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Santiago Calatrava - Parte Terza: Opere

Appunti e Ricerche condotte nell’ambito del corso di Architettura e Composizione II

- Parte Prima: Biografia, Poetica, Magazzino Ernsting, Stazione ferroviaria Stadelhafen
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Parte Seconda: Opere - Stazione di Lucerna, Ponte Bach de Roda, Ponte Alamillo
->Parte Terza: Opere - BCE Place, Torre di Montjuic, Galleria Pfalzkeller
- Parte Quarta: Opere - Stazione di Lione, Padiglione del Kuwait


BCE Place, Toronto, Canada, 1987 – 1992

Consiste in una copertura continua lunga 130 metri larga 14 ed alta 27, che attraversa l’intero isolato da est ad ovest e collega: Heritege Squere con Bay Street, due grattacieli, il Canade trust tower e il garden Court, e contiene il Clarkson Building di impronta neoclassica.
E’ sostenuto da 8 coppie di pilastri in acciaio che si ramificano e si collegano in cima con delle travi arcuate che sostengono la copertura vetrata della galleria.
La galleria oltre a collegare la piazza con la strada e i tre edifici, è anche l’ingresso alla rete sotterranea pedonale di Toronto, il cui ingresso si ha da Bay Street, dove la volta sporge rispetto all’allineamento degli edifici esistenti.

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Torre delle telecomunicazioni del Montjuic, Barcellona, Spagna, 1989 – 1992

Per i giochi olimpici del 1992, Calatrava, propose la realizzazione della torre delle telecomunicazioni, posta sulla collina del Muntjuic, in posizione dominante, e vicino al gruppo dei campi sportivi.
Consiste in una torre alta 136 metri che si inclina dolcemente. E’ formata da un corpo in calcestruzzo che sostiene un cilindro ricurvo, dove saranno posizionate le antenne, il quale abbraccia un elemento verticale affusolato; il richiamo è quello di un giavellotto. Il corpo poggia su tre punti, due in una base circolare rivestita in mattoni, il terzo su di un guscio di cemento bianco che sostiene l’inclinazione della torre, questo è rivestito da piastrelle rotte, omaggio a Gaudì.
Il guscio contiene i locali di servizio per le telecomunicazioni ai quali si accede da una apertura che riprende gli studi della palpebra dell’occhio umano e le aperture del magazzino Ernisting.


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Centro d’emergenza e Galleria Pfalzkeller, San Gallo, Svizzera, 1988 – 1998

Il centro d’emergenza è una struttura aperta 24 ore su 24 dove viene coordinato il sistema di traffico cantonale. E’ stato realizzato su un luogo proclamato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, e quindi Calatrava fu chiamato a rispettare l’identità storica di questo luogo; per far questo l’edificio è stato collocato sottoterra e quello che viene fuori è solo una copertura mobile.
In questo progetto viene ripreso il tema della struttura mobile, e questa volta è la copertura che si apre, quando è chiusa è simile a una conchiglia, quando si apre lascia a vista uno spicchio di vetro che permette l’ingresso di una grande quantità di luce all’interno dove si trovano i sistemi elettronici di comando.
Il vetro utilizzato nella copertura è molto spesso (7 cm) e pesante ( 2 T ), e per questo si poggia su una serie di costolature in calcestruzzo.
Anche la galleria è sotterranea e consiste in una struttura multifunzionale per eventi sociali e culturali formata da tre ambienti: uno spazio semicircolare per concerti, conferenze e mostre; una galleria d’arte; e una Hofkeller accessibile da un passaggio sotterraneo anch’esso mobile.


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Pensiero del giorno... Le scuole

E' impossibile rimanere indifferenti a ciò che sta accadendo al mondo dell'istruzione in Italia. Tuttavia, pur essendo uno studente universitario veramente incazzato circondato da docenti altrettanto incazzati, ho deciso che non trasformerò ogni discorso fatto in questi giorni, in una campagna denigratoria contro la Gelmini o i vari politici di turno... per questo bastano i comici. Vi parlerò di architettura, come sempre.
Oggi affrontiamo il tema delle scuole (ma che coincidenza), del significato più profondo di questa istituzione. E per farlo, pubblico un estratto del discorso di Louis Kahn "The Voice of America"(1960) reperibile sul libro di Christian Norbert Schulz intitolato "LOUIS I. KAHN: idea & immagine"

