di un'ennesima soluzione. Questa volta si parla addirittura di "risposta necessaria". La retorica della "crisi", parola utilizzata per giustificare qualsiasi cosa e in qualsiasi ambito, ormai non convince più. Dalla crisi di governo alla crisi economica passando per quella energetica, dei consumi, dei valori. Ailati poteva benissimo fare a meno di presentarsi come movimento "partigiano" in contrapposizione ai soliti noti. Fuori dall'esposizione la rivista Wired (3) si pone in questo senso e come d'abitudine mette l'accento sul genio italico senza piangersi addosso.
Così, Ailati appare come il furbo tentativo di impostare una crititca architettonica dell'ultimo ventennio costruita su se stessa, più che la soluzione ad una ipotetica crisi.

L'arcipelago
Il lavoro del curatore, Luca Molinari, fa emergere un Italia fatta di piccole realtà che a fatica si emancipano dalla condizione nostrana. Sembrerebbe un minuscolo arcipelago poggiato su un mare di niente. Il tentativo di ricercare un percorso comune a tutti si fonda principalmente sul "lavorare ailati", affinità di condizione, ruolo, intenti. E' questo che si intende per "narrazione corale". Rimane, tuttavia, il dubbio che queste isole siano veramente ben collegate tra loro anche nella realtà. L'impressione che si ha che ai-lati faccia rima con ai-margini, condizione di isolamento più che di provincialismo. Merito al direttore per aver gettato un primo ponte di collegamento.

Un futuro AiLati
Il viaggio temporale del padiglione comincia nel 1991 e si conclude nel non troppo lontano 2050. Il passato e il presente vengono letti in bilico tra isolamento internazionale e lateralità rispetto l'agenda dettata dalle archistar. Da una parte l'inizio della paventata crisi e dell'altro il principale motivo d'orgoglio nazionale.
Il futuro? Nessun accenno che ci metta in linea con i nomi altisonanti dell'architettura globale. Un percorso fatto di buona architettura, consapevole di ciò che succede nel mondo, autonomo, che sappia essere anche alternativo se necessario. Molinari dice (4):
"Ogni volta che proviamo a rincorrere un centro che non c’è finiamo per risultare in ritardo, provinciali, quando abbiamo la capacità di produrre un pensiero laterale, allora produciamo contenuti freschi, esclusivi, unici, proprio perché la nostra è una storia di ricche anomalie, di ambiguità potentissime."
Insomma, un sogno che coincide con il sentire comune di chi si occupa d'architettura.

Dal basso
E' piacevole girare per le sezioni del padiglione Italia e vedere nomi nuovi rispetto il solito star system, scoprire iniziative fresce e giovani come quella de "L'Incompiuto Siciliano". In calo i contributi di archistar o presunti tali. Da quello che intuiamo questa epurazione continuerà anche in futuro. Tuttavia, occorre notare che l'assenza di archistar italiane non necessariamente indica l'assenza di archistar su suolo italiano. In Italia le opere d'architettura "firmate" aumentano sempre più e monopolizzano i dibattiti e la critica. Rimane da chiedersi se un paese che si muove Ailati possa vincere sul proprio terreno di gioco la battaglia con gli architetti globali. La risposta è tutt'altro che semplice. Molinari in un intervista (3) afferma:
"La generazione degli architetti 40enni ha fatto lo sforzo importante di mettere in piedi una forma di professionismo evoluto alla pari con il professionismo europeo. Penso ai 5+1AA, Camillo Botticini, C+S, Piuarch, Labics, Park, tutti questi progettisti negli ultimi 10 anni hanno riportato l’architettura italiana media in un raggio di professionalità evoluta, capace di fare bella architettura contemporanea per una committenza normale a costi di mercato giusti. Trovo anche che tutto questo sforzo abbia generato una forma di inevitabile conformismo rispetto al mainstream europeo, con il risultato che oggi in Italia si fa della buona architettura riconosciuta anche all’estero, ma che ancora manca una forma di sperimentazione e ricerca di valori autonomi, che dovrebbero dare un’identità e una personalità riconoscibile all’architettura italiana. Da una parte c’è stata la risposta a un professionismo evoluto, che ha aggiornato quello che la critica chiamava regionalismo critico, bravi professionisti che hanno fatto crescere i contesti in cui operavano, però dall’altra parte manca la dimensione di ricerca sperimentale, più sporca, imperfetta, propria di alcune delle esperienze più interessanti dell’architettura italiana dei decenni precedenti, quando con scarti concettuali improvvisi si generavano situazioni che davano vita a qualcosa di unico, a qualcosa di diverso a cui guardare."