"Considero la scuola come un ambiente spaziale dove sia bello imparare. Le scuole sono cominciate con un uomo sotto a un albero, che non sapeva di essere un maestro, e che esponeva ciò che aveva compreso ad alcuni altri, che non sapevano di essere degli studenti. Gli studenti riflettevano sugli scambi di idee che avvenivano tra loro e pensavano che era bello trovarsi alla presenza di quell'uomo. Si auguravano che anche i loro figli ascoltassero un uomo simile. Presto si eressero gli spazi necessari e apparvero le prime scuole. La fondazione delle scuole era inevitabile, perché esse fanno parte dei desideri dell'uomo. Tutti i nostri complessi sistemi di educazione, oggi delegati alle Istituzioni, scaturiscono da quelle piccole scuole, ma ormai si è dimenticato lo spirito con cui erano iniziate. I locali richiesti dalle nostre istituzioni scolastiche sono stereotipati e privi di ispirazione. Le aule richieste dall'Istituto, i corridoi tappezzati da armadietti e gli altri locali e dispositivi cosiddetti funzionali sono organizzati in belle confezioni dall'architetto, il quale ubbidisce ai requisiti di superfici e costi stabiliti dalle autorità scolastiche. Le scuole sono belle ma superficiali come architetture, perché non riflettono lo spirito dell'uomo sotto l'albero. l'intero sistema scolastico scaturito dall'inizio non sarebbe stato possibile, se l'inizio non fosse stato in armonia con la natura dell'uomo..."

Parafrasando la celeberrima frase kahniana, "Cosa vuole essere un edificio", mi chiedo: oggi cosa vuole essere la scuola?

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Architettura e Colore: BURANO

Il gruppo Petra-Dura, in trasferta alla Biennale di Venezia di quest’anno, non si è lasciato sfuggire l’opportunità di visitare in lungo e largo isole e isolotti della laguna. Tra le mille immagini che il paesaggio ci ha offerto, vogliamo condividere con i lettori del blog le suggestioni della policroma BURANO, occasione per parlare di un tema centrale in architettura: il colore.



“L’economia estetica globale di un edificio dovrebbe concentrarsi sin dall’inizio sul colore.”
1901 – Fritz Schumacher, architetto e urbanista tedesco
È agli inizi del XX sec. che il colore diviene tematica consapevole dell’architettura. Il suo uso istintivo, quale segno di identificazione o come mezzo di espressione, si affianca ad una serie di controverse teorizzazioni. Il colore viene declinato in molteplici accezioni; eccone una rapida carrellata, che vuole offrirsi come semplice spunto di riflessione e per ulteriori approfondimenti:

- I COLORI RIFIUTATI, come forma decorativa volgare in contrapposizione alla raffinatezza delle tonalità più pallide del bianco e del grigio, rappresentative dei ceti dominanti (Behne 1919);
- Il COLORE DEL MATERIALE, come caratteristica intrinseca caratterizzante volumi e superfici che non devono essere mascherati;
- Il COLORE DELL’IDEOLOGIA, come veicolatore di pensieri politici e sociali;
- Il COLORE PURO, bianco assoluto, che consente ai volumi, puri anch’essi, di manifestarsi grazie a luce ed ombra (Le Corbusier);
- I COLORI PRIMARI, che combinati al bianco e al nero coprono uniformemente le superfici, stabilendo un nuovo legame formale tra pittura ed architettura (De Stijl);
- Il COLORE SULLA PSICHE, come tema di centrale importanza nelle scelte progettuali, in quanto capace di modificare sensibilmente la vivibilità e la percezione di un ambiente (A. Aalto);
- Il COLORE BIANCO, che racchiude in se tutti gli altri colori e al tempo stesso consente alle superfici architettoniche di farsi schermo riflettendo i colori del paesaggio circostante (R. Meier);
- Il COLORE SUI SENSI, la luce e il suo spettro cromatico studiati sotto l’aspetto scientifico per conferire comfort visivo a chi abita gli spazi.



Ecco qualche scatto di Burano, dove il colore, usato in passato come elemento distintivo della proprietà e di riconoscimento per le famiglie, ha dato una connotazione identitaria all’aggregato di abitazioni tipiche, conferendo un’immagine suggestiva e surreale, amplificata dai mille riflessi dei canali. Quando la più totale disomogeneità diventa armonia…
A voi decidere quali sono il valore ed il ruolo del colore in architettura!