Il grande assente.
Dove è finito il Web? Dove sono finite le iniziative che nascono, crescono e muoiono sulla rete? Come è possibile immaginare di descrivere un percorso Ailati eliminando da questa narrazione internet, realtà parallela e di confine per antonomasia? E come è possibile che questo sia accaduto sotto la supervisione della rivista Wired che negli ultimi mesi ha condotto una estenuante campagna per conferire alla rete e a tutti i suoi "abitanti" il nobel per la pace?
Con la parola "web" non ci riferiamo affatto alle architetture virtuali, alla second-architecture o alle sperimentazioni digitali in genere. Ci reiferiamo ad un luogo, un'officina di idee, una piattaforma comunicativa che ha cambiato il modo di intendere l'architettura. Pensate quale rivoluzione ha subito l'idea stessa di paesaggio con l'avvento di googlemap. Ci sarebbe piaciuto capire cosa la rete ha prodotto di buono in Italia.
"Laboratorio Italia è una rappresentazione critica delle ricerche in corso evidenziate soprattutto dalle sue opere costruite..." (1)
Con questa affermazione Molinari spazza via in un sol colpo il lavoro di centinai di persone che su internet tentano di costruire qualcosa di serio e pure tutte le sperimentazioni del nuovo millennio; spazza via la precedente biennale di architettura dal tema "Out there: Architecture Beyond Building".
Questa assenza testimonia forse la mediocrità della produzione della rete? La poca pregnanza dei lavori e dei fenomeni online? I dubbi rimangono.
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Bibliografia:
(1) - Estratti della presentazione di Ailati sulla brochure informativa.
(2) - riferimento a "L'appello degli architetti italiani" lettera del 2005 indirizzata a Ciampi e Berlusconi firmata da 35 illustri architetti italiani, pubblicata anche sul sito del corriere.it
(3) - "Perchè non dobbiamo avere paura" articolo scritto da Riccardo Luna per Wired Italia, settembre 2010. Disponibile anche online.
(4) - Intervista a Luca Molinari di Nicola Leonardi per theplan.it

Credits:
Curatore: Luca Molinari
Progetto allestimento: Francesco Librizzi e Salottobuono
Grafica e immagine coordinata: Tankboys
Catalogo: Skira
Sezioni Mostra:
- Amnesia nel presente: Maria Vittoria Capitanucci
(coordinamento)
- Laboratorio Italia: Michele Calzavara e Fabrizia Ippolito (coordinamento)
- Italia 2050: Wired e Simona Galateo

VENEZIA 2010 - Leoni d'oro

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

Una moltitudine di progetti, di visioni del mondo futuro, di declinazioni diverse del tema comune della 12esima Mostra Internazionale di Architettura: "People meet in architecture". Il visitatore è risucchiato in un universo di scatole cinesi, vaga tra spazi architettonici fisici e metafisici, tangibili e figurati. Solo rintracciando il proprio filo di Arianna potrà trovare, al termine del viaggio, nuove consapevolezze, nuove relazioni e ritrovare se stesso.

Come ogni esposizione che si rispetti, anche la Biennale di Architettura 2010 ha avuto la proclamazione dei vincitori tra i numerosi partecipanti. Indagare la motivazione dei premi (1) assegnati può fornire, a chi si accinge alla visita, una delle possibili logiche interpretative della mostra… oppure portare a scoprire di non essere affatto d’accordo e assegnare il proprio personalissimo “premio della critica”.

La giuria incaricata di sostenere onere ed onore della scelta era composta da:
- Beatriz Colomina, storico dell’architettura e docente di architettura presso la Princeton University (Spagna);
- Francesco Dal Co, storico dell’architettura e direttore della rivista Casabella (Italia);
- Joseph Grima, curatore, saggista, critico e direttore editoriale della rivista Domus (Italia);
- Arata Isozaki, architetto (Giappone);
- Moritz Küng, responsabile del programma espositivo del deSingel International Arts Campus di Anversa (Svizzera);
- Trinh T. Minh-ha, cineasta, scrittrice, compositrice, docente presso la University of California, Berkeley (Vietnam).

Ecco in breve quanto decretato dalla commissione internazionale:

Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale: Regno del Bahrain
Nome progetto: Reclaim
Collocazione: Padiglione alle Artiglierie, Arsenale
Motivazione: “Considerata la varietà degli sviluppi urbani che il Regno del Bahrain avrebbe potuto voler presentare in questa Mostra, la giuria è stata particolarmente colpita dalla scelta di una lucida ed efficace autoanalisi della relazione del paese con il rapido cambiamento della sua linea costiera. In questo intervento forme di architettura transitoria sono presentate come dispositivi capaci di rivendicare il mare come spazio pubblico: una risposta eccezionalmente semplice, nonostante la sua impellenza, a People meet in architecture, il tema proposto dal direttore della Mostra Kazuyo Sejima.”
Approfondimento su reclaim.bh


Leone d’oro per il miglior progetto della Mostra: Junya Ishigami+Associates
Nome progetto: Architecture as air: Study for château la coste
Collocazione: Padiglione del Giappone, Corderie dell’Arsenale
Motivazione: “Con il premio a Architecture as air: study for château la coste la giuria desidera riconoscere la visione unica ed eccezionalmente rigorosa del suo autore, Junya Ishigami. Il lavoro spinge all’estremo i limiti della materialità, visibilità, tettonica, leggerezza e, in ultimo, dell’architettura stessa."
Il progetto in esposizione è stato rotto da un gatto. Approfondimento su designboom.com


Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante alla Mostra: OFFICE Kersten Geers David Van Severen + Bas Princen
Nome progetto: 7 rooms 21 Perspectives
Collocazione: Padiglione del Belgio e dell’Olanda, Giardino delle Vergini, Arsenale
Motivazione: “L’assegnazione del Leone d’argento a OFFICE Kersten Geers David Van Severen in collaborazione con il fotografo Bas Princen è un riconoscimento delle notevoli potenzialità degli architetti e della loro attuale collaborazione. La giuria è stata colpita dalla loro capacità di conciliare l’analisi fotografica e l’intervento progettuale in una visione coerente, in particolare in considerazione dell’assonanza del progetto con il tema proposto dal direttore della Mostra Kazuyo Sejima.”
Approfondimento su europaconcorsi.com



Leone d’oro alla carriera: Rem Koolhaas

Leone d’oro alla memoria: Kazuo Shinohara

Menzioni speciali
- Amateur Architecture Studio con il progetto Decay of a Dome
È stata apprezzata la saggezza del progetto la cui struttura – leggera, mobile ed estremamente semplice – può agevolmente essere assemblata o riportata all’inesistenza.
- Studio Mumbai Architects con il progetto Work Place
Per l’ambiente totalizzante presentato nella loro installazione – uno sguardo eccezionale nel contesto creativo dell’atelier in cui l’opera degli architetti ha origine.
- Piet Oudolf con il progetto per il Giardino delle Vergini
Per il delicato e impressionistico allestimento del giardino realizzato dall’architetto del paesaggio La giuria ha interpretato l’intervento come un’efficace trasposizione nel paesaggio del tema di questa Biennale.


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Queste le scelte della giuria internazionale; ci auguriamo, al termine del ciclo di post di approfondimento sui padiglioni più significativi, di porvi nella condizione di esprimere un giudizio cosciente al proposito.

Note:
(1) – Motivazioni tratte dal sito ufficiale della biennale labiennale.org/it/architettura/

VENEZIA 2010 - Prima del 2010

Speciale VENEZIA 2010 su Petra Dura.

La 12esima Mostra Internazionale d'Architettura della Biennale di Venezia diretta da Kazuio Sejima ha per tema "People meet in Architecture". Ma come siamo arrivati a questo?
Breve viaggio tra le biennali del passato in 2010 battute.