Enric Miralles - Parte Terza: opere

Appunti e Ricerche condotte nell’ambito del corso di Architettura e Composizione II

- Parte Prima: Periodizzazione, Linguaggi, Poetica, Bibliografia
- Parte Seconda: Opere - Placa dels paisos Catalans, Scuola La Llauna, Pergole a Parets del Valles
->Parte Terza: Opere - Cimitero di Igualada
- Parte Quarta: Opere (futura pubblicazione)

Cimitero di Igualada, Enric Miralles e Carmen Pinos, 1985-96


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Il cimitero di Igualada si pone come metafora, quanto mai lucida, dell'architettura come contenitore di vita. Ogni singolo elemento di questa costruzione può essere letto nella sua doppia matrice funzionale-espressiva, dove lo scorrere del tempo e il passaggio dell'uomo sulla terra sono materializzati nei solchi in cui si collocano le tombe. Ogni traccia sul pavimento è testimone dei ricordi che ogni individuo si lascia dietro, fino a giungere alla morte. Le "tracce" sono realizzate in legno non trattato in modo che si smaterializzino col tempo, metafora della fisicità che scompare. La polvere richiuderà queste ferite con il suo carico di vita, mentre le tombe si riempiranno di vite ormai finite.


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L'ingresso al cimitero è caratterizzato da strutture in metallo ossidato che evocano le tre croci del calvario. La strada d'accesso comincia la propria discesa verso il basso per escludere il mondo esterno e la sua frenesia. Il "fiume" materico conduce attraverso spazi che si modulano in maniera sempre diversa per evocare atmosfere cangianti. All’interno delle cappelle la luce penetra da lucernari che segnano la copertura-giardino. Interessanti appaiono i luoghi di sosta, risolti con delle panchine irregolari che emulano l'accostamento di bare affiorate dal terreno. L'aria viene resa densa dagli alberi filiformi. Impossibile non notare l'effetto "sepolcro" generato da discese con scale che affondano nei corpi architettonici.
Questa visone della morte, basata su visioni prese in prestito dall'immaginario collettivo come il "fiume", la pietra sepolcrale, la vita che sprofonda nel terreno per poi riemergere, ci parlano di un'analisi a più dimensioni: sociale, umana, rituale, profana e religiosa.
Miralles affermava che il suo ruolo è stato quello di estrarre l'opera dalla terra, rendendo manifesto ciò che esisteva già, così come Michelangelo "tirava fuori" i corpi da un blocco informe di materia. Gli scarti degli scavi sono stati utilizzati per fare muri di contenimento.
La moglie, Benedetta Tagliabue, afferma che la costruzione durò talmente tanto che l'immagine architettonica del cimitero condizionò i progetti successivi di Miralles. Potremmo dire che il maestro rimase inscindibilmente legato a questa opera e non solo in senso metaforico. Oggi le sue spoglie si trovano nei luoghi da lui stesso progettati. Sulla sua lapide qualcuno ha scritto "Menos es poco y sin ti nada".

NUOVE FUNZIONI...

Basato sul Seminario dal titolo "Dai processi economici alle funzioni e forme per la rigenerazione urbana" svolto dal Prof. Valentino Piana il 21 Ottobre 2008 presso l'Università di Catania


Il tema del dibattito è la rigenerazione delle città o di parti di queste affette da degrado funzionale, sociale, economico, etc...
L'Economista Valentino Piana si è soffermato sul ruolo di fondamentale importanza che assume il miglioramento della città nel nostro mondo, ormai saturo e bisognoso di essere recuperato.
Dalla globalizzazione, sorta dalla necessità di confronto e di miglioramento, nascono le città globali (quelle del XXI secolo), città che si omologano le une alle altre, rendendosi sempre più competitive. Dunque l'esigenza di produrre il plusvalore di una città, quel qualcosa in più, quella che Piana ha chiamato differenziazione funzionale. Quest'ultima si fonda sulla creazione di "funzioni speciali o ibride" trovando "la città più adatta" a contenerla.
Ma mi chiedo fino a che punto queste nuove funzioni innestano un nuovo ciclo di sviluppo e non rappresentano esse stesse le fondamenta del degrado.
A mio parere, lo sviluppo tecnologico (soprattutto quello recente che forse non può neanche definirsi tale)e le stesse correnti artistiche e architettoniche, sono state mosse soprattutto da fattori economici: senza il nuovo l'economia non si muove, perchè non si ha fonte di guadagno se tutto ciò di cui l'utenza ha necessità è già sul mercato. Perciò si creano nuove esigenze. Basta pensare al cellulare, il quale improvvisamente è diventato un bene quasi di prima necessità, e se si pensa un po' questo non è l'unico caso.
Proprio per questo non so se un'intervento, volto ad reinventare una città attraverso l'invenzione di nuove funzioni, non rischi di creare funzioni senza funzione: tentando di generare un ciclo economico di una città, si potrebbe finire per creare solo fonti di disvalore e di degrado, dei non luoghi poichè non storici, non identitari e non relazionali (Marc Augè - Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità libro di cui parlerò prossimamente esami permettendo) come lo sono molti contenitori spaziali nella nostra quotidianeità.
Non so se sono riuscita a stimolare il vostro interesse però mi sembrava un argomento di cui accennare l'esistenza visto che viviamo in una realtà lavorativa legata indissolubilemente al dio denaro, con cui purtroppo, chi prima e chi dopo, ci si dovrà fare i conti.
Per altre informazione consultate il sito http://www.economicswebinstitute.org/ (rigorosamente in inglese)

Santiago Calatrava - Parte Seconda: Opere

Appunti e Ricerche condotte nell’ambito del corso di Architettura e Composizione II

- Parte Prima: Biografia, Poetica, Magazzino Ernsting, Stazione ferroviaria Stadelhafen
->Parte Seconda: Opere - Stazione di Lucerna, Ponte Bach de Roda, Ponte Alamillo

- Parte Terza: Opere - BCE Place, Torre di Montjuic, Galleria Pfalzkeller
- Parte Quarta: Opere - Stazione di Lione, Padiglione del Kuwait


Atrio della stazione di Lucerna, Lucerna, Svizzera, 1983 – 1989

Nel 1983 la SBB, l’Ente ferroviario svizzero, commissionò a Calatrava il progetto per l’atrio e il portico della nuova stazione.
Calatrava realizzo il portico che richiamava la città vecchia, con la struttura che mantiene le proporzioni degli edifici neoclassici vicini. E’ composto da 16 colonne prefabbricate in calcestruzzo di 14 metri di altezza che si estendono per 109 metri e sorreggono una copertura a sbalzo stabilizzata da una serie di tiranti in acciaio.
La facciata è completamente vetrata e l’atrio della stazione consiste in una pensilina metallica anch’essa vetrata e completamente libera da elementi verticali, una sorta di piazza coperta.
Anche qui la cura del dettaglio è massima come si nota chiaramente nel disegno delle travi e nella connessione di queste con i tiranti.




Ponte Bach de Roda, Barcellona, Spagna, 1985 – 1987

L’assessore all’urbanistica commissionò a Calatrava un ponte che collegasse la zona di Sant’Andrea a nord con la zona di San Martì a sud, zone separate dalla linea ferroviaria.
Il ponte oltre al collegamento pedonale ed automobilistico doveva rivitalizzare le due zone degradate della città diventando un punto di riferimento.
Alla base del ponte, e quindi ai lati della linea ferroviaria era prevista la realizzazione di due grandi parchi collegati dal percorso pedonale inserito nel ponte. Il ponte è sostenuto da due grandi arcate principali in acciaio perpendicolari alla ferrovia, poste immediatamente ai lati delle corsie e sostenute da 4 grandi pilastri in cemento armato. I due percorsi pedonali sono ai lati di quello automobilistico e sono sostenuti da due archi inclinati che si avvicinano a quelli principali cooperando con questi perché controventati tra loro. La passerella pedonale ha una forma curva che permette un affaccio a sbalzo sulla città. Le arcate secondarie sono sostenute da delle sottili spalle in calcestruzzo ai cui lati si trovano le scale che scendono nei parchi




Ponte Alamillo, Siviglia, Spagna, 1987 – 1992.