Tutto comincia con Vittorio Gregotti e la sua biennale-non-biennale con mostre tra il 1975 e il 1978. Passaggio fondamentale è quello del Teatro del Mondo di Aldo Rossi (1979-80) che getta le basi per la prima vera Biennale d'architettura dal nome "La presenza del passato" (1980). Incentrata sul tema del Postmodernismo, rimarrà famosa per la "Strada Novissima" del curatore Paolo Portoghesi e le relative prestigiose partecipazioni. Sarà lo stesso Portoghesi a curare nel 1982 la seconda edizione "Architettura nei Paesi Islamici". Il dibattito si concentra su Venezia grazie a "Progetto Venezia" di Aldo Rossi, ovvero la terza edizione (1985). Si parlerà di cosa fare del ponte dell'Accademia. Parentesi monografica nel 1986 con "Hendrik Petrus Berlage" diretta sempre da Rossi. Da questo momento in poi i temi diventeranno sempre di più ampio respiro. Nel 1991 Francesco Dal Co punterà all'internazionalità dell'evento con le partecipazioni nazionali che regaleranno da subito sorprese (nessun tema). Se le edizioni precedenti strizzavano l'occhio al passato, la sesta edizione curata da Hans Hollein non lascia dubbi sul nuovo orientamento: "Sensori dal futuro. L'architetto come sismografo" (1996). "Less Aestethics, More Ethics" di Massimiliano Fuksas rompe lo scema delle precedenti biennali secondo cui l'indagine andava condotta solo sull'architettura e con l'architettura (2000). Architettura a 360°: siamo nel nuovo millennio. Il futuro torna protagonista nel 2002 con "Next", indagini sul prossimo futuro di Deyan Sudjic e successivamente con "Metamorph" (2004) di Kurt Forster all'insegna delle nuove conquiste tecnologiche. Richard Burdett restringe nuovamente il tema per parlare delle città globali. Siamo alla decima edizione con "Città. Architettura e società" (2006), e la sezione città-porto sbarca a Palermo. La ricerca continua anche al di fuori dell'edificio con "Out There: Architecture Beyond Building" di Aaron Betsky nel 2008. La sugestione vince sulla materia. Il gioco continua...

Approfondimento: labiennale.org/it/architettura/storia/

Ciclo di conferenze: Impresa Docet‏

Pubblichiamo un estratto del comunicato stampa relativo all'interessante ciclo di conferenze dell'ADI rivolto agli studenti che per la prima volta si affacciano al mondo del lavoro.




ADI DIPARTIMENTO IMPRESE PRESENTA: IMPRESA DOCET
Le aziende si raccontano, gli studenti domandano e scoprono.

Parte il 25 ottobre il primo degli incontri IMPRESA DOCET, creato dal Dipartimento Imprese ADI - Associazione per il Disegno Industriale, per gli studenti universitari delle facoltà di design, architettura e ingegneria.

Sette gli appuntamenti IMPRESA DOCET, previsti in calendario da ottobre 2010 a maggio 2011, che vedranno impegnate sette imprese associate ADI in incontri con i giovani che vogliono cominciare ad avvicinarsi al mondo del lavoro.
Nei 120 minuti messi a disposizione per i singoli incontri i giovani avranno l’opportunità di ascoltare e poi confrontarsi con imprenditori, art director, ingegneri, direttori marketing e quanti contribuiscono a fare progetto all’interno delle aziende dell’Italian design.

I primi incontri nel 2010 sono:
• 25 ottobre: BTicino
• 23 novembre: Moroso

Gli altri incontri in calendario:
• 25 gennaio 2011
• 22 febbraio 2011
• 22 marzo 2011
• 19 aprile 2011
• 24 maggio 2011

Gli incontri si svolgeranno presso lo Spazio SAGSA di Milano (via Ripa di Porta Ticinese 111). A svolgere il ruolo di moderatore degli incontri sarà Didi Gnocchi di Ultrafragola, il canale web TV di design che curerà anche le riprese degli incontri, visibili in streaming sul web.

Informazioni su IMPRESA DOCET:
Sito ufficiale dell'ADI: adi-design.org
Blog di ADI Impresa Docet: impresadocet.wordpress.com
Pagina Facebook: facebook.com/ADI-Impresa-Docet
Profilo Twitter: twitter.com/adiimpresadocet
Canale di Youtube: youtube.com/adiimpresadocet
Profilo Flickr: flickr.com

VENEZIA 2010 - 12a Mostra Internazionale d'Architettura

"People meet in architecture" questo è il titolo dato alla 12esima Mostra Internazionale d'Architettura nell'ambito dalla Biennale di Venezia, diretta dall'architetto giapponese Kazuyo Sejima.
Le persone si incontrano nelle architetture; le persone incontrano se stesse nelle architetture. Su questa doppia valenza di significati si gioca tutto il percorso dell'evento, tra narrazioni corali, singole esposizioni nazionali ed eventi collaterali.

Nel variegato mondo della biennale sembra spesso prevalere la quantità alla qualità. Migliaia di progetti vengono declinati in plastici, foto, testi, tutto in una multiforme esplosione di accattivanti colori e luccicanti insegne pubblicitarie. Per sfuggire al perverso mondo delle "apparenze" non ci rimane che approfondire con cura certosina tutto ciò che abbiamo visto. Andiamo alla ricerca di un senso che ci soddisfi, un senso che non sempre accompagna le architetture in modo diretto.

Nelle prossime settimane tenteremo di approfondire singoli aspetti e di recensire alcuni dei padiglioni più interessanti, tentando di intrecciare il lavoro esposto in biennale con il substrato esterno che l'ha generato. Non sappiamo ancora cosa troveremo, ma siamo sicuri valga la pena di provare a cercare. Se qualcuno vuole unirsi a noi in questa folle impresa, è il benvenuto.

Biennale Architettura Venezia 2010

0 - Prima del 2010

1 - Assegnazione dei Leoni d'oro

2 - Padiglione Italia - AILATI
2.1- Sezione: Amnesia nel presente. Italia 1990-2010.
2.2- Sezione: Laboratorio Italia.
2.3- Sezione: Italia 2050.

3 - Padiglione Cile - Chile 8.8

4 - Padiglione Romania - 1:1

5 - Padiglione Serbia - Seesaw Play-Grow

6 - Padiglione Ungheria - BorderLINE Architecture

7 - Classifica dei padiglioni nazionali - Sondaggio sul blog

Sito ufficiale della Biennale d'Architettura: labiennale.org/it/architettura

Mostra fotografica: SCAU - Giovanni Chiaramonte

Segnaliamo l'interessante mostra del fotografo Giovanni Chiaramonte incentrata sulle architetture dello studio siciliano SCAU.



Comunicato stampa:

II 28 ottobre alle 16 il Palazzo Chiaramonte-Steri, con la collaborazione dell’Università degli studi di Palermo e della sua facoltà di Architettura, ospiterà l’inaugurazione della mostra “SCAU Studio / Giovanni Chiaramonte. Progetto e immagine”.

Protagonisti assoluti alcuni dei progetti sviluppati dall’attività di SCAU Studio, immortalati in cinquanta scatti realizzati da Giovanni Chiaramonte che suggellano una collaborazione nata all’insegna del bisogno di tradurre in immagini il concetto di architettura: un’esigenza che, partendo dallo specifico dei rispettivi ambiti espressivi, si sostanzia nell’espressione di un linguaggio comune attraverso cui raccontare il territorio siciliano contemporaneo.
SCAU Studio si distingue per una ricerca architettonica che contribuisce ad innovare i linguaggi dell’architettura contemporanea, coniugando la lezione modernista di autori come Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto con il contesto ambientale nel quale i progetti prendono vita. «Alla base di ogni progetto c’è l’equilibrio tra architettura e natura – afferma il fondatore di SCAU Studio, Angelo Vecchio – Il nostro lavoro si basa sulla lettura del territorio e la realizzazione in esso di elementi che siano in armonia con la storia e il futuro».