Commissionato dalla junta de Andalucia nell’ambito del programma per l’Expo, fu realizzato per potenziare i collegamenti stradali con le città vicine.
La campata si estende per 200 metri sul fiume noto come il Meandro san Jeronimo.
Calatrava propose un ponte strillato con un unico pilone alto 142 metri e inclinato con un angolo di 58° ( uguale a quello della piramide di Cheope). Il peso del pilone è tale da controbilanciare l’impalcato eliminando la necessità delle controventature. Il ponte è sostenuto da 13 coppie di tiranti legati all’unico pilone.
Il pilone è formato da dei segmenti cavi in acciaio posizionati uno sopra l’altro attraverso una grande gru, poi saldati e riempiti di cemento armato; all’interno del pilone c’è una scala che sale fino in cima.



Foto ponte Alamillo...

Enric Miralles - Parte Seconda: opere

Appunti e Ricerche condotte nell’ambito del corso di Architettura e Composizione II
- Parte Quarta: Opere (futura pubblicazione)


Placa dels paisos Catalans (stazione Sants)
di Viaplana, Pinòn con la collaborazione di Miralles, Barcellona,1983

Rappresenta l'opera che segna la rinascita della città catalana dopo la parentesi della dittatura franchista. Vi sono delle strutture sovradimensionate che risolvono questo grande spazio, ovvero una rotonda davanti la stazione Saint, la più importante di Barcellona. L’oggetto di grande dimensione urbana serve a riportare a misura d’uomo l’ambito d’intervento, conferirgli identità e riconoscibilità. Gli elementi più importanti sono una pensilina e una passeggiata coperta. La pulizia formale di queste architetture fa i conti con un esigenza ben precisa, ovvero avere strutture leggere che potessero poggiare su un suolo traforato da gallerie ferroviarie.


Scuola La Llauna, Barcellona, 1984-94

È la prima opera di Miralles ad essere pubblicata. Si tratta di un’ex fabbrica riconvertita in scuola. Questa operazione è stata realizzata facilmente grazie alla presenza di scale , rampe e piante libere. Dall'ingresso si ha l'impressione che il suo intervento dialoghi con il vecchio edificio in un semplice gesto di accostamento-rotazione. Potremmo dire che scompaiono le differenze tra "nuovo e vecchio", piuttosto si tratta di modi diversi di rapportarsi all'edificio. L’immagine della fabbrica non svanisce sotto la morsa della nuova veste scolastica.
Dopo 10 anni dalla riconversione, Miralles realizza un intervento al piano terra con palesta, piccolo padiglione, fotocopisteria e deposito bici.


Pergole a Parets del Valles, Enric Miralles e Carmen Pinos 1985-86

Le pergole caratterizzano la sistemazione della piazza individuando i luoghi dove "si può stare". Sono fatte in legno e metallo di forma quadrata disposte in maniera contratta tali da raggiungere un “ misterioso equilibrio” (Tagliabue).


Altre immagini

Santiago Calatrava - Parte Prima: Biografia, Poetica, Opere

Appunti e Ricerche condotte nell’ambito del corso di Architettura e Composizione II


Biografia

Santiago Calatrava è nato a Valencia, dove ha frequentato la Scuola di Architettura e la Scuola di Arti e Mestieri. Dopo la laurea, nel 1975, si è iscritto alla Scuola Politecnica Federale (ETH) di Zurigo per la laurea in Ingegneria Civile. In questi anni Calatrava subisce l'influenza dello svizzero Le Corbusier, la cui cappella Notre Dame du Haut gli permette di esaminare come le forme complesse possano essere comprese e generate in architettura. Nel 1981, dopo aver completato la tesi di dottorato "Sulla piegabilità delle strutture" ("ZurS Faltbarkeit von Fachwerken"), ha iniziato l'attività professionale di architetto ed ingegnere aprendo uno studio a Zurigo.
Lo stile di Calatrava combina una concezione visuale dell'architettura all'interazione con i principi dell'ingegneria; i suoi lavori spesso sono ispirati alle forme ed alle strutture che si trovano in natura.
Per quanto primariamente noto come architetto, Calatrava è anche scultore e pittore e sostiene che l'architettura sia un combinare tutte le arti in una sola.
Da architetto, spesso produce degli schizzi realizzati ad acquarello, sulla base dei quali lui e il personale del suo studio sviluppa il progetto architettonico e strutturale. (tratto da Wikipedia)