La mostra – con le immagini selezionate dagli architetti Rosa Strano e Luca D’Urso, aperta fino al 12 novembre – si avvarrà di un allestimento che vuole mettere in risalto il costante e armonico rapporto tra progetto e immagine, ossia tra il mondo dell’architettura e quello della fotografia.
Il luogo scelto per l’allestimento - il porticato dell’antico palazzo Chiaramonte-Steri restaurato da Carlo Scarpa e sede del Rettorato dell’Università di Palermo - ospita per la prima volta un’esposizione di questo genere.
Il dialogo tra i diversi linguaggi - architettura e fotografia - ha spinto Marcello Panzarella (professore ordinario in Composizione architettonica e urbana e Presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura di Palermo) a sostenere il progetto espositivo della mostra, volto alla promozione dell’architettura di qualità che si realizza oggi in Sicilia.

All’inaugurazione della mostra interverranno il Magnifico Rettore dell’Ateneo di Palermo Roberto Lagalla e il Preside della facoltà di Architettura Angelo Milone. A presentare i lavori al pubblico sarà il presidente del Corso di Laurea Specialistica in Architettura Marcello Panzarella. Saranno presenti Giovanni Chiaramonte e l’architetto Angelo Vecchio, fondatore di SCAU Studio.

Giovanni Chiaramonte è uno dei più celebri fotografi e storici della fotografia d’Italia. Nato a Varese nel 1948 da genitori siciliani, di Gela. Alla fine degli anni Sessanta ha cominciato la sua attività di fotografo, e negli anni Ottanta ha iniziato ad approfondire il tema delle relazioni che esistono tra luogo d’origine e identità dell’uomo. Ha pubblicato nel 1983 “Giardini e paesaggi” e, dieci anni dopo, “Penisola delle figure”. Alla fine degli anni Novanta, il suo ritorno a Gela è diventato occasione per scrivere “Ai confini del mare”. La Sicilia gli è stata nuovamente d’ispirazione nel 2002 e nel 2003, quando ha composto “Frammenti dalla Rocca - Cefalù” e “Dolce è la luce”.
Nel 2004 i suoi scatti sulla capitale tedesca sono stati protagonisti di “Berlin, Figure”, un portfolio di quattordici immagini presentate alla Biennale di Venezia. L’anno successivo, l’Università degli Studi di Palermo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Architettura e nel 2006 gli è stato assegnato il Premio Friuli-Venezia Giulia per la fotografia.
Tra gli Atenei con i quali ha collaborato, oltre a quello di Palermo, quello di Parma e lo IULM di Milano, dove ha insegnato e insegna Storia della Fotografia.


SCAU Studio nasce ad Acireale nel 1980 dall’incontro professionale tra Angelo Vecchio e Angelo Di Mauro. Dal 2000 SCAU Studio si rinnova e si propone come società di progettazione integrata e nel 2001 alcuni dei collaboratori storici come Koncita Santo ed Alfio Cavallaro, si aggiungono alla società che, dal marzo 2002, adotta il Sistema Certificazione Qualità, nel rispetto della ISO 9001. Nel corso degli anni sono stati innumerevoli i progetti realizzati sia per enti pubblici che per privati, tutti legati da una continua ricerca d’innovazione del linguaggio architettonico con l’intento di ridefinire i rapporti tra tecnologia, funzionalità ed estetica. Oggi SCAU Studio si propone anche sullo scenario internazionale, fondamentale per sviluppare i propri punti di ricerca in nuove opportunità, in nuove sfide. Sulle pendici dell’Etna o altrove, un unico filo conduttore: la passione per il progettare: «Io ho una sola passione, l’architettura, e ho il privilegio di fare di quest’arte il mio mestiere», ama ripetere il fondatore di SCAU Studio Angelo Vecchio.

Cosa:
Mostra fotografica:
SCAU Studio / GIOVANNI CHIARAMONTE
Progetto e immagine
Scatti di architettura sostenibile

Dove:
Palermo, Palazzo Chiaramonte-Steri
Piazza Marina 61
http://www.palazzosteri.it/

Quando:
28 ottobre - 12 novembre 2010
Innaugurazione: giovedì 28 ottobre, ore 16:00

Sito internet:
http://www.scau.it/