Poetica

Le caratteristiche delle opere di Calatrava sono quindi la concezione plastica degli edifici che spesso si rifanno a forme e movimenti delle piante, animali piuttosto che dell’uomo, e in questo gli sono molto utili gli schizzi o delle sculture che fungono da anello di congiunzione tra l’opera e l’immagine naturale.
Altra caratteristica equamente presente in tutte le sue opere è lo studio della mobilità, argomento che lo ha sempre interessato sin dalla tesi di laurea. La mobilità della struttura è ricercata nei meccanismi di apertura di porte più o meno nascoste, coperture o interi edifici; e anche quando non sembra che vi siano oggetti in movimento, il movimento è intrinseco nella concezione della struttura stessa in quanto le forme sono dettate dalla tensione delle forze a cui sono sottoposti gli elementi.
Ancora un’altra caratteristica è quella di differenziare i materiali in funzione del compito a cui devono assolvere, userà il calcestruzzo per quelle parti compresse, l’acciaio per quelle in tensione, a sbalzo o che necessitano di una particolare leggerezza, il vetro per permettere l’ingresso della luce mai lasciata al caso.



Magazzino Ernsting, Coesfeld-Lette, Germania, 1983 – 1985

Calatrava vi lavora in collaborazione con Fabio Reinhardt e Bruno Reichlin.
Il progetto, commissionato da un rivenditore di abbigliamento casual, consisteva nel rivestire in alluminio un grande edificio prismatico (industria tessile) in calcestruzzo, per conferirgli una caratteristica che lo potesse contraddistinguere.
Con questo progetto Calatrava cominciò a sviluppare una poetica del movimento che si comprenderà meglio due anni dopo nei progetti dei ponti.
L’ edificio viene rivestito da degli stretti profilati in alluminio verticali, che nei prospetti laterali richiamano forme che si rifanno ai canoni del tempio classico.
Il movimento è dato dalla sequenza di concavo convesso che richiamano l’immagine del colonnato dorico con le sue scalmanature, anche qui, come nelle colonne doriche, la struttura non ha un basamento, ma poggia direttamente sulla base in cemento.
La parte più interessante del progetto, dove a mio parere più di tutte viene studiato il movimento, è il meccanismo di apertura delle tre grandi porte di servizio. Queste sono realizzate attraverso l’accostamento degli stessi profilati d’alluminio utilizzati nella facciata ma articolati in tre punti, come un ginocchio; sono legate tutte insieme alle due estremità, e libere al centro. Il diverso posizionamento in altezza del ginocchio di ogni profilato, fa si che quando si alza la base in verticale i profilati vengono a sporgere dal piano della facciata e si dispongono in maniera curva assumendo la funzione di pensilina.



Stazione ferroviaria Stadelhafen, Zurigo, Svizzera, 1993 – 1990

La stazione si trova in un’area urbana densamente popolata, fra la piazza Stadlhafen e la collina della Hohenpromenade. Calatrava propose una piattaforma aperta che seguisse l’inclinazione della collina.
La struttura consiste in una sezione continua di 270 metri che segue i binari.
La collina è trattenuta da una trave scatolata in calcestruzzo, sostenuta sul retro da un muro e sul davanti da una sere di colonne in acciaio ad Y inclinate per dare una maggiore efficienza strutturale. Sopra la trave scatolata si trova una passeggiata protetta da una pensilina metallica, da qui i viaggiatori che vengono dalla collina raggiungono le banchine attraverso le scale o l’ascensore, oppure attraverso i ponti che scavalcano i binari.
Anche il lato opposto dei binari è protetto da un sistema di pensiline dove una serie di colonne ad ala sostengono un tubo su cui vengono attaccate delle travi che sostengono la superficie vetrata.
Sotto i binari c’è un sotto passaggio che funge anche da centro commerciale sotterraneo, al quale si accede da due aperture in acciaio sulla strada che proteggono i viaggiatori che entrano nel centro commerciale e che piegandosi chiudono l’ingresso di sera.
Oltre alla cura di ogni minimo dettaglio, quello che caratterizza la stazione è il grande studio dei flussi. Troviamo percorsi pedonali dalla collina, accessi dalla piazza, l’inserimento di un centro commerciale, e tutto questo si interseca col passaggio dei treni veloci